| Anno | 2026 |
| Genere | Western, |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Alessandra Lancellotti |
| Distribuzione | ZaLab |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento sabato 12 settembre 2026
Il film è un western contadino cantato, nel paesaggio rurale dove ebbe luogo la vita e la lotta di Rocco Scotellaro, poeta e militante meridionalista.
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Guastamacchia è un contadino cantore che attraversa la Lucania interna cercando lavoro e riportando alla memoria versi e strofe del passato, Quella della trasmissione orale attraverso il canto è la modalità di comunicazione e di conservazione di una cultura contadina che rischia altrimenti di scomparire. Nume tutelare di questo percorso tra presente e passato è lo scrittore e poeta Rocco Scotellaro.
Alessandra Lancellotti va alla ricerca, dopo la distruzione avvenuta progressivamente tra gli anni '50 e '60, dell'eredità contadina al contempo superata e necessaria.
Asini e cavalli sono i quadrupedi la cui presenza punteggia il film quasi si fosse in un western non del tutto contraddetto dal paesaggio lucano che di quella terra ad Ovest ha alcune caratteristiche morfologiche. Attraverso la musica e il canto però quel clima ci viene suggerito e le contraddizioni tra presente e futuro non vengono poste in una luce solo negativa ma proposte con l'obiettivo di una possibile, perenne convivenza.
Alla base c'è l'opera di Rocco Scotellaro, poeta, scrittore, uomo politico scomparso all'età di trent'anni. La citazione è d'obbligo: "Mi sono fermato in un punto. Numerose strade mi chiamano. Io resto al bivio ostinato a non mettermi per nessuna di quelle strade, se il cielo della mia gioventù prima non si conclude e non resta documentato, glorificato."
Scotellaro ha cantato quella Lucania esaltandone le qualità ancestrali e Lancellotti rende omaggio a lui e al territorio. Vede nel presente, dopo lo svuotamento della civiltà contadina e la fine di quella industriale l'emergere di una realtà post industriale che farà definitivamente scomparire l'agricoltura. Ci sono immagini nel film in cui sembra di vedere "Il seminatore" di Van Gogh che si muove su un terreno su cui si scorgono le tracce del passaggio di macchinari agricoli.
È in questa compresenza che la regista legge l'esigenza di non distruggere il passato, seppure con tutta la sua dimensione patriarcale, in favore di un futuro di cui non si sono ancora comprese le finalità (ammesso che ci siano e siano comunicabili).
La scena in cui c'è chi costruisce una caccavella in una stanza in cui da un lato c'è un quadro iper tradizionale della Sacra Famiglia e dall'altro fotografie di donne seminude appese alla parete, finisce con il diventare simpaticamente emblematica della compresenza di due mondi che la complessità della natura umana riesce a far convivere. Perché non compiere la stessa operazione sul territorio?
"Mi sono fermato in un punto. Numerose strade mi chiamano. Io resto al bivio ostinato a non mettermi per nessuna di quelle strade, se il cielo della mia gioventù prima non si conclude e non resta documentato, glorificato." Scritto da Rocco Scotellaro fra il 1942 e il 1943, Uno si distrae al bivio ha dato ieri il nome all'omonima raccolta di racconti (pubblicata nel 1974, a oltre vent'anni dalla prematura [...] Vai alla recensione »
Il riesame e il controllo editoriale dei contenuti del presente sito sono affidati al team di MYmovies e al direttore responsabile.
Per contatti, scrivere al seguente indirizzo email: live@mymovies.it