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Chalamet gioca (letteralmente) il ruolo della vita in un'opera formalmente e tematicamente esaltante. Biografico, Drammatico, Sportivo - USA2025. Durata 149 Minuti.
Un biopic sportivo dedicato alla figura di Marty Reisman. Espandi ▽
Nella New York dell’immediato dopoguerra, Marty Mauser, venditore di scarpe di giorno e pongista di genio la notte, è pronto a tutto per vincere ed elevarsi socialmente. Armato di una fiducia incrollabile e di un carisma destabilizzante, Marty vola a Londra per partecipare al campionato mondiale di tennis da tavolo. Ma in finale è clamorosamente battuto da Endo, prodigio giapponese che riscatta un Paese provato duramente dai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Ossessionato da quella sconfitta, vuole la rivincita, a tutti i costi e contro il mondo che sembra impedirgli di realizzare il suo sogno. Malgrado tutto, Marty ha sempre una pallina nella manica.
La convenzione vuole che le osservazioni sugli attori siano relegate alla fine delle recensioni. Ma l’elogio di Timothée Chalamet non può aspettare tanto, perché l’attore franco-americano gioca (letteralmente) il ruolo della vita, articolando parola e corpo e confondendo i confini tra la realtà e l’infaticabile ricerca del suo personaggio. Follemente energico, è presente in ogni scena per due ore e trenta minuti, con occhiali rotondi, baffetti a penna e un piglio vanaglorioso e delirante mentre calza scarpe alle signore come in un film di Truffaut (Baci rubati). Marty Supreme dispiega un racconto denso, alimentato instancabilmente da nuove peripezie e da una moltitudine di personaggi singolari e diversamente canaglieschi, che procura uno straordinario senso di stordimento. Safdie sottopone lo spettatore a un ciclone di pessime decisioni prese dal suo eroe che ha una sola ambizione in testa, diventare il campione mondiale di uno sport che nessuno prende sul serio. Non in America e non nel suo entourage, perché Marty è nato nell’epoca sbagliata, nel Paese sbagliato e col talento sbagliato per diventare ricco e famoso. Con Marty Supreme, il miracolo Timothée Chalamet è compiuto. Recensione ❯
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Due sorelle affrontano il ritorno del padre regista e l'arrivo di una star americana che sconvolge gli equilibri della loro fragile famiglia. Espandi ▽
Nora (nome ricorrente nella drammaturgia internazionale) è un’attrice di teatro che soffre di attacchi di panico ogni volta che deve entrare in scena. Ha una relazione con un collega sposato, non ha figli ed è legata solo a sua sorella Agnes e alla di lei famiglia. Gustav, il padre di Nora e Agnes, è un famoso regista che dopo il divorzio ha lasciato la Norvegia (e la famiglia) per tornare nella nativa Svezia. Ora però è tornato per il funerale della ex moglie, e per chiedere a Nora di interpretare la protagonista della sua ultima sceneggiatura, a suo dire la più riuscita e personale, che dovrebbe essere ambientata proprio nella casa dove Nora e Agnes sono cresciute.
In Sentimental Value il regista e sceneggiatore norvegese Joachim Trier fa una cosa difficilissima: imprimere la propria cifra stilistica personale e inconfondibile ad un argomento già molto frequentato dal cinema mondiale (compreso quello nordico), ovvero la complessità dei rapporti famigliari.
La regia di Trier si muove con la consueta morbidezza e fluidità nelle transizioni fra gli spazi e i sentimenti, spesso interrotta da schermi al nero e brusche frenate musicali, e riproduce la natura caleidoscopica dei rapporti, mantenendo una raffinatezza compositiva rarefatta ed essenziale, ma mai algida o priva di pathos. Recensione ❯
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Lei odia gli uomini, lui odia le complicazioni: quando una notte di passione li rende inseparabili, due opposti irriducibili dovranno imparare a convivere. Espandi ▽
Alessandra e Valerio sono accomunati dall’incapacità di avere relazioni stabili, e soprattutto di poter concepire figli. I due si piacciono, fanno – più volte - sesso allegro e irruento, e poi scoprono che Valerio è il nuovo preside del liceo dove insegna Alessandra. Di più: lei rimane incinta. Riusciranno due opposti come loro a trovare un punto di incontro, oltre l’attrazione? 2 cuori e 2 capanne è una commedia romantica leggera ma non stupida, e molto attenta ai mutamenti in corso nella contemporaneità. In modo scanzonato il film affronta temi importanti, dal patriarcato alla violenza sulle donne, dai fermenti scolastici alle tecniche di insegnamento, e sceglie la via del dialogo spiritoso invece che della contrapposizione becera. Bruno torna alla visione più ampia sulla contemporaneità e i ruoli di genere e lascia spazio ad una modulazione dei sentimenti e delle relazioni più complessa e meno scontata, riscoprendo la verve gentile dei suoi inizi con Nessuno mi può giudicare. Recensione ❯
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Un detective viene accusato di un crimine ed è costretto a dimostrare la sua innocenza. Espandi ▽
In un futuro prossimo venturo Chris Raven è un agente del dipartimento rapine e omicidi della polizia di Los Angeles. Sposato e con una figlia adolescente, Chris ha avuto problemi di alcolismo in seguito alla morte del suo mentore. Si ritrova improvvisamente incatenato ad una sedia metallica e messo sotto processo da una giudice AI, l'impassibile Maddox, che lo accusa dell'omicidio di sua moglie Nicole. Chris si dichiara innocente.
In Mercy - Sotto accusa il pubblico ricostruisce insieme al protagonista gli eventi dell'uccisione della moglie in modo virtuale e lo vede intervenire sulla realtà rimanendo confinato alla sua sedia metallica. La regia di Bekmambetov è adrenalinica al punto giusto e lavora in modo pirotecnico sulle immagini generate dalle alte tecnologie.
Alcuni temi sono molto attuali: la fallibilità e violenza della polizia di Los Angeles, per esempio, e l'impunità desiderata da poliziotti che giustificano qualsiasi loro azione confidando nella protezione della divisa. Recensione ❯
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Il ritorno di una delle saghe horror più iconiche e amate di sempre. Espandi ▽
Quando una lettera lo richiama a Silent Hill alla ricerca del suo amore perduto, James ritrova una città totalmente trasformata, abitata da mostri che lo portano a dubitare della sua stessa sanità mentale. Recensione ❯
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Agnes, segnata da una violenza subita, finge che tutto vada bene finché una riunione di classe la costringe a confrontarsi col passato. Espandi ▽
“Mi è successo qualcosa di molto brutto”, dice Agnes, studentessa post laurea e neodocente: quel qualcosa è una violenza sessuale che ha subìto e che cerca ad ogni costo di rimuovere, asserendo agi altri che “tutto va bene”. Una riunione di classe è l’evento che farà riemergere il ricordo della violenza, di cui è stato colpevole un suo ex professore. Sorry, Baby è il film di esordio di Eva Victor, che ne ha scritto la sceneggiatura, dirige e interpreta il ruolo della protagonista. Ed è un esordio folgorante che rivela un vero talento cinematografico e una voce femminile unica e potente. Affronta in modo originale il tema della sopravvivenza a una violenza alternando dramma e humour, con una leggerezza che non è mai svilente di quanto è accaduto e una capacità di andare a fondo nel dolore della protagonista, e di descrivere il danno che la violenza sessuale causa in chi sembra sopravviverle in modo “efficiente”. Recensione ❯
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Un film in cui manca quasi del tutto quello spirito provocatorio, iconoclasta e anarchico che aveva reso Zalone un unicum in Italia. Commedia, Italia2025. Durata 90 Minuti.
Il ritorno di Checco Zalone, diretto da Gennaro Nunziante, autore insieme a Zalone stesso del soggetto e della sceneggiatura. Espandi ▽
Checco Zalone è un "nuovo Paperone italiano", possiede sei Ferrari rosse fiammanti e sta per festeggiare i suoi 50 anni con una festa a tema egizio per 800 invitati. Vive con la sua attuale compagna, una modella messicana 25enne, mentre sua figlia Cristal (in onore allo champagne) abita con la madre, ex modella e aspirante attrice negli spettacoli del suo spocchioso compagno palestinese. Il motto di Checco è che è sempre bello mostrare la propria ricchezza a chi non può permettersela, e si muove fra la Sardegna, Roma e Milano, non facendo assolutamente nulla di produttivo e spendendo e spandendo i soldi del padre imprenditore di successo, che lo considera un emerito coglione. Ma quando Cristal scompare Checco si metterà a cercarla e scoprirà che è partita per percorrere a piedi il Cammino di Santiago. Il padre la segue (inizialmente in Ferrari), scoprendo a poco a poco un lato di sé che non aveva mai considerato, e incontra una bella quarantenne spagnola, Alma, innamorata di un uomo misterioso. Recensione ❯
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Un'ode comica e malinconica sulla condizione umana. Un film toccato dalla grazia, con Toni Servillo che giganteggia. Drammatico, Italia2025. Durata 131 Minuti.
Ritratto immaginario di Mariano De Santis, Presidente della Repubblica alla fine del mandato. Tra dilemmi morali sulle grazie e vita privata, dovrà scegliere. Espandi ▽
Mariano De Santis, il Presidente della Repubblica, è a fine mandato; è infatti entrato nel semestre bianco. Vedovo da otto anni della moglie Aurora, ha due figli. Si trova davanti a due dilemmi morali. Il primo riguarda la richiesta di grazia per Isa Rocca che ha fatto fuori il marito nel sonno dopo essere stata a lungo maltrattata e per Cristiano Arpa, che ha ucciso la moglie malata di Alzheimer. Il secondo: non sa se firmare o no la legge sul diritto all'eutanasia.
La grazia non è un film sulla nostalgia ma sulla memoria che riaffiora nelle parole, nei pensieri, nelle cose che non si sono fatte, nel rapporto con i figli, in particolare Dorotea, dove risalta l'ottima prova di Anna Ferzetti.
Nel film si incrociano le pause del cinema di Sorrentino ma in realtà non c'è un attimo di tregua. La forma, che segna sempre l'identità della sua opera, accompagna il piacere autentico del racconto. Per questo, oltre ad essere sorretto da Toni Servillo che giganteggia, è un dramma privato, una commedia dell'assurdo, un film sentimentale. Un'ode sulla condizione umana. Allegra e triste. Comica e malinconica. Un film toccato dalla grazia. Recensione ❯
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Un film, con un 'mostruoso' Russell Crowe, che ha il merito di porre lo spettatore di fronte all'orrore, provando a dialogare con l'oggi. Drammatico, Storico, Thriller - USA2025. Durata 148 Minuti.
Uno psichiatra della Seconda Guerra Mondiale valuta i leader nazisti prima dei processi di Norimberga, diventando sempre più ossessionato dalla comprensione del male mentre stringe un legame inquietante con Hermann Göring. Espandi ▽
All’indomani della Seconda guerra mondiale, mentre il mondo è ancora sconvolto dagli orrori dell’Olocausto, al tenente colonnello Douglas Kelley, psichiatra dell’esercito americano, viene affidato un incarico senza precedenti: valutare la sanità mentale di Hermann Göring, il famigerato ex braccio destro di Hitler, e di altri alti gerarchi nazisti. Allo stesso tempo, gli Alleati — guidati dal giudice Robert H. Jackson, affrontano l’impresa titanica di istituire un tribunale internazionale, per far sì che il regime nazista risponda dei propri crimini di fronte alla storia. Nel silenzio delle celle, Kelley ingaggia un intenso duello psicologico con Göring, uomo carismatico e manipolatore. Da quello scontro emerge una domanda che ancora oggi tormenta la coscienza del mondo: stavano eseguendo ordini, erano pazzi o semplicemente malvagi? Sul palcoscenico della storia si apre così il processo di Norimberga, un evento che ha cambiato per sempre la storia e l’umanità.
La ‘mostruosa’ interpretazione di Russel Crowe ipoteca l’intero film che però, appena distoglie lo sguardo da Hermann Göring, va fuori fuoco. James Vanderbilt, sceneggiatore di Zodiac e regista, dieci anni fa, di Truth - Il prezzo della verità, si attiene al libro che ha trasporto sul grande schermo e non indaga questo aspetto interessante degli ultimi anni di Göring ma si concentra sull’allestimento del processo di Norimberga e sul tentativo degli americani di carpire una possibile linea difensiva dei gerarchi nazisti con l’aiuto di psichiatri, proprio come il dottor Douglas Kelley, e di psicologi come Gustave Gilbert che gli verrà affiancato. Appena però la narrazione si allontana da questi incontri a due, che sarebbero potuti diventare memorabili per il livello di introspezione, ecco che la drammaturgia perde d’interesse perché il film segue in maniera fin troppo classica la costruzione, teorica e fisica, del processo di Norimberga. Recensione ❯
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James Cameron dirige un film spettacolare dal nobile intento ecologista. E che dà del suo meglio sul fronte dell'azione. Azione, Avventura, Drammatico - USA2025. Durata 195 Minuti.
Jake Sully e Neytiri stanno elaborando, ognuno a modo proprio, il lutto del figlio Neteyam. Entrambi sono convinti che Spider, il ragazzo umano adottato, debba tornare alla base clandestina dove vivono gli altri alleati umani dei Na'vi e dove si trovano container in cui può fare a meno della maschera. Nel viaggio verso la vecchia base, i Sully e la tribù nomade dei Windriders vengono attaccati dal feroce clan vulcanico dei Mangkwan.
Ora il ragazzo è prezioso fino al punto da essere inestimabile, ma allo stesso tempo costituisce anche un terribile pericolo per i Na'vi: se gli umani potessero vivere su Pandora senza supporto senz'altro arriverebbero in massa per colonizzarla. Quaritch inoltre arma i Mangkwan con fucili automatici ed esplosivi, rendendoli terribilmente pericolosi per gli altri Na'vi.
Avatar - Fuoco e cenere conclude il dittico sequel di Avatar, inizialmente progettato da Cameron come un unico film. Lo spettacolo non manca, ma risulta ripetitivo. Il film dà del suo meglio sul fronte dell'azione, dove gli scontri si susseguono quasi costantemente, e dove si rende davvero giustizia al sottotitolo. L'intento ecologista del regista è nobile e di certo il suo mondo in fiamme ha qualcosa da dire sul presente del nostro pianeta. Recensione ❯
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Una commedia brillante e divertente che esplora un momento che non è stato mai davvero raccontato nelle storie d'amore: la pausa di riflessione. Espandi ▽
Walter e Fiorella si sono innamorati trent'anni prima, si sono sposati, hanno avuto due figli, Luca e Martina, e Walter ha aperto un ristorante di cucina tradizionale romana di successo che lo impegna h24. Ma Fiorella è stanca delle assenze del marito dovute proprio all'ossessione per quel ristorante, nonché delle sue reazioni "basiche", come quella che ha avuto quando ha scoperto che Martina è incinta e tutto quello che gli interessa è scoprire chi è il padre del bambino. Fabrizio è innamorato della compagna Valeria ma lei non ne può più di lui e forse si sta già guardando in giro, mentre i genitori di Fabrizio si separano dopo una vita insieme per ingannare il Fisco.
Erica si divide fra un'amica gay e un misterioso ragazzo conosciuto su Internet, che dopo un incontro appassionato le fa ghosting, sparendo dalla circolazione. Gianni, amico e cliente di Walter e suo coetaneo sessantenne, si alterna invece fra quattro archetipi (e stereotipi) femminili - la mamma, la sessuomane, l'intellettuale, la pischella - convinto che insieme costituiscano la donna ideale e che l'uomo sia "poligamo nel DNA". Che cosa accomuna tutti questi personaggi? La decisione, ad un certo punto, di prendersi una pausa, ognuno rispetto ai propri compagni di vita (veri o prospettivi), perché "i sentimenti sono cambiati".
Che cosa funziona nel film? L'interazione fra alcuni degli attori, con Giallini come comune denominatore: Giallini/Gerini, Giallini/Memphis, Giallini/Calabresi. Ancora Giallini travestito da Hulk. Sempre Giallini nella caratterizzazione di un uomo che arriva a capire le evoluzioni della contemporaneità, ma non sempre ad accettarle. E l'inattesa abilità canora di Fabio Volo e Aurora Giovinazzo. Recensione ❯
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Un racconto di tensione, desiderio e inganni ambientato nel cuore dell'alta società, dove niente è come sembra e la perfezione è solo apparenza. Espandi ▽
Millie è alla disperata ricerca di un lavoro e di un alloggio che le permetta di usufruire della libertà condizionata. L'offerta di fare la governante presso la ricca famiglia Winchester le appare come un miraggio, e quando Nina Winchester la assume per badare alla sua casa e alla figlia Cecelia, Milllie pensa di avere svoltato. Ma è l'inizio di un incubo, perché Nina sembra davvero posseduta: la maltratta, la accusa ingiustamente, le affida compiti impossibili. E anche Cecelia si comporta verso di lei in modo inspiegabilmente ostile.
Meno male che dalla sua parte c'è Andrew, il marito di Nina e padre putativo di Cecelia, uomo bellissimo e infinitamente paziente, l'unico che sembra essere in grado di rimettere in riga sua moglie. Ma non tutto è come sembra, così come non è tutto oro quello che luccica.
Dal punto di vista recitativo Una di famiglia è uno spasso, merito soprattutto di Amanda Seyfried, che si conferma attrice in grado di gestire tutte le sfumature di un personaggio, mentre Sydney Sweeney fa leva sulla sua naturale sfuggevolezza per riprodurre la natura liquida della sua Millie. Il film è anche un racconto ammonitore sul rischio di credere alle illusioni perpetuate da certe favole al femminile. Recensione ❯
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Una commedia diretta e interpretata dal duo comico Pio e Amedeo. Espandi ▽
Pio gestisce una comunità di recupero per ragazzi, Amedeo una casa di riposo per anziani. Uno ha una relazione in crisi, l'altro una figlia adolescente irrequieta. Costretti dalle circostanze a vivere sotto lo stesso tetto tra anziani smemorati e giovani casinisti che si fanno la guerra, i due finiranno per scambiarsi consigli non richiesti, infilarsi in situazioni assurde e, tra bollette arretrate e partite a padel, trovare finalmente il coraggio di mettere ordine alle loro vite e scoprire così un nuovo modo di stare assieme.
Li avevamo lasciati, negli ultimi due film firmati da Gennaro Nunziante, a giocare sugli stereotipi Sud/Nord e ricchi/poveri, ora Pio e Amedeo diventano registi e non si muovono dalla loro Puglia per realizzare un'inedita commedia umana.
La loro comicità ribalta e stigmatizza i pregiudizi e gli stereotipi, denunciandone l'esistenza, chiamando le cose con il loro nome e senza intenti moralistici. La coppia ha tempi comici ormai più che rodati ma il montaggio di Simonpietro Saraceno sa prendersi degli spazi per valorizzarli ulteriormente. Recensione ❯
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