| Titolo originale | The Invite |
| Anno | 2026 |
| Genere | Commedia, Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 107 minuti |
| Al cinema | 88 sale cinematografiche |
| Regia di | Olivia Wilde |
| Attori | Seth Rogen, Olivia Wilde, Penélope Cruz, Edward Norton, Skip Howland Mel Powell, Mario Valdez. |
| Uscita | mercoledì 16 settembre 2026 |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | 3,36 su 23 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 17 settembre 2026
Una graffiante commedia sexy, tra Perfetti sconosciuti e Woody Allen, diretta e interpretata dalla pluripremiata Olivia Wilde. The Invite - Il piacere è tutto nostro è 14° in classifica al Box Office. sabato 10 ottobre ha incassato € 34.696,00 e registrato 268.187 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Joe e Angela sono stati molto innamorati, uniti insieme dalla musica: Joe era un pianista di talento, e Angela amava il suo modo di suonare. Ma dopo molti anni di matrimonio il loro rapporto si è logorato, vittima delle frustrazioni artistiche e professionali di lui e della solitudine domestica di lei: al momento più che parlarsi battibeccano, rinfacciandosi le reciproche delusioni. Quando Angela invita a cena i vicini, la spagnola Pina e lo spirituale Hawk, l'obiettivo di Joe è soprattutto quello di chiedere loro di essere meno rumorosi quando fanno l'amore. Ma la cena con Pina e Hawk scompaginerà le carte per tutti, dando luogo ad un gioco di rivelazioni che coinvolgerà ciascuno dei presenti, mettendo a nudo le meschinità e le paure di tutti. Non guasta che fra Pina e Joe, così come fra Hawk e Angela, ci sia una forte attrazione sessuale, che troverà (possibile) riscontro in una proposta di sesso di gruppo.
The Invite è la terza regia dell'attrice e regista Olivia Wilde, che dopo il promettente debutto dietro la cinepresa con La rivincita delle sfigate e la meno riuscita opera seconda Don't Worry Darling trova una cifra consona al proprio pungente senso dell'umorismo e alla propria verve interpretativa.
The Invite è il remake di un film
spagnolo del 2020, Sentimental di Cesc Gay, a sua volta basato sulla sua pièce
teatrale "Los Vecinos de Arriba" (e forse anche a questo è dovuta la presenza del personaggio di
Pina interpretato da Penelope Cruz), ma assume toni e colori anglosassoni nella riscrittura di Will
McCormack e Rashida Jones ed esce dai canoni rigidi del Kammerspiel grazie alla regia
movimentata di Wilde e al commento musicale incalzante e sincopato di Devonté Hynes, meglio
noto come Blood Orange, che accompagna la progressione geometrica delle scene (Hynes è stato
anche il compositore della serie We Are Who We Are di Luca Guadagnino).
Wilde fa affidamento su un ottimo cast, a cominciare da se stessa, opportunamente ambigua e
contradditoria nel ruolo di Angela, per proseguire con Seth Rogen che attribuisce a Joe, oltre al
suo tipico sarcasmo e alla sua classica risatina chioccia, un sottotesto autenticamente doloroso e
un disincanto molto credibile. A Penelope Cruz tocca il ruolo dell'europea disinibita, che gestisce
con la libertà radicale delle sue scelte artistiche, mentre Edward Norton naviga il ruolo di Hawk,
irritante al punto giusto e in grado di rivelare a poco a poco i vari strati nascosti della sua
personalità sfuggente.
Ci sono momenti in cui l'ambientazione nel solo appartamento di Angela e Joe risulta
claustrofobica, in cui il disagio nell'osservare le sgradevolezze d questi quattro personaggi diventa
incontenibile e in cui l'accumulo degli eventi e delle svolte nella caratterizzazione dei personaggi
appare elaborato ed eccessivo, ma in generale The Invite è una commedia romantica
acida al punto giusto e adatta ai nostri tempi rancorosi e insoddisfatti. Si ride amaro e alla fine un
po' ci si commuove, quando il facile dileggio lascia il posto alla (per niente facile) tenerezza e al
rimpianto.
Una cena a quattro. Per il suo terzo lungometraggio come regista, Olivia Wilde riprende lo schema classico della commedia d'ispirazione teatrale facendo interagire i protagonisti all'interno di un appartamento. I modelli di riferimento sono espliciti. In un'intervista di Marya E. Gates intitolata The Element of Risk: Olivia Wilde on "The Invite" e pubblicata su www.rogerebert.com il 25 giugno, Wilde parla del cinema che l'ha ispirata: "Ovviamente Ingmar Bergman ha esercitato una grande influenza con Scene da un matrimonio (...) lo spazio ristretto è stato trasformato in una sorta di personaggio attraverso riprese con vetri, angolazioni particolari e specchi". Ma soprattutto l'impianto visivo e narrativo ha come modello Settembre di Woody Allen.
Come quel film, The Invite è ambientato in un luogo circoscritto dove le coppie bevono, litigano e vanno in crisi man mano che la serata procede. Ma ci sono altri film che entrano in gioco.
"Con il direttore della
fotografia Adam Newport-Berra - ha aggiunto l'attrice e regista - che è una persona estremamente
creativa e appassionata, sapevamo che la fase di preparazione sarebbe stata l'occasione ideale per
sviluppare una visione comune sugli obiettivi della narrazione visiva, soprattutto considerando che
avrei recitato anch'io nel film. Invece di ricorrere a storyboard o a una lista di inquadrature
dettagliate, abbiamo fatto riferimento a una serie di immagini tratte da film che amavamo come Il
verde prato dell'amore di Agnès Varda, Hannah e le sue sorelle fino a Chi ha paura di Virginia
Woolf?". E ancora: "L'alternanza tra campi lunghi e primissimi piani è stata fortemente influenzata
sa registi come Sidney Lumet e Mike Nichols. L'idea era quella di far sentire il pubblico
intimamente partecipe della crisi emotiva di un personaggio ma anche una sorta di voyeur".
"Qui c'è spesso un'atmosfera conflittuale" - "A noi piace l'atmosfera conflittuale". Già da questo
scambio di battute tra Seth Rogen ed Edward Norton, protagonisti assieme a Pénélope Cruz e la
stessa Olivia Wilde di The Invite, presenti nel trailer ufficiale del film che uscirà in Italia il prossimo
16 settembre, già si respira un clima di tensione sotterranea. Joe (Rogen), un musicista che non è
riuscito a sfondare, torna a casa e scopre che a moglie Angela ha invitato a cena i vicini del piano di
sopra: Pina (Cruz) che è divorziata e Hawk (Norton) che è vedovo. Il matrimonio tra Joe e Angela è
turbolento e logorato dalla routine quotidiana e l'incontro con i loro ospiti fanno prendere alla serata
una piega imprevista.
Dopo l'ottimo esordio alla regia per La rivincita delle sfigate e l'ambizioso e riuscito Don't Worry
Darling, con The Invite il cinema di Olivia Wilde apre ulteriormente i propri orizzonti facendo
ancora una volta un film diverso dai precedenti. Negli Stati Uniti, l'accoglienza critica è stata
entusiasta. Sull'aggregatore Rotten Tomatoes il 96% delle recensioni sono state positive con una
media di 8.1/10. Peter Bradshaw su "The Guardian" - che ha dato al film quattro stelle su cinque -
ne parla come di "una storia bizzarra e toccante in cui la leggerezza di Rogen tiene a freno gli
sviluppi narrativi più stravaganti". A sua volta Kyle Smith sul "The Wall Street Journal" lo
definisce come "una fantasia sfrenata costruita su fondamenta di dolorosa verosimiglianza"
considerandolo uno dei migliori film dell'anno.
Scritto da Will McCormack e Rashida Jones, The Invite è il remake del film spagnolo del 2020
Sentimental di Cesc Gay che ha avuto anche un rifacimento italiano con Vicini di casa di Paolo
Costella. Ha una dedica particolare; prima della fine dei titoli di coda c'è la scritta "a Diane",
riferito a Diane Keaton con cui Olivia Wilde aveva recitato insieme nella commedia natalizia
Natale all'improvviso; per lei è stata un'attrice che ha saputo portare sullo schermo personaggi
femminili unici nella loro complessità e avrebbe desiderato farle vedere questo film a cui sembra
tenere davvero tanto.
Quanto a lungo possiamo continuare ad amare una persona per ciò che è stata? È una domanda scomoda, perché presuppone che l'amore possa continuare a esistere anche quando la relazione che lo aveva generato ha smesso, lentamente, di nutrirlo. È proprio da questa frattura che parte The Invite - Il piacere è tutto nostro, commedia diretta [...] Vai alla recensione »
Non è davvero un film sul sesso. È un film su persone che, a cinquant’anni o quasi, scoprono di non essere diventate ciò che immaginavano. Parla di quell’età in cui il problema non è più immaginare il futuro, ma fare i conti col passato. Con quello che non siamo stati. The Invite non è un film sul desiderio. È un film sul rimpianto.
Joe insegna musica, ma non è il musicista che sognava di essere. Angela vive in una casa bella, curata, piena di oggetti scelti con attenzione, ma quella casa sembra custodire più assenze che felicità. E perfino Hawk e Piña, i vicini che appaiono liberi, sensuali, realizzati, finiscono per mostrare crepe e fragilità sotto la superficie. Nessuno, in questo film, è davvero al riparo dall'insoddisfazione.
È da qui che bisogna partire per capire The Invite, il film diretto e interpretato da Olivia Wilde, adattamento americano della commedia di Cesc Gay "Els veïns de dalt", già diventata il film spagnolo "Sentimental" e il coreano “The People Upstairs”. Perché il sesso, i desideri, le fantasie, le provocazioni che animano la lunga cena al centro del racconto sono soltanto la forma che il film sceglie per parlare di qualcosa di più profondo. Di quel sottile scarto tra la vita che abbiamo costruito e quella che immaginavamo di vivere.
Lo si era già intuito dai suoi precedenti La rivincita delle sfigate e Don’t Worry Darling, ma con The Invite - Il piacere è tutto nostro Olivia Wilde consacra definitivamente il suo stile dietro la macchina da presa, firmando una commedia irresistibile, scorretta quanto basta, che mira a rovesciare i rassicuranti tabù sulla coppia, l’amore e il matrimonio, raccontando la bellezza di ascoltarsi, e di essere imperfetti ma liberi e autori delle proprie scelte in prima persona. Quali che siano.
I perbenisti sono avvertiti, nella nuova commedia di Wilde l’intento è ricordare a chi guarda che ogni certezza e scala valoriale può essere tranquillamente sovvertita, incrinata, messa in discussione ed eventualmente superata.
La regista si cimenta con una duplice sfida: da una parte sceglie di autodirigersi, e assegnarsi il non facile ruolo di Angela, moglie insoddisfatta del matrimonio con il suo Joe (Seth Rogen) sprofondato nella routine, che ascolta e invidia gli orgasmi multipli e chiassosi della vicina. Dall’altra, girare un film “camera e cucina”, senza spazi esterni, tutto concentrato in un'unica location, la casa. Il che rappresenta un notevole rischio cinematografico, il disastro è dietro l’angolo se non si tratta di Carnage di Roman Polanski o, per parlare di un film che ha battuto il record mondiale di remake, Perfetti Sconosciuti (guarda la video recensione) di Paolo Genovese.
I vizi privati delle coppie della buona borghesia, che siano europee o nordamericane conta quasi meno dello status economico, sociale e culturale a cui appartengono, non sono certo un soggetto nuovo per la drammaturgia teatrale come per quella cinematografica. In particolare, il gioco al massacro a quattro, un meccanismo del quale potremmo identificare l'emblematico capostipite in Chi ha paura di Virginia [...] Vai alla recensione »
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