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lunedì 29 agosto 2016

Elio Germano

Il talento di un figlio unico

35 anni, 25 Settembre 1980 (Bilancia), Roma (Italia)
occhiello
Che voi veramente pensate che poi la classe operaia ve segue…!
dal film Mio fratello è figlio unico (2007) Elio Germano è Accio Benassi
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Elio Germano
Nastri d'Argento 2016
Nomination miglior attore per il film Alaska di Claudio Cupellini

Nastri d'Argento 2015
Premio miglior attore per il film Il giovane favoloso di Mario Martone

David di Donatello 2015
Premio miglior attore per il film Il giovane favoloso di Mario Martone

David di Donatello 2015
Nomination miglior attore per il film Il giovane favoloso di Mario Martone

Nastri d'Argento 2014
Nomination miglior attore per il film L'ultima ruota del carro di Giovanni Veronesi

David di Donatello 2012
Nomination miglior attore per il film Magnifica presenza di Ferzan Ozpetek

Nastri d'Argento 2012
Nomination miglior attore per il film Magnifica presenza di Ferzan Ozpetek

David di Donatello 2011
Nomination miglior attore per il film La nostra vita di Daniele Luchetti

David di Donatello 2011
Premio miglior attore per il film La nostra vita di Daniele Luchetti

Festival di Cannes 2010
Premio miglior attore per il film La nostra vita di Daniele Luchetti

Nastri d'Argento 2010
Nomination miglior attore per il film La nostra vita di Daniele Luchetti

Nastri d'Argento 2010
Premio miglior attore per il film La nostra vita di Daniele Luchetti

European Film Awards 2010
Nomination miglior attore europeo per il film La nostra vita di Daniele Luchetti

Nastri d'Argento 2008
Nomination miglior attore per il film Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti

Nastri d'Argento 2008
Nomination miglior attore per il film Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi

David di Donatello 2007
Premio miglior attore per il film Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti

David di Donatello 2004
Nomination miglior attore non protagonista per il film Che ne sarà di noi di Giovanni Veronesi



Terzani rivive in La fine è il mio inizio, tratto dall'omonimo libro di memorie.

Ogni casa è illuminata

venerdì 25 marzo 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

Ogni casa è illuminata Parla svelto, Folco Terzani, senza accento, e sembra un fiume in piena. Ha 41 anni ma ne dimostra dieci di meno, con i capelli lunghi e i jeans da ragazzino, questo adulto bambino che spende fiumi di parole su suo padre ma di sé dice soltanto di esser venuto al mondo «in una valigia». A due settimane di vita era già su una nave che dall’America lo portava in Italia, poco dopo era a Singapore, e ancora attraverso l’Asia, infine in Cina, dove a 12 anni di giorno faceva l’alzabandiera e di sera piangeva di nascosto per non deludere il padre Tiziano. Un padre «ingombrante», un mostro sacro del giornalismo, corrispondente dal Vietnam e dalla Cina, che quando Folco era solo un’idea voleva chiamarlo Mao. E che prima di morire, spento da un tumore, proprio Folco ha voluto accanto a sé per raccontargli come la sua vita fosse cambiata, finalmente illuminata, e per raccogliere le sue memorie in un libro, "La fine è il mio inizio", che oggi è anche un film in sala dal 1 aprile. A presentarlo a Roma ci sono gli interpreti, Bruno Ganz, Elio Germano e Andrea Osvart, il regista Jo Baier e tutta la famiglia di Tiziano Terzani: la figlia Saskia, biondissima e mite, la moglie Angela, e Folco. Che da suo padre ha ereditato, prima di tutto, l’innata capacità di conquistare la scena.

Il nuovo film di Daniele Vicari al Festival del Cinema di Roma.

Il passato è una terra straniera, un inusuale thriller di formazione

domenica 26 ottobre 2008 - Gabriele Niola cinemanews

Il passato è una terra straniera, un inusuale thriller di formazione Ancora un film di genere per il Festival del Film di Roma ma questa volta insospettabilmente italiano. È infatti lo stesso Vicari che ha definito il suo Il passato è una terra straniera come film di genere, anche se non crede molto nell'utilità di tale definizione: "I generi ormai si mescolano in maniera inestricabile, le denominazioni thriller psicologico o romanzo di formazione sono definizioni di comodo utili a discutere".
E la discussione c'è stata come avviene ogni qualvolta un film italiano tenta di avventurarsi nel territorio del thriller e del poliziesco senza guardare ai modelli americani più scontati e nemmeno a quelli nostrani.
Con dietro le spalle l'omonimo libro di Gianrico Carofiglio (di cui hanno ammesso tutti è stata usata solo una parte) Daniele Vicari ha orchestrato assieme ai suoi sceneggiatori una storia dall'impianto molto simile a quello di un altro suo film Velocità massima: due uomini che collaborano "professionalmente" nel cui rapporto si inseriscono anche i legami personali che stringono con altre persone.

Esce il secondo film di Paolo Franchi: vicende critiche di figli di padri illustri e ingombranti.

Nessuna qualità agli eroi: Nel nome del padre e in assenza del padre

giovedì 27 marzo 2008 - Marzia Gandolfi cinemanews

Nessuna qualità agli eroi: Nel nome del padre e in assenza del padre Dopo La spettatrice, storia di una giovane donna che osserva la vita degli altri dietro il vetro di una finestra, Paolo Franchi torna con un'opera nevrotica e dolorosa ma soprattutto con un'idea di cinema accostato alla psicanalisi, probabilmente per quel carattere di sogno collettivo che il cinema spesso possiede o per le dinamiche di proiezione e di identificazione che sollecita. Al centro di Nessuna qualità agli eroi ci sono due padri illustri, ingombranti e (quasi) invisibili, che hanno controllato e condizionato l'esistenza dei propri figli, incapaci di vivere e di crescere se non in un rapporto di dipendenza rabbiosa dal genitore, oggetto di amore e di odio autodistruttivo. Elio Germano interpreta Luca, il figlio disadattato di un usuraio che prende a modello della sua "realizzazione" il broker assicurativo di Bruno Todeschini, figlio integrato di un artista deceduto. In mezzo a loro c'è la grazia di Irène Jacob, moglie e "spettatrice" di quel poco che resta da guardare con affetto. La solitudine, l'incomunicabilità, la pesantezza terrena dei corpi e dei desideri, l'afasia dei personaggi che diventa afasia del vivere, sono alcuni dei temi che legano La spettatrice a Nessuna qualità agli eroi, due film che si muovono sotto il segno della follia in quanto infelicità. L'opera non riconciliata di Paolo Franchi dimostra un'infaticabilità artistica, un'inesauribile voglia di capire e l'irrequietezza di porsi nuovi interrogativi.

Dopo le prime esperienze televisive il giovane attore romano ha ingranato la marcia superiore.

5x1: Elio Germano, dalla tv al David di Donatello

martedì 26 febbraio 2008 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: Elio Germano, dalla tv al David di Donatello Sfogliando con attenzione il curriculum di Elio Germano si scopre un attore senza esitazioni, che va per la sua strada, convinto che un giorno arriverà da qualche parte. A vederlo oggi, dopo i meritatissimi premi come Miglior Attore ai David di Donatello e il Globo d'oro come rivelazione dell'anno per Mio fratello è figlio unico, si capisce come anche le parentesi televisive e con i fratelli Vanzina abbiano sortito un effetto. Quello di dire addio agli snobismi, per essere attore a 360°, non solo sembrarlo, accettando tutte le sfide. È la storia di un ragazzo che, anche dopo la meritata popolarità, sceglie di vivere al Corviale, problematica periferia di Roma, tra gli amici di sempre, all'insegna dell'essere e non del sembrare. Niente baretti o ponti con i lucchetti per Elio. Nella sua storia c'è stato Daniele Luchetti, che in Mio fratello è figlio unico lo ha affiancato all'astro di Scamarcio. Inutile dire come Elio ne sia uscito assoluto vincitore.
Ora Germano vuole dimostrarci che Il mattino ha l'oro in bocca, accettando la difficile sfida di interpretare un film biografico su un personaggio che non è morto ma, anzi, è vivo e vegeto e nel pieno del successo professionale, quel Marco Baldini che con "Il giocatore" ha raccontato il suo personalissimo demone del gioco d'azzardo. Chissà Elio come ce lo descriverà…

Francesco Patierno adatta (liberamente) Il giocatore di Marco Baldini per il grande schermo.

Il mattino ha l'oro in bocca: storia di un giocatore d'azzardo

mercoledì 20 febbraio 2008 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Il mattino ha l'oro in bocca: storia di un giocatore d'azzardo La storia di Marco Baldini - dj e storico socio di Fiorello - la conoscono tutti. Chi non ha letto la sua autobiografia, "Il giocatore (ogni scommessa è un debito)", la conosce attraverso i suoi racconti in radio e in tv. Ed è proprio sulle registrazioni originali di Baldini e sui racconti di amici e conoscenti che Francesco Patierno ha basato Il mattino ha l'oro in bocca, film liberamente tratto dal libro. "Abbiamo scelto di raccontare la storia di Baldini mantenendo una certa distanza sia per quanto riguarda l'interpretazione degli attori che per la storia prendendoci delle libertà" ha spiegato il regista. "Ci siamo ispirati maggiormente alle registrazioni di quando lavorava alla radio fiorentina e quelle di Radio Deejay firmate insieme a Fiorello, e in particolare alle loro storie leggendarie raccontate da chi li conosceva".

Bella e perduta (2015) Alaska (2015)
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