| Anno | 1975 |
| Genere | Musicale, |
| Produzione | USA, Gran Bretagna |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | Jim Sharman |
| Attori | Susan Sarandon, Tim Curry, Barry Bostwick, Richard O'Brien, Meat Loaf Patricia Quinn, Nell Campbell, Jonathan Adams, Peter Hinwood, Charles Gray, Jeremy Newson, Hilary Labow. |
| Uscita | lunedì 27 ottobre 2025 |
| Tag | Da vedere 1975 |
| Distribuzione | Cineteca di Bologna |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 4,01 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 22 ottobre 2025
Janet e Brad, due fidanzati molto pudichi, trovano rifugio da un temporale in un castello inquietante. In Italia al Box Office The Rocky Horror Picture Show ha incassato 137 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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In una notte buia e tempestosa i promessi sposi Brad e Janet, due ragazzi bene della provincia nordamericana, si perdono in un bosco con l'auto in panne e decidono di cercare aiuto presso l'abitazione più vicina, un castello dall'aspetto affatto rassicurante in procinto di ospitare l'Annuale Convegno Transilvano. Una volta dentro, finiscono per diventare ostaggi dell'ambiguo Frank-N-Furter (e del suo stravagante entourage) e scoprono che il dolce travestito è alle prese con un esperimento: dare la vita al bellissimo e muscoloso Rocky Horror per convertirlo nel suo personale giocattolo del sesso.
Correva l'anno 1975 quando il regista Jim Sharman e il compositore, sceneggiatore, cantante e attore Richard O'Brien davano alla luce del proiettore la versione cinematografica del musical britannico The Rocky Horror Show, che avevano presentato con successo a teatro.
Partito male al botteghino, il film diviene presto un cult raccogliendo negli anni consensi e un pubblico di veri e propri idolatri che si sarebbero riuniti regolarmente in piccoli cinema per ricreare le scene - trucco e parrucco incluso - durante la proiezione. Cocktail di umorismo, provocazione ed eccesso da bere tutto di un fiato, omaggio ai film del terrore e di fantascienza (la prima canzone, "Science Fiction - Double Feature", è zeppa di riferimenti diretti a King Kong, Il pianeta proibito e Flash Gordon), The Rocky Horror Picture Show è l'apoteosi della cultura pop che cita ed esibisce tra un numero musicale e l'altro. La trama, che ruota intorno al piacere della carne - perseguito dallo scienziato Frank-N-Furter, scoperto dagli ingenui Brad e Janet - viaggia verso l'altro lato della mentalità dominante e repressiva dell'epoca, con il Gotico americano di Grant Wood riprodotto sin dalla prima scena a rappresentare il fondamentalismo puritano come contrasto al sesso che viene esposto in tutte le sue forme.
L'interpretazione di Tim Curry nel ruolo del lussurioso Frank-N-Furter, una versione glam di Frankenstein, la presenza di Susan Sarandon nei panni della "virginea" Janet, il cameo di Meat Loaf e le memorabili canzoni di Richard O'Brien (autore di libretto e musiche), fanno di quest'opera un gioiello della settima arte. Con il senno di poi anche quelli che storcevano il naso hanno dovuto alzare le mani e arrendersi di fronte al successo planetario di un film che continua ad appassionare le nuove generazioni.
Tant'è, nel 2005 The Rocky Horror Picture Show è stato selezionato per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti insieme ad altri titoli culturalmente, storicamente o esteticamente significativi. D'altronde, come direbbe Frank-N-Furter, "Non c'è alcun reato nel concedersi al piacere".
Janet e Brad, due fidanzati molto pudichi, trovano rifugio da un temporale in un castello inquietante. Il non meno inquietante maggiordomo Riff Raff li introduce al padrone di casa, il Dr. Frank-N-Furter, abbigliato solo di tacchi a spillo, calze a rete, baby doll e guanti di pizzo. Sono capitati in un'occasione molto speciale: la convention dei trans-vestiti della Transilvania, il fatidico momento in cui Frank-N-Furter darà vita a Rocky, la perfetta creatura sessuale. I due fidanzatini sono sconvolti dai bizzarri personaggi che abitano il castello ma sono costretti a rimanere per la notte, che segnerà la loro iniziazione al sesso. Di ogni tipo.
Da musical di grande successo a vero e proprio feticcio filmico, adorato da milioni di affezionati, che dopo oltre 30 anni continuano a partecipare numerosi e urlanti alle proiezioni/rappresentazioni che non hanno mai smesso di girare per le sale e i palcoscenici di tutto il mondo. Il concetto di "cult" nasce probabilmente con questo film, che dal punto di vista strettamente cinematografico non è certo un capolavoro, sebbene sia impreziosito da più di qualche trovata di grande valore estetico (su tutte, la lunga scena finale della piscina e dell'antennone della RKO; per non parlare dei titoli di testa, leggendari, in cui la bocca rosso sangue su sfondo nero, canta la canzone d'apertura).
Il valore del film, del resto, è tutto nella forza dirompente del messaggio lanciato, che incita a liberarsi delle proprie frustrazioni sessuali e a lasciarsi trasportare dai propri desideri. O meglio: don't dream it, be it.
Tecnicamente i musical non mi piacciono. Tecnicamente i musical mi mettono a disagio. Il piedino che inizia a muoversi, il capo che inizia a ciondolare involontariamente a ritmo e i motivetti che mi restano in testa per giorni, che nemmeno Padre Karras può nulla per aiutarmi. I musical mi causano sempre una particolare reazione epidermica, letteralmente, lasciandomi sospesa per due ore in uno strano [...] Vai alla recensione »