Un Affare di Famiglia

Film 2018 | Drammatico 121 min.

Titolo originaleShoplifters
Anno2018
GenereDrammatico
ProduzioneGiappone
Durata121 minuti
Regia diKore'eda Hirokazu
AttoriKirin Kiki, Lily Franky, Sôsuke Ikematsu, Sakura Andô, Moemi Katayama Kengo Kora, Akira Emoto, Mayu Matsuoka, Chizuru Ikewaki, Jyo Kairi.
TagDa vedere 2018
DistribuzioneBim Distribuzione
MYmonetro Valutazione: 4,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Kore'eda Hirokazu. Un film Da vedere 2018 con Kirin Kiki, Lily Franky, Sôsuke Ikematsu, Sakura Andô, Moemi Katayama. Cast completo Titolo originale: Shoplifters. Genere Drammatico - Giappone, 2018, durata 121 minuti. distribuito da Bim Distribuzione. Valutazione: 4,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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La famiglia, per definizione, non si sceglie. O forse la vera famiglia è proprio quella che si ha la rara facoltà di scegliere. Il film è stato premiato al Festival di Cannes.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 4,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
ASSOLUTAMENTE SÌ
Il maestro dei rapporti famigliari eleva il suo linguaggio con un'amara analisi delle disuguaglianze sociali. E diventa un classico vivente.
Recensione di Emanuele Sacchi
mercoledì 16 maggio 2018
Recensione di Emanuele Sacchi
mercoledì 16 maggio 2018

In un umile appartamento vive una piccola comunità di persone, che sembra unita da legami di parentela. Così non è, nonostante la presenza di una "nonna" e di una coppia, formata dall'operaio edile Osamu e da Nobuyo, dipendente di una lavanderia. Quando Osamu trova per strada una bambina che sembra abbandonata dai genitori, decide di accoglierla in casa.

La famiglia, per definizione, non si sceglie. O forse la vera famiglia è proprio quella che si ha la rara facoltà di scegliere. Libero arbitrio parentale: un tema niente affatto nuovo nel cinema di Kore-eda Hirokazu, dallo scambio di figli di Father and Son alla sorellanza estesa di Little Sister.

Ma Shoplifters percorre solo in apparenza binari antichi, nascondendo una differente declinazione della materia, che guarda al sociale come l'autore non faceva dai tempi di Nessuno lo sa. In un'opera brutalmente separata in due atti, che lavora molto sul dialogo con lo spettatore. Il primo segmento sembra esaudire appieno le aspettative di quest'ultimo, introducendolo a un gruppo di ladruncoli che, per interesse prima e per affetto poi, si ritrova a festeggiare un colpo, simulando di avere dei rapporti effettivi di parentela. Tutto sembra procedere nella direzione più attesa, sino alla svolta narrativa che riapre il vaso di Pandora e rimette tutto in discussione. "Buoni", "cattivi", giusto e sbagliato, diventano concetti ribaltati sullo spettatore e sui suoi dubbi, con una padronanza della narrazione - già intravista nel "rashomoniano" The Third Murder - che guarda al relativismo di Kurosawa Akira, ancor più che al consueto termine di paragone di Ozu.

Kore-eda è ormai talmente padrone della propria poetica, elaborata attraverso una lunga e pregevole filmografia, da poterne disporre a piacimento, rivoltandola come un guanto per offrire nuovi punti di vista, nuove ricerche di verità.

Il conflitto tra legge morale e legge sociale trasforma i toni quasi da commedia della rappresentazione della famiglia fittizia in un dramma colorato di nero, che colpisce come una sferzata, dopo aver aperto il cuore al sentimento. Lo scontro tra legge e natura raggiunge il suo apice nell'epilogo di Shoplifters, dimostrando l'invincibilità della prima - che ostruisce la costruzione di un modello alternativo - ma ribadendo con forza le ragioni della seconda.

Un approfondimento sul piano filosofico rispetto al passato dell'autore, che si rispecchia in una maestria formale sempre più stupefacente. Nel primo segmento Kore-eda costruisce una successione di microsequenze mirate ad abbattere ogni resistenza emozionale: il quadro familiare che si ricompone nella plongée dei fuochi d'artificio e poi nell'orizzontalità del bagnasciuga; le simmetrie di lividi e bruciature (le braccia delle donne, le gambe degli uomini), che accomunano paternità o maternità e sembrano segni del destino, esposti di fronte a una giustizia che chiude occhi e orecchie.

Con la grazia che lo contraddistingue nella trattazione delle dinamiche familiari e nelle sfumature di comportamento dei più piccoli, infatti, Kore-eda seziona, con un invisibile bisturi, l'ipocrisia su cui si regge il formalismo nipponico e svela l'abisso che separa le classi sociali. Le professioni umilianti o usuranti che accomunano i membri della "famiglia" costituiscono il nuovo proletariato urbano, assai più eterogeneo e meno leggibile di quello analizzato da Marx. La classe operaia che, anziché sognare il paradiso o una rivoluzione, convive con il "job sharing".

Con Shoplifters si ride, ci si commuove e si rischia di finire con il cuore in frantumi. Mai così pessimista, ma forse mai così lucido, Kore-eda è ormai un classico vivente.

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NEWS
[LINK] FESTIVAL
martedì 5 giugno 2018
Paola Casella

"Quest'anno il programma di Le vie del cinema da Cannes a Roma e in Regione è snello ma sostanzioso", afferma Georgette Ranucci, Direttrice creativa uscente (così afferma lei, ma in molti la pregano di restare) dopo 23 anni alla guida della rassegna [...]

winner
palma d'oro al miglior film
Festival di Cannes
2018
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