| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Dario Albertini |
| Attori | Francesca Antonelli, Asia Argento, Elena Lietti, Valerio Mastandrea, Nando Paone Clara Tramontano. |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 7 agosto 2026
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CONSIGLIATO SÌ
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Lungo il litorale laziale, dove sorgono piccoli centri abitati lontani un po' da tutto, Armony si appresta a vivere la pensione dopo che anche l'ultimo dei suoi lavori come camionista si esaurisce. L'uomo è solo ma anche solitario per indole, fatta eccezione per l'anziana amica Pamela che vive nei dintorni. Sarà la sorella, che Armony non vedeva da vent'anni, a irrompere all'improvviso e a coinvolgerlo nel ruolo di zio per la piccola Carlotta di sei anni, prima di sparire e lasciarlo solo con la bambina. Per l'uomo sarà una responsabilità improvvisa che gli chiederà un grosso cambiamento, mentre i servizi sociali minacciano di portar via Carlotta.
Terza regia nel cinema di finzione per Albertini, che continua a far affondare la sua voce autoriale nel terreno ricco della precedente esperienza come documentarista.
Dopo Manuel e Anima bella, ancora una volta il mondo di Albertini è fatto di rapporti familiari da costruire e ricostruire, di comunità ristrette e tenui sistemi di supporto, oltre che di un dialogo sempre aperto (e fondamentalmente fiducioso) tra tra l'individuo e l'apparato sociale.
In una variante abbastanza classica dei personaggi di Mastandrea (che questa romanità strascicata e residuale ce l'ha nel sangue, rassegnato ma non vinto) il regista trova il fulcro di una scrittura delicata, pur rimanendo ligio dentro i confini di un genere - quello della "genitorialità imprevista" - che è ingrediente fondamentale di tanto cinema, dalla commedia all'interesse sociale: solo per rimanere allo stesso anno di Armony, l'abbiamo visto declinato in chiave edonistica/newyorchese nella rivelazione di Club kid.
E allora, se la narrativa procede su binari consueti, si può sempre guardare al paesaggio e alla ricchezza del dettaglio ambientale, intriso a ogni livello di una malinconia sfaccettata. Un mood soffuso e mai moralista: quello del regista è uno sguardo dall'interno agli effetti della solitudine, senza giudicarla negativamente. Dall'arredamento degli interni fino al campo lungo su una fermata dell'autobus, Albertini si fa cantore di tutto ciò che è marginale e minoritario (non a caso attorno al protagonista ci sono Pamela, donna trans, e Jenny, giovane vicina incinta che vive con un compagno pericoloso), e sembra attratto dalla tensione tra queste varie particelle di umanità e l'idea di un sistema a cui possano essere ricondotte.
In Manuel c'era un istituto per minori, in Anima bella un centro per la riabilitazione dalle dipendenze; stavolta sullo sfondo ci sono i servizi sociali (di solito trattati come ostili in storie del genere, ma che qui si meritano una coda positiva) come alternativa ai legami familiari, che in Albertini devono giocoforza spezzarsi prima di poter essere osservati. Il suo è uno studio che si evolve sulle possibilità di ricomposizione, un'idea di coscienza civile in senso molto letterale: il supporto privato e quello comunitario si alternano, entrano in gioco quando viene a mancare l'altro, ma sono sempre entrambi necessari.
I riflessi dorati nel capello biondo, le unghie di una mano dipinte di nero, un nome tinto di rosa me senza l'acca della nota collana di romanzi: Armony è un personaggio che dice di sé più di quello che poi racconta sullo schermo. Dà il titolo al nuovo film di Dario Albertini presentato in Piazza Grande a Locarno79 ed ha la presenza di Valerio Mastandrea, che produce con la sua Damocle (insieme a The [...] Vai alla recensione »
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