| Titolo originale | Kuang ye shi dai |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Cina |
| Durata | 160 minuti |
| Al cinema | 8 sale cinematografiche |
| Regia di | Gan Bi |
| Attori | Jackson Yee, Qi Shu, Mark Chao, Gengxi Li, Jue Huang Yongzhong Chen, Zhang Yi, Lei Hao, Lee Hong-Chi, Zijian Dong. |
| Uscita | giovedì 23 aprile 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | 3,82 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 17 aprile 2026
In un futuro dove i sogni sono aboliti, un "Fantasticatore" viene riportato in vita con pellicola e rivive più vite, fino alla fine del mondo (e del cinema). Il film è stato premiato al Festival di Cannes, Resurrection è 28° in classifica al Box Office. sabato 9 maggio ha incassato € 1.937,00 e registrato 10.641 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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In un tempo imprecisato, l'umanità ha scoperto che rinunciando ai sogni potrà vivere per sempre. Alcuni individui, denominati fantasmers, ossia "Fantasticatori", continuano a sognare e, pur consumandosi nel farlo, acquisiscono il potere di viaggiare nel tempo, specie se direzionati dai "Grandi Altri". Una di questi ultimi trova un Fantasticatore in una sala dell'oppio e gli ridà vita innestandogli della pellicola cinematografica: la creatura ritornerà giovane e vivrà storie differenti, fino alla fine del mondo (e del cinema).
La morte del cinema. Un concetto celebrato e ripercorso nei decenni principalmente da altro cinema. Perché sembra che sia nella natura stessa della settima arte il discorso autoriferito e in particolar modo relativo alla propria fine, anticipata, annunciata e poi infine costantemente rimandata, attraverso una rinascita sotto nuove forme.
L'ambiziosissimo Bi Gan, talento del cinema cinese divenuto al quarto film già autore riverito a livello mondiale, si cimenta sul tema, lasciando briglia sciolta a una visione ermetica e immaginifica sulle "magnifiche sorti e progressive" del cinematografo, ri-raccontando la storia del cinema attraverso i suoi capolavori. Dopo un incipit sci-fi, ricco di immagini suggestive che rimandano a Lumière, Meliès e Murnau, quando il Fantasticatore prende vita e "produce" cinema, nascono nuove storie e lo stile di Bi - pianosequenza insistiti, indeterminatezza come costante - si adatta volta per volte al racconto noir, al gangster movie e alla romantica storia di vampiri. Anche qui i richiami sono immediatamente percepibili: La signora di Shangai con un duello tra gli specchi, il triad movie dell'Estremo Oriente, Melville e su tutto l'ombra di Stalker di Tarkovskij. Ma Bi non è mai un imitatore: il suo è un sogno che genera sogni e che prova a digerire e risputare un secolo abbondante di cinema in forme nuove, mantenendo un'aura di romanticismo onirico che giustifica l'affermazione di chi vede in lui l'erede di Wong Kar-wai.
L'effetto è quello di un paesaggio infinito, di un gioco che potrebbe assumere mille forme e il cui filo logico - nascono e muoiono mille sottotrame criptiche e forse impermeabili a ogni spiegazione - è irriducibile alla linearità della narrazione. Una forma di metacinema intellettuale che può lasciare freddo il cinefilo occasionale e che si rivolge soprattutto a un pubblico di iniziati, con alle spalle un quantitativo di visioni sufficiente a donar loro una chiave interpretativa che apra lo scrigno dei sogni di Bi Gan. In tempi di piattaforme streaming e supereroi, di audiovisivo visto principalmente come "contenuto", quello del regista cinese si configura come un gesto anacronistico e politico, un grido d'allarme contro il destino che potrebbe attendere per la nostra società, a cui opporsi con la pura forza dell'affabulazione, prediligendo la vitalità della caducità al tedio infinito di un'esistenza grigia e algoritmica, foss'anche eterna. Lasciarsi andare alla visione di Resurrection richiede un'attenzione e uno sforzo straordinari, ma ripaga chi ha scelto, nonostante tutto, di vivere "fantasticando".
In un imprecisato futuro, gli uomini hanno rinunciato a sognare: s'è scoperto che i sogni consumano la vita. Chi non sogna vive per sempre. Chi preferisce il sogno al per sempre è detto Delirante. Una (strana) donna resistente ridà la vita a un Delirante. Questa è la cornice. Dentro ci stanno le fantasie del Delirante, lungo tutto il Novecento (cinese), il secolo del cinema.