Sheep in the Box

Film 2026 | Drammatico 126 min.

Anno2026
GenereDrammatico
ProduzioneGiappone
Durata126 minuti
Regia diKore'eda Hirokazu
AttoriHaruka Ayase, Kotaro Daigo .
TagDa vedere 2026
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Kore'eda Hirokazu. Un film Da vedere 2026 con Haruka Ayase, Kotaro Daigo. Genere Drammatico - Giappone, 2026, durata 126 minuti. Valutazione: 3,5 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Ultimo aggiornamento domenica 17 maggio 2026

Un film futuristico, dove il figlio di una coppia è un robot.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
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PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
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L'intelligenza artificiale come strumento per lenire i nostri problemi. Un'opera sul nostro immediato futuro.
Recensione di Emanuele Sacchi
domenica 17 maggio 2026
Recensione di Emanuele Sacchi
domenica 17 maggio 2026

In un futuro prossimo, a Yokohama, la coppia dei Komoto, che ha tragicamente perso il figlio di sette anni Kakeru, decide di avvalersi di REbirth, un programma pensato per le famiglie nella loro situazione: riceveranno in prova gratuita un androide guidato dall'intelligenza artificiale, con le fattezze e i ricordi di Kakeru, destinato a diventare un surrogato in tutto e per tutto del figlio perduto. Il padre Kensuke è inizialmente scettico, laddove la madre Otone si affeziona istantaneamente al nuovo Kakeru, scegliendo di vivere nell'autosuggestione. Finché una visita della madre e della sorella non riportano Otone alla realtà, mentre il nuovo Kakeru stringe segretamente amicizia con altri suoi "simili".

Universalmente riconosciuto come uno dei principali cantori della realtà famigliare e del rapporto tra legami ereditati e invece scelti, in Sheep in the Box Hirokazu Kore-eda si muove su un terreno noto.

Aveva già esplorato il rapporto tra umano e creatura antropomorfa artificiale in Air Doll, in cui una bambola gonfiabile prendeva vita: uno dei titoli più inconsueti e sottovalutati della filmografia del regista di Un affare di famiglia, a cui per certi versi rimanda la relazione "incompiuta" tra umano e macchinico di Sheep in the Box.

Chi si potrebbe attendere un mélo o un audace salto nel buio etico è destinato a rimanere deluso. In linea con i principi che sottostanno alla sua poetica, Kore-eda sceglie di lavorare di sottrazione. Le emozioni sono trattenute, sia in senso positivo che negativo, e il distacco tra i genitori e il nuovo Kakeru rimane, volutamente, un costante gap, che impedisce un completo coinvolgimento dello spettatore. Il rapporto di parentela e insieme di distanza tra il film di Kore-eda e A.I. - Intelligenza artificiale di Spielberg è inevitabile e suggestivo, tanto nei punti di contatto che nelle divergenze.

Più che la pretesa di essere un autentico surrogato al pari del David spielberghiano, tesi mai completamente sposata dal film o creduta fino in fondo dai protagonisti, il Kakeru artificiale diviene un'incarnazione visiva del ricordo dell'originale. Un'immagine in movimento, un simulacro utile a ricordare, per un'umanità sempre meno capace di relazionarsi con il proprio io più profondo e incline a delegare gradualmente le emozioni ad artefatti di silicio. In questo senso Kore-eda si distacca da A.I., disegnando una relazione tra uomo e tecnologia più umile nelle sue ambizioni emozionali e più verosimile, assai prossima a una realtà quotidiana che si profila come sempre più probabile nell'immediato futuro.

Meno convincente, e solo timidamente affrontata dalla sceneggiatura, la sottotrama crime, con Kensuke (una convincente prova di controcasting del comico Daigo, qui al debutto) ossessionato dall'idea di scoprire la verità su quanto avvenuto a Kakeru, servendosi dei ricordi del simulacro artificiale come indizi.

Il riferimento a Il piccolo principe del titolo (la scatola offerta in dono, come contenitore di una pecora invisibile e irreperibile), esplicitato in un passaggio didascalico della sceneggiatura, si espleta in questa funzione gregaria dell'intelligenza artificiale: un coadiuvante delle nostre fragilità, destinato a lenire i problemi anziché risolverli.

Quella di Kore-eda è una visione ottimista e niente affatto luddista, in linea con il positivismo di una filmografia che, anche quando si è soffermata su eventi scabrosi e su sdrucciolevoli limiti etici, ha saputo proporre una via di uscita, un accettabile compromesso per affrontare l'esistenza quotidiana. Sheep in the Box non fa eccezione e va letto in questo senso, anche quando la nostra sete di eccessi e verità rivelate, di polarizzazioni e sensazionalismi, resta inesorabilmente inappagata.

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Kore-eda riflette sulla relazione "incompiuta" tra umano e macchinico. In Concorso. Vai all'articolo »

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