| Anno | 2026 |
| Genere | Biografico, Drammatico, |
| Produzione | Regno Unito, Francia, USA |
| Durata | 116 minuti |
| Regia di | Danny Boyle |
| Attori | Jack O'Connell (II), Guy Pearce, Claire Foy, Brian Gleeson, Patrick Kennedy (II) Christopher Fulford, Peter Ferdinando, Stephen Leddington. |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 2 settembre 2026
Un viaggio cinematografico che racconta di un gruppo di visionari e anticonformisti con un'idea per un nuovo tipo di informazione.
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CONSIGLIATO N.D.
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Londra, 1969. Il giovane imprenditore Rupert Murdoch viene dall'Australia ed è deciso a conquistare il mercato britannico della carta stampata. Per questo motivo rileva il piccolo quotidiano The Sun e incontra a cena Larry Lamb, giovane e ambizioso giornalista, per affidargli la direzione. L'idea di Murdoch è reinventare il modo di fare informazione, con un approccio più vicino alla pancia dei lettori e dei metodi tanto pionieristici quanto privi di scrupoli morali. Lamb costruisce da zero quello che diventerà il tabloid per eccellenza, e assembla una squadra che comprende Jules Davies, collega con cui ha anche una frequentazione. Insieme daranno la caccia al prestigioso Daily Mirror, leader di tiratura giornaliera.
L'impero mediatico di Murdoch ha lasciato un segno profondo sul modo in cui consumiamo l'informazione da più di cinquant'anni.
Danny Boyle, vulcanico regista inglese di Trainspotting e The millionaire, indaga gli albori del fenomeno con la consueta verve stilistica e un'energia rocambolesca, adattando uno spettacolo teatrale di successo a firma di James Graham, autore anche della sceneggiatura.
Rimanendo piuttosto fedeli al materiale d'origine, i due tornano indietro al finire degli swinging sixties e al microcosmo di Fleet street nel cuore di Londra, dove si producevano e stampavano tutti i giornali e dove, uscendo la sera dai locali imbottiti di giornalisti, ci si può chinare con l'orecchio a terra e udire le rotative in azione sotto l'asfalto.
È un gesto che ricorda la mitologia del far west, e d'altra parte nella mente di Murdoch c'è proprio la conquista brutale di una frontiera che gli altri non vedono. Basta con l'informazione ingessata e moralista, spazio invece alle passioni della gente comune, consapevoli o meno. Spetterà però a Lamb decidere quali esse siano, passando da un velato scetticismo di fronte alla proposta di Murdoch per arrivare alla conduzione di un brainstorming spietato per trovare la ricetta che renderà il Sun inarrestabile: sport, oroscopi, gadget in regalo e foto di modelle svestite in quella che diventerà la famigerata tradizione della page three.
Boyle e Graham filmano il tutto come un inebriante heist movie sulle tensioni di classe (e di genere) nel mondo britannico, completo di sequenza in cui si "mette insieme la banda". Strada facendo si rivelano molto generosi con il futuro padrone di colossi come Sky e Fox, rendendolo una figura enigmatica e ambivalente che viene però schermata (e sorpresa?) dai peggiori istinti di Lamb.
L'interpretazione di Guy Pearce ha il pregio di evocare in filigrana - per chi vorrà vedercelo - il riflesso del suo Van Buren in The brutalist, in un'ideale continuità simbolica del tycoon come forza mortifera per la civiltà. Jack O'Connell viene invece da un paio di ruoli come malvagio tentatore (in Sinners e nell'ottimo 28 anni dopo proprio per Boyle) che sono qui rovesciati: consumato dall'ambizione e dal senso di rivalsa, è lui ad accettare la scintilla di una visione allettante e a darle forma concreta oltre ogni immaginazione.
Si fa quindi eco a un'ambiguità su Murdoch che permane da decenni anche nella cronaca e che Boyle non è interessato a indagare: non è questo il suo cinema, che è brillante nell'elettrizzare la superficie delle cose e a dare sensazione di profondità perfino a una materia inerte, ma che raramente si cimenta nel moto opposto, scavando dentro la narrativa per rivelarne la complessità.
Oltre a una certa dose di didatticismo (un film sul giornalismo la cui prima scena spiega l'uso delle "cinque W") l'ascesa del Sun è qui inquadrata come un processo maniacale di frizione tattile tra alto e basso, in cui si impugnano con medesima e fatidica convinzione sia il piombo della stampa linotype nei bassifondi oscuri (mettendosi contro i sindacati dei lavoratori, of course) che un singolo filo rosso nell'ufficio del direttore, alterandone la traiettoria verso l'alto fino a superare le vendite degli eterni rivali del Mirror.
Alto e basso, ma anche avanti e indietro: se la storia si limita a coprire il primo anno del tabloid per massimizzare l'intensità del racconto, l'ombra lunga di quegli eventi non può essere ignorata, soprattutto per ciò che ha comportato nel Regno Unito (un cambio totale di cultura fino allo scandalo delle intercettazioni telefoniche scoperchiato nel 2011) oltre che nel mondo globale in cui viviamo, fatto di monopoli, disinformazione e manipolazioni capaci di cambiare il corso della storia. Nel montaggio serrato di Boyle è solo un attimo; a noi, come sempre, il compito di leggere tra le righe.
Un'esplosiva e vorticosa avventura cinematografica su un gruppo di outsider e visionari che ebbero l'idea per un nuovo tipo di informazione: un modello capace di offrire al pubblico ciò che desiderava e di cambiare il volto del mondo in cui viviamo oggi.
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