| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Messico, Francia |
| Durata | 93 minuti |
| Regia di | David Pablos |
| Attori | Victor Prieto Simental, Osvaldo Sanchez Valenzuela . |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento mercoledì 10 settembre 2025
Nel nord del Messico, il giovane ribelle Veneno convince un camionista a dargli un passaggio. Il viaggio svela intimità e pericolosi fantasmi del passato. Il film è stato premiato a Venezia,
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Lungo le autostrade del Messico, il giovane Veneno fa il suo cammino tra una stazione di servizio e un ristorante, scroccando passaggi dai camionisti e offrendo sesso come moneta di scambio o come semplice passatempo. L'incontro con Muñeco si rivelerà più duraturo, con i due uomini che sono diversi per età e provenienza ma che fanno un patto per aiutarsi a vicenda, specialmente quando Muñeco si offre di aiutare a smerciare la cocaina che Veneno si porta dietro. Ci sarà anche spazio per una certa familiarità e una scoperta reciproca, che è però sempre a rischio in un ambiente in cui il pericolo è dietro l'angolo.
Una fotografia on the road del Messico profondo girato con stile contemporaneo e attenzione allo sguardo queer, che si mescola ai codici del genere thriller. È il quarto lavoro del regista messicano David Pablos, già noto per Las elegidas e per il successivo El baile de los 41, meno fortunato.
Da entrambi Pablos riprende il racconto di un paese attraverso gli ambienti dello sfruttamento e dell'emarginazione, oltre allo sviluppo di tematiche relative all'omosessualità. Per chi non ha nulla anche l'identità sessuale è un lusso, e il mondo rappresentato da En el camino richiede prima di tutto di non fare gli schizzinosi: il sesso, come del resto ogni altra cosa, è transazione, scambio, avanzamento. La peculiare relazione che si sviluppa tra i due protagonisti è tutta giocata su questa ambiguità, su dove inizia la scoperta e dove finisca il bisogno, e di come entrambi vadano messi da parte quando c'è da pensare alla sopravvivenza. L'ipermascolinità la fa da padrone, con le donne relegate a un ruolo ancillare anche se pure loro sono chiamate a partecipare nell'ecosistema sessuale che regna incontrastato.
Visivamente, i neon degli abitacoli e delle baracche si alternano al chiaroscuro di locali sonnolenti con i battenti ancora chiusi, mentre all'esterno i paesaggi desertici segnano la distanza da percorrere fino al prossimo riparo. La composizione dell'immagine lavora molto sulla profondità, come a includere quanti più dettagli possibili del contesto in cui si muovono Veneno e Muñeco, un milieu che gioca sul dentro e il fuori, su un complesso, precario sistema economico e di potere che però in qualche modo si tiene insieme.
Così come si tiene insieme il sottile mélange di tensione e approfondimento psicologico, che si concede qualche momento di leggerezza pur nella gravità generale. C'è l'impressione diffusa di un cinema fatto secondo formula, dosando i necessari ingredienti arthouse e provocatori su una base attenta a rimanere accessibile e patinata anche nei suoi momenti più brutali. Si tratta però di un prodotto solido per Pablos - la cui poetica si mette sempre più a fuoco - e con sufficiente capacità di evocare un luogo e il peculiare equilibrio umano che lo popola.
Veneno è un giovane sbandato che si prostituisce e spaccia droga nelle squallide locande che costellano il paesaggio desertico del Messico settentrionale. Muñeco è un camionista dalla scorza dura, un marito-padre assente, un cocainomane. Lungo le infinite autostrade del paese, in un contesto aggressivamente machista, fra i due nasce un'intimità inattesa, presto minacciata dalle ombre del passato.