| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia, Polonia, Francia, Germania |
| Durata | 82 minuti |
| Al cinema | 92 sale cinematografiche |
| Regia di | Pawel Pawlikowski |
| Attori | Sandra Hüller, Hanns Zischler, August Diehl, Devid Striesow, Anna Madeley Joanna Kulig, Theo Trebs, Philip Lenkowsky, David L. Price, Giorgio Rayzacher, David Menkin, Joachim Meyerhoff, Enno Trebs, Waldemar Kobus, Fritzi Haberlandt, Milan Peschel, Bernd Moss, Andrzej Klak, Claudia Geisler-Bading, Vitaliy Saliy, Denys Ivenov, Marcin Piejas, Charlotte Schwab, Marcin Masecki. |
| Uscita | venerdì 16 ottobre 2026 |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | Mubi |
| MYmonetro | 3,94 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 15 ottobre 2026
Ambientato all'apice della Guerra Fredda, il film racconta il rapporto tra lo scrittore Thomas Mann e sua figlia Erika, attrice, giornalista e pilota di rally. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, Fatherland è 17° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 13.662,00 e registrato 78.907 presenze in totale.
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Thomas Mann torna in Germania con la figlia Erika dopo l'autoesilio negli Stati Uniti e l'attraversa per un ciclo di conferenze su Goethe passando dalla Germania Ovest alla Germania Est in un alternarsi di apprezzamenti e recriminazioni nei suoi confronti. Pawlikowski aggiunge una nuova riflessione al suo percorso di indagine sul rapporto tra l'uomo e la Storia.
Se Roberto Rossellini ci aveva fatto sperimentare quasi in maniera diretta e immersiva il senso di distruzione materiale e morale della nazione tedesca in Germania anno zero con una prospettiva dal basso, Pawel Pawlikowski muta il punto di vista offrendoci una lettura anch'essa di considerevole spessore.
La prospettiva questa volta è ribaltata. Siamo a livelli alti. Il protagonista è l'autore dei
Buddenbrook, uno dei capisaldi della letteratura tedesca del Novecento, colto nel
momento in cui fa ritorno nella sua Heimat che aveva lasciato per riparare negli Stati Uniti.
Pawlikowski lo fa entrare in scena dopo averne presentato un ritratto in nero fatto dal figlio
al telefono con la sorella Erika che ne è diventata l'assistente.
Da questa telefonata ha inizio un percorso che, attraverso gli incontri e gli scontri del
grande autore con ciò che è rimasto della sua patria d'origine (la Svizzera diventerà il suo
luogo di residenza), ci mostra macerie intellettuali e opportunistiche che finiscono con il
tramutarsi in pretesti per accusarlo di viltà a causa del suo espatrio (avvenuto dopo che i
nazisti avevano dato l'avvio ad una campagna contro la sua persona).
Accanto a un Hanss Zischler perfettamente calato nella parte dello scrittore che esplora una nazione ormai quasi sconosciuta, troviamo una Sandra Hüller come sempre all'altezza dei ruoli che le vengono affidati. Qui è una figlia tristemente consapevole della frattura che si è creata tra il fratello e il padre ma anche pronta a reagire di fronte ad un ex coniuge compromesso con il potere ed ora impegnato a far dimenticare il proprio recente passato. Il passaggio oltre il confine tra le due Germanie mostra quanto sia profondo il divario che si è creato in una terra in cui la cultura che Mann promuove necessita di una sostanziale rifondazione. Resta solo l'ascolto di un brano immortale, in una sequenza che può muovere alla commozione, che può far sperare in una rinascita. Nonostante tutto.
Un padre e una figlia viaggiano su una Buick 16, diretti in Germania dopo la Seconda guerra mondiale. Lui è Thomas Mann (Hanns Zischler), lei Erika (Sandra Hüller), scrittrice e sua assistente. Attraversano prima Francoforte, occupata dagli americani, poi Weimar, controllata dai sovietici. Il pretesto è il ritiro del premio Goethe; il vero tema, invece, è una riflessione, [...] Vai alla recensione »
"Fatherland", 82 minuti in bianco e nero non calligrafico, non si presta a una scelta di semplice intrattenimento, ma non è il solito prodotto ineffabile riservato agli adepti. Dopo i già notevoli "Ida" e "Cold War", infatti, il polacco ma inglese ormai a tutti gli effetti Pawel Palikowski introduce stavolta una pertinenza storica e letteraria, una concisione narrativa, un'intensità psicologica e un [...] Vai alla recensione »
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