| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 115 minuti |
| Regia di | Edoardo Leo |
| Attori | Edoardo Leo, Javad Moraqib, Ambrosia Caldarelli, Antonia Truppo, Matteo Olivetti Michael Schermi, Vittorio Viviani. |
| Uscita | giovedì 14 novembre 2024 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Vision Distribution |
| MYmonetro | 3,16 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 8 novembre 2024
Ambientata nei primi anni 2000, una storia senza tempo in cui il bene e il male si mescolano in un vortice di inganni, tradimenti e folle gelosia. In Italia al Box Office Non sono quello che sono ha incassato 131 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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È il 2001. All'interno di un'organizzazione criminale del traffico di droga, sul litorale romano, Iago cova del rancore verso Otello per avergli negato una promozione andata invece al più giovane Michele. Con l'aiuto di Roderigo, e ingannando persino la sua stessa moglie, Iago elabora un piano per far sì che il boss diventi geloso della ragazza che ha appena sposato, Desdemona, a causa di un presunto tradimento proprio con Michele.
Allontanandosi dai territori familiari delle opere più famose sia come regista che come attore, Edoardo Leo scrive, dirige e interpreta un adattamento fedele dell'Otello di Shakespeare inserendolo in quel filone che tende a preservare il dialogo originale a fronte di un cambio d'epoca e di ambientazione.
Le manipolazioni di Iago diventano così un thriller sporco e violento
parlato in dialetto romano, sullo sfondo della terra di nessuno del litorale tra Nettuno ed Anzio.
L'idea è quella di non fare sconti a nessuno, mettendo l'accento sulla violenza di genere, sulla discriminazione e sulla giusta colpa che esse fanno ricadere sulla depravazione morale dei personaggi. Un'operazione tecnicamente riuscita, specialmente nel matrimonio di scrittura tra i versi shakespeariani e il dialetto: Leo opera su un registro stilizzato ma ambivalente, rimanendo sempre in equilibrio tra aderenza al reale e lirismo. Spesso inquadrato contro la vastità del mare e nell'ampiezza della scarna architettura del litorale, il cast è in realtà prigioniero del proprio veleno e va incontro alla doverosa autodistruzione senza battere ciglio.
Solido nella regia, il film si innesta più o meno consapevolmente in un genere ormai un po' affaticato come quello del crime drama in salsa romana, perdendo quindi qualcosa in termini di impatto. Ma ciò che sembra premere al regista è utilizzare l'Otello come favola morale aggiornata al contemporaneo. In questo senso tutte le scelte sono didascaliche ma giuste, a partire dal soffocamento e dalla punizione delle figure femminili (brava e feroce Antonia Truppo nei panni di Emilia) per arrivare alla sempre spinosa alterità dell'Otello, qui plausibile e rispettosa nell'interpretazione di Jawad Moraqib come gangster di origine nordafricana, costantemente appellato con epiteto razzista dagli altri personaggi.
Il film fa un po' fatica a scorrere, restando impantanato sull idea di base , con poco ritmo, risultando alla fine ridondante e un po' fastidioso, forse questa è una dinamica voluta da chi lo ha realizzato , però secondo me , da semplice appassionato l obiettivo di colpire duro, poteva essere realizzato sacrificando un po' meno lo spettatore .
Shakespeare in romanesco, un Otello malavitoso che fa la guerra ai (narcotrafficanti) turchi sul litorale laziale: in apparenza un azzardo, di fatto una sfida cinematografica coraggiosa che Edoardo Leo, alla nona regia, non ha perso. La storia è arcinota, ma considerata l'inedita confezione non guasta un ripasso, con gli adeguamenti del caso. Comincia con il carcerato Iago (Leo medesimo, ben calato [...] Vai alla recensione »