| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, Guerra |
| Durata | 120 minuti |
| Regia di | Lukas Dhont |
| Attori | Jonas Wertz, Emmanuel Macchia, Valentin Campagne . |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | 3,36 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 22 maggio 2026
I dubbi di un soldato in trincea. Il film è stato premiato al Festival di Cannes,
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CONSIGLIATO SÌ
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Prima Guerra Mondiale. Un gruppo di soldati belgi parte per il fronte, con l'obiettivo di sconfiggere l'esercito tedesco. Sono giovani(ssimi) e forti, e molti di loro saranno morti prima della fine del conflitto, ma al momento cantano una canzone che li invita a mantenere sempre il sorriso. Fra loro ci sono Pierre, un contadino prestato al rifornimento di munizioni per i soldati in prima linea; Jacobs, che è appena diventato padre ma non ha potuto veder nascere suo figlio; Stevens, che dopo la prima carneficina capisce l'orrore della loro missione; e Francis, un soldato riformato figlio di un sarto, che allestisce spettacoli di intrattenimento per le truppe (tra)vestendosi da donna. Fra Pierre e Francis nascerà un sentimento fortissimo che si contrapporrà alla violenza efferata di quella guerra sporca consumata in mezzo al fango e ai cadaveri di una generazione di giovani uomini mandati al macello.
Coward è un film in cui la luce racconta tutto fin dalla prima scena, alternando l'accecante chiarore dei momenti conviviali al buio delle trincee, in una lotta perpetua contro l'avanzare delle ombre del primo conflitto mondiale.
Anche la passione fra Pierre e Francis alterna il palcoscenico comune alle camere da letto solitarie, nascoste alla vista degli altri commilitoni, così come le rappresentazioni "en travesti" creano intervalli gaudenti fra un massacro e l'altro. Lukas Dhont, regista belga appena trentaquattrenne che ha già alle spalle i bellissimi Girl e Close, mette in correlazione profonda l'omosessualità dei suoi due protagonisti con la mascolinità tossica incarnata dalla guerra, che tuttavia qui è anche battaglia di difesa e dà ragione (in parte) allo spirito patriottico che i superiori cercano di instillare nelle truppe.
In questo quadro è impossibile per i maschi non allineati chiamarsi fuori dallo sciovinismo che li circonda, e chi si allontana dal fronte è etichettato come un codardo che merita il disprezzo dei compagni e una vita in clandestinità, come clandestina è stata la vita di ogni gay del secolo scorso. Dhont racconta questa storia a doppio registro - intimo e politico - con una nitidezza formale e una eleganza stilistica che riflettono la sua capacità di sintesi e il suo rifiuto di indugiare sulle scene (l'eccellente montaggio è di Alain Dessauvage), eccetto quella magnifica della prima notte d'amore (definirla di sesso sarebbe una bestemmia) fra Pierre e Francis.
La cura della fotografia di Frank van den Eeden, che rispetta la caratteristica luminosità trasparente dei film di Dhont, diventa puro lirismo nel commento musicale, che mescola i brani originali di Valentin Hadjadj a canzoni di battaglia tradizionali belghe che inneggiano a combattere gli Unni e propone una straziante esecuzione della romanza Plaisir d'Amour: di fatto Coward è quasi un musical, perché ogni svolta della storia ha il suo contrappunto narrativo melodico e performativo.
Emmanuel Macchia e Valentin Campagne sono eccezionali nei panni di Pierre e Francis, e Dhont ci fa innamorare dei loro sguardi e dei loro corpi, tantopiù che il corpo dei giovani soldati è sempre al centro della trama in quanto vero terreno di guerra, martoriato e offeso, privato di gambe, braccia e vite, spente prima di cominciare il loro percorso adulto. La guerra appare oscena e blasfema, un insulto a tutta quella energia vitale e a quella bellezza maschile così presto stroncata o umiliata.
"Io chi sono?" chiede Francis a Pierre al loro primo incontro, e lo chiede sorridendo, seguendo il diktat di sorridere sempre. Ma per una persona diversa dal modello base come lui non c'è un'identità consentita, se non nella dimensione (risibile) del burlesque: infatti quando la Band dei riformati smette di far ridere i generali in visita verrà apostrofata come "una compagine di degenerati".
Allo stesso modo non c'è posto, nell'Europa del '15-'18, per un amore come quello fra Francis e Pierre, costretti a muoversi nell'oscurità dove si consuma la loro storia proibita. "Mostratemi che siete uomini!", incalzerà il sergente al fronte, come se essere uomini significasse solo portare armi e perpetrare violenza. Ma c'è chi impara a rifiutare questa visione limitante, e questa definizione angusta e claustrofobica del fare parte del "sesso forte".
Nel 1916, sul fronte belga, Francis (Campagne) riesce a mettere in piedi uno spettacolo teatrale. Il giovane Pierre (Macchia) atterrito dalla violenza e dalla morte, trova conforto nello spettacolo e s'innamora di Francis. Dhont non mostra ogni aspetto della carneficina della prima guerra mondiale, concentrandosi sul teatro e sull'amore impossibile dei due ragazzi.