| Anno | 1966 |
| Genere | Western, |
| Produzione | Italia, Spagna |
| Durata | 87 minuti |
| Al cinema | 2 sale cinematografiche |
| Regia di | Sergio Corbucci |
| Attori | Franco Nero, Loredana Nusciak, José Badalo, Angel Alvarez, Eduardo Fajardo José Bodalo, Luciano Rossi, Gino Pernice, Simón Arriaga, Giovanni Ivan Scratuglia, Remo De Angelis, Rafael Albaicín, José Canalejas. |
| Uscita | martedì 16 giugno 2026 |
| Tag | Da vedere 1966 |
| Distribuzione | CG Entertainment |
| MYmonetro | 3,57 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 5 giugno 2026
Django, per vendicare la moglie uccisa durante la guerra civile dal maggiore Winchester Jack, raggiunge con la sua nuova donna, Norma, il confine messicano. Django è 80° in classifica al Box Office. giovedì 18 giugno ha incassato € 199,00 e registrato 912 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Un uomo a piedi procede trascinando nel fango una pesante bara. Assiste alla fustigazione di una donna da parte di una banda di messicani che vengono uccisi da dei razzisti yankee che, a loro volta, rappresentano una minaccia per lei. Li elimina tutti e la porta nella vicina città semi abbandonata dove faceva la prostituta. Di lì a poco il capo dei sudisti, il maggiore Jackson, si presenta con i suoi uomini per vendicare gli uccisi.
Sergio Corbucci firma il film che lo farà diventare famoso nel mondo fino a stimolare la creatività di Quentin Tarantino.
L'idea di questo film nasce sul set di Johnny Oro dalle discussioni tra Corbucci, il produttore Manolo Bolognini e lo sceneggiatore Franco Rossetti. Inizialmente si pensa come protagonista a Mark Damon ma poi si passa a Franco Nero che in quello stesso anno passerà dal ruolo di Abele nel Kolossal di John Huston La Bibbia a quello del temibile pistolero. Sullo sfondo, come già accaduto con Per un pugno di dollari, abbiamo La sfida del samurai di Akira Kurosawa.
Corbucci immette nel plot di partenza (il pistolero solitario che giunge in un paese semi abbandonato e vessato da malfattori) un elemento che lo differenzia nettamente da quanto visto sinora nello spaghetti western: la violenza mostrata e non solo evocata. Le scene del taglio dell'orecchio e del martirio del protagonista restano nella memoria degli spettatori. L'originalità è rinvenibile anche nella commistione di situazioni già presenti altrove, ma qui in collisione tra loro, e nell'ambientazione. Django si trova di fronte a due bande. Una è guidata dallo pseudo rivoluzionario messicano generale Rodriguez mentre l'altra ha al comando il maggiore Jackson che raccoglie, a guerra di Secessione ormai conclusa, sudisti uniti da un irriducibile razzismo che compiono le loro imprese con un cappuccio rosso che ne nasconde le identità e li accomuna al Ku Klux Klan.
Per una di quelle circostanze che al momento appaiono come negative ma finiscono con il contribuire al successo di un film, la produzione nega, ritenendola una scelta troppo costosa, la neve al regista il quale deve accontentarsi del fango che diventa, grazie ad intuito e creatività tutte italiane, ciò che incupisce ancora di più una vicenda in cui non c'è spazio per l'ottimismo.
Django si trascina dietro un evidente simbolo di morte (di cui, ad un certo punto, si scoprirà il contenuto) e il suo destino non è quello dell'eroe trionfatore. La stessa vita di Maria, la prostituta da lui salvata, non ha un esito troppo soddisfacente.
Per quanto riguarda la neve Corbucci si rifarà con Il grande silenzio ma questo resta il vertice di un'ampia e comunque importante filmografia che lo ha visto passare da un genere all'altro sempre con competenza e controllo della materia.
Nessuno si salva in questo film (anche il sacerdote sta dalla parte dei cattivi) dove anche un segno della croce può segnalare un pericolo mortale imminente.
Django, per vendicare la moglie uccisa durante la guerra civile dal maggiore Winchester Jack, raggiunge con la sua nuova donna, Norma, il confine messicano dove la banda del maggiore compie numerose razzie. Dopo molte avventure ucciderà il "cattivo".
<<Ford aveva John Wayne, Leone aveva Clint Eastwood, io ho Franco Nero>>. Con questa frase, S. Corbucci presentava un ambizioso ed allora esordiente attore, l'interprete di Django. E' la storia di un enigmatico pistolero, che appare sulla scena trascinando con sè una cassa da morto, col desiderio di vendicare la moglie assassinata dal fanatico maggiore Jackson, comandante [...] Vai alla recensione »