| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | USA |
| Durata | 76 minuti |
| Al cinema | 2 sale cinematografiche |
| Regia di | Alexandre O. Philippe |
| Attori | Kim Novak . |
| Uscita | giovedì 30 luglio 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Madison Pictures |
| MYmonetro | 3,25 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 30 luglio 2026
Il ritratto lirico e intimo di una donna che rifiutò di lasciarsi plasmare dall'industria che voleva definirla. Kim Novak's Vertigo è 81° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 377,00 e registrato 841 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Una Kim Novak novantatreenne racconta se stessa ripercorrendo non solo la propria carriera di star hollywoodiana ma cercando anche di comprendere retrospettivamente le ragioni che l'hanno portata a lasciare il cinema quando era all'apice della carriera nel 1980. Una consistente sezione del breve documentario è dedicata al suo rapporto con il doppio ruolo interpretato in Vertigo.
Alexandre O. Philippe riesce, grazie all'esperienza che gli è propria in documentari sul cinema, a far emergere lati nascosti della personalità della star.
Kim Novak in questo documentario dimostra di non essere solo una pittrice appassionata ma anche di sapersi autoritrarre grazie a un professionista che sa mettersi intelligentemente al suo servizio avendo chiari gli obiettivi che vuole raggiungere. Rispetto alle scarse aspettative che Novak dichiara in apertura ci troviamo invece di fronte a un susseguirsi di rivelazioni e di considerazioni che contribuiscono a comprendere perché un'attrice di successo decida di chiudere (quasi) totalmente con il mondo dello spettacolo.
Già quanto racconta sulla propria nascita farebbe la gioia di uno psicoanalista e se ci si aggiunge il complesso rapporto con la figura paterna, su cui si torna in diverse occasioni, si può comprendere come da subito questa narrazione si riveli interessante. Senza mai lasciare il benché minimo spazio al gossip ci vengono descritti i suoi rapporti con alcuni partner sui set ma, soprattutto, tutte le fragilità che hanno attraversato la vita professionale di una re-attrice. Perché così si descrive Kim.
Il termine attrice per lei è praticamente sinonimo di finzione, di forzatura. Mentre invece il reagire a battute altrui o a situazioni è ciò che ritiene qualifichi la propria professionalità e abbia finito con il determinarne il successo. Philippe sostiene la sua narrazione con brevi scene dai film che l'hanno vista protagonista per poi lasciare ampio spazio alle riflessioni che la sua partecipazione a Vertigo le ha suscitato spingendola a riflettere su quello che lei stessa definisce il proprio bipolarismo.
L'analisi del suo doppio ruolo raggiunge il vertice quando si giunge a parlare di uno degli abiti indossati durante le riprese che si trova accuratamente chiuso in una scatola mai più aperta da allora. Anche questa sorta di presa di distanza si rivela come molto significativa trovando una motivazione in quanto poi vedremo accadere.
L'immagine di una spirale luminosa, che assomiglia a un sole allungato, incornicia il volto dal sorriso ineffabile di una donna meravigliosa, così accessibile nella morbidezza delle fattezze, eppure così sfuggente nella distanza sublimata di una laica Madonna da venerare come simulacro di una visione perturbante . Ma non si tratta di un riflesso, di una proiezione o di un ricordo anonimo.
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