| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Giappone |
| Durata | 126 minuti |
| Al cinema | 54 sale cinematografiche |
| Regia di | Kore'eda Hirokazu |
| Attori | Haruka Ayase, Daigo Yamamoto (II), Kuwaki Rimu, Nana Seino, Kan'ichirô Satô Hinata Hiiragi, Akihiro Kakuta, Kayo Noro, Mari Hoshino, Ayumu Nakajima, Kimiko Yo, Min Tanaka, Daisuke Kuroda, Manami Miyaji, Michi Ôta, Yûshi Ozawa, Ouga Tsukao, James Ketteridge. |
| Uscita | giovedì 27 agosto 2026 |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | Lucky Red, Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 3,27 su 16 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 13 agosto 2026
Un film futuristico, dove il figlio di una coppia è un robot. Sheep in the Box è 17° in classifica al Box Office. martedì 8 settembre ha incassato € 4.744,00 e registrato 20.624 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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In un futuro prossimo, a Yokohama, la coppia dei Komoto, che ha tragicamente perso il figlio di sette anni Kakeru, decide di avvalersi di REbirth, un programma pensato per le famiglie nella loro situazione: riceveranno in prova gratuita un androide guidato dall'intelligenza artificiale, con le fattezze e i ricordi di Kakeru, destinato a diventare un surrogato in tutto e per tutto del figlio perduto. Il padre Kensuke è inizialmente scettico, laddove la madre Otone si affeziona istantaneamente al nuovo Kakeru, scegliendo di vivere nell'autosuggestione. Finché una visita della madre e della sorella non riportano Otone alla realtà, mentre il nuovo Kakeru stringe segretamente amicizia con altri suoi "simili".
Universalmente riconosciuto come uno dei principali cantori della realtà famigliare e del rapporto tra legami ereditati e invece scelti, in Sheep in the Box Hirokazu Kore-eda si muove su un terreno noto.
Aveva già esplorato il rapporto tra umano e creatura antropomorfa artificiale in Air Doll, in cui una bambola gonfiabile prendeva vita: uno dei titoli più inconsueti e sottovalutati della filmografia del regista di Un affare di famiglia, a cui per certi versi rimanda la relazione "incompiuta" tra umano e macchinico di Sheep in the Box.
Chi si potrebbe attendere un mélo o un audace salto nel buio etico è destinato a rimanere deluso. In linea con i principi che sottostanno alla sua poetica, Kore-eda sceglie di lavorare di sottrazione. Le emozioni sono trattenute, sia in senso positivo che negativo, e il distacco tra i genitori e il nuovo Kakeru rimane, volutamente, un costante gap, che impedisce un completo coinvolgimento dello spettatore. Il rapporto di parentela e insieme di distanza tra il film di Kore-eda e A.I. - Intelligenza artificiale di Spielberg è inevitabile e suggestivo, tanto nei punti di contatto che nelle divergenze.
Più che la pretesa di essere un autentico surrogato al pari del David spielberghiano, tesi mai completamente sposata dal film o creduta fino in fondo dai protagonisti, il Kakeru artificiale diviene un'incarnazione visiva del ricordo dell'originale. Un'immagine in movimento, un simulacro utile a ricordare, per un'umanità sempre meno capace di relazionarsi con il proprio io più profondo e incline a delegare gradualmente le emozioni ad artefatti di silicio. In questo senso Kore-eda si distacca da A.I., disegnando una relazione tra uomo e tecnologia più umile nelle sue ambizioni emozionali e più verosimile, assai prossima a una realtà quotidiana che si profila come sempre più probabile nell'immediato futuro.
Meno convincente, e solo timidamente affrontata dalla sceneggiatura, la sottotrama crime, con Kensuke (una convincente prova di controcasting del comico Daigo, qui al debutto) ossessionato dall'idea di scoprire la verità su quanto avvenuto a Kakeru, servendosi dei ricordi del simulacro artificiale come indizi.
Il riferimento a Il piccolo principe del titolo (la scatola offerta in dono, come contenitore di una pecora invisibile e irreperibile), esplicitato in un passaggio didascalico della sceneggiatura, si espleta in questa funzione gregaria dell'intelligenza artificiale: un coadiuvante delle nostre fragilità, destinato a lenire i problemi anziché risolverli.
Quella di Kore-eda è una visione ottimista e niente affatto luddista, in linea con il positivismo di una filmografia che, anche quando si è soffermata su eventi scabrosi e su sdrucciolevoli limiti etici, ha saputo proporre una via di uscita, un accettabile compromesso per affrontare l'esistenza quotidiana. Sheep in the Box non fa eccezione e va letto in questo senso, anche quando la nostra sete di eccessi e verità rivelate, di polarizzazioni e sensazionalismi, resta inesorabilmente inappagata.
Ci sono film che deludono perché tradiscono le aspettative. E poi ci sono quelli che deludono perché, proprio mentre sembrano voler aprire una strada nuova, finiscono per ripercorrerne una già battuta. Sheep in the Box, nuovo lavoro di Hirokazu Kore’eda, appartiene purtroppo alla seconda categoria. L’idea di partenza è nelle corde del regista, almeno [...] Vai alla recensione »
Il rischio di un film sull'Intelligenza artificiale è che nasca già vecchio, visti gli incredibili progressi che tale tecnologia (che fa paura persino a Bill Gates: non più tardi di tre giorni fa l'ha definita "lo strumento più pericoloso mai inventato") compie di ora in ora. La cosa interessante di Sheep in the box, film del giapponese Hirokazu Kore'eda passato in concorso al Festival di Cannes, è [...] Vai alla recensione »
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