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83. Mostra del Cinema di Venezia, un programma aperto, ricco e senza confini

Venti film in Concorso, tra cui ben 5 italiani. Spicca il ritorno di Nanni Moretti con Succederà questa notte, assente da Venezia dal 1989. La Mostra sarà al Lido, dal 2 al 12 settembre.
di Paola Casella

Jasmine Trinca (45 anni) 24 aprile 1981, Roma (Italia) - Toro. Nel film di Nanni Moretti Succederà questa notte. Al cinema da giovedì 3 dicembre 2026.
giovedì 23 luglio 2026 - Mostra di Venezia

La Mostra del Cinema di Venezia è “Inconfutabilmente riconosciuta quale spazio straordinario - perché l’ordinario vorrebbe altro - di libertà di espressione”, dice il Presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco, non senza una punta polemica nei confronti delle sue vicissitudini con il Ministro della Cultura. E davvero la varietà e provenienza dei film presentati oggi in conferenza stampa da Alberto Barbera, Direttore Artistico del Settore Cinema, testimonia un’apertura culturale e una assenza di confini territoriali, a testimoniare “l’idea del cinema come straordinario strumento di conoscenza del reale, che non si acconta di essere semplicemente cronaca, ma propone storie elaborate attraverso il proprio specifico linguaggio”, dice Barbera. “Potemmo dire che i film sono gli hashtag del mondo contemporaneo”.

Fra i tratti comuni di questa 83esima edizione della Mostra, al Lido di Venezia dal 2 al 12 settembre, spicca la durata monstre di alcuni film, primo fra tutti Joie De Vivre, il documentario di Luca Guadagnino su Bernardo Bertolucci che dura sette ore: ma ci sono anche la Biografia de Jorge Luis Borges di Marian Llinas, biopic di cinque ore e mezza; Musk di Alex Gibney (quattro ore); My Undesirable Friends: Part II – Exile di Julia Loktev (355 minuti), Imperium di Sergei Loznitsa e Intermissiom di Yonfan (tutti tre ore e mezza), Dau di Ilya Khrzhanovskiy (210 minuti), Possible Love di Lee Chang-dong (164 minuti). Al confronto il magniloquente Lav Diaz si è tenuto: il suo Let Us Through, Dear Ancestors dura “solo” 147 minuti. E il film simbolo di questa edizione rischia di rivelarsi Dut di Tsai Ming-liang, ennesimo capitolo di una cronologia dedicata al monaco deambulante Lee Kang-sheng, che cammina lentissimo, un passo ogni 30 secondi.

IL CONCORSO
Venti film, fra cui ben cinque italiani, a cominciare da quel Succederà questa notte di Nanni Moretti, che mancava a Venezia dal 1989 (in un lapsus Barbera dice addirittura dal 1889). “Speriamo che questo attesissimo ritorno ci faccia perdonare l’errore compiuto 37 anni fa, su cui è meglio tacere per carità di patria”, dice Barbera, facendo riferimento all’esclusione dal concorso veneziano di Palombella rossa dall’allora direttore della Mostra Guglielmo Biraghi. Per ora si sa solo che il film narra la storia di una coppia, interpretata da Louis Garrel e Jasmine Trinca, lungo 15 anni, e che sarà “un film d’amore”. È una rentrée fin dal titolo anche quella di Marco Bechis con Ritorno a Buenos Aires, che 40 anni dopo la dittatura Argentina e 27 da Garage Olimpo racconta il viaggio verso il Paese da tempo abbandonato di un ex internato (Adriano Giannini) per testimoniare al processo contro i suoi torturatori.

Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis è tratto dal romanzo di Antonio Franchini, e vede al centro Vanessa Scalera nel “ritratto comico e spietato di una madre possessiva e ostile, da cui i figli cercano di fuggire”; L’estranea di Paolo Strippoli entra in concorso dopo la partecipazione lo scorso anno di La valle dei sorrisi fra le proiezioni di mezzanotte: “anche qui ci sono elementi horror evidenti e pesanti, ma ambizioni maggior e un grande salto di maturità”. Nel cast Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi; infine The Echo Chamber di Andrea Pallaoro mette in scena l’ultima sceneggiatura autobiografica di Bertolucci, con un cast internazionale che comprende Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon.
 


In foto Kate e Rooney Mara in una scena di Bucking Fastard di Werner Herzog (Concorso).

Quattro i titoli anglosassoni in gara: Company di Casey Affleck, “un film di una finezza e letterarietà impressionante da parte di un attore che molti dimenticano essere anche un ottimo regista”; Primetime, primo film di finzione del documentarista Lance Oppenheim che “affronta la storia vera del conduttore di un reality del 2006, To Catch a Predator, che tentava di attirare i pedofili e smascherarli in diretta”. Il protagonista è un inedito Robert Pattinson e il film è prodotto da A24 e dal regista Ari Aster; Ink di Danny Boyle, apertura del Concorso, “sull’ascesa del quotidiano Sun di Rupert Murdoch, da giornale fallimentare al più venduto tabloid scandalistico”; e Wild Horse Nine di Martin McDonagh con John Malkovich e Sam Rockwell nei ruoli di “due improbabili agenti della CIA in missione in Cile alla vigilia del golpe contro Pinochet”. Nel cast anche Steve Buscemi, Tom Waits e Parker Posey.

Quattro anche i film francesi: Un Bon Petit Soldat di Stéphane Brizé con Alba Rohrwacher “nel ruolo della nuova responsabile delle risorse umane di una grande assicurazione diretta da Vincent Lindon che pretende obiettivi performanti sempre più duri dai suoi dipendenti”; 15/18 A Place To Heal di Cedric Kahn, su un medico che cura adolescenti con problemi psicologici e psichiatrici, interpretato dallo stesso regista insieme a un gruppo di esordienti adolescenti; Un Peu Avant Minuit di Nicolas Pariser, “su un intellettuale di oggi costretto a ripensare al suo passato e ai rapporti con le donne che lui e i suoi colleghi intellettuali avevano e che oggi confliggono con la sensibilità moderna”. Nel cast Melvil Poupaud, Chiara Mastroianni, Goldshifteh Farahani e Anais Demoustier; infine Florian Zeller torna a Venezia dopo Il figlio con Bunker, protagonisti Penelope Cruz e Javier Bardem, la cui relazione “viene messa in crisi da due fattori: il buco che si apre nel muro che li separa dalla casa adiacente e l’offerta di progettare un bunker anti bomba atomica da pare di uomo ricchissimo”. Nel cast anche Stephen Graham e Paul Dano.

Tre i titoli dall’Estremo Oriente: Look Back di Hirokazu Koreeda, “adattamento in 35mm di un manga di Tatsuki Fujimoto di grande successo popolare, che narra il coming of age di due adolescenti che disegnano per il giornalino scolastico e poi fanno carriera nella produzione manga”; il già citato Possible Love di Lee Chang-dong, già Leone d’argento con Oasis, questa volta in un racconto “ispirato a uno dei capitoli del Decalogo di Kieslowski e prodotto da Netflix Corea”; e Mr. Nelson, Did You Kill People? di Shinya Tsukamoto, protagonista un veterano del Vietnam che recupera gradualmente il proprio rapporto con la realtà dedicandosi a predicare ai giovani contro la guerra. Fra gli intrepreti Rodney Hicks e Geoffrey Rush.

Il regista iraniano Ali Asgar torna in concorso con A Bit Of Light, “film doloroso che dà forma e sostanza ai sentimenti di disillusione e amarezza della popolazione iraniana e degli oppositori del regime che attendono un cambiamento che sembra non arrivare mai”, mentre il già citato Dau di Ilya Khrzhanovsky è “la biografia del più grande scienziato dell’epoca Sovietica, Lev Landau, che ha contribuito controvoglia alla creazione della prima bomba atomica sovietica fatta esplodere nel 1949”. Nel ruolo del protagonista il direttore d’orchestra greco Teodor Currentzis.

Infine due autori europei di livello: Werner Herzog con Bucking Fastard interpretato da Kate e Rooney Mara nella storia (vera) di due gemelle che vivevano in perfetta simbiosi condividendo anche passioni amorose. Nel cast Orlando Bloom e Domhnall Gleeson; e la regista danese di origine egiziana May el-Toukhy che dirige Woman Unknown, su una cameriera che sogna di essere sposata dal suo datore di lavoro ma dovrà affrontare l’ombra di un episodio passato e tenuto nascosto. Spiace davvero rendersi conto che è lei l’unica regista presente in concorso: un record negativo per questi ultimi anni.

 


In foto una scena di Wild Horse Nine di Martin McDonagh (Concorso).

GLI ITALIANI NON IN CONCORSO
Ben due grandi autori nostrani hanno accettato “di buon grado” di partecipare fuori concorso: Gianni Amelio con Nessun dolore, “storia di un uomo che assume su di sé tutto il dolore del mondo per la morte di un bambino clandestino di cui si sente responsabile”, con Valerio Mastandrea e Valeria Golino; e Mario Martone con Scherzetto, trasposizione del romanzo di Domenico Starnone  tutta girata all’interno di un appartamento di Napoli dove un nonno (Toni Servillo) trascorre il tempo con il nipotino incontrollabile di cinque anni.

In Orizzonti troviamo il film di apertura, La ragazza con la Leica di Alina Marazzi dal romanzo della scrittrice italo-tedesca Helena Janeczek sulla fotografa Gerda Taro, messa in ombra dal celebre compagno Robert Capa e morta a 27 anni, nel giorno del suo compleanno”; Una storia, debutto alla regia di Anna Foglietta con Alba Rohrwacher e Guido Caprino, sui “turbamenti d una moglie che scopre il vuoto della propria esistenza dopo che la figlia va all’università”; La città dei vivi, adattamento di Edoardo Gabbriellini del romanzo di Nicola Lagioia, protagonista di nuovo Valerio Mastandrea; e I figli della scimmia, esordio di Tommaso Landucci dove Riccardo Scamarcio che “interpreta con sottigliezze e sfumature la fatica di crescere un figlio con disabilità”.

Nella sezione Venezia Spotlight troviamo Serpenti di Roberto De Paolis Maino con Leonardo Lidi, Alessandro Borghi, Pietro Castellitto e Valeria Golino, film “surreale, grottesco e provocatorio scritto con i fratelli D’Innocenzo”. In Venice Open Fuori Concorso Nino. Un film su Nino Rota di Walter Fasano, “ritratto dell’altro grande autore di musiche da film con Morricone”; Be Brave di Francesco Carrozzini, doc dedicato a Renzo Rosso, il fondatore di Diesel, “primo lungometraggio italiano documentario interamente lavorato in IA di altissima qualità come mera volontà di sperimentazione artistica e totale controllo creativo”; e il già citato Joie De Vivre di Luca Guadagnino, “sette ore da cui non si riesce a staccare lo sguardo”, assicura Barbera, che analizza molti film di Bernardo Bertolucci, attraverso le immagini e le parole di colleghi registi e critici appassionati. “Un documentario cartina di tornasole per interpretare il cinema moderno e chiedersi quale sia oggi il ruolo della critica”.

In Venice Open Fuori Concorso anche una serie italiana, Peccato di Valerio Vestoso, scritta e interpretata da Emanuela Fanelli: “una mockumentary comedy, come l’ha definita l’autrice, molto divertente in 6 episodi che ripercorre la tragicomica carriera della Fanelli”.

GLI ATTESISSIMI FUORI CONCORSO
Musk di Alex Gibney, documentarista premio Oscar nel 2007, che “ricostruisce la carriera e il potere condizionante accentrato nelle mani di un uomo solo, un pericoloso tecnocrate senza molti scrupoli morali”; The Road to Jerico di Amos Gitai, “riflessione sulla situazione di Israele con attori ebrei e palestinesi che recitano insieme, frammenti inediti di un’intervista a Rabin, brani di autori contro la guerra, immagini di un paese della Cisgiordania che i coloni stanno cercando di estirpare”; Union Town di Barbara Kopple, regista due volte premio Oscar, “sullo sciopero dei riders americani, il più grande della storia recente per ottenere condizioni e orari migliori”; Shumei – The Living Legacy of Kabuki “sul teatro meno violento e più stilizzato che si possa immaginare” di Takeshi Miike; Oasis: Don’t Look Back in Anger di Dylan Southern e Will Lovelace sui fratelli Gallagher “che per dieci anni non si sono più parlati e che si ritrovano per il tour mondiale”; From Inside Out – The Architecture Of Peter Zumthor di Wim Wenders, “sull’autore di pochissime opere straordinarie, l’ultima la realizzazione nuova ala espositiva del museo Lacma di Los Angeles; Place To Be di Kornel Mundruczo con Ellen Burstyn (Premio alla Carrera quest’anno a Venezia) a fianco di Taika Waititi e Pamela Anderson; e The Basic of Philosophy, racconto orale di Paul Schrader sulla possibilità di redenzione dagli errori del passato.


Tutti i film da € 1 al mese

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