Il racconto - in episodi - di cosa è successo i primi tre giorni della seconda edizione del festival.
di Giancarlo Zappoli
Giancarlo Zappoli ha partecipato ai primi 3 giorni della seconda edizione di Italian Global Series. Ci racconta, come se fosse una serie, la sua esperienza al festival.
Come è noto il pilot di una serie deve essere in grado di attrarre l’attenzione perché, in caso contrario, sarà difficile che si prosegua la visione.
PILOT
Il pilot dell’Italian Global Series è sfavillante. La cerimonia di apertura, condotta da Matilde Gioli (madrina della manifestazione) e Sergio Friscia, vede salire sul palco numerose star del mondo della serialità e non solo. Ad aprire le danze è John Ridley, premio Oscar per la sceneggiatura di 12 anni schiavo e qui presente per onorare Fellini sua fonte di ispirazione. C’è poi il Gesù di Zeffirelli, Robert Powell, che afferma di amare l’Italia come sua seconda patria. Non è poi possibile dimenticare (tra gli altri, tra cui spicca un Francesco Piccolo che dice che avrebbe voluto poter compiere un viaggio in auto con un Fellini raccontante di sé e del mondo) una Rita Pavone carica di energia presente per l’anniversario di un evento che gli over…ricordano con particolare affetto: la messa in onda de Il giornalino di Gian Burrasca diretto da Lina Wertmüller. La quale, rientrando al suo posto dopo la presenza (con tanto di canzone) sul palco, mi passa davanti e saluta solo me tra tutti quelli che si trovano nella fila di passaggio. Il perché resterà per sempre un mistero.
EPISODIO/GIORNO 2
Di tutte le proposte della giornata merita una particolare attenzione, per quanto riguarda le serie non italiane, Falling. Si tratta di una produzione britannica di cui si è visto il primo episodio ed ha al centro una suora che crede nella propria missione e un sacerdote altrettanto impegnato nel dedicarsi a chi si trova in difficoltà. Accade però che lei se ne senta improvvisamente attratta decidendo di fare outing ma non trovando in lui un terreno, almeno inizialmente, favorevole. Tutto ciò viene mostrato con grande delicatezza, senza alcuna intenzione scandalistica e con una grande attenzione al contesto sociale in cui i due protagonisti si trovano ad operare.
C’è poi uno spazio di cui va sottolineata l’importanza ed è quello dedicato al cocktail quotidiano. Non tanto per la qualità di ciò che viene offerto (che è elevata) ma per la possibilità di incontrare gli ospiti del festival in un’atmosfera decisamente rilassata. Ecco allora che lì ho modo di parlare con Robert Powell non del Gesù di Nazareth, di cui si tratterà nell’episodio di domani, ma di un film poco noto che ha girato con James Ivory nel 1980. Avendo scritto come coautore con Claudia Bersani un libro su Jane Austen e il cinema mi sono occupato di Jane Austen a Manhattan. Gli chiedo cosa ricordi di quella esperienza e lo vedo aprirsi con piacere alla narrazione.
Poco più in là c’è Luigi Lo Cascio col quale parliamo della sua unica regia (La città ideale), un film decisamente ‘kafkiano’ nel senso più elevato del termine.
Lo Cascio lo ritrovo la sera alla Corte degli Agostiniani nello showcase della serie (tuttora in lavorazione) dei Manetti Bros. che si intitola L’ombra. Lui che si è dichiarato da subito ai registi come un attore che ha bisogno del sonnellino pomeridiano e si è trovato assegnato un personaggio che gli assomiglia in una serie dall’estetica manga come solo i Manetti possono immaginare di realizzare. Accanto a lui Serena Rossi nelle inedite vesti di una manager illuminata…milanese. La stessa Serena, immediatamente prima è stata al centro di un altro showcase dedicato alla fiction Rai La famiglia Panini. L’avventura delle figurine in cui si seguirà la nascita e la crescita di un’impresa decisamente innovativa portandola dalle origini sino ai Mondiali di Calcio in Messico 1970. A giudicare dall’entusiasmo di Serena ci aspetta una serie di qualità.
EPISODIO/GIORNO 3
Il mattino ha inizio a mezzogiorno con una folla di persone, formata in grande maggioranza da donne di ogni età, alcune delle quali in attesa da qualche ora per vedere Özge Gürel e Serkan Çayo?lu. Per chi non fosse esperto in materia di serie televisive turche va precisato che si tratta di due star conosciute da 750 milioni di spettatori nel mondo. I due, che sono coppia anche nella realtà, descrivono con grande disponibilità sia il mondo della serialità made in Istanbul sia l’interesse mediatico che la loro unione suscita creando anche situazioni decisamente risibili. Alla fine si assiste letteralmente a una sorta di assalto delle fans che non solo chiedono autografi ma anche lasciano regali.
Nel secondo pomeriggio è la volta di due star del mondo della serialità made in Usa. Si tratta di David W. Zucker e di Steve Stark. Un’occhiata a Wikipedia può dare l’idea dell’attività produttiva dei due. I quali raccontano la nascita della loro passione per le serie (e non solo visto che uno dei due cita Frankenstein Junior di Mel Brooks) per poi simpaticamente addentrarsi nella riflessione su come piattaforme, che sono anche case di produzione come Netflix, abbiano profondamente mutato il panorama della serialità.
A seguire l’incontro tra chi è stato Gesù (il già citato Robert Powell) e chi un Gesù lo ha portato sullo schermo: Giulio Base con Il vangelo di Giuda. Se il secondo, che è laureato in teologia, oltre a interessanti considerazioni suggerisce a chi volesse affrontare nuovamente la figura del Redentore di trovare un attore che poi non si immedesimi troppo nel personaggio, il primo è un fiume in piena di ricordi e riflessioni. Ci dice che non voleva incontrare Zeffirelli che lo aveva in precedenza snobbato per Romeo e Giulietta e per Fratello Sole, Sorella Luna e poi di aver deciso di non ‘interpretare’ Gesù, di non metterci nulla di sé perché questo era l’unico modo per poterlo portare sullo schermo. Quando poi ricorda di essere stato in Venezuela per un altro film, di non essere andato a messa alla domenica e di essersi sentito poi dire che aveva fatto bene perché dietro l’altare troneggiava una sua gigantografia nelle vesti di Gesù e avrebbe creato un certo scompiglio, la risata è generale.
La serata si chiude con il primo episodio de Il rosso e il nero dal romanzo di Stendhal. Un buon pilot nella scia della riproposizione classica di un classico.
Gli episodi per chi scrive si fermano qui ma l’Italian Global Series prosegue e i cliffhanger che annunciano le puntate successive, che si sposteranno anche a Riccione, suscitano molto interesse.