Butterfly Jam

Film 2026 | Drammatico

Regia di Kantemir Balagov. Un film Da vedere 2026 con Talha Akdogan, Barry Keoghan, Monica Bellucci, Harry Melling, Riley Keough. Cast completo Genere Drammatico - Francia, USA, 2026, - MYmonetro 3,25 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 21 maggio 2026

Un dramma ambientato nella comunità circassa del New Jersey.

Consigliato sì!
3,25/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,00
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
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Un grande film. Una riflessione sulla relazione tra i corpi che conferma il talento di Balagov.
Recensione di Roberto Manassero
giovedì 14 maggio 2026
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A Newark, nel New Jersey, l'adolescente Temir cresce con il padre Azik, cuoco nel ristorante gestito dalla sorella Zalya, nella comunità degli immigrati circassici, regione caucasica della Russia. Temir è un promettente campione di lotta libera e assiste tra l'ammirazione e la vergogna alle intemperanze del genitore, che si comporta come un bambinone mai cresciuto e si accompagna sempre con l'amico fuori di testa Marat. Sperando di far ottenere al padre un nuovo lavoro più ambizioso, Temir scatenerà in buona fede una catena di eventi che porteranno a una inevitabile tragedia.

Kantemir Balagov, promessa del cinema russo con i precedenti, bellissimi Closeness e La ragazza d'autunno, gira il suo primo film internazionale, dopo aver lasciato il suo Paese in seguito all'invasione dell'Ucraina.

Butterfly Jam è stato scritto da Balagov e dalla scrittrice Marina Stepnova quando il regista ancora viveva in Russia. Il cuore del film era già la relazione tra un padre e un figlio, e soprattutto l'adorazione che un figlio sviluppa verso un padre, tra amore e vergogna, negazione e mitizzazione. La fuga negli Stati Uniti e l'obbligo di adattare il suo cinema a una nuova realtà hanno spinto Balagov ad aggiungere il tema dello sradicamento della comunità circassica negli Stati Uniti, trasformato in una sorta di condizione esistenziale per tutti i personaggi del film, in un'atmosfera crudamente realista ammantata però di simbolismo.

Anche in un contesto estraneo al suo mondo (il film è stato girato in parte negli Stati Uniti e in parte in Francia), Balagov mantiene come asse portante del suo cinema la relazione fra i corpi, il contesto emozionale e sentimentale della famiglia come centro dell'identità e soprattutto del linguaggio. Rispetto al soffocamento fisico del suo primo film, Tesnota, che fu rivelato proprio a Cannes, e all'oppressione anche storica del successivo La ragazza d'autunno, ambientato nell'immediato dopoguerra nella San Pietroburgo ancora stremata dall'assedio, in Butterfly Jam tutto suona meno drammatico e al tempo sottilmente superficiale, o meglio ancora vuoto, come se i suoi protagonisti non potessero fare veramente parte del loro stesso mondo.

Il film mette in scena una tragedia ma lo fa in maniera meccanica, con il dramma che s'innesca come una serie di conseguenze a catena in sospeso tra violenza e realismo magico. Al cuore del film c'è il tema cinematograficamente potentissimo dell'incapacità di trovare le parole per definire i sentimenti e spiegare gli eventi (il nome da dare a una figlia, la confessione su un omicidio) e di conseguenza la scelta di un linguaggio del corpo forte e disturbante, con scene di lotta che diventano abbracci, botte che si fanno atti d'amore, colluttazioni che diventano uno stupro.

Balagov ha un talento innato per il cinema, usa gli spazi, i suoni, il fuoricampo per costruire sequenze dilatate che portano il peso dello spazio e del tempo occupati e vissuti dai suoi personaggi. Il suo film è fatto di gesti, contatti, corpi, anche cibo (come indica del resto il titolo), con il compito di dire ciò che le parole non riescono e non possono dire. A togliere respiro al suo film è l'eccesso di costruzione narrativa delle situazioni, che fanno eco le une con le altre, tra rime interne e ritorni, creando un tessuto di grande compattezza che ricorda molto da vicino (anche per la presenza di Barry Keoghan in un ruolo pressoché identico) Bird di Andrea Arnold.

Butterfly Jam abbraccia e al tempo stesso rifiuta coraggiosamente tutti i generi che sfiora (il noir, il melodramma famigliare, anche il coming of age nel rapporto fra Temir e la compagna di lotta Alike, protagonisti della scena più bella ed emozionante), ma per questo, tra ironia e realismo magico (vedere la presenza di Monica Bellucci nel finale), svela un lavoro fin troppo consapevole che si scontra, all'opposto, con l'istintività distruttiva dei suoi personaggi.

Distanti dalla loro terra d'origine (che Temir sogna di visitare un giorno senza saperne nulla), stranieri in quella in cui sono nati o sono arrivati da giovani, i protagonisti di Balagov sono coinvolti in un dramma senza nome, legati da rapporti ambigui, se non a ruoli invertiti, col figlio che fa da padre al padre (ed è intensa la relazione tra l'esordiente Talha Akdogan e Barry Keoghan) e la sorella (interpreta da Riley Keough) che fa da madre a tutti, e una prefica fasulla che, paradossalmente, è l'unica a trovare le parole, benché false, durante il funerale.

Non un film perfetto, purtroppo, ma nonostante tutto un grande film.

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