| Titolo originale | L'Étranger |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 120 minuti |
| Al cinema | 5 sale cinematografiche |
| Regia di | François Ozon |
| Attori | Benjamin Voisin, Rebecca Marder, Pierre Lottin, Denis Lavant, Swann Arlaud Christophe Malavoy, Nicolas Vaude, Jean-Charles Clichet, Benjamin Hicquel, Jean-Benoît Ugeux, Mireille Perrier, Jean-Claude Bolle-Reddat, Jérôme Pouly, Joël Cudennec, Christophe Van de Velde, Mar Sodupe, Denis Déon, Théo Costa-Marini, Brahim Bihi. |
| Uscita | giovedì 2 aprile 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione, Lucky Red |
| MYmonetro | 3,65 su 27 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 6 marzo 2026
Algeri, 1938. Meursault vive apaticamente finché un delitto commesso su una spiaggia sconvolge la sua esistenza, portandolo verso un destino ineluttabile. Il film ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards, 4 candidature e vinto un premio ai Cesar, 6 candidature e vinto 3 Lumiere Awards, Lo straniero è 36° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 1.076,00 e registrato 91.363 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Algeri, 1938. Meursault, un impiegato trentenne, riceve la notizia della morte della madre e prende un paio di giorni di congedo dal lavoro. Dopo aver partecipato al funerale senza manifestare emozione alcuna, va al mare, dove incontra un'amica, la dattilografa Marie, con la quale inizia una relazione. Durante un pranzo sulla spiaggia, organizzato dal vicino di casa Raymond Sintès, in un giorno di solleone, i due uomini si confrontano con i ragazzi arabi che li hanno seguiti, in lite con Sintès. Poco più tardi, allontanatosi dal gruppo con una pistola in tasca, Meursault sparerà cinque colpi.
Romanzo tra i più noti, venduti, misteriosi della letteratura francese del Novecento, "Lo Straniero" sembra per certi versi respingere il cinema, con quel protagonista senza obiettivo e la mancanza quasi assoluta di eventi, eppure (o forse proprio per questo) ha catturato da sempre l'interesse di grandi registi (Bergman avrebbe voluto trasporlo ma non l'ha fatto, Visconti l'ha sbagliato).
Cimentandosi nell'impresa a più di ottant'anni dalla pubblicazione del libro, Ozon realizza un film che racconta l'indifferenza senza lasciare indifferenti, muovendosi molto bene tra la fedeltà al romanzo e i necessari spazi di libertà e personalizzazione, peccando solo brevemente, nell'ultima parte, della tentazione di dire troppo, che può restringere il potere evocativo di un'opera.
Nel bianco e nero più che mai appropriato, scelto dal regista per raccontare tanto l'opacità che l'estremo contrasto della visione del protagonista, Benjamin Voisin è l'interprete bressoniano di un essere umano che attraversa l'esperienza della vita senza stare al gioco e dunque senza esserne affetto, capace di godere del piacere momentaneo del vino o di una bella ragazza (Rebecca Marder, che vivifica, al contrario, un ruolo quasi inesistente sulla carta) ma non di trovare senso nel legame o nel sentimento, qualunque esso sia. Oggi si parlerebbe di depressione, andando alla ricerca di un trauma, ma il film non tradisce Camus fornendo attenuanti psicologiche: allude ma non conferma, mescolando desiderio represso, luci e ombre in una manciata di secondi (un colpo di calore, una tensione erotica non gestita, la necessità di sperimentare un'emozione, anche terribile: tutto spiega ma niente spiega) e restituendo attraverso il linguaggio del cinema il sentimento destabilizzante dell'ambiguità.
Regista sofisticato, Ozon cesella anche una forte dimensione politica all'interno del film, affidandola alle immagini di apertura e di chiusura, e infila la sua ironia sottile nelle splendide sequenze della veglia della madre, nell'obitorio dell'ospizio, e del processo, in cui Meursault è, come sempre, sincero fino in fondo; straniero alle leggi dell'umana società, e dunque mostruoso.
Un film dal grande impatto emotivo che analizza la più profonda questione della nostra esistenza. Ozon porta sul grande schermo “Lo straniero” di Camus, ritenuta una tra le opere letterarie più importanti e brillanti dell’ultimo secolo. Assolutamente vincente la scelta fotografica bicolore in bianco e nero, non solo per permettere allo spettatore di immergersi appieno [...] Vai alla recensione »
Algeri 1938. L'impiegato Mersault riceve la notizia della morte della madre e non prova dolore, nulla di nulla. Quindi uccide «un arabo»: senza movente. E il processo lo segue come se non lo riguardasse. Il gran libro di Camus è di quelli difficili da portare sullo schermo: installato nella mente del protagonista, le riflessioni di un uomo estraneo alla vita.