| Anno | 2025 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Colombia, Germania, Svezia |
| Durata | 120 minuti |
| Al cinema | 14 sale cinematografiche |
| Regia di | Simón Mesa Soto |
| Attori | Ubeimar Rios, Rebeca Andrade, Guillermo Cardona, Alisson Correa, Margarita Soto Humberto Restrepo. |
| Uscita | giovedì 26 marzo 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Cineclub Internazionale |
| MYmonetro | 3,30 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 17 marzo 2026
Un poeta caduto nel dimenticatoio ha la possibilità di aiutare un'adolescente. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Spirit Awards, 1 candidatura a Goya, Un poeta è 108° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 325,00 e registrato 348 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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A Medellín, Oscar ha raggiunto la mezza età senza mai consacrarsi come poeta di successo dopo qualche pubblicazione giovanile. La vocazione non lo ha però abbandonato, nonostante ora sia disoccupato, divorziato e senza un soldo, sperando di svoltare con le proposte di investimento truffaldine di un amico e prendendosi nel frattempo cura della madre anziana con cui vive. Quando si decide ad accettare un ruolo di insegnante per mettersi finalmente al lavoro, tra gli studenti viene colpito dalla quindicenne Yurlady; la ragazza sembra possedere del talento per la composizione, e Oscar le fa da mentore convincendola a partecipare a un concorso di poesia.
Commedia amara sui sogni infranti e sul cinismo imperante, il secondo lungometraggio di Simon Mesa Soto è animato da un disagio vivido, e possiede un certo pathos a tinte grottesche che gli dà sicuramente carattere.
Il regista colombiano, habitué del Festival di Cannes sia dai tempi dei suoi cortometraggi e per quest'opera ricompensato con il premio della giuria di Un certain regard, cattura ruvidamente in pellicola un mondo disperato in cui tutti annaspano e guardano al proprio interesse, e la cocciutaggine irresponsabile (ma in fin dei conti sincera) di Oscar è l'unica a segnare una controtendenza.
Il protagonista - a cui si può ascrivere buona parte dei meriti del film - è interpretato dall'attore non professionista Ubeimar Rios, figura intrisa di una tragicità spiegazzata che la rende immediatamente e dolorosamente credibile. A tratti infantile, qua e là patetico, il "poeta" sembra vinto dalla vita eppure nasconde ancora un fervore autentico, per sua sfortuna visibile soprattutto quando dibatte animatamente i meriti artistici di Paulo Coelho e Gabriel García Márquez, o nelle inopportune tirate da ubriaco in cui si lancia davanti ai colleghi.
Sublimare se stesso nell'altruismo verso una giovane poetessa è il suo atto ultimo e radicale, e anche quello finirà per metterlo nei guai. Dietro un velo di assurdo quasi fantozziano (che soprattutto nella seconda parte tende a esagerare, vanificando un po' il solido lavoro di costruzione iniziale) Soto architetta una parabola di moralità perduta in un contesto in cui chi è povero sente di dover competere con altri poveri. Anche l'ideale artistico della poesia come ultimo baluardo di purezza viene messo alla berlina, in una satira sociale che lo rende ennesimo espediente per mettere un piede nella porta.
In questo senso è interessante che il film veda la luce nello stesso anno di La mattina scrivo di Valérie Donzelli - emisferi di provenienza diversi, toni del racconto che non potrebbero essere più opposti, ma due storie radicate entrambe nel parossismo dell'impossibilità del lavoro culturale al giorno d'oggi. Come lo yin e lo yang, i rispettivi protagonisti scelgono l'integralismo del rifiuto di fronte a un sistema che non li vede e non li prevede; uno si radica nella dignità sommessa ed estrema, mentre l'altro (il povero Oscar) ha da tempo accettato l'umiliazione eppure rimane in cerca della scintilla che lo porti al riscatto.
È da tenere d'occhio, questo colombiano all'opera seconda. Non tanto per la perizia in quell'arte alchemica che è diventata il farsi dare i soldi per fare un film, quanto perché, fortunatamente, Un poeta, Premio della Giuria al Certain regard 2025, non si ferma lì e intercetta qualcosa di non banale. Quello del titolo è Oscar, eterno adolescente di mezza età che, dopo qualche premio giovanile, non [...] Vai alla recensione »