| Anno | 2026 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 100 minuti |
| Al cinema | 90 sale cinematografiche |
| Regia di | Giorgio Amato |
| Attori | Angela Finocchiaro, Giorgio Tirabassi, Antonio Gerardi, Crisula Stafida Giulia Gualano, Livio Kone, Camilla Icardi, Maria Amelia Monti, Domenico Ruggiero, Maximiliano Gigliucci. |
| Uscita | giovedì 9 luglio 2026 |
| Distribuzione | Medusa |
| MYmonetro | 2,97 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 15 luglio 2026
Tra tensioni familiari e caos politico, Renata dovrà lottare per salvare tutto ciò che ha costruito. Election Day è 18° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 2.187,00 e registrato 19.793 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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In Italia è la notte delle elezioni politiche: le proiezioni vedono un testa a testa serrato tra la coalizione uscente di destra e il fronte progressista in cui milita Renata Innocenti. La situazione è quantomai incerta, ma l'onorevole, quasi sicura di un seggio alla Camera, potrebbe diventare anche ministra dell'Istruzione. È il sogno di una vita, ma non ha ancora fatto i conti con una figlia ventenne che la tollera a malapena, fidanzata per giunta con un pornoattore; con un compagno che, in un momento decisivo, diventa un'estrema fonte di imbarazzo; con un ex marito dentro il partito e con le due donne che le curano la comunicazione che solo apparentemente sembrano remare dalla sua parte.
Un decennio dopo Il ministro, Giorgio Amato scrive, monta e dirige un'altra commedia politica. Racconta ora le elezioni nazionali al tempo dei social, che amplificano intolleranza ed estremismi. Ma la resa è fiacca, la traiettoria narrativa prevedibile, il finale troppo banalizzante.
Election Day, infatti, ripropone un'Italia eternamente divisa in due bande che non comunicano: un'opposizione che occhieggia al PD (la protagonista è esponente di Democrazia e Progresso, la segretaria si chiama Elisa...) è messa contro il partito di governo, chiamato Prospettiva Nazionale, chiara allusione all'attuale destra di governo.
Il panorama, va da sé, è desolante, fedele alla realtà da cui attinge: una democrazia malata in cui l'ideologia è soffocata dalla necessità di apparire, il dialogo è sacrificato sull'altare della viralità e le tribune elettorali, più che approfondire, semplificano, strumentalizzano e confondono. Un contesto in cui conta solo creare un nemico (l'America, gli immigrati, le donne...), in cui lanci di agenzia possono incenerire decenni di carriera. Una politica, insomma, che è solo intrallazzi, competitivismo e scambi di favori. Una società digitale, infine, che premia gli istinti più retrivi, xenofobi, omofobi e sessisti dell'essere umano.
Ma la critica sociale rimane presto ai margini, la lunga notte elettorale del film è un pretesto per posare la lente d'ingrandimento sui legami familiari: Amato è interessato alla necessità di ricucire i rapporti (madre-figlia, moglie-ex-marito), far venire a galla i non detti, rivelare tradimenti, convincere protagonisti e spettatori che gli affetti vengono prima della carriera.
Eppure il canovaccio narrativo è tra i più usurati del genere: nell'unità di tempo (un'unica notte vissuta quasi tutta dentro la villa della protagonista) il cineasta inquadra una personalità che, arrivata all'apice del successo, è fatta precipitare dalle persone a lei più vicine. Nulla di nuovo, insomma, per un genere, come quello della commedia politica, che oggi in Italia ha un disperato bisogno di rivitalizzarsi, recuperare mordente e presa sulla realtà.
L'amara verità è che, dopo il berlusconismo, Cetto La Qualunque non è più credibile. Ma neanche la strada scelta da Amato sembra avere futuro, frenata da una sceneggiatura spesso generica, con più leggerezze di scrittura e altrettante battute didascaliche. Lascia interdetti, soprattutto, il ricorso al sesso come prurigine e fonte di scandalo: una clava per azionare la classica macchina del fango ad personam. Una scelta anacronistica e abbastanza inverosimile che ci costringe a ribadire l'ovvio: il revenge porn è un reato, una carriera nel cinema a luci rosse non è un'onta familiare, ma una scelta individuale.
Di contro, è apprezzabile la scelta di bastonare la mentalità sessista, razzista, omofoba, retriva che infesta ancora la nostra società. Le incarna Antonio Gherardi (il migliore di un parco attori non sempre convincente), un giornalista sportivo che insulta un calciatore di origini africane, la moglie e le sue collaboratrici lesbiche, trovando sui social gloria e proseliti della sua meschinità.
Tuttavia, pur non potendo rivelare il finale, possiamo anticipare che banalizza, con un colpo di spugna, una debolezza strutturale della nostra democrazia: tra teatrini social, retweet, selfie e propaganda, la scelta di soffiare su intolleranze e ottusità continuamente riattizzate da una certa area politica, è più radicata di quanto Election Day faccia intuire. E non basta un colpo di testa, una forzosa causa medica a giustificarla.
“Election day” di Giorgio Amato è un flimetto simpatico, a tratti divertente, entro la traiettoria della commedia italiana dei malintesi e degli equivoci, purtroppo del tutto ideologicamente orientato, la cui conclusione è costituita dalla convinzione che chi non accetta coppie omosessuali, immigrati e tutte le imposizioni ideologiche della Sinistra ha il cervello mangiato [...] Vai alla recensione »
La satira politica è probabilmente uno dei generi più difficili da portare sul grande schermo. Per funzionare deve essere graffiante, in grado di far sorridere e, allo stesso tempo, di mettere a disagio lo spettatore. La società contemporanea, sempre più simile a uno spettacolo costruito per i social, offrirebbe materiale pressoché inesauribile. Proprio per questo delude "Election Day", nuovo film [...] Vai alla recensione »