| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 96 minuti |
| Al cinema | 150 sale cinematografiche |
| Regia di | Gianni Amelio |
| Attori | Alessandro Borghi, Valeria Golino, Valerio Mastandrea, Gabriel Bovino, Ramzi Lafrindi Max Paiella. |
| Uscita | giovedì 24 settembre 2026 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | 2,90 su 16 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 24 settembre 2026
Davide provoca involontariamente una tragedia e, sopraffatto dal senso di colpa, compie scelte estreme che lo segnano profondamente, cercando infine redenzione. Nessun dolore è 12° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 42.235,00 e registrato 59.415 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Davide è un uomo sulla trentina che vende libri usati in una piazza romana. Un giorno si vede 'imporre' da un immigrato nordafricano la presenza di un bambino del quale cerca rapidamente di disfarsi. Facendolo, provoca un grave incidente che fa sì che al pronto soccorso incontri un'adolescente anch'essa immigrata ed incinta. Tutto quanto sino ad allora era stato tenuto a distanza finisce con il divenire sempre più presente.
Amelio torna, trentadue anni dopo Lamerica, ad affrontare il tema dei migranti scegliendo una diversa prospettiva.
Da sempre Amelio nutre una particolare attenzione per chi si trova in condizioni che non lo favoriscono nei confronti di quanto la società accetta sotto la dizione di 'normale'. Che si tratti dei minori da trasferire ne Il ladro di bambini o del disabile e del padre che faticano a ritrovarsi in Le chiavi di casa, che siano i migranti dall'Albania in cerca de 'Lamerica' in Italia o il controverso Aldo Braibanti de Il signore delle formiche il suo cinema gli è vicino e ci vuole aiutare a comprenderne le ragioni.
Ha quindi sentito l'urgenza di affrontare dal suo punto di vista la problematica delle migrazioni utilizzando una premessa che risulta estremamente significativa e che apre a una molteplicità di letture. Il film infatti si apre con la didascalia che afferma che la storia che si va a raccontare non è ancora accaduta. È come se ci volesse mettere sull'avviso: potete prenderla come una fiaba a tinte (purtroppo) noir oppure potete considerare queste parole come un auspicio: sarebbe bello che invece il positivo che ne fa parte potesse diventare realtà.
Perché il personaggio che Alessandro Borghi interpreta con le giuste variazioni di atteggiamento è di quelli di cui si vorrebbe venire più spesso a conoscenza. Non è inizialmente schierato su un versante pro o contro (anche se la tendenza è quella di immergersi nel proprio mondo di venditore di parole su carta lasciando il mondo fuori) ma si trova a compiere un percorso inizialmente obbligato e progressivamente sempre più consapevole. In uno dei fil rouge del film si avverte come un'affinità con 3/19 di Silvio Soldini ma qui l'urgenza è diversa e si concretizza in un senso di colpa che sente la necessità di gesti di riparazione.
L'avvertenza di apertura va tenuta sempre presente perché altrimenti si rischia (e non è da pensare che Amelio lo voglia) l'idealizzazione dei migranti che finirebbe con il risultare altrettanto dannosa della loro (purtroppo indotta) demonizzazione in questi tempi in cui si è coniato l'orrido neologismo di 'remigrazione'. Così come potrebbero avere buon gioco coloro che parlano di assenza di volontà di integrazione di fronte a queste persone che non possiedono nel loro lessico neppure un vocabolo italiano di uso quotidiano. Peraltro in un film in cui si sottolinea il valore della parola scritta come fonte di trasmissione di pensiero.
Se Alessandro Borghi carica il suo personaggio di un senso di responsabilità che si trasmuta in una forma di respirazione che sottolinea quanto vive, è Valerio Mastandrea che, con il suo addetto alla ricezione di cadaveri di ignoti o comunque di persone di cui nessuno richiede le spoglie, finisce con il sintetizzare il pensiero di Amelio.
È una 'brava persona', diversa da quelle che si nascondono dietro alle 'leggi' o gettano brutalmente fuori dalla sala di attesa di un pronto soccorso una giovane donna incinta immigrata che vi cercava riparo. Nella sua quieta esistenza sa compiere le scelte giuste, come padre e come essere umano. È a costoro che questo racconto immaginario e per immagini si rivolge, auspicando la persistenza di quell'umana pietas che è sempre più essenziale conservare.
Gianni Amelio, regista attento ed ispirato, riesce ad interpretare la contemporaneità come pochi, magari non direttamente ma con una lettura ellittica, calando la sua narrazione nella dimensione personale. Lo aveva già fatto con “Lamerica” (1994), nel quale la perenne questione dell’immigrazione in Italia veniva riletta paragonandola a quella italiana [...] Vai alla recensione »
Che film è Nessun dolore, che era passato tra i Fuori concorso alla Mostra di Venezia 2026? Mica facile stabilirlo. Una scritta sui titoli testa avverte: «La storia che raccontiamo non è ancora realmente accaduta», quasi a rovesciare un mantra del cinema attuale ispirato a fatti reali di cronaca. A 81 anni, Gianni Amelio ha ancora voglia di dire la sua sull'Italia attuale e di ieri (Campo di battaglia, [...] Vai alla recensione »
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