| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 100 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | David Bickerstaff, Phil Grabsky |
| Attori | Jack Bannell, Helen Langdon, Letizia Treves, Stephen Nelson (IV), Fabio Scaletti . |
| Uscita | domenica 4 ottobre 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Kublai Film |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 2 ottobre 2026
Il film segue gli indizi nascosti nelle opere del pittore per restituire il ritratto di un artista ancora oggi enigmatico e rivoluzionario. Caravaggio è 85° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 297,00 e registrato 1.917 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Quando si tratta di autori come Caravaggio le narrazioni possono essere molteplici, addirittura infinite. L'arte e il mito di un personaggio così grande, infatti, non devono mai cessare di essere perpetuati; hanno l'urgenza di restare nella memoria e conoscenza collettive, in un moto perpetuo che è poi, dai fatto, quello che accompagna tutta la tormentata vita di Caravaggio. Il cinema continua a interrogarsi su come restituire al grande schermo un artista che di questo medium nel possedeva già il linguaggio, quando questo non esisteva. Il nuovo Caravaggio di David Bickerstaff e Phil Grabsky è parte di una serie di racconti dedicati ad artisti e mostre, prodotto in cinque anni di lavorazione.
Lo story telling è interessante: non c'è una voce fuori campo di un narratore esterno, ma quella di un attore (non italiano) che presta corpo e parola allo stesso Michelangelo Merisi, come se fosse lui a raccontarsi alla vigilia della propria misteriosa scomparsa. Caravaggio è in viaggio e ci racconta la sua storia. A completarne le sue parole - umane, intense, appassionate -, una serie di professionisti dell'arte che adempie al proprio ruolo mettendo in luce i diversi aspetti della pittura e dell'umano. Grazie a queste testimonianze captiamo la figura di un pittore che si fa osservatore e testimone attivo della realtà attraverso l'empatia per i suoi soggetti, gente comune, prostitute, pellegrini, diventa la vera materia del racconto e, naturalmente, un grandissimo talento pittorico che lo accompagna fino alla realizzazione del suo ultimo dipinto.
Il film ricostruisce il percorso dalla bottega milanese di Simone Peterzano fino alla morte solitaria, avvenuta dopo il perdono papale, intrecciando le interviste di storici dell'arte e conservatori - tra cui Letizia Treves, esperta di Old Masters presso la casa d'aste Christie's, la storica dell'arte Helen Langdon, l'artista visivo Stephen Nelson che, dal suo studio, restituisce la chiave tecnica dell'artista.
Interessanti le citazioni di Fabio Scaletti, autore di una biografia sull'artista. Si parte dalla Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, prima grande commissione pubblica e fondamentale occasione per Caravaggio di comporre più figure insieme in tre grandi tele di soggetto biblico: un debutto che fa scalpore, capace di inserire l'artista in prima linea nel giro delle grandi committenze romane, da Santa Maria del Popolo (la Conversione di San Paolo (1601), la Crocifissione di San Pietro (1601)) alle opere più intime, come l'Amor Vincit Omnia (1602-1603) realizzato per Vincenzo Giustiniani - opera "intellettuale", come viene definita nel film, dove i registi si soffermano su un dettaglio raffinato come le due frecce nere e rosse.
Il racconto biografico si fa più denso nella seconda parte, quando Caravaggio si divide tra la fama del grande pittore e il violento e appassionato artista, di cui poco si sa della vita privata. Al rientro a Roma nel 1604 dipinge la Deposizione nel sepolcro (1602-1604). Un'opera cruda, che tratta di morte di un umano, non di un Cristo. Un dipinto in cui le figure hanno un impatto e una pesantezza quasi scultoree; la Madonna di Loreto (1604-1606) per la Cappella Cavalletti in Sant'Agostino, opera in cui il documentario si sofferma su un dettaglio significativo: la scelta, non casuale, di lasciare una porzione di intonaco bianco incompiuta. Forse, Caravaggio vuole indicarci che "nulla è perfetto", si chiede Stephen Nelson. Poi la Morte della Vergine (1604-1606), forse il dipinto più scioccante e, insieme, il più religioso del secolo: una scena di morte senza alcuna edulcorazione, con una modella - una prostituta annegata nel Tevere - restituita senza idealizzazione. L'opera viene rifiutata dai committenti. Caravaggio ne rimane drammaticamente colpito, si dice che l'opera sia un tributo alla madre.
Da qui la parabola si fa drammatica: il duello con Ranuccio Tomassoni nel maggio 1606, la fuga protetta dai Colonna, Napoli - "inferno abitato dagli angeli, paradiso abitato dai diavoli" - dove l'artista trova nuova libertà e nuove commissioni (le Sette Opere di Misericordia (1606-1607), la Flagellazione di Cristo (1607-1608), la Crocifissione di Sant'Andrea (1607); poi l'esotica Malta dove viene accolto dai Cavalieri.
L'isola diventa un altro luogo dove Caravaggio si sente accolto, fino, nuovamente, a un incidente che lo fa ritornare in carcere; un'altra fuga, questa volta in Sicilia, terra spagnola come del resto era quella Napoli che lo aveva fatto sentire a casa qualche anno prima e dove, nel finale, fa ritorno. A Napoli Caravaggio realizza le ultime tele, capolavori come Salomè con la testa di Battista (1609-16010), oggi alla National Gallery di Londra; Davide con la testa di Golia (1610), il Martirio di Sant'Orsola (1610), probabilmente l'ultimo dipinto compiuto da Caravaggio.
Il film è un classico racconto cronologico, che sedimenta dettagli e immagini dell'artista, focalizzandosi su un registro intimo, capace di restituire anche il lato più inquieto e paranoico del pittore, quello dei verbali di polizia e delle risse, senza cadere nella trappola dell'aneddoto e lasciandoci con le sue più dense immagini dipinte.
La mamma dei Caravaggio è sempre gravida, l'avevamo già detto, ed eccoci con il Caravaggio di Bickerstaff e Grabsky, due abituati al format "grande film sul grande pittore". È un dazio da pagare? La convergenza tra l'approccio alla realtà dell'artista e il dispositivo stesso del cinema? Dal punto di vista tecnico, non un film brutto, ma Michelangelo Merisi ha una complessità di radici, relazioni e [...] Vai alla recensione »
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