| Anno | 2026 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Riccardo Brun |
| MYmonetro |
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Ultimo aggiornamento martedì 8 settembre 2026
Racconto di dodici anni di scrittura, ascolto e immaginazione nel carcere minorile di Nisida.
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CONSIGLIATO N.D.
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Convocati da Maria Franco, dal 1984 al 2021 insegnante di italiano e storia presso l'Istituto penale per minorenni di Nisida, isolotto del golfo di Napoli, alcuni scrittori e sceneggiatori locali dal 2010 al 2022 hanno tenuto nel carcere un laboratorio di narrazione con i detenuti. Sono il drammaturgo Mario Gelardi, gli scrittori Valeria Parrella (Lo spazio bianco), Maurizio De Giovanni (Il senso del dolore), Patrizia Rinaldi (La santa di casa), Daniela De Crescenzo (Il narcos), Viola Ardone (Il treno dei bambini), Gianni Solla (La memoria delle foglie), Antonio Menna (Il mistero dell'orso marsicano ucciso come un boss ai Quartieri Spagnoli) e lo stesso regista, lo sceneggiatore e scrittore Riccardo Brun, già produttore e co-sceneggiatore di La salita di Massimiliano Gallo, su un episodio che vide coinvolto Eduardo De Filippo a Nisida. A distanza di qualche anno, il gruppo si ritrova per tirare le somme di quell'esperienza, che ha generato un romanzo collettivo (L'ultima prova, Guida editori) e ragionare su aspettative ed esiti.
Selezionato in Giornate degli Autori 2026, sezione Confronti, I nisidiani rivendica con orgoglio un'appartenenza locale, l'appassionarsi sincero e partecipe di un piccolo collettivo di intellettuali nei confronti delle generazioni che stanno rinunciando a vivere la loro città.
Fondato nel 1934, il carcere minorile di Nisida, che già nei primi passi viene identificata come luogo "meraviglioso nella sua geografia e terribile nella sua funzione", è un'istituzione purtroppo ancora necessaria, soprattutto per fronteggiare l'altissima dispersione scolastica della città (secondo De Giovanni, in alcuni quartieri quattro ragazzi su dieci non vanno a scuola) e la conseguente automatica, apparentemente inevitabile sostituzione della malavita all'istituzione educativa ("sono cittadini di un mondo parallelo al nostro", sempre Di Giovanni).
A questo destino che sembra incontrastabile, a questo "spreco di vita" che ha come effetto una triste rabbia (Di Crescenzo) gli scrittori venuti da fuori e che fuori possono ritornare, oppongono la forza della parola e dell'immaginazione, che si manifesta in forme letterarie anche molto diverse tra loro. Quella più immediata è il diario, che di tanto in tanto affiora tra un ricordo e l'altro, in forma di lettura. Nel processo, emergono forme di scambio inattese, cortocircuiti che illuminano i "docenti" e conferiscono nuovo senso al loro operare. Una realizzazione di Rai Documentari, I nisidiani porta con sé le caratteristiche del prodotto di vocazione didattica, con una schiacciante prevalenza di parole di chi sta fuori rispetto a chi è dentro e al relativo materiale.
Nel portare all'attenzione collettiva un'emergenza sociale e chiedere implicitamente un sostegno pubblico a iniziative analoghe, il film insiste sulla possibilità di intravedere un'altra strada: far comprendere da vicino e con l'esempio individuale e concreto ciò che i detenuti ritengono inutile: il valore della cultura come esperienza del mondo e mezzo per affrancarsi dal bisogno. Come Nisida, scoglio di violenta bellezza, la cui gratificazione supera di molto la difficoltà di accedervi.
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