| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 130 minuti |
| Regia di | Gianni Amelio |
| Attori | Luigi Lo Cascio, Elio Germano, Sara Serraiocco, Leonardo Maltese, Anna Caterina Antonacci (I) Rita Bosello, Davide Vecchi, Maria Caleffi, Roberto Infurna, Valerio Binasco, Alberto Cracco, Jacopo Relucenti, Giuseppe Aiello, Emma Bonino, Ferruccio Braibanti, Gina Rovere, Elia Schilton, Giovanni Visentin, Mateo Zoni. |
| Uscita | giovedì 8 settembre 2022 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | 3,60 su 31 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento domenica 12 marzo 2023
La storia di Aldo Braibanti, l'omosessualità a processo nell'Italia degli anni Sessanta. Il film ha ottenuto 3 candidature ai Nastri d'Argento, 11 candidature a David di Donatello, In Italia al Box Office Il signore delle formiche ha incassato 1,7 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Provincia di Piacenza, anni Sessanta. Aldo Braibanti è un intellettuale con un gran seguito tra i giovani, che frequentano la sua "factory" dove si recita, si creano installazioni artistiche, si scrivono poesie. Fra i suoi adepti c'è Riccardo, che sogna di essere apprezzato dal suo maestro ma che da lui riceve solo critiche. Un giorno Riccardo porta con sé il fratello Ettore, che ha scovato una di quelle formiche che Braibanti, anche mirmecologo, colleziona in una teca. E l'intellettuale dimostra subito gratitudine e stima verso quel ragazzo intelligente e gentile. Ma anche un'attrazione, presto reciprocata dal ragazzo, che gli costerà lalibertà e la carriera: perché Braibanti è anche un omosessuale dichiarato.
È sintomatico che la parola omosessuale compaia ne Il signore delle formiche solo dopo un'ora di racconto: un modo narrativamente appropriato per riprodurre il silenzio negazionista che ha circondato non solo il termine, ma l'esistenza stessa di una parte della popolazione italiana.
Contro Braibanti la madre di Ettore (nella realtà Giovanni Sanfratello, poiché questa storia è "liberamente ispirata a fatti avvenuti nell'Italia degli anni Sessanta") intenterà la prima (e unica) causa per plagio non su un'opera dell'ingegno ma su un essere umano. In realtà il processo, da parte della società italiana, era all'omosessualità, non rubricata come reato solo perché il codice italiano, scritto dal fascismo, non contemplava affatto la possibilità che un cittadino fosse men che virile.
Per contro Il signore delle formiche "fa causa" a quell'ipocrisia che ha costretto molti al silenzio e al sotterfugio, per non dire alla negazione della propria identità. E all'isolamento, alla "correzione" forzata: perché se a Braibanti è costata la gogna mediatica e la detenzione, a Sanfratello è valsa la chiusura in manicomio e una sfilza di elettroshock.
Gianni Amelio racconta questa storia scegliendo in parte la cifra del melodramma alla Douglas Sirk (basti notare la scelta musicale) contrastata dall'asciuttezza rigorosa delle interpretazioni dell'ottimo Luigi Lo Cascio e del sorprendente Leonardo Maltese, al suo esordio: come dire che mentre la società italiana si esibiva in un crescendo patetico e delirante da sceneggiata o da operetta, i due omosessuali protagonisti mantenevano quella sobrietà e quella dignità composta che caratterizzano chi sa di contrastare un'insensata ingiustizia.
Ed è fondamentalmente di quella ingiustizia che parla il film di Amelio, senza commettere l'errore di fare di Braibanti un santino (le scene in cui insegna ai suoi allievi lo dipingono come dispotico e arrogante, un Carmelo Bene prima maniera più che il Pasolini cui tanto assomiglia), e contestualizzando la sua battaglia all'interno di quella più grande anni Sessanta, della quale rivela anche le contraddizioni: un PCI più attento a conquistare seggi che a sposare le giuste cause, un immigrato dal sud omofobo e sciovinista, e così via.
Quello fra Aldo ed Ettore resta "uno scambio semplice e luminoso" attraverso le ombre dell'Italietta provinciale (nella testa più che nei luoghi), un piccolo mondo antico color seppia cui fa da cartina di tornasole anche la lotta benintenzionata di due personaggi di finzione, il giornalista dell'Unità Ennio (forse in omaggio a un altro provinciale lucido, Flaiano) e sua cugina Graziella, militante del movimento studentesco. A Braibanti invece interessa mettere chi lo ascolta in crisi, spingere a scegliere autonomamente cosa sia bello e giusto, aprire al dubbio.
Amelio ha scelto due attori che si assomigliano "come due gocce d'acqua" perché sono la prosecuzione di un'identità sempiterna, con buona pace di chi pensa che l'omosessualità sia un vezzo dell'epoca moderna e non ci sia invece sempre stata, come sia sempre destinata ad esistere: che piaccia o meno. Così come ci sarà sempre la "necessità storica" di nascondere la propria essenza perché "deviante" rispetto ad una norma imposta. Ed ecco allora gli echi del processo ad Oscar Wilde e del delitto Pasolini, le ipocrisie all'interno del Grande partito operaio, le dichiarazioni imbarazzanti della politica contemporanea.
Alla fine degli anni 60 si celebrò a Roma un processo che fece scalpore. Il drammaturgo e poeta Aldo Braibanti fu condannato a nove anni di reclusione con l'accusa di plagio, cioè di aver sottomesso alla sua volontà, in senso fisico e psicologico, un suo studente e amico da poco maggiorenne. Il ragazzo, per volere della famiglia, venne rinchiuso in un ospedale psichiatrico e sottoposto a una serie di devastanti elettroshock, perché "guarisse" da quell'influsso "diabolico". Alcuni anni dopo, il reato di plagio venne cancellato dal codice penale. Ma in realtà era servito per mettere sotto accusa i "diversi" di ogni genere, i fuorilegge della norma. Prendendo spunto da fatti realmente accaduti, il film racconta una storia a più voci, dove, accanto all'imputato, prendono corpo i famigliari e gli amici, gli accusatori e i sostenitori, e un'opinione pubblica per lo più distratta o indifferente. Solo un giornalista s'impegna a ricostruire la verità, affrontando sospetti e censure.
“Certe cose sono sconvolgenti e inaccettabili alla comune coscienza. (…) Certe cose atroci architettate o comunque volute dal Potere (quello reale non quello sia pur fittiziamente democratico) sono comunissime nella storia: dico comunissime: eppure alla comune coscienza paiono sempre eccezionali e incredibili.” Pier Paolo Pasolini - Il Caos (1969) Ci sono storie [...] Vai alla recensione »
Il signore delle formiche è Aldo Braibanti, e il titolo dice di lui (e dello sguardo di Amelio su di lui, per lui) già tutto quello che gli occhi e il corpo di Luigi Lo Cascio racconteranno nello scorrere del film: un uomo devoto alla cura della fragilità naturale, privata, umanissima, un poeta mirmecologo anche capace di passioni furibonde e un intellettuale drammaturgo dotato di un metodo incendiario [...] Vai alla recensione »