La Mostra del Cinema di Venezia è “inconfutabilmente riconosciuta quale spazio straordinario - perché l’ordinario vorrebbe altro - di libertà di espressione”, dice il Presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco, non senza una punta polemica nei confronti delle sue vicissitudini con il Ministro della Cultura. E davvero la varietà e provenienza dei film presentati oggi in conferenza stampa da Alberto Barbera, Direttore Artistico del Settore Cinema, testimonia un’apertura culturale e una assenza di confini territoriali, a testimoniare “l’idea del cinema come straordinario strumento di conoscenza del reale, che non si acconta di essere semplicemente cronaca, ma propone storie elaborate attraverso il proprio specifico linguaggio”, dice Barbera. “Potemmo dire che i film sono gli hashtag del mondo contemporaneo”.
Fra i tratti comuni di questa 83esima edizione della Mostra, al Lido di Venezia dal 2 al 12 settembre, spicca la durata monstre di alcuni film, primo fra tutti Joie De Vivre, il documentario di Luca Guadagnino su Bernardo Bertolucci che dura sette ore: ma ci sono anche la Biografia de Jorge Luis Borges di Marian Llinas, biopic di cinque ore e mezza; Musk di Alex Gibney (quattro ore); My Undesirable Friends: Part II – Exile di Julia Loktev (355 minuti), Imperium di Sergei Loznitsa e Intermissiom di Yonfan (tutti tre ore e mezza), Dau di Ilya Khrzhanovskiy (210 minuti), Possible Love di Lee Chang-dong (164 minuti). Al confronto il magniloquente Lav Diaz si è tenuto: il suo Let Us Through, Dear Ancestors dura “solo” 147 minuti. E il film simbolo di questa edizione rischia di rivelarsi Dut di Tsai Ming-liang, ennesimo capitolo di una cronologia dedicata al monaco deambulante Lee Kang-sheng, che cammina lentissimo, un passo ogni 30 secondi.
IL CONCORSO
Venti film, fra cui ben cinque italiani, a cominciare da quel Succederà questa notte di Nanni Moretti, che mancava a Venezia dal 1989 (in un lapsus Barbera dice addirittura dal 1889). “Speriamo che questo attesissimo ritorno ci faccia perdonare l’errore compiuto 37 anni fa, su cui è meglio tacere per carità di patria”, dice Barbera, facendo riferimento all’esclusione dal concorso veneziano di Palombella rossa dall’allora direttore della Mostra Guglielmo Biraghi. Per ora si sa solo che il film narra la storia di una coppia, interpretata da Louis Garrel e Jasmine Trinca, lungo 15 anni, e che sarà “un film d’amore”. È una rentrée fin dal titolo anche quella di Marco Bechis con Ritorno a Buenos Aires, che 40 anni dopo la dittatura Argentina e 27 da Garage Olimpo racconta il viaggio verso il Paese da tempo abbandonato di un ex internato (Adriano Giannini) per testimoniare al processo contro i suoi torturatori.
Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis è tratto dal romanzo di Antonio Franchini, e vede al centro Vanessa Scalera nel “ritratto comico e spietato di una madre possessiva e ostile, da cui i figli cercano di fuggire”; L’estranea di Paolo Strippoli entra in concorso dopo la partecipazione lo scorso anno di La valle dei sorrisi fra le proiezioni di mezzanotte: “anche qui ci sono elementi horror evidenti e pesanti, ma ambizioni maggior e un grande salto di maturità”. Nel cast Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi; infine The Echo Chamber di Andrea Pallaoro mette in scena l’ultima sceneggiatura autobiografica di Bertolucci, con un cast internazionale che comprende Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon.

