| Titolo originale | La femme la plus riche du monde |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia, Belgio |
| Durata | 121 minuti |
| Al cinema | 96 sale cinematografiche |
| Regia di | Thierry Klifa |
| Attori | Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Marina Foïs, Raphaël Personnaz, André Marcon Mathieu Demy, Joseph Olivennes, Micha Lescot, Yannick Renier, Patrick Sobelman. |
| Uscita | giovedì 16 aprile 2026 |
| Distribuzione | Europictures |
| MYmonetro | 2,72 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 9 aprile 2026
Marianne, miliardaria prigioniera del suo impero, si innamora di un artista opportunista. Ma l'amore pagato ha un prezzo, e la figlia non resta a guardare. Il film ha ottenuto 6 candidature e vinto un premio ai Cesar, 2 candidature a Lumiere Awards, La donna più ricca del mondo è 15° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 18.481,00 e registrato 5.846 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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I soldi non fanno la felicità, lo sa bene Marianne Farrère, miliardaria proprietaria della galassia Windler. Marianne 'vende' cosmetici e bellezza ma sembra aver bruciato la sua in un matrimonio di facciata e in una gabbia di cristallo che un giorno qualcuno frantuma. Il suo impero, costruito sul collaborazionismo e l'antisemitismo, è assediato da Pierre-Alain Fantin, fotografo e scrittore irriverente e adulatore. Pierre-Alain incontra Marianne ed è subito 'amore', di quelli che mordono il cuore e non lo mollano più. Vulnerabile davanti a un uomo che la fa respirare di nuovo, cambiando décor e abiti, la donna lo trattiene a colpi di assegni. Lui prende tutto e ne vuole ancora. Mentre Marianne ricopre d'oro il suo nuovo giocattolo, la famiglia si inquieta e serra i ranghi. Ma lei fa i capricci e quello che vuole. Almeno fino a quando la figlia non deciderà altrimenti.
Ispirato liberamente (e ferocemente) a l'affaire Bettencourt e al suo capitale di dramma (alto)borghese - una figlia biasimata, un genero, garante ebraico di un impero fondato da un ex collaborazionista, un maggiordomo tormentato dalla lealtà - La femme la plus riche du monde ribattezza i suoi protagonisti per evitare l'ira degli eredi del marchio L'Oréal e la denuncia del fotografo seduttore, François-Marie Banier, condannato a quattro anni di carcere con pena sospesa e a una multa di 375.000 euro.
Ancora vivente, è l'ultimo testimone di quella figura leggendaria che fu Liliane Bettencourt, deceduta nel 2017. Una donna d'affari di grande successo, sedotta da un 'dandy' isterico e manipolatore. Nel film di Thierry Klifa, Liliane Bettencourt viene gentilmente rinominata Marianne Farrère e incarnata da Isabelle Huppert, che fa Isabelle Huppert. Mostruosa e commovente, avanza maestosa sul filo di uno stato cognitivo e intellettuale degenerativo. L'attrice surjoue la donna immensamente ricca dentro un altrove vertiginoso. E in quell'universo surrealista ed esageratamente artificiale, si invita il regista per indagare l'ambivalenza della sua protagonista. Se Huppert enfatizza la ricca donna d'affari, Laurent Lafitte si muove ghiotto in tutte le direzioni, interpretando l'artista scroccone con nonchalance, crudeltà e linguaggio lubrico. Il film non ha l'ambizione e nemmeno la velleità di fare luce su una causa legale che aveva tutte le carte in regola per affascinare i francesi: una miliardaria âgée, un ami proche che approfitta della sua generosità, una figlia che cerca di mettere la madre sotto tutela, un uomo di fiducia che fa affari alle spalle del suo cliente, un maggiordomo che installa microfoni, politici che vanno e vengono nell'hôtel particulier di Neuilly-sur-Seine...
Klifa rintraccia le tappe di un ordinario scandalo familiare divenuto affare di stato, di straordinario c'è solo l'enormità della somma in gioco, e ne fa una soap opera. La banalità della forma serve il proposito e Lafitte dona il tono. La tragedia legale si fa va variazione gioiosa in cui l'attore abusa di nuovo di Isabelle Huppert al cinema. Predatore nel film di Paul Verhoeven (Elle), nove anni dopo si ritrova a giocare un altro gioco perverso di dominazione, ma questa volta in una relazione ambigua tra abusante e abusato. Per chi ignorasse questo feuilleton giudiziario, che ha riempito le pagine dei giornali e ingombrato il piccolo schermo al debutto di questo secolo, La femme la plus riche du monde offre un compendio esuberante: la cronaca di una famiglia divisa e di un outsider che semina discordia per ottenere prestigio e milioni. Thierry Klifa, scanzonato in un interno borghese, compone coi codici formali della classe alta. In quel piccolo teatro crudele e fuori dal mondo, rintraccia una storia d'amore distorta dal denaro, la cui presunta sincerità non è incompatibile con secondi fini. Un vaudeville alla francese, con cassetti e sportelli segreti, che non esclude il consenso di Liliane Bettencourt, disposta a pagare a caro prezzo un'altra giovinezza.
Una storia inquieta di seduzione e manipolazione. Non poteva che scegliere Isabelle Huppert Thierry Klifa per il suo La donna più ricca del mondo, liberamente ispirato all’ “affaire Bettencourt” e presentato in anteprima al Festival di Cannes, Fuori concorso.
Questa volta la diva francese interpreta una donna a capo di un impero di cosmetici, abituata ad avere il controllo eppure ben contenta di perderlo, sedotta dal fotografo esuberante e sui generis Pierre-Alain Fantin (l’ottimo Laurent Lafitte). Lei desidera sentirsi di nuovo viva, lontana dalla sua gabbia dorata fatta di doveri e formalismi, lui si diverte a sparigliare le carte e la adula fino al punto da intrecciare con lei un legame sempre più morboso di assoluta codipendenza. Affettiva-emotiva nel caso di lei, beceramente economica nel caso di lui.
Costa caro avere intorno un (sedicente) genio d’arte e sregolatezza, o un narciso bugiardo che mira solo al portafoglio che dir si voglia, lo impara a sua spese Marianne Farrère. Pur giustificando ogni sua più folle elargizione (della serie “I soldi sono i miei e decido io”), è il paradigma della donna profondamente frustrata e infelice, che viene sconvolta dal turbinio dandy di uno pseudo artista arraffone e arrivista – è evidente quanto Lafitte si diverta a interpretarlo – e che è disposta a pagare cifre esorbitanti pur di respirare di nuovo una folata di vita.
La donna più ricca del mondo è arrivato nelle nostre sale dopo un passaggio ai Rendez-vous, manifestazione promozionale del cinema francese che in Italia era nata in modo del tutto diverso, come uno spazio cioè in cui scoprire quei bordi poco illuminati di una cinematografia (leggi: non distribuiti qui) ma nei quali c'è una forza creativa che riserva (o può farlo) sorprese.