| Anno | 2026 |
| Genere | Sentimentale |
| Produzione | Danimarca, Svezia, Grecia |
| Durata | 105 minuti |
| Regia di | Maria Bäck |
| Attori | Kathrine Thorborg Johansen, Anders Danielsen Lie, Simon Sears, Angeliki Papoulia Noemi Carbone Mannov, Kirsti Kærn. |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento martedì 11 agosto 2026
Un film che esplora le relazioni al di fuori della monogamia tradizionale e del matrimonio.
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CONSIGLIATO SÌ
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Soddisfatta della vita a Copenhagen e della sua bella famiglia, Kate si avventura per caso in una relazione extraconiugale con Andreas, tenendola nascosta per anni al marito Orla e alla figlia Athena. La donna pensa di volere entrambe le cose, e si chiede perché sia sbagliato amare due uomini nello stesso momento. Il peso delle bugie però si fa sentire, e rischia di rovinare il rapporto in particolare con una figlia che si affaccia all'adolescenza. Quando Andreas parte per trasferirsi in Grecia, la loro storia finisce e Kate si vede costretta ad affrontare i suoi desideri e le sue responsabilità.
Chi siamo, in fondo, se non sappiamo nemmeno deciderci su quale persona vogliamo amare? Nelle mani della regista svedese-danese Maria Bäck, la domanda diventa una chiave di ricerca individuale che dura degli anni e altera la vita della protagonista. Attorno al suo punto di vista gira tutto il film, che prende le fattezze di un gradevole studio psicologico e identitario, rimanendo alla larga dal tipo di triangolo amoroso più convenzionale che siamo abituati a vedere sui nostri schermi.
Bäck si assicura di alternare momenti più leggeri - le scene di vita domestica rese con un
apprezzabile senso del vissuto dai tre attori, le improbabili confessioni durante le sedute di un
knitting club al femminile - con delle incursioni nella dimensione del surreale e del
metaforico che tagliano un po' più in profondità e che non possono non sembrare in debito
verso i lavori più recenti del portabandiera del cinema scandinavo Joachim Trier.
C'è però in Bäck una preoccupazione più dialettica e razionale, come di chi voglia spegnere gli
incendi emozionali attraverso l'idrante del linguaggio, portandoci dunque più dalle parti di Dag
Johan Haugerud. Eppure per Kate, a cui piace intrappolare l'oggetto del suo desiderio
nell'inquadratura fotografica, tutto nasce da un gesto inconsulto, una folgorazione per il corpo
nudo del sempre ottimo Anders Danielsen Lie, e un tradimento non radicato
nell'insoddisfazione.
Di gesti inconsulti ce ne saranno altri (uno, in particolare, coinvolgerà il delizioso uccellino
domestico), sempre in concomitanza dei momenti più cruciali, a testimonianza del tormento
interiore di una donna in balia di se stessa. Ciononostante lo sguardo partecipe della regista ce
la mostra come madre e moglie appassionata, e al tempo stesso amante autentica; è il giudizio
esteriore a preoccuparla, e il suo prima di quello altrui.
Qui sta la dimensione più teneramente all'antica della storia, il cui sgomento per gli amori
multipli inizia a sembrare forse un po' passé. In concomitanza di Brave new love
esce nelle sale The invite, che sdogana nel mainstream la non-monogamia con la
supervisione/lezioncina di Esther Perel, la quale di rimando si vede comparire su un telefonino
proprio in questo film, e dei cui Ted talk tutti consumano ormai spezzoni come il
povero Orla sul divano. C'è un mondo insomma in cui Kate potrebbe accontentarsi di essere
semplicemente com'è, ma lei non lo sa e continua a struggersi.
Da questa sofferenza Bäck tira fuori un'opera acuta e incisiva, ben scritta fino a un finale
ambientato in Grecia che purtroppo lascia andare le redini in modo un po' caotico. Poco male,
in una sceneggiatura che trova il modo di riservare una carezza affettuosa a ognuno dei suoi
personaggi, anche quelli minori, e che si diverte a sottolinearne le confuse soggettività
cogliendoli spesso in momenti di danza privata. Là dove il pensiero razionale non arriva a darci risposte, meglio diluirlo nella musica.
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