| Anno | 2024 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Bhutan, Ungheria |
| Durata | 93 minuti |
| Al cinema | 8 sale cinematografiche |
| Regia di | Arun Bhattarai, Dorottya Zurbò |
| Uscita | giovedì 16 luglio 2026 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Wanted |
| MYmonetro | 3,00 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 16 luglio 2026
Il Bhutan, l'unico Paese al mondo ad aver fatto della Felicità Interna Lorda un principio di governo. Agent of Happiness - Il Bhutan e la felicità è 39° in classifica al Box Office. sabato 8 agosto ha incassato € 1.098,00 e registrato 9.370 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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È possibile misurare la felicità? Per il governo del Bhutan, Paese incastonato tra la Cina e l'India settentrionale, evidentemente sì. I suoi funzionari hanno infatti inventato un indicatore chiamato Felicità Nazionale Lorda, in base al quale è possibile calcolare il livello di soddisfazione personale di ogni cittadino. Il quarantenne Amber è uno degli agenti incaricati di visitare porta a porta le persone per valutare quanto siano felici e parte in compagnia del collega Guna verso le zone rurali. Straniero in attesa della cittadinanza, figlio devoto che vive con la madre anziana, anche Amber, però, aspira alla felicità.
Un documentario ironico e pieno di grazia, che senza mettere in discussione la politica della monarchia ne mostra dal basso l'inconsistenza e si sofferma sulla condizione esistenziale di uomini e donne comuni.
Nel loro percorso in auto e a piedi, tra colline costellate di monasteri e piccoli centri urbani, Amber e Guna, coppia un po' comica di agenti improvvisati, incontrano un anziano pastore vedovo, una ballerina transgender, un ex studente che ha scelto di vivere in campagna, un uomo, le sue tre mogli e i suoi undici figli, una ragazza segnata dal ricordo dei genitori alcolizzati, e a ciascuno di questi soggetti sottopongono un questionario composto da 148 domande. Tra queste, per dire: quante pecore hai? Possiedi un trattore? Una motozappa? Un asino? Un mulo?
La serietà con cui la ballerina di città risponde all'assurdità dei quesiti, o il piacere del contadino nel parlare della sua terra senza capire un acca di ciò che gli chiedono («Un tempo in Bhutan non c'era nulla, ora ci sono case dappertutto, ma io sono più libero di esplorare»), dicono tanto dello spirito resiliente e della serietà di un popolo legato al proprio Paese, ma non per questo necessariamente felice... «È molto strano che una persona triste come me sia nata in un posto così bello», dice del resto una delle intervistate, mentre la camera coglie lo sconforto sul suo volto.
Tra l'ufficialità dell'inchiesta e l'ironia con cui è raccontata, il film implicitamente si chiede: dove sta, allora, questa benedetta felicità, se nessuna domanda di carattere pratico può aiutare a quantificarla, o anche solo definirla?
Amber, il protagonista, è anch'egli in cerca di un appagamento: a 40 anni vive ancora con la madre anziana, sogna l'amore, fissa un appuntamento con una sconosciuta, desidera la nazionalità per avere un futuro stabile e magari andarsene in Australia... Tutto questo lo racconta a Guna nel corso di divertenti conversazioni in auto o lo mostra alla macchina da presa, senza che la presenza dei due registi, Arun Bhattarai & Dorottya Zurbó (quest'ultima ungherese, da cui la coproduzione del Paese europeo), risulti mai invadente. All'inizio del film Amber taglia le unghie alla madre, la ripresa è frontale, volutamente impersonale ma capace di entrare nella soggettività delle figure in scena: e se fosse quella la felicità, qualcosa d'invisibile che solo il cinema sa mostrare?
Del resto, al termine di ogni intervista una serie di dati in colonna fornisce il punteggio della felicità, ma è chiaro che il film, coi suoi silenzi, le sue confessioni, i suoi contrasti tra i social network e le tradizioni della società rurale, non sa, non può e non vuole ridurre a un numero i frammenti di vita che raccoglie.
Agent of Happiness accoglie solo in parte la struttura dell'inchiesta e preferisce osservare ciò che vi sta attorno, spesso soffermandosi sulla bellezza di paesaggi dolci ma attraversati da una povertà sistemica. Non c'è però rivendicazione, nel film, e nemmeno un chiaro intento politico, per quanto i due registi non manchino di sottolineare la ridicola estetica degli onnipresenti spot televisivi sul monarca e la sua «visionarietà». Il discorso è piuttosto esistenziale, minimalista, un po' all'acqua di rose (dove sono i conflitti? E perché le persone più insoddisfatte, come la ballerina o la ragazza figlia di alcolizzati, si abbandonano alla malinconia e non alla rabbia?), ma anche profondamente umano.
Chi, del resto, nel Bhutan come nel resto del mondo, saprebbe dire quanto sia felice da uno a dieci?
Una domanda apparentemente elementare può contenere un'intera idea di società. «Quanto sei felice?» sembra appartenere alla sfera più intima, al modo in cui ciascuno misura la propria esistenza. Nel Bhutan raccontato da Agent of Happiness - Il Bhutan e la felicità, quella domanda è anche un atto amministrativo. Viene ripetuta secondo un protocollo, inscritta in un modulo, associata ad altri indicatori [...] Vai alla recensione »
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