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Lance Oppenheim

Lance Oppenheim è un regista, produttore, montatore Oggi al cinema con il film Primetime distribuito in 204 sale cinematografiche.

Che sarebbe successo se non fosse stato qui

A cura di Francesca Pellegrini

Lance Oppenheim ha sempre raccontato la realtà, anche se non tutti i suoi protagonisti sembrano appartenere a questo mondo. Il suo lavoro intreccia il racconto documentaristico con una ricerca visiva dal forte impatto cinematografico.

Origini, Harvard e primi documentari
Nato a Hollywood, nella contea di Broward in Florida, in una famiglia ebrea di avvocati immobiliaristi, Lance cresce a Weston, coltivando fin da giovanissimo una curiosità fuori dal comune per le vite degli altri. Frequenta la Pine Crest School e, ancora adolescente, comincia a puntare la macchina da presa sulle persone che lo incuriosiscono: vicini di casa dalle abitudini eccentriche, personaggi ai margini e piccole comunità con regole tutte loro. Uno dei suoi primi cortometraggi documentari, Quicksand, racconta il declino cognitivo del nonno e viene trasmesso dalla PBS nel 2013. È l'inizio di un percorso che lo porta a esplorare le pieghe più insolite della quotidianità. All'epoca Oppenheim sottopone regolarmente i suoi lavori a Op-Docs, la piattaforma del New York Times dedicata ai cortometraggi documentari, collezionando però una serie di rifiuti. Il suo progetto d'esordio è The Dogmatic (2012), dedicato a improvvisati attivisti che rapiscono cani maltrattati dai proprietari: una storia che sembra uscita da un film, ma che per lui rappresenta soprattutto un'occasione per osservare da vicino comportamenti e convinzioni fuori dall'ordinario. La svolta arriva nel 2016. Il suo cortometraggio Long Term Parking, dedicato agli addetti dell'aeroporto internazionale di Los Angeles, viene finalmente accettato da Op-Docs. Da quel momento, la piattaforma diventa una vetrina per i suoi lavori successivi. In No Jail Time: The Movie indaga la realizzazione di brevi filmati biografici degli imputati, utilizzati nelle aule di tribunale; con The Happiest Guy in the World segue invece Mario Salcedo, pensionato della Florida che dal 2000 ha scelto di vivere praticamente in pianta stabile sulle navi da crociera. Il corto viene selezionato per il Tribeca Film Festival nel 2018. Nel 2019 Oppenheim si laurea ad Harvard in cinema e arti visive. Ma la sua vera specialità è già evidente: scovare storie apparentemente improbabili e trasformarle in ritratti cinematografici capaci di raccontare qualcosa di molto più grande dei loro protagonisti.

I lungometraggi
A soli 23 anni, Oppenheim debutta nel lungometraggio con Some Kind of Heaven, un viaggio nel cuore di The Villages, la gigantesca comunità per pensionati della Florida che ospita circa 130.000 residenti. Nato come un'estensione del cortometraggio The Paradise Next Door (2018), il documentario prende forma dopo 18 mesi di riprese e interviste, con la produzione di Darren Aronofsky e del New York Times. Presentato al Sundance Film Festival nel 2020, dove concorre per il Gran premio della giuria nella sezione U.S. Documentary, arriva nelle sale con una distribuzione limitata l'anno successivo.
Sotto il sole abbagliante di The Villages, tra campi da golf impeccabili, partite di pickleball e intrattenimento senza sosta, Oppenheim scardina l'immagine da cartolina della pensione perfetta. A interessarlo sono soprattutto gli outsider, quelli che faticano a trovare il proprio posto in un mondo costruito per celebrare una terza età da sogno. Nel 2024 il regista torna a esplorare universi eccentrici e realtà parallele con due nuovi progetti, entrambi passati dalle rassegne alla televisione. Spermworld, presentato al True/False Film Fest e trasmesso da FX, si addentra nel mondo della donazione di sperma non regolamentata. Con Ren Faire, invece, presentato al South by Southwest e distribuito da HBO, Oppenheim porta lo spettatore dietro le quinte delle feste medievali texane, dove un'apparente atmosfera da fiaba nasconde una feroce battaglia per la successione al vertice dell'organizzazione. Prodotta da Josh e Benny Safdie, la serie trasforma un mondo di costumi, tornei e spettacoli in un intrigo di potere dai risvolti quasi shakespeariani. Nel 2026, si avventura in un territorio ancora più imprevedibile con You Can See Everything, progetto realizzato in collaborazione con Nathan Fielder e incentrato su Elizabeth Holmes, l'ex fondatrice di Theranos condannata per frode. Girato segretamente nell'arco di quattro anni, il film viene svelato a sorpresa al Telluride Film Festival, dove la proiezione lascia il segno.

Debutto al film narrativo con Primetime
Sempre nel 2026, Oppenheim debutta nella fiction con Primetime. Thriller psicologico con Robert Pattinson nella «definizione di cattivo»: il giornalista investigativo Chris Hansen che negli anni Duemila trasformò la caccia ai predatori sessuali in uno dei fenomeni più controversi della televisione americana. Presentato in concorso all'83ª Mostra del cinema di Venezia, il biopic scritto da Ajon Singh al suo esordio come sceneggiatore e tratto da un articolo di Luke Dittrich pubblicato su Esquire, riporta sotto i riflettori To Catch a Predator, il docu-reality di Dateline NBC andato in onda dal 2004 al 2007. Il programma seguiva operazioni sotto copertura organizzate in collaborazione con l'associazione Perverted-Justice e le forze dell'ordine: alcuni volontari si fingevano adolescenti minorenni nelle chat online, attirando uomini adulti a incontri durante i quali questi ultimi venivano smascherati davanti alle telecamere. Un format seguito da una media di circa 7 milioni di spettatori per puntata, arrivando, nel suo picco, a raggiungere i 10 milioni. Il rituale era diventato inconfondibile. Gli uomini entravano convinti di incontrare una ragazza o un ragazzo, ma si ritrovavano davanti Hansen, pronto a rivolgere loro domande imbarazzanti e a pronunciare il suo celebre invito a sedersi, «Why don't you take a seat over there?». Seguivano le interviste, le ammissioni e, in alcuni casi, l'intervento della polizia. L'idea di Primetime nasce da un video su Cameo che la moglie di Oppenheim aveva acquistato per circa 40 dollari: un messaggio in cui Chris Hansen si congratulava con il regista per Spermworld. Per Oppenheim, che aveva scoperto To Catch a Predator da bambino attraverso le parodie di South Park e Human Giant, quel messaggio aveva qualcosa di inquietante: l'uomo sembrava ormai inseparabile dal proprio personaggio televisivo. Due settimane dopo, mostrò il video a Pattinson, quasi per scherzo. Poco dopo, il produttore Brighton McCloskey gli propose una sceneggiatura intitolata To Catch a Predator, che il regista divorò in una notte. Da quell'intuizione prende forma un thriller che indaga il confine ambiguo tra giornalismo, spettacolo e cultura popolare, interrogandosi su quanto la ricerca della giustizia possa trasformarsi in intrattenimento.

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