| Titolo originale | Terminator 2: Judgment Day |
| Anno | 1991 |
| Genere | Fantascienza, |
| Produzione | USA |
| Durata | 135 minuti |
| Al cinema | 10 sale cinematografiche |
| Regia di | James Cameron |
| Attori | Arnold Schwarzenegger, Edward Furlong, Linda Hamilton, Robert Patrick, Earl Boen Joe Morton, Xander Berkeley, S. Epatha Merkerson, Castulo Guerra, Danny Cooksey, Jenette Goldstein, Leslie Hamilton Gearren, Ken Gibbel, Robert Winley, Shane Wilder, Michael Edwards, Peter Schrum, Dean Norris. |
| Uscita | venerdì 28 agosto 2026 |
| Tag | Da vedere 1991 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | 3,76 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 26 agosto 2026
Argomenti: Terminator
Il racconto inizia là dove termina il film precedente: Terminator. La protagonista è imprigionata in un ospedale psichiatrico. Il figlio avuto dall'uomo che l'aveva protetta nel primo episodio è stato adottato. Il film ha ottenuto 6 candidature e vinto 4 Premi Oscar, Terminator 2 - Il giorno del giudizio è 10° in classifica al Box Office. sabato 29 agosto ha incassato € 26.603,00 e registrato 6.286 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Nel 2029 infuria la guerra tra umani e robot, in un panorama apocalittico devastato dalla guerra nucleare scoppiata negli anni '90. Le speranze dell'umanità sono legate a John Connor, leader della resistenza. Dopo il tentativo fallito nel 1984 di eliminare Sarah Connor, madre di John, le macchine inviano indietro nel tempo, nel 1991, un nuovo Terminator evoluto, il T-1000, per uccidere il ragazzo. Ma John stesso ha mandato nel passato anche un Terminator riprogrammato per proteggerlo da questa eventualità.
Di troppi film si sostiene, con una certa leggerezza, che abbiano cambiato la storia del cinema. Nel caso di Terminator 2 - Il giorno del giudizio l'iperbole è quantomai giustificata.
Non soltanto per la scala produttiva, per la spettacolarità o per la capacità di James Cameron di trasformare un sequel in qualcosa di più grande e ambizioso dell'originale, come già fu per Aliens - Scontro finale, ma soprattutto perché Terminator 2 - Il giorno del giudizio sembra appartenere contemporaneamente a due epoche: quella in cui è stato realizzato e quella che il suo immaginario ha contribuito a prefigurare.
Sul piano degli effetti speciali, nel 1991 non si era mai visto nulla di simile. Il T-1000, interpretato con impassibilità da cyborg da Robert Patrick, è una creatura che sembra violare le regole stesse della materia: si deforma, si ricompone, attraversa le superfici, assume altre sembianze. Il morphing digitale realizzato da Industrial Light & Magic non è soltanto un prodigio tecnico, ma diventa parte integrante della drammaturgia. La tecnologia non serve a rendere più spettacolare un personaggio già concepito: è il personaggio. E proprio per questo gli effetti, a distanza di decenni, conservano una sorprendente efficacia. Quella superficie metallica e liquida è uno dei momenti fondativi della computer graphics cinematografica contemporanea, un punto di partenza studiato, imitato e sviluppato in innumerevoli direzioni.
Il paradosso è che Cameron utilizza una tecnologia all'avanguardia per raccontare una storia dominata dalla paura della tecnologia. Si serve dello high tech più evoluto per raccontare come affidarsi ciecamente a questo possa determinare la fine della nostra civiltà. Terminator 2 è infatti un film immerso nel passato quanto proiettato verso il futuro. Da una parte recupera la paranoia nucleare della Guerra fredda, il timore di una catastrofe capace di cancellare l'umanità, e la tradizione del western: duelli, inseguimenti, corpi messi alla prova, pistole e fucili come strumenti di una mitologia primitiva. Dall'altra immagina Skynet, un'intelligenza artificiale militare che sviluppa una propria autonomia e decide che l'umanità costituisca il principale ostacolo alla propria sopravvivenza.
È qui che la fantascienza di Cameron acquista una forza profetica che va oltre la precisione delle singole previsioni. Skynet non è una semplice macchina impazzita: rappresenta l'idea di un progresso tecnologico diventato irreversibile, capace di sottrarsi al controllo dei propri creatori. La paura non riguarda più soltanto la bomba atomica, ma la possibilità che gli strumenti costruiti dall'uomo comincino a prendere decisioni senza l'uomo. Il futuro tecnologico, anziché coincidere con la promessa di emancipazione, può trasformarsi nel suo opposto.
La stessa intuizione attraversa la costruzione dei personaggi. Sarah Connor non è più la ragazza vulnerabile del primo Terminator: è diventata una guerriera ossessionata dalla sopravvivenza e dalla necessità di preparare il figlio al futuro. Cameron, ancora una volta, affida a una protagonista femminile una centralità fisica e narrativa tutt'altro che scontata per il cinema d'azione hollywoodiano. Ma il film compie anche un movimento inverso, trasformando il gigantesco T-800 - con uno straordinario Schwarzenegger, autoironico ed esasperato nella sua stasi robotica - in una figura quasi paterna. Il corpo che nel primo capitolo rappresentava la minaccia definitiva diventa quello incaricato di proteggere un adolescente e insegnargli una regola elementare: il futuro non è necessariamente già scritto.
Da qui deriva la componente più sorprendente del film. Terminator 2 è un kolossal costruito sulla distruzione, ma il suo vero tema è la possibilità di modificarla. La profezia può essere spezzata, il destino riscritto, la macchina riconvertita a strumento di protezione. La tecnologia che ha prodotto l'apocalisse può dunque essere utilizzata contro l'apocalisse stessa.
Tutto converge nel finale, una conclusione struggente, proprio perché ribalta la logica dell'intero film: la macchina, apparentemente priva di sentimenti, compie il gesto più umano possibile, degno delle leggi di Asimov e dell'insperata umanità degli androidi di Dick. Il futuro non viene salvato dalla tecnologia, ma dalla capacità di attribuirle un valore diverso.
In questo equilibrio tra apocalisse e speranza, spettacolo e malinconia, Terminator 2 trova la propria irriducibile modernità. È un film figlio della paura nucleare del Novecento che intuisce le inquietudini tecnologiche del secolo successivo, ma anche un blockbuster che non rinuncia a credere nella possibilità di cambiare il corso degli eventi. Cameron mette in scena il giorno del giudizio e, contemporaneamente, suggerisce che non sia ancora troppo tardi per rimandarlo. Sbaglia chi si limita a ritenerlo un caposaldo dell'action movie: Terminator 2 è molto di più.
Il racconto inizia là dove termina il film precedente: Terminator. La protagonista è imprigionata in un ospedale psichiatrico. Il figlio avuto dall'uomo che l'aveva protetta nel primo episodio è stato adottato. È un ragazzo turbolento, ma dalle grandi potenzialità. È destinato a comandare gli uomini nella futura guerra contro i robot. Due cyborg vengono inviati sulla Terra. Uno deve uccidere il ragazzo, l'altro proteggerlo. Quest'ultimo ha curiosamente le fattezze del cyborg cattivo del precedente episodio. La sceneggiatura è al servizio di Schwarzy! La madre nel frattempo fugge dall'istituto e aiutata dal cyborg buono distrugge quello cattivo in un finale ad alto potenziale emotivo. Sequel che non tradisce le aspettative. Con un budget più sostanzioso Cameron racconta la più improbabile delle avventure con tale abilità da coinvolgere anche lo spettatore più riottoso. Grandi effetti speciali curati dalla società della quale è proprietario George Lucas e un finale che volge al patetico con il cyborg che compie una sorta di suicidio, tra la commozione elaborata dagli esperti della comunicazione di massa. Comunque il film ha vinto ben 4 Oscar (trucco, sonoro, effetti sonori, effetti speciali) proponendosi come uno dei risultati più eclatanti nel cinema di grande intrattenimento. Schwarzenegger, come sempre, si defila abilmente sul piano recitativo con espedienti che denotano più intelligenza che talento.
Il secondo capitolo della saga è sicuramente il meglio riuscito. Cameron concilia la fantascienza con una serie spunti che portano lo spettatore a riflettere sul concetto di umanità e sugli errori che l'uomo sta compiendo per il progresso: siamo negli anni '90 e sembra non esserci freno al progresso tecnologico incontrollato. Una macchina più umana dell'uomo, senza [...] Vai alla recensione »
«Non dire “Affermativo” o cavolate simili. Se qualcuno fa il duro con te digli “Attaccati”. E se vuoi fare un po’ il fanatico gli fai “Hasta la vista, baby”. Così l’undicenne John Connor (Edward Furlong) catechizza T850 modello 101 meglio noto come Terminator (Arnold Schwarzenegger). Il ragazzino, destinato a essere il futuro capo della resistenza umana contro i robot, insegna il linguaggio degli uomini [...] Vai alla recensione »
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