Backrooms

Film 2026 | Horror, V.M. 14 111 min.

Regia di Kane Parsons. Un film Da vedere 2026 con Chiwetel Ejiofor, Renate Reinsve, Mark Duplass, Finn Bennett, Lukita Maxwell. Cast completo Genere Horror, - USA, 2026, durata 111 minuti. Uscita cinema mercoledì 27 maggio 2026 distribuito da I Wonder Pictures. Oggi tra i film al cinema in 329 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 - MYmonetro 3,33 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 29 maggio 2026

Il fenomeno globale che ha terrorizzato il web approda al cinema. Backrooms è 1° in classifica al Box Office. domenica 31 maggio ha incassato € 425.589,00 e registrato 217.215 presenze in totale.

Consigliato sì!
3,33/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,17
PUBBLICO 3,33
CONSIGLIATO SÌ
Un'opera d'arte contemporanea sulla terrificante presenza dell'assenza.
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 27 maggio 2026
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 27 maggio 2026

Da qualche parte nella Silicon Valley e negli anni Novanta, Clark aveva una moglie e il sogno di fare l'architetto ma il destino ha scelto altrimenti. Non gli resta che andare in analisi a cercare il 'colpevole' dei suoi scacchi. Lo accoglie e lo assiste la dottoressa Mary Kline, un trauma infantile alle spalle e una carriera di analista da 'audio-cassette' motivazionali per raggiungere la felicità e gli obiettivi personali. Clark le ascolta, invano, perché la sua vita è inchiodata a uno showroom di mobili che vende alla televisione vestito da pirata. Una notte, per risolvere l'ennesimo blackout, cerca la causa e trova un passaggio per un mondo parallelo. Al di là del muro uno spazio conduce a un altro spazio e poi corridoi infiniti, scale che non portano a niente e oggetti familiari accatastati o seppelliti come dopo un'apocalisse. Clark vuole esplorarlo e Mary finirà per seguirlo.

Nel gennaio 2022, Kane Parsons pubblica su YouTube "The Backrooms (Found Footage)" ed è subito horror post-moderno. Ha soltanto sedici anni quando seduto al computer della sua cameretta crea un mondo artificiale, ripetitivo e disincarnato.

L'orrore ridotto alla sua essenza: una porta che dobbiamo attraversare. Dietro c'è uno spazio digitale e impersonale, un'architettura mentale del vuoto, con una porta d'entrata e senza via d'uscita. Dietro, la tensione è costante. Il post di Parson provoca uno shock e oltre venticinque milioni di "visualizzazioni".
In un'estetica liminale, quei luoghi di transizione (hall di hotel, parcheggi vuoti, scale deserte, uffici...) che ci paiono familiari e destabilizzanti insieme, seguivamo l'erranza di un personaggio caduto inavvertitamente in una dimensione alternativa, con le sue leggi fisiche, i pericoli e le anomalie. Tra pareti giallo fungino e neon ronzanti, "The Backrooms", "stanze sul retro" e mito urbano nato sul Web, diventa in qualche anno la pietra angolare dell'horror contemporaneo. Dalla creepypasta (quelle storie che gli internauti si inventano e condividono online per spaventarsi a vicenda) a Hollywood il passo è breve.

Dopo la sua prima incursione nelle backrooms, Parsons prova a raccontarci quello che ha visto in un film prodotto da A24, che ricostruisce straordinariamente in studio il mondo digitale dell'autore e fornisce ogni giorno al cast mappe stampate per orientarsi. Un set come un labirinto (o un inferno aziendale): corridoi interminabili, stanze, cunicoli, botole, passaggi, divisori (im)mobili, maniglie, carta da parati, oggetti domestici, segnali stradali, scale di Escher, illusioni ottiche... Non si tratta di un luogo di paura esplicita ma di spazi copiati e incollati che azionano una meccanica del terrore, che producono un'angoscia diffusa, inscritta nella perdita di senso e nell'assenza di esseri umani, di storia, di scopo. In quell'orrore freddo, diffuso e persistente scendono, come Orfeo ed Euridice, Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve, incarnando una struttura narrativa classica che non riesce a salvaguardare pienamente quel senso di vuoto assoluto e di malessere singolare del materiale originario. Come se la coppia analitica, il loro scambio clinico e l'impasse che ne consegue volgessero l'inconscio in conscio, razionalizzando la natura sperimentale e astratta dell'incubo digitale di Parsons. Non sorprende allora il risultato più convenzionale, con ambientazione, personaggi e misteri che si sviluppano come nella maggior parte delle produzioni hollywoodiane.

A restare intatto è il mistero, affondato nella fantascienza industriale, come la premessa semplice della narrazione frammentata originale: un personaggio si ritrova improvvisamente e misteriosamente trasportato in un altro spazio, che apparentemente non ha alcuna funzione né conduce da nessuna parte. La ricerca per esplorarlo o per fuggirlo è la trama di The Backrooms.
La versione per il grande schermo la assume e poi cavalca la dinamica di negazione di Clark, 'divorato' dal suo super-io, un super-Clark che assomiglia (quasi) a un'altra leggenda del Web, lo slender man, personaggio immaginario creato da Eric Knudsen. Silhouette alta e slanciata, con braccia sproporzionatamente lunghe a cui Parson aggiunge un volto picassiano, che offre più prospettive contemporaneamente.
L'immagine delle sue creature erranti flirta con l'astrazione ma è piuttosto una forma di realismo intensificato. Il film fa il suo gioco, coi suoi mostri invisibili e le sue presenze ostili, trasformando la backroom in una sorta di inconscio dei suoi eroi, in quello spazio vuoto e inumano proiettano le rispettive vite, gli interni delle loro dimore, i 'piani' della loro memoria emotiva, gli oggetti un tempo familiari e ora precipitati di un'altra esistenza, sedie ficcate nella sabbia, 'stop' mai rispettati, prigioni domestiche dove entrambi hanno lasciato i fantasmi dei loro cari. Spettri che vagano per superfici che sembrano estremamente reali eppure non lo sono affatto.

Il film si interroga e interroga il vuoto attraverso il personaggio di Mark Duplass, impiegato della società fittizia ASYNC, che ha aperto un portale per le Backrooms e le sta studiando tra promemoria interni, registrazioni di sicurezza, rapporti sperimentali e materiale video. E pazienza se si perde qualcuno per strada, divorato dal dubbio, dall'impossibilità, dalla follia. Il fascino della serie è quasi del tutto slegato dalle domande che Mary vorrebbe discutere con lui, è una sorta di commento esteso sugli spazi che costruiamo per noi stessi. E Parsons col suo film crea davvero una sorta di parodia di qualcosa di intimamente familiare. Spoglia questi luoghi della loro familiarità e lo fa modificando dettagli sottili, rendendoli completamente disfunzionali: porte che non conducono da nessuna parte, sedie troppo grandi per sedersi, cartelli capovolti, spazi così palesemente ostili, così completamente inospitali, che sopravvivere è una sfida. Non è la creatura a osservarti, è lo spazio stesso.

E non si muore necessariamente, ci si perde come sognare. Perché è proprio nel sogno che rievochiamo come i protagonisti i luoghi legati alla nostra infanzia, le vestigia infantili. Qualcosa si nasconde nelle backrooms, non sapremmo mai dire dove, anche se potrebbe sbucare all'improvviso e spaventarci o perderci di vista in questo labirinto di perdita sensoriale, dove ancora una volta Renate Reinsve fa esperienza di un décor che ha 'valore' esistenziale ed estetico (Sentimental Value). Se da Joachim Trier era una casa che si narrava in prima persona, cedendo o gioendo sotto il peso di quelli che la abitavano - la crepa che corre dal tetto alla cantina è un omaggio a Poe -, la 'casa' da Parsons è una natura morta che conserva una memoria deformata del mondo reale, un percorso di grandiosa costruzione che ci perde in mille grovigli teorici. Se fallisce come luogo abitabile, produce una strana e quasi astratta bellezza (modernista). Più che un film, Backrooms è un'installazione, un'opera d'arte contemporanea fondata sull'incessante ripetizione della stessa cosa: la presenza dell'assenza, più terrificante di qualsiasi mostro. Trovate la porta d'ingresso e decidete voi se l'avvenire dell'horror è giallo infinito (e insoluto).

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Il grande salto dall'Analog Horror al cinema d'autore dello youtuber prodigio Kane Parsons.
Overview di Davide Zazzini
lunedì 20 aprile 2026

È il 1989. In un laboratorio dell'ASync Foundation si apre d'improvviso "La Soglia": un labirinto asettico composto da uffici deserti e corridoi infiniti, illuminati da una fastidiosa luce gialla a neon. Un gruppo di ricercatori e geometri, guidato dal dottor Clark, entra nel Complex per mappare lo spazio per una futura colonizzazione che risolva la crisi abitativa sulla Terra. In questa dimensione parallela, tuttavia, il tempo scorre in modo asimmetrico e i segnali radio trasmettono voci lontane di persone non appartenenti al progetto. Quando uno dei tecnici scompare in un "noclip" improvviso, la spedizione si trasforma in una lotta per la sopravvivenza contro una presenza filiforme ma impalpabile, che pare fatta della stessa materia del luogo. Questa presenza appartiene a un seminterrato del laboratorio dove si nasconde un'enorme e terrificante periferia urbana.

Dopo Backrooms (Found Footage), che dal 2022 ha innescato una serie di corti horror di enorme successo su YouTube, il ventunenne prodigio Kane Parsons (per tutti Kane Pixels) esordisce al cinema con un lungometraggio fedelissimo ai lavori di partenza nell'immaginario, nell'atmosfera, nell'uso di finti home movies, nelle scenografie e nei temi.

Esperto sin dal liceo della CGI fotorealistica applicata all'estetica VHS, Parsons è riconosciuto ormai come il principale esponente dell'Analog Horror: l'evoluzione cinematografica dei creepypasta (brevi racconti di leggende metropolitane nate sul web a tema horror).

Annunciato sin dal febbraio 2023 dalla casa indipendente A24, che coproduce con 21 Laps Entertainment (lo studio a cui dobbiamo Stranger Things), ma rallentato dallo sciopero SAG-AFTRA, Backrooms è una scommessa intermediale pensata per un pubblico under 30 attratto da uno dei miti collettivi più pervasivi e affascinanti del panorama digitale. Tutto iniziò nel 2019 con un thread sul forum 4cha, in cui un utente anonimo chiedeva "immagini inquietanti che sembrino semplicemente sbagliate".

Da lì, in brevissimo tempo, si sono moltiplicati magazzini, cantine, seminterrati e autorimesse silenziose e vuote: interni labirintici di cui non si intravede mai l'uscita. Ampi spazi liminali - uffici, corridoi, magazzini, centri commerciali deserti - che generano disagio per la loro familiare estraneità, per la chiusura spaziale e per l'inquietante silenzio che li pervade.

Né necrofilia, né mostrificazione, né slasher: il nuovo enfant prodige dell'horror americano vuole portare il terrore su un piano scientifico-complottista che evochi, in filigrana, un senso di fine del mondo. L'angoscia è, infatti, assicurata da vari elementi: la scomparsa dell'umano in spazi da lui creati e che gli sono stati famigliari, la preclusione dell'esterno, la riproposizione dell'identico labirintico, l'attesa indefinita di un'epifania di forme di vita e la dilatazione sospesa del tempo. Tutti questi non-luoghi, inoltre, sono illuminati alla stessa intensità: sin dalle prime immagini apparse su internet, poi con i corti e ora nel film, negli interni svuotati si replica una luce giallastra e ronzante a neon, che genera pochissimi coni d'ombra.

Backrooms dimostra come internet possa generare una paranoia di grande successo attraverso un sistema narrativo riconoscibile e coerente. Qui la paura sorge proprio dall'immobilità in luoghi familiari ma senza vita, che diventano il simbolo di un'epoca recente ormai passata. Dal 2019, infatti, accanto alla già citata serie YouTube, sono arrivate con lo stesso titolo una serie di videogiochi e, nel 2024, un episodio della terza stagione di American Horror Stories.

Ora - dopo gli applausi a Cannes 2025 per l'horror psicologico Exit 8, adattamento del celebre "walking simulator" - la casa di produzione indipendente A24 punta su un altro film che affonda le radici anche nel mondo dei videogiochi. Parsons ha scritto la sceneggiatura a quattro mani con il co-produttore Roberto Patino (Zero Day, Westworld) e con Will Soodik, mentre gli ambienti sono scenografati da Danny Vermette (Keeper - L'eletta) e arredati dal giovane specialista in horror Trevor Johnston.

Il corpo attoriale unisce i semiprofessionisti dei corti con interpreti di peso internazionale: Chiwetel Ejiofor (Amistad, 12 anni schiavo) presta corpo e voce all'ambiguo responsabile della fondazione, mentre Renate Reinsve, attrice feticcio di Trier sulla cresta dell'onda dopo Sentimental Value, ha sostituito Cristin Milioti (The Penguin) nel ruolo della ricercatrice capo incaricata di gestire le "anomalie". Avranno spazio nel film anche il padre del Mumblecore Mark Duplass, il rampante Finn Bennett (True Detective), la giovanissima Lukita Maxwell e la veterana della serialità americana Chelah Horsdal.

Skinamarink, è difficile apparentare i temi di Backrooms ad altri film contemporanei. Non è la prima volta che un film nasce da YouTube, ma scarseggiano altri trapianti cinematografici di immaginari così fedeli, privi di grosse ingerenze produttive nell'estetica - il succitato Analog Horror - qui mutato in un gusto vintage che omaggia il cinema tensivo degli anni Ottanta.

Trattasi di un classico "horror pensante", ovvero di una storia che parte dal piano emotivo per discutere le storture del presente capitalista: oltre alla sovrappopolazione mondiale, il film questiona l'onda lunga della pandemia, la speculazione edilizia che ha cancellato il verde sotto colate di cemento, la nostalgia per le architetture dismesse del tardo Novecento, una volta simboli della produttività impiegatizia, e, infine, il vuoto esistenziale di spazi senza identità che alimentano il malessere in un individuo sempre più isolato.

Backrooms sarà visibile nei cinema americani dal 29 maggio, mentre in Italia arriverà due giorni prima grazie a I Wonder Pictures.

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FOCUS
FOCUS
sabato 30 maggio 2026
Rudy Salvagnini

Il fenomeno del cosiddetto “found footage”, iniziato a partire dal successo planetario di The Blair Witch Project (con l’input primigenio, se vogliamo, di Cannibal Holocaust) ha determinato negli anni una vera e propria proliferazione incontrollata che ha portato a tanti successi, quantomeno di pubblico, come le serie di Paranormal Activity e di Rec, tra gli altri, ma anche a una grande quantità di opere modestissime e noiose, a causa dei difetti specifici del format - tendenza alla ripetitività e alla presenza di ridondanze eccessive, riprese volutamente traballanti e squinternate, rinuncia alle qualità del montaggio tradizionale e così via - e soprattutto del fatto che ha spinto molti cineasti perlopiù improvvisati a pensare di poter fare film con niente, dove il niente non riguardava solo i mezzi ma anche le idee.

Il concetto alla base è sempre stato quello di ricercare il realismo estremo, non solo per la natura stessa dei filmati “ritrovati” - che fossero immagini da telecamere di sorveglianza, da telefonini, schermi di computer o più banalmente videocamere - ma anche per quello che si vedeva, che doveva essere scevro da manipolazioni o quantomeno apparire come tale.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 28 maggio 2026
Fabio Malagnini
Nocturno

"Un labirinto di stanze tutte uguali che si estende per 600 milioni di miglia quadrate, ossia più ampio del triplo della superficie terrestre. I muri sono ricoperti da carta da parati ingiallita, il pavimento è una distesa di moquettes umida e maleodorante. Le luci neon ronzano ininterrottamente. Il posto sembra deserto ma di sicuro qualcosa vaga al suo interno".

NEWS
BOX OFFICE
lunedì 1 giugno 2026
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Un fenomeno clamoroso. Il miglior esordio nella storia di A24 e l’88% del pubblico ha meno di 35 anni. A 20 anni, Parsons è il più giovane regista di sempre in vetta al box office USA. Vai all'articolo »

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sabato 30 maggio 2026
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L’esordio più clamoroso dell’anno e il più grande successo della storia di A24. La Gen Z abbandona i franchise e premia l’originalità. Scopri la classifica »

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giovedì 28 maggio 2026
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Il fenomeno globale che ha terrorizzato il web arriva al cinema e porta in sala il primo giorno 34mila spettatori. Scopri la classifica »

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lunedì 25 maggio 2026
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L'attore torna al cinema nel fenomeno globale Backrooms. Al cinema dal 27 maggio. Vai all'articolo »

GALLERY
venerdì 22 maggio 2026
 

Una storia che parte dal piano emotivo per discutere le storture del presente capitalista. Da mercoledì 27 maggio. Vai alla gallery »

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lunedì 18 maggio 2026
 

Regia di Kane Parsons. Un film con Avan Jogia, Finn Bennett, Lukita Maxwell, Renate Reinsve, Chiwetel Ejiofor. Da mercoledì 27 maggio al cinema. Guarda il trailer »

OVERVIEW
lunedì 20 aprile 2026
Davide Zazzini

Il fenomeno globale che ha terrorizzato il web approda al cinema dal 27 maggio. Vai all'articolo »

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giovedì 12 marzo 2026
 

Regia di Kane Parsons. Un film con Avan Jogia, Finn Bennett, Lukita Maxwell, Renate Reinsve, Chiwetel Ejiofor. Da mercoledì 27 maggio al cinema. Guarda il trailer »

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