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Un film di fantasmi, di morti e rinascite. L'energia potentemente femminile della regista sa affrontare un dolore lancinante con coraggio ed empatia. Drammatico, USA2025. Durata 125 Minuti.
Chloé Zhao racconta la morte del figlio di Shakespeare dal punto di vista della moglie Anne, fonte di dolore e ispirazione per la nascita di "Amleto". Espandi ▽
Chloé Zhao parte da un best seller dell’autrice irlandese Maggie O’Farrell che assume il punto di vista della moglie del Bardo, Anne Hathaway, per raccontare uno degli episodi più tragici della loro vita, ovvero la morte del figlio Hamnet, a soli 11 anni. Quell’episodio da un lato è stato un trauma profondissimo per la coppia, ma è stato anche la fonte di ispirazione del capolavoro di Shakespeare che porta quasi il nome del suo bambino perduto. Hamnet è un film di gemellaggi reali e creativi, di fantasmi e (pre)visioni, di buchi neri pronti ad inghiottire, di morti e rinascite, di vasi comunicanti che trasferiscono energia (vitale o letale) l’uno all’altro. Zhao dirige facendo leva sulla sua stessa doppia identità culturale: anglosassone e asiatica, contemplativa e nitida, materica e spirituale. Con coraggio ed empatia affronta un dolore lancinante e mostra un autore in grado di sublimarlo in arte. L’arte trascende persino la morte, consentendo quella trasfigurazione che è un dono di eternità. E le sontuose composizioni musicali di Max Richter offrono al pubblico quella catarsi emotiva che per molti si scioglierà in pianto. Recensione ❯
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Chalamet gioca (letteralmente) il ruolo della vita in un'opera formalmente e tematicamente esaltante. Biografico, Drammatico, Sportivo - USA2025. Durata 149 Minuti.
Un biopic sportivo dedicato alla figura di Marty Reisman. Espandi ▽
Nella New York dell’immediato dopoguerra, Marty Mauser, venditore di scarpe di giorno e pongista di genio la notte, è pronto a tutto per vincere ed elevarsi socialmente. Armato di una fiducia incrollabile e di un carisma destabilizzante, Marty vola a Londra per partecipare al campionato mondiale di tennis da tavolo. Ma in finale è clamorosamente battuto da Endo, prodigio giapponese che riscatta un Paese provato duramente dai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Ossessionato da quella sconfitta, vuole la rivincita, a tutti i costi e contro il mondo che sembra impedirgli di realizzare il suo sogno. Malgrado tutto, Marty ha sempre una pallina nella manica.
La convenzione vuole che le osservazioni sugli attori siano relegate alla fine delle recensioni. Ma l’elogio di Timothée Chalamet non può aspettare tanto, perché l’attore franco-americano gioca (letteralmente) il ruolo della vita, articolando parola e corpo e confondendo i confini tra la realtà e l’infaticabile ricerca del suo personaggio. Follemente energico, è presente in ogni scena per due ore e trenta minuti, con occhiali rotondi, baffetti a penna e un piglio vanaglorioso e delirante mentre calza scarpe alle signore come in un film di Truffaut (Baci rubati). Marty Supreme dispiega un racconto denso, alimentato instancabilmente da nuove peripezie e da una moltitudine di personaggi singolari e diversamente canaglieschi, che procura uno straordinario senso di stordimento. Safdie sottopone lo spettatore a un ciclone di pessime decisioni prese dal suo eroe che ha una sola ambizione in testa, diventare il campione mondiale di uno sport che nessuno prende sul serio. Non in America e non nel suo entourage, perché Marty è nato nell’epoca sbagliata, nel Paese sbagliato e col talento sbagliato per diventare ricco e famoso. Con Marty Supreme, il miracolo Timothée Chalamet è compiuto. Recensione ❯
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Un'opera che risponde alla necessità di non seppellire nell'oblio quanto accaduto in Brasile negli anni della dittatura. Thriller, Brasile, Francia, Paesi Bassi, Germania2025. Durata 158 Minuti.
Negli anni '70 in Brasile un uomo torna nella propria città di origine essendo ricercato da chi lo vuole morto. Espandi ▽
1977. Il Brasile vive sotto un regime militare dittatoriale. Con il falso nome di Marcello un professore universitario torna con il figlio nel nordest del Paese per cercare notizie sulla madre in attesa di espatriare. Nel passato si è messo di traverso rispetto all’attività di un corrotto imprenditore di origini italiane ed ora due killer sono sulle sue tracce per eliminarlo. Kleber Mendonça Filho torna a Recife, sua città di nascita, per raccontare il clima di violenza che dominava nel Brasile degli anni della dittatura. Il film viene strutturato in capitoli come fosse un romanzo e inserito, da un certo punto in poi, nella ricerca che due giovani studentesse stanno svolgendo nel presente in un archivio al fine di far emergere storie del periodo della dittatura. Questa modalità di narrazione ci rimanda alle origini giornalistiche del regista offrendo anche occasione per un riferimento alla necessità di non seppellire nell’oblio quanto accaduto in quegli anni. Recensione ❯
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Dopo il successo di Cortina Express Christian De Sica e Lillo tornano sulla neve. Espandi ▽
Christian Agata, il detective e criminologo più famoso d'Italia viene invitato da Walter Gulmar, figlio di Carlo, patron della celebre ditta di giocattoli Gulmar e Gulmar, per fare da testimonial nello spot della nuova edizione di un gioco in scatola, il Crime Castle, best seller dell'azienda. Lo spot sarà girato in Val d'Aosta, e Agata raggiunge i Gulmar nel loro sontuoso castello fra le montagne innevate, che è stato di ispirazione per il gioco di cui sopra. Nel castello ci sono molti ospiti. Quando una valanga isola tutta l'improbabile compagnia, spunta il classico cadavere e i dieci piccoli indiani resteranno intrappolati nell'edificio. Il detective Agata dovrà risolvere il mistero.
Le assurdità non si contano e siamo ben lontani da capolavori come Crimen, ma la collezione incessante di battute surreali riesce a creare un mini effetto valanga che strappa più di una risata e potrebbe trasformare il film in un piccolo cult.
Sembra che gli attori - a partire da Christian De Sica e Lillo - si siano divertiti a prestarsi a questo festival del nonsense, e se ci si abbandona allo swing delirante, anche il pubblico - forse - gradirà. Recensione ❯
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Più di una semplice ricostruzione, un documentario di ampio respiro che diventa simbolo di ogni lotta per i diritti civili e contro la tortura. Documentario, Italia2026. Durata 105 Minuti.
Un contributo alla ricostruzione della verità dei fatti legati alla drammatica vicenda del giovane ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso in Egitto tra il 25 gennaio e il 3 febbraio 2016. Espandi ▽
"Giulio Regeni stava facendo un legittimo, chiaro, sacrosanto lavoro di ricerca. Punto. Può succedere che in un regime autocratico, dopo un colpo di Stato, anche la ricerca costituisca una minaccia". Lo ha affermato, un po’ teatralmente, testimoniando di recente in tribunale, Marco Minniti, Ministro degli Interni all’epoca del sequestro e omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni, nato nel 1988 a Fiumicello Villa Vicentina (Udine) e ritrovato cadavere il 3 febbraio del 2016 alla periferia del Cairo. Quella dell’ex ministro è l’unica punta di pathos di Giulio Regeni - Tutto il male del mondo, che evita accuratamente di cavalcare l’indignazione dello spettatore ma mette in fila i fatti, senza commenti che non appartengano ai genitori di Regeni e le testimonianze di politici e funzionari italiani dei servizi segreti chiamati a deporre nel processo in Corte d’Assise presso il Tribunale di Roma. Due binari corrono paralleli: da una parte la voce e la richiesta persistente, anche molto mediatica, di Paola Deffendi, Claudio Regeni e della loro avvocata Alessandra Ballerini. Dall’altra il percorso processuale, celebrato in assenza dei 4 identificati come esecutori del rapimento, tortura, omicidio, tutti alti funzionari delle forze di sicurezza egiziane. Tra questi due filoni si inseriscono diversi materiali d’archivio, per lo più filmati in bassa definizione. Diretto da Simone Manetti, scritto da Matteo Billi ed Emanuele Cava, prodotto da Agnese Ricchi e Matteo Marzarotto di Ganesh e Domenico Procacci e Laura Paolucci per Fandango, il film è più di una semplice ricostruzione, serrata e logica, di un caso di violazione dei diritti umani, peggiorata da una serie vergognosa di omertà, falsità, omissioni, depistaggi. Ha un respiro più ampio - un’anima più limpida, come l’atteggiamento dei due genitori, che in questi anni abbiamo imparato a (ri)conoscere per la misura, la civiltà e la compostezza del loro chiedere verità e giustizia. Recensione ❯
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Una lunga notte di colpi di scena, situazioni paradossali e ridicole per la sesta regia di Antonio Albanese. Espandi ▽
Umberto ha dilapidato i soldi del padre. Beppe fa l'idraulico e abita con una mamma asfissiante. Gigi contava sull'eredità di una zia facoltosa, ma lei gli ha lasciato solo parrucche e trucchi. Una notte, mentre trasportano Gigi in stato semicomatoso, Umberto, Beppe e Toni (sotto misura cautelare in vista dell'ennesimo processo, questa volta per truffa ai danni del Fisco) fanno un incidente del quale dovranno affrontare le conseguenze, dando il via ad una catena di equivoci e di sorprese atte a sconvolgere la loro vita senza direzione.
Le buone intenzioni di Albanese e il suo desiderio di tornare ad una comicità semplice ambientata in una provincia popolata da personaggi ingenui sono evidenti, ma c'è poca realtà sia nella costruzione di quei personaggi che nelle azioni insensate che compiono.
Antonio Albanese ha spesso interpretato personaggi amabilmente strampalati e la sua cifra lunare è di solito accattivante, sia come attore che come regista, anche perché spesso propone un commentario sulla nostra società e la nostra epoca. Lavoreremo da grandi invece sembra semplicemente girare a vuoto, all'interno di un vuoto di senso e di credibilità, e purtroppo ottiene l'effetto deludente di un colpo sparato a salve. Recensione ❯
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Tra reboot, remake e "sequel spirituale", un film dal cuore autentico che dichiara un amore sfrenato per il cinema. Azione, Avventura, Commedia - USA2025. Durata 99 Minuti.
Un gruppo di amici sta attraversando una crisi di mezza età. Decidono di rifare un film della loro giovinezza, ma si imbattono in eventi inaspettati quando entrano nella giungla. Espandi ▽
Doug e Griff sono migliori amici fin dall'infanzia e hanno sempre sognato di rifare il loro film preferito di tutti i tempi: il "classico" cinematografico Anaconda. Quando una crisi di mezza età li spinge a buttarsi finalmente nell'impresa, partono per le profondità dell'Amazzonia per iniziare le riprese. Ma le cose si fanno serie quando appare improvvisamente una vera anaconda gigante, trasformando il loro set caotico e comico in una trappola mortale. Il film che muoiono dalla voglia di girare? Potrebbe letteralmente ucciderli.
È un'operazione nostalgia, tra reboot, remake o, come viene ironicamente detto nel film, "sequel spirituale" che, nonostante le criticità, nasconde un cuore autentico e tenero e un amore sfrenato per il cinema.
Siamo di fronte ad un'intelligente rivisitazione, in chiave ironica e demenziale, di stilemi della produzione cinematografica tipica degli high concept movie, dove si respira un'aria di autentico amore per il cinema che fu, gli anni '80, i B movie, lo stupore, l'ingenuità, i sogni, le nostre orme bambine. Recensione ❯
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Basato sulla storia vera di Aranzazu Berradre Marín, pseudonimo utilizzato da un'agente della Polizia Nazionale che si infiltrò nell'organizzazione terroristica ETA per otto anni. Espandi ▽
Dopo aver trascorso diversi anni infiltrata negli ambienti della "izquierda abertzale" ("sinistra patriottica") come simpatizzante dell'organizzazione terroristica Eta, una giovane agente di polizia ottiene ciò che voleva: essere contattata dai terroristi. Hanno bisogno che lei ospiti, nel suo appartamento a San Sebastián, due membri dell'organizzazione che hanno l'obiettivo di preparare diversi attentati. Da questo momento inizia la missione più difficile della sua vita, informare i suoi superiori della polizia nazionale, mentre convive con due terroristi che non si fidano, del tutto, di lei.
Thriller intimo e claustrofobico della regista basca Arantxa Echevarría, L'infiltrata racconta il punto di vista, anche di genere, di una donna nell'organizzazione terroristica dell'Eta speculare a quello della collega che lavora in una squadra di polizia tutta al maschile.
La regista e sceneggiatrice raddoppia il discorso delle donne in ambienti 'lavorativi' maschili, mostrando come anche nel reparto di polizia addetto a sorvegliare ciò che accade nell'appartamento dell'infiltrata, l'unica agente donna è oggetto di un trattamento diverso rispetto a quello degli altri colleghi. Recensione ❯
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Il film racconta della sottilissima linea tra bene e male e di ciò che scorre in mezzo alle nostre vite travolgendole spesso come un fiume in piena. Espandi ▽
Carlo Ristuccia è un docente universitario, autore di un unico libro di successo. Sua moglie Elisa è una giornalista di Vanity Fair Italia in crisi creativa, e il suo direttore le consiglia di "staccare" e di partire per una vacanza. Decidono dunque di partire per Tangeri, insieme a un'altra coppia: Paolo, il migliore amico di Carlo, ristoratore stakanovista e padre assente, e sua moglie Anna, iperansiosa e prepotente. Con loro però c'è anche la figlia tredicenne Vittoria, che ha una particolare simpatia per Carlo. Peccato che in vacanza si presenti a sorpresa Blu, la giovanissima amante del professore.
Il film è una summa di tutta la produzione cinematografica precedente di Gabriele Muccino. Ritroviamo qui tutti i topos: la regia ansiogena, la recitazione concitata, le litigate furiose, l'infantilismo maschile, l'immancabile arpia che sottrae i figli al padre depotenziandone l'autorità.
Ma questi topos stavolta sono al servizio del ritratto tragicomico di una generazione perduta, e in particolare di maschi che hanno smarrito la propria direzione. Recensione ❯
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Il primo film che celebra la vita e le passioni di uno dei più grandi artisti della musica italiana. Espandi ▽
Il racconto di un viaggio interiore, in cui la natura dell'artista, già incline alla spiritualità, si trasforma in una ricerca più consapevole anche attraverso l'amicizia con Fleur (Elena Radonicich), il rapporto con la madre (Simona Malato) e incontri fondamentali, quali l'amicizia con Juri Camisasca (Ermes Frattini) e Giuni Russo (Nicole Petrelli), fino allo storico sodalizio con Giusto Pio (Giulio Forges Davanzati), coautore di molti dei brani più importanti della carriera di Franco Battiato.
Il film ripercorre l'evoluzione di Franco Battiato dalla sperimentazione radicale alle serate con Giorgio Gaber e Ombretta Colli fino al successo pop, mettendo al centro il suo vero viaggio: la ricerca del sé interiore.
Un racconto intimo e visionario, in cui la musica diventa il linguaggio di una tensione costante verso il trascendente, oltre ogni forma di celebrità. Recensione ❯
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Una biografia che scava nella personalità di Mengele non nascondendo niente della sua agghiacciante crudeltà. Drammatico, Germania, Francia2025. Durata 135 Minuti.
Il 'Dottor Morte' di Auschwitz riletto nella clandestinità e nel giudizio del figlio. Espandi ▽
Josef Mengele, grazie a una rete di protezione, riesce a raggiungere l’America Latina passando dall’Argentina all’Uruguay e al Brasile. Mentre altri responsabili della Shoah vengono catturati, lui riesce a nascondersi. Il figlio Rolf riesce però a raggiungerlo con il proposito di chiedergli conto di ciò che ha fatto. Ci sono personaggi difficili da contenere in un film. In questo caso si trattava di accostarsi ad una delle figure più inquietanti della già orribile strategia della Shoah. Sono innumerevoli gli atti di crudeltà a lui attribuiti e le aberrazioni nell’ambito della sperimentazione su esseri umani. Chi ebbe modo di conoscerlo ne descriveva la gentilezza che accompagnava la perversione alternata a scatti di rabbia incontrollabile. È su questo doppio registro che si sviluppa la lettura del personaggio a cui August Diehl offre un’adesione che non va a ricercare tanto la somiglianza fisiognomica quanto piuttosto l’adesione cieca ad un’ideologia che impedisce qualsiasi, seppur minima, possibilità di pentimento. Recensione ❯
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Un film in cui manca quasi del tutto quello spirito provocatorio, iconoclasta e anarchico che aveva reso Zalone un unicum in Italia. Commedia, Italia2025. Durata 90 Minuti.
Il ritorno di Checco Zalone, diretto da Gennaro Nunziante, autore insieme a Zalone stesso del soggetto e della sceneggiatura. Espandi ▽
Checco Zalone è un "nuovo Paperone italiano", possiede sei Ferrari rosse fiammanti e sta per festeggiare i suoi 50 anni con una festa a tema egizio per 800 invitati. Vive con la sua attuale compagna, una modella messicana 25enne, mentre sua figlia Cristal (in onore allo champagne) abita con la madre, ex modella e aspirante attrice negli spettacoli del suo spocchioso compagno palestinese. Il motto di Checco è che è sempre bello mostrare la propria ricchezza a chi non può permettersela, e si muove fra la Sardegna, Roma e Milano, non facendo assolutamente nulla di produttivo e spendendo e spandendo i soldi del padre imprenditore di successo, che lo considera un emerito coglione. Ma quando Cristal scompare Checco si metterà a cercarla e scoprirà che è partita per percorrere a piedi il Cammino di Santiago. Il padre la segue (inizialmente in Ferrari), scoprendo a poco a poco un lato di sé che non aveva mai considerato, e incontra una bella quarantenne spagnola, Alma, innamorata di un uomo misterioso. Recensione ❯
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Un'ode comica e malinconica sulla condizione umana. Un film toccato dalla grazia, con Toni Servillo che giganteggia. Drammatico, Italia2025. Durata 131 Minuti.
Ritratto immaginario di Mariano De Santis, Presidente della Repubblica alla fine del mandato. Tra dilemmi morali sulle grazie e vita privata, dovrà scegliere. Espandi ▽
Mariano De Santis, il Presidente della Repubblica, è a fine mandato; è infatti entrato nel semestre bianco. Vedovo da otto anni della moglie Aurora, ha due figli. Si trova davanti a due dilemmi morali. Il primo riguarda la richiesta di grazia per Isa Rocca che ha fatto fuori il marito nel sonno dopo essere stata a lungo maltrattata e per Cristiano Arpa, che ha ucciso la moglie malata di Alzheimer. Il secondo: non sa se firmare o no la legge sul diritto all'eutanasia.
La grazia non è un film sulla nostalgia ma sulla memoria che riaffiora nelle parole, nei pensieri, nelle cose che non si sono fatte, nel rapporto con i figli, in particolare Dorotea, dove risalta l'ottima prova di Anna Ferzetti.
Nel film si incrociano le pause del cinema di Sorrentino ma in realtà non c'è un attimo di tregua. La forma, che segna sempre l'identità della sua opera, accompagna il piacere autentico del racconto. Per questo, oltre ad essere sorretto da Toni Servillo che giganteggia, è un dramma privato, una commedia dell'assurdo, un film sentimentale. Un'ode sulla condizione umana. Allegra e triste. Comica e malinconica. Un film toccato dalla grazia. Recensione ❯
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Un manager incontra una prostituta e le dà lezioni di classe, secondo la migliore tradizione di Pigmalione. Lei però non vuole tornare indietro e s'innamora; lui, dal canto suo, alla fine di una riunione d'affari decide che lei è la donna della sua vita. Espandi ▽
Siamo nel 1990 e la Finanza ha mostrato il suo lato più spietato. Edward è uno squalo e un profittatore, ma la coscienza gli rimorde; Vivian è una prostituta, ha fatto una scelta di sopravvivenza, ma conserva un animo romantico, si è data la regola di non baciare i suoi clienti sulla bocca per conservare una forma di intimità riservata ad un possibile principe azzurro. I due si incontrano, si piacciono e si salvano entrambi dal loro destino di prostituzione a vita.
Uno dei motivi del successo di Pretty Woman è senz'altro il casting di Julia Roberts, l'allora 22enne con un sorriso che illumina la scena, e del 41enne Richard Gere, superstar degli anni Ottanta, che aveva già interpretato un'altra "storia di Cenerentola" in Ufficiale e gentiluomo.
"Voglio la favola, Edward", dice Vivian al suo potenziale principe azzurro. Ed evidentemente la vogliamo anche noi, perché continuiamo a riguardare Pretty Woman e a commuoverci, come Vivian durante la visione teatrale de La Traviata, davanti a questa strana coppia di ranocchi sociali (benché di bellissimo aspetto) che non vedono l'ora di trasformarsi in principi e principesse. Recensione ❯
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Un padre e suo figlio cercano la figlia scomparsa tra i rave nel deserto marocchino, affrontando una realtà estrema e i propri limiti interiori. Espandi ▽
Luis con il giovane figlio Esteban si aggira in un rave party mostrando una foto della figlia Mar della quale ha perso da alcuni mesi le tracce. Nessuno la conosce ma, nel corso della ricerca, l’uomo fa delle conoscenze che, dopo la chiusura della festa da parte dei militari, lo indirizzano verso un altro rave. Il viaggio non sarà dei più facili e non solo per le asperità del terreno. Óliver Laxe dirige un film la cui sceneggiatura, scritta con Santiago Fillol, finisce con il disperdere le potenzialità iniziali. C’è Pedro Almodovar tra i produttori del film e quindi c’era da aspettarsi un’opera quantomeno interessante. In effetti lo è almeno per due terzi. Si presenta infatti come un film fortemente fisico. A un terzo dalla fine però non sono soltanto i mezzi di trasporto a sbandare sul terreno accidentato del deserto marocchino. A farlo è il film stesso che inizia ad inanellare colpi di scena la cui serialità finisce con il disperdere tutto quello che fino a quel punto era stato costruito. Recensione ❯
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Due colleghi si ritrovano improvvisamente naufraghi su un'isola deserta dopo essere gli unici sopravvissuti a un disastro aereo. Espandi ▽
Linda Liddle è una donna che vive sola con il proprio uccellino, ma il CEO dell'azienda ha riconosciuto le sue doti e la ha promesso una promozione. Purtroppo l'uomo è poi morto ed è stato sostituito dal figlio Bradley, che preferirebbe di gran lunga promuovere il suo compagno di confraternita, un giovane rampante che si appropria del lavoro di Linda, ma che sa presentarsi molto bene. Il nuovo film di Sam Raimi si snoda tra satira e apologo morale, del genere chi la fa l'aspetti, dimostrando come il potere sia una irresistibile sirena capace di renderci tutti mostruosi, uomini o donne, vittime o carnefici.
Send Help arriva ben diciassette anni dopo l'ultimo film di Raimi che possiamo davvero considerare suo, e non frutto di compromessi con gli studios, ossia Drag Me to Hell. Dopo tutto questo tempo è quindi graditissima la conferma che il regista non ha perso la sua energia né la sua ironia, è invece un peccato la sua carriera abbia subito un tale disallineamento da Hollywood. Recensione ❯
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Lei odia gli uomini, lui odia le complicazioni: quando una notte di passione li rende inseparabili, due opposti irriducibili dovranno imparare a convivere. Espandi ▽
Alessandra e Valerio sono accomunati dall’incapacità di avere relazioni stabili, e soprattutto di poter concepire figli. I due si piacciono, fanno – più volte - sesso allegro e irruento, e poi scoprono che Valerio è il nuovo preside del liceo dove insegna Alessandra. Di più: lei rimane incinta. Riusciranno due opposti come loro a trovare un punto di incontro, oltre l’attrazione? 2 cuori e 2 capanne è una commedia romantica leggera ma non stupida, e molto attenta ai mutamenti in corso nella contemporaneità. In modo scanzonato il film affronta temi importanti, dal patriarcato alla violenza sulle donne, dai fermenti scolastici alle tecniche di insegnamento, e sceglie la via del dialogo spiritoso invece che della contrapposizione becera. Bruno torna alla visione più ampia sulla contemporaneità e i ruoli di genere e lascia spazio ad una modulazione dei sentimenti e delle relazioni più complessa e meno scontata, riscoprendo la verve gentile dei suoi inizi con Nessuno mi può giudicare. Recensione ❯
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Due sorelle affrontano il ritorno del padre regista e l'arrivo di una star americana che sconvolge gli equilibri della loro fragile famiglia. Espandi ▽
Nora (nome ricorrente nella drammaturgia internazionale) è un’attrice di teatro che soffre di attacchi di panico ogni volta che deve entrare in scena. Ha una relazione con un collega sposato, non ha figli ed è legata solo a sua sorella Agnes e alla di lei famiglia. Gustav, il padre di Nora e Agnes, è un famoso regista che dopo il divorzio ha lasciato la Norvegia (e la famiglia) per tornare nella nativa Svezia. Ora però è tornato per il funerale della ex moglie, e per chiedere a Nora di interpretare la protagonista della sua ultima sceneggiatura, a suo dire la più riuscita e personale, che dovrebbe essere ambientata proprio nella casa dove Nora e Agnes sono cresciute.
In Sentimental Value il regista e sceneggiatore norvegese Joachim Trier fa una cosa difficilissima: imprimere la propria cifra stilistica personale e inconfondibile ad un argomento già molto frequentato dal cinema mondiale (compreso quello nordico), ovvero la complessità dei rapporti famigliari.
La regia di Trier si muove con la consueta morbidezza e fluidità nelle transizioni fra gli spazi e i sentimenti, spesso interrotta da schermi al nero e brusche frenate musicali, e riproduce la natura caleidoscopica dei rapporti, mantenendo una raffinatezza compositiva rarefatta ed essenziale, ma mai algida o priva di pathos. Recensione ❯
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Un horror inquietante che trascina lo spettatore in un crescendo di tensione, dove l'orrore diventerà sempre più reale e la sopravvivenza sarà l'unica via d'uscita. Espandi ▽
La giovane Lucy ritorna a casa nelle Hawaii dopo aver studiato al college, portando con sé un paio di amiche. C'è anche Ben, lo scimpanzé di famiglia, che vive con loro da anni e che era stato portato a casa dalla mamma di Lucy. Adam si accorge che Ben ha una piccola ferita in seguito a una lotta con una mangusta. Manda la mangusta al laboratorio veterinario per un esame autoptico, ma Ben si libera e, furioso dato che ha contratto la rabbia dalla mangusta, attacca i ragazzi che si rifugiano nella piscina.
Il film cerca soprattutto di sfruttare una classica situazione - un gruppo di ragazzi minacciati in un luogo isolato da una creatura feroce - per generare suspense e spettacolo. Sotto questo profilo, il film si può dire riuscito.
Il regista Johannes Roberts è un esperto del genere e sa bene come orchestrare sequenze di azione orrorifica e come sviluppare con efficacia una palpabile tensione, tra momenti di inquieta attesa e improvvise esplosioni di violenza guidate da uno scimpanzé strappa-facce dalla furia incontenibile. Il film non riserva particolari sorprese, ma offre un solido intrattenimento e funziona in relazione a ciò che di certo si proponeva: divertire e spaventare. Recensione ❯
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Un film, con un 'mostruoso' Russell Crowe, che ha il merito di porre lo spettatore di fronte all'orrore, provando a dialogare con l'oggi. Drammatico, Storico, Thriller - USA2025. Durata 148 Minuti.
Uno psichiatra della Seconda Guerra Mondiale valuta i leader nazisti prima dei processi di Norimberga, diventando sempre più ossessionato dalla comprensione del male mentre stringe un legame inquietante con Hermann Göring. Espandi ▽
All’indomani della Seconda guerra mondiale, mentre il mondo è ancora sconvolto dagli orrori dell’Olocausto, al tenente colonnello Douglas Kelley, psichiatra dell’esercito americano, viene affidato un incarico senza precedenti: valutare la sanità mentale di Hermann Göring, il famigerato ex braccio destro di Hitler, e di altri alti gerarchi nazisti. Allo stesso tempo, gli Alleati — guidati dal giudice Robert H. Jackson, affrontano l’impresa titanica di istituire un tribunale internazionale, per far sì che il regime nazista risponda dei propri crimini di fronte alla storia. Nel silenzio delle celle, Kelley ingaggia un intenso duello psicologico con Göring, uomo carismatico e manipolatore. Da quello scontro emerge una domanda che ancora oggi tormenta la coscienza del mondo: stavano eseguendo ordini, erano pazzi o semplicemente malvagi? Sul palcoscenico della storia si apre così il processo di Norimberga, un evento che ha cambiato per sempre la storia e l’umanità.
La ‘mostruosa’ interpretazione di Russel Crowe ipoteca l’intero film che però, appena distoglie lo sguardo da Hermann Göring, va fuori fuoco. James Vanderbilt, sceneggiatore di Zodiac e regista, dieci anni fa, di Truth - Il prezzo della verità, si attiene al libro che ha trasporto sul grande schermo e non indaga questo aspetto interessante degli ultimi anni di Göring ma si concentra sull’allestimento del processo di Norimberga e sul tentativo degli americani di carpire una possibile linea difensiva dei gerarchi nazisti con l’aiuto di psichiatri, proprio come il dottor Douglas Kelley, e di psicologi come Gustave Gilbert che gli verrà affiancato. Appena però la narrazione si allontana da questi incontri a due, che sarebbero potuti diventare memorabili per il livello di introspezione, ecco che la drammaturgia perde d’interesse perché il film segue in maniera fin troppo classica la costruzione, teorica e fisica, del processo di Norimberga. Recensione ❯
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Una commedia brillante e divertente che esplora un momento che non è stato mai davvero raccontato nelle storie d'amore: la pausa di riflessione. Espandi ▽
Walter e Fiorella si sono innamorati trent'anni prima, si sono sposati, hanno avuto due figli, Luca e Martina, e Walter ha aperto un ristorante di cucina tradizionale romana di successo che lo impegna h24. Ma Fiorella è stanca delle assenze del marito dovute proprio all'ossessione per quel ristorante, nonché delle sue reazioni "basiche", come quella che ha avuto quando ha scoperto che Martina è incinta e tutto quello che gli interessa è scoprire chi è il padre del bambino. Fabrizio è innamorato della compagna Valeria ma lei non ne può più di lui e forse si sta già guardando in giro, mentre i genitori di Fabrizio si separano dopo una vita insieme per ingannare il Fisco.
Erica si divide fra un'amica gay e un misterioso ragazzo conosciuto su Internet, che dopo un incontro appassionato le fa ghosting, sparendo dalla circolazione. Gianni, amico e cliente di Walter e suo coetaneo sessantenne, si alterna invece fra quattro archetipi (e stereotipi) femminili - la mamma, la sessuomane, l'intellettuale, la pischella - convinto che insieme costituiscano la donna ideale e che l'uomo sia "poligamo nel DNA". Che cosa accomuna tutti questi personaggi? La decisione, ad un certo punto, di prendersi una pausa, ognuno rispetto ai propri compagni di vita (veri o prospettivi), perché "i sentimenti sono cambiati".
Che cosa funziona nel film? L'interazione fra alcuni degli attori, con Giallini come comune denominatore: Giallini/Gerini, Giallini/Memphis, Giallini/Calabresi. Ancora Giallini travestito da Hulk. Sempre Giallini nella caratterizzazione di un uomo che arriva a capire le evoluzioni della contemporaneità, ma non sempre ad accettarle. E l'inattesa abilità canora di Fabio Volo e Aurora Giovinazzo. Recensione ❯
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Un film concerto epico che porta sul grande schermo le straordinarie performance sold out della band K-pop di fama mondiale allo SoFi Stadium, arricchite da contenuti esclusivi dietro le quinte. Con oltre 30 milioni di album venduti in tutto il mondo e una fanbase che abbraccia ogni continente, Stray Kids: The dominATE Experience offre ai fan un'esperienza cinematografica potente e immersiva, svelando ciò che accade dietro il sipario per conoscere più da vicino i loro artisti preferiti. Recensione ❯
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Un film attualissimo di scoperta che riflette sull'impossibilità di scoprirsi. Quando la dittatura impone al silenzio. Drammatico, Gran Bretagna2025. Durata 94 Minuti.
Due fratelli viaggiano in Lagos insieme al padre, in un contesto politico minaccioso. Espandi ▽
Due fratelli della campagna nigeriana, i piccoli Remi e Aki, accompagnano il padre Folarin in un viaggio nella capitale Lagos. È il 12 giugno 1993, giorno delle elezioni presidenziali, e l'atmosfera è tesa. Mentre aspetta d'incontrare il datore di lavoro che non lo paga da mesi, Folarin porta i figli al parco e al mare. Giunta sera, e ancora senza soldi, i tre vengono a sapere dalla tv dell'annullamento delle elezioni e assistono allo scoppio dei disordini. Remi e Aki scoprono così che il padre è accusato d'attività sovversiva e temono per la sua vita. Chi è veramente l'uomo che dovrebbe proteggerli? E che ne sarà di loro al termine della giornata?
Nato a Londra ma cresciuto a Lagos, Akinola Davies Jr esordisce nel lungometraggio con una storia semi-autobiografica che unisce il tema della scoperta del padre alla riflessione politica sul passato della Nigeria.
My Father's Shadow è un film di scoperta; un racconto di formazione in cui i personaggi evolvono, come da tradizione, ma lo fanno soprattutto interiormente, di nascosto, in silenzio, come se in un paese violento e schiacciato da una dittatura militare nessuno potesse mostrare la propria presa di coscienza. Recensione ❯
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Docenti, filosofi, esperti italiani e internazionali spiegano il processo lento ma continuo che ha portato le scuole a somigliare ad aziende, e gli effetti critici sull'educazione dei più giovani. Espandi ▽
La scuola italiana statale, cioè ad accesso libero, di tutti, è assediata e disintegrata da decisioni della politica, gradualmente indebolita e distolta dagli obiettivi che la Costituzione detta agli articoli, 3, 33 e 34: principio di uguaglianza, libertà di insegnamento, diritto universale all'istruzione. In direzione contraria a tale progetto di emancipazione, soprattutto dei meno privilegiati, un disegno preciso mira a favorire istituti privati e ad imporre un'idea d'insegnamento funzionale agli obiettivi dell'ideologia neoliberista.
Ad "aziendalizzare" la scuola, trasformarla da luogo di sapere, anche emotivo, e crescita personale e collettiva, a laboratorio per futuri "prestatori di competenze".
La finalità del film è riportare l'attenzione dell'opinione pubblica, e quindi anche favorirne la mobilitazione, sul tema centrale dell'istruzione. Una realtà che coinvolge un milione di lavoratori e sette milioni di studenti. Ibrido di film d'inchiesta e osservazione sul campo, che non rinuncia a parentesi creative, D'istruzione pubblica, come i precedenti del duo registro, è il classico caso di "film-innesco" o da cineforum. Recensione ❯
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Copie DCP e Film distribuiti oggi nei cinema italiani: