| Anno | 2026 |
| Genere | Horror, Thriller, |
| Produzione | Irlanda, Emirati Arabi Uniti |
| Durata | 107 minuti |
| Al cinema | 206 sale cinematografiche |
| Regia di | Damian McCarthy |
| Attori | Adam Scott, Peter Coonan, David Wilmot, Florence Ordesh, Michael Patrick Carmody Will O'Connell, Brendan Conroy, Austin Amelio. |
| Uscita | mercoledì 5 agosto 2026 |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | 3,00 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento sabato 8 agosto 2026
Un'esperienza horror fondata sulla tensione psicologica, sull'atmosfera e sulla forza delle immagini. Hokum è 3° in classifica al Box Office. sabato 8 agosto ha incassato € 85.887,00 e registrato 51.157 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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In un profondo stato di depressione, Ohm Bauman, cinico scrittore di discreto successo, sceglie di recarsi nel luogo visitato dai genitori poco prima che morissero: un remoto villaggio dell'Irlanda carico di aneddoti su magia nera e stregoneria. Il proprietario del Bilberry Woods Hotel, dove Ohm alloggia, sostiene di aver intrappolato un Cailleach, una potente strega, nella suite matrimoniale. Dopo la scomparsa di Fiona, una ragazza conosciuta in albergo, Ohm decide di indagare a fondo su quanto accaduto.
Già ammantato da un'aura da regista horror indipendente con una poetica riconoscibile, con Hokum Damian McCarthy alza l'asticella, affidandosi a un cast e a una produzione più ambiziosi.
Per il protagonista Ohm Bauman (un nome che fa curiosamente pensare all'unità di misura della resistenza elettrica) sceglie Adam Scott, divenuto un volto familiare grazie all'exploit televisivo di Scissione, una delle migliori serie di Apple Tv. La naturale simpatia e comicità di Scott impedisce di rendere Bauman totalmente sgradevole fin dal primo impatto, nonostante ogni sua uscita verbale trasudi cinismo e misantropia. Naturalmente disilluso rispetto alle storie fantastiche che gli vengono narrate, Ohm scoprirà quanto sia profondo il mistero di quel che si nasconde tra cielo e terra.
Un po' come nel classico The Wicker Man, nel paesino irlandese tutti sono a loro modo bizzarri e ostili, dal manesco tuttofare dell'hotel all'inquietante proprietario, fino al mite eremita dei boschi, che svela a Ohm come molte delle stranezze locali - tra cui capre che saltano sul cofano delle auto per specchiarsi nel parabrezza (forse una metafora della tendenza contemporanea al selfie compulsivo?) - siano legate all'uso di funghi allucinogeni. Da qui in avanti inizia un viaggio che ha a poco a che fare con i colori che siamo soliti associare alla psichedelia e ai viaggi lisergici e molto con il folk horror.
McCarthy ricorre a tutto l'armamentario classico dell'orrore contemporaneo, a cominciare dai jump scares, ma alcuni tocchi rendono originale il suo viaggio nella psiche di Ohm: a cominciare dal misterioso epilogo della trilogia di romanzi sui conquistadores che gli ha regalato la fama, un finale che lo scrittore non riesce a mettere su carta perché incastrato nel suo male di vivere. Una storia cruda, violenta e profondamente pessimista, speculare allo stato d'animo vissuto da Ohm durante la scrittura, che muta progressivamente, di pari passo con la diversa prospettiva con cui il protagonista osserva il mondo. Il trauma, presente da sempre e inevitabilmente nell'animo del protagonista, è affrontato frontalmente e con brutalità, per trovare una via di uscita e un equilibrio esistenziale attraverso un viaggio nei recessi più bui dell'animo umano.
Lo scrittore che si ritira in un albergo per scrivere un libro e che viene perseguitato dai suoi fantasmi, da Shining in qua, potrebbe assomigliare a uno stereotipo, ma dove Jack Torrance fa del male fuori da sé, Ohm infligge dolore soprattutto a se stesso. Il viaggio in Irlanda assomiglia così a una gigantesca sessione di psicoterapia, seppur condita di elementi soprannaturali. Il mystery classico si mescola al fantastico, mantenendo sempre un'originalità di scrittura e una suspense che scricchiola forse nel segmento finale, quando McCarthy cede alla tentazione di rivelare e spiegare troppo di quel che accade a Ohm.
Ancora una volta, in un'epoca che spinge il singolo a diffidare del prossimo e a chiudersi nel conforto dell'inumano - smartphone e altre distrazioni di massa tecnologiche - la chiave di volta passa dal ritrovare fiducia nell'essere umano, in una seconda possibilità concessa a un mondo clamorosamente imperfetto e spesso crudele. Perché solo così, nonostante tutto, vive la speranza di uscirne in qualche modo migliori.
Riassumendo, Hokum è un film in bilico. Tra reale e non così reale, tra le virtù e i limiti di un certo modo - allusivo, ambiguo - di fare cinema horror. Si tira fuori da una storia una paura diversa, e in quantità diverse, a seconda della strada scelta. Eterna è la partita, incerto il risultato: meglio puntare sull'atmosfera o poggiare la paura su una fisicità disgustosa e sanguinolenta? Damian McCarthy, [...] Vai alla recensione »
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