| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Norvegia, Romania, Svezia, Finlandia, Danimarca, Francia |
| Durata | 146 minuti |
| Regia di | Cristian Mungiu |
| Attori | Sebastian Stan, Renate Reinsve, Giulia Nahmany, Alin Panc . |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 3,66 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 19 maggio 2026
Due padri di famiglia si scontrano sul tema dell'educazione dei figli. Il film è stato premiato al Festival di Cannes,
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CONSIGLIATO SÌ
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L'ingegnere informatico romeno e devoto evangelico Mihai Gheorghiu si trasferisce in Norvegia con la famiglia: la moglie Lisbet, norvegese, e i cinque figli. L'integrazione con il vicinato e con la scuola sembra procedere nel migliore dei modi: in particolare la figlia maggiore di Mihai, Elia, stringe da subito amicizia con Noora, adolescente ribelle e figlia del preside Mats. Gli opposti metodi educativi dei padri - conservatore e pater familias Mihai, permissivo e progressista Mats - finiscono per divergere quando le insegnanti notano dei lividi sul corpo della figlia maggiore di Mihai, Elia. Per la legge norvegese scatta immediatamente la denuncia al potente organo per la Protezione dei bambini, che sottrae i figli alla patria potestà di Mihai, sospettandolo di violenze su minori.
Da sempre attento alle intolleranze e alle contraddizioni in seno alla società, Mungiu abbandona il suo stile ansiogeno con camera a mano per delineare in terra norvegese uno scontro ideologico.
Come nel precedente Animali selvatici, Mungiu si concentra sulle tensioni invisibili in seno a una comunità, su come la miccia del sospetto deflagri rapidamente in incendio. E, come in Un padre, una figlia la burocrazia e l'impenetrabilità di un sistema imperfetto contribuiscono a schiacciare i diritti dell'individuo: così nella corrotta e iniqua Romania come nell'immacolato "modello" norvegese.
L'ambientazione plasma lo stile del regista romeno, che in un certo senso assorbe l'approccio tipico del cinema scandinavo, mentre mette in scena un dibattito morale con algido distacco. Quello tra la famiglia di Mihai e il progressismo norvegese diviene il conflitto tra due intolleranze.
Una è quella, evidente e certificata, della chiesa evangelista, con un metodo educativo che non lesina in punizioni psicologiche (e financo corporali) per ottenere disciplina. L'altra appartiene al capitalismo dal volto umano che regna tra i fiordi, guidata dal positivismo inclusivo e attenta alle questioni identitarie; così estrema nel suo desiderio di proteggere i più deboli da sottrarre i figli ai legittimi genitori, basandosi solo su dei sospetti.
Da un lato il volto rigido e la rabbia trattenuta a stento di Mihai - un sorprendente Sebastian Stan, di nuovo a fianco di una Renate Reinsve castigata - dall'altro i sorrisi affettati e la gentilezza ipocrita dei norvegesi, che calpestano diritti basilari con l'idea di rendere il mondo un luogo migliore. Inevitabile considerare anche la difficoltà di integrazione di una cultura "aliena", malcelata sotto la melassa inclusiva, destinata a emergere nel processo risolutivo dell'epilogo. Permettere di usare lo smartphone o YouTube ai minori è un diritto inalienabile o un metodo educativo che lascia a desiderare quanto le punizioni oscurantiste? Questioni etiche su cui Mungiu non si sbilancia, attento a evidenziare le opposte e inconciliabili esasperazioni.
Solo il rapporto tra Noora, adolescente ribelle e curiosa sessualmente, e Elia, che mal sopporta l'autorità paterna, brilla per sincerità e dona speranza all'idea che possa prevalere, forse, un unione delle virtù dei due mondi, anziché una somma dei rispettivi difetti.
Fjord, l'ultimo lavoro di Cristian Mungiu, per quanto possa sembrare dal titolo, non è un film su un idilliaco panorama nordico. Mungiu, vincitore della Palma d'Oro con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni nel 2007 e di altri importanti premi con Oltre le colline (2012) e Un padre, una figlia (2016) è uno dei registi europei che più ha adottato un realismo severo e rigoroso, minimalista nella forma, ma che [...] Vai alla recensione »