Volevo nascondermi

Film 2020 | Biografico, +13 120 min.

Anno2020
GenereBiografico,
ProduzioneItalia
Durata120 minuti
Regia diGiorgio Diritti
AttoriElio Germano, Oliver Ewy, Leonardo Carrozzo, Pietro Traldi, Orietta Notari, Andrea Gherpelli Denis Campitelli, Filippo Marchi, Maurizio Pagliari, Francesca Manfredini, Gianni Fantoni, Paola Lavini.
Uscitamercoledì 4 marzo 2020
TagDa vedere 2020
Distribuzione01 Distribution
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,74 su 28 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Giorgio Diritti. Un film Da vedere 2020 con Elio Germano, Oliver Ewy, Leonardo Carrozzo, Pietro Traldi, Orietta Notari, Andrea Gherpelli. Cast completo Genere Biografico, - Italia, 2020, durata 120 minuti. Uscita cinema mercoledì 4 marzo 2020 distribuito da 01 Distribution. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,74 su 28 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Argomenti:  Pittori

La vita del pittore Antonio Ligabue, uno dei maestri e protagonisti fondamentali dell'arte contemporanea internazionale. Il film è stato premiato al Festival di Berlino, In Italia al Box Office Volevo nascondermi ha incassato 116 mila euro .

Consigliato assolutamente sì!
3,74/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,48
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ

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Elio Germano fa suo Ligabue, il suo genio, il suo tormento, la sua profonda sofferenza interiore.
Recensione di Giancarlo Zappoli
venerdì 21 febbraio 2020
Recensione di Giancarlo Zappoli
venerdì 21 febbraio 2020

Antonio è figlio di emigranti. Dopo la morte della madre viene affidato ad una coppia svizzero-tedesca ma i suoi problemi psicofisici lo porteranno all'espulsione. Viene mandato a Gualtieri in Emilia, luogo di cui è originario l'uomo che è ufficialmente suo padre. Qui vive per anni in estrema povertà sulle rive del Po fino a quando lo scultore Renato Marino Mazzacurati lo indirizza allo sviluppo delle sue naturali doti di pittore.

Fa indubbiamente effetto assistere a pochissimi giorni di distanza dalla morte di Flavio Bucci a un film che ha al centro la sofferta vita di Antonio Ligabue.

Nel 1977 fu proprio Bucci, in quello che all'epoca si chiamava ancora 'sceneggiato televisivo, in tre puntate per la regia di Salvatore Nocita, a dare uno scossone al modo di raccontare biografie in tv interpretando proprio Ligabue. In una versione cinematografica accorciata aveva vinto al Festival di Montréal il Gran Premio delle Americhe e quello per la Migliore interpretazione maschile.

Non è difficile pensare che Elio Germano abbia avuto la consapevolezza di doversi confrontare con una prova d'attore che aveva segnato l'immaginario di una generazione. I confronti sono sempre complessi da affrontare ma in questo caso si può tranquillamente affermare che Germano non ha nulla da invidiare al suo predecessore. Ha saputo fare 'suo' Ligabue offrendogli quella profonda sofferenza interiore che sa spesso conferire ai personaggi che gli vengono proposti sul grande schermo.

A venirgli in aiuto in questo caso è anche l'altrettanto profonda conoscenza del mondo rurale emiliano che Giorgio Diritti possiede e che sa infondere nelle sue opere quando è necessario. Perché, a partire da quel corpo che si nasconde sotto un indumento/corazza da cui fuoriesce uno sguardo in cui paura e curiosità per ciò che lo circonda si contrastano, Diritti, grazie alla prestazione di Germano, ci racconta una vita dolorosa che dà luogo a un'arte in cui la vivacità cromatica è coinvolgente.

Chiunque abbia visitato una mostra dedicata al grande pittore sa (e Diritti ce lo ricorda sui titoli di coda) quanto l'esplosione di forme e di colori ne costituisse il polo d'attrazione. Quasi che divenissero per lui strumento indispensabile per sfuggire alle sofferenze di un'esistenza marchiata dai disturbi mentali e dalla derisione.

Perché Diritti non traccia un ritratto agiografico del mondo rurale. Non giudica ma neppure assolve i tanti che, per ignoranza o insensibilità, mettevano alla berlina il matto e ne disprezzavano l'opera. Così come sa inquadrare con tenerezza quei pochi, uomini e donne, che seppero chinarsi su di lui e comprenderne il tormento ma anche la grandezza.

Sulla sua tomba si legge: «Il rimpianto del suo spirito, che tanto seppe creare attraverso la solitudine e il dolore, è rimasto in quelli che compresero come sino all'ultimo giorno della sua vita egli desiderasse soltanto libertà e amore». Solitudine, dolore, libertà e amore. Sono i quattro 'segni' che animano un film che forse solo due sensibilità come quelle di Diritti e Germano potevano saper fondere con partecipazione e rigore.

Sei d'accordo con Giancarlo Zappoli?
Una fiaba fatta di durezze: la vita del pittore Antonio Ligabue.
Overview di Giorgio Crico
martedì 11 febbraio 2020

Antonio Ligabue non è un bambino come gli altri. È di sangue italiano ma è in Svizzera fin dalla nascita, avvenuta a Zurigo all'ultimo respiro dell'Ottocento, da sempre malato di gozzo e rachitismo e fin dal suo primo anno d'età affidato a una famiglia di contadini svizzeri tedeschi (che lui ha poi considerato come i suoi veri genitori). A neanche vent'anni d'età, dopo aver ricevuto un'istruzione frammentaria e superficiale, viene espulso dalla Svizzera e costretto a riparare in Italia, in un Paese che per lui è assolutamente straniero e di cui non parla la lingua. Giunto a Gualtieri, località emiliana di cui è originario colui che è ufficialmente suo padre - il marito della madre biologica, Bonfiglio Laccabue - il giovane Antonio patisce freddo, fame e soprattutto un'enorme solitudine. Per riempire i suoi vuoti esistenziali, tra un impiego saltuario e l'altro, Ligabue scopre l'arte e soprattutto la pittura. L'incontro con Renato Marino Mazzacurati, nei tardi anni 20, dà l'impulso decisivo a Ligabue per decidere di dedicarsi unicamente a dipingere (e talvolta anche scolpire), l'attività che meglio gli consente di comunicare e di spiegare al mondo come si senta: lo farà fino al giorno della sua morte.

Volevo nascondermi è un biopic intenso che racconta la ricerca di senso di un uomo apparentemente abbandonato da tutto e da tutti che trova finalmente un modo per riuscire a esprimere il suo sfavillante mondo interiore con il disegno e l'arte figurativa.

L'incredibile biografia di Antonio Ligabue, uno dei principali pittori italiani del 900 ma anche una persona che conosceva perfettamente cosa volesse dire soffrire e sentirsi soli nella vita di tutti i giorni, diventa un film prodotto da Rai Cinema e da Palomar (la stessa casa di produzione dietro alla serie tv de Il commissario Montalbano), diretto da Giorgio Diritti, già dietro alla macchina da presa per Un giorno devi andare e L'uomo che verrà.

Nel ruolo principale, ovviamente quello del pittore naïf emiliano da adulto, c'è Elio Germano ma Ligabue ragazzo e bambino è interpretato rispettivamente da Oliver Ewy e da Leonardo Carrozzo. Gianni Fantoni presta il suo volto all'industriale Antonini mentre Dagny Gioulami è Elise, la madre adottiva svizzera, e Pietro Traldi è Renato Marino Mazzacurati, la cui madre ha il volto di Orietta Notari. Infine, è Andrea Gherpelli ad avere il ruolo di Andrea Mozzali.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 9 marzo 2020
FabioFeli

Un occhio spalancato guarda da un buco in un sacco nero un dottore, uno psichiatra, che parla in tedesco e che vediamo in controcampo. Non vuole essere visto, vuole restare nascosto“Toni al Matt” (Elio Germano), che ha già sofferto due abbandoni: dai genitori di Gualtieri  (vicino Reggio Emilia) e da quelli adottivi. Nella sua infanzia è stato perseguitato dai coetanei [...] Vai alla recensione »

sabato 7 marzo 2020
Micky49

L'unico problema é che questo film, bellissimo, non potrà essere visto da molti visto la situazione sanitaria. Io sono rimasta incollata alle immagini che scorrevano senza mai estraniarmi un secondo. Elio Germano bravissimo, 2 ore di coinvolgimente emotivo, regia accurata. Speriamo che lo ripropongano, nelle sale cinematografiche, fra un paio di mesi quando la situazione sanitaria [...] Vai alla recensione »

domenica 8 marzo 2020
Mary 22

Bellissimo film. Grande Germano. È uscito tutto l'artista che c'è in lui. Eravamo solo in due in sala. Peccato, nonostante la difficile situazione, con i giusti accorgimenti è un film da non perdere assolutamente. 

sabato 7 marzo 2020
francesca

Elio germano da' un volto e un'umanita' indimenticabili a questo Ligabue la regia tenera e coinvolgente di un mondo della Bassa  coi suoi panorami e personaggi tutti ottimamente rappresentati C'e' tanta poesia e follia in questo film come ce n'era in quello che sempre si autodefinisce "un artista"

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
domenica 1 marzo 2020
Fabio Ferzetti
L'Espresso

Con quattro film in 15 anni l'emiliano Giorgio Diritti ha definito meglio forse di chiunque in Italia la sua poetica. Calati in microcosmi remoti, percorsi da lingue e dialetti spesso impenetrabili, tutti i suoi lavori esplorano infatti il rapporto fra una comunità e un estraneo, un intruso, talvolta un nemico (i nazisti de "L' uomo che verrà"), destinato a mettere alla prova le forze che uniscono [...] Vai alla recensione »

domenica 8 marzo 2020
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Possiamo esaltare, criticare e persino sottovalutare l'opera di Antonio Ligabue, scrive nel 1981 Marino Mazzacurati, ma sempre ci sfugge qualcosa, «quella magia che alcuni riescono talvolta a captare nel cosmo e a trasmettere agli altri, e che va al di là dello spazio e del tempo». Ora lo ritroviamo, lo scultore Mazzacurati (Pietro Traldi), mentre si imbatte nel "matt", come lo chiamano a Gualtieri. [...] Vai alla recensione »

sabato 7 marzo 2020
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Il pittore Antonio Ligabue, senza nulla togliere al Ligabue detto Liga (giocano in campionati diversi). Neri Pozza pubblica il romanzo "Il cuore è una selva", firmato da Novita Amadei. In copertina, una delle celebri tigri dipinte. Dentro, una storia che sulle certezze biografiche ricama, a cominciare dal ritrovamento sotto il tabernacolo, la notte di Natale.

venerdì 6 marzo 2020
Alessandra De Luca
Avvenire

Ligabue La vita del pittore naif Antonio Ligabue, dall'infanzia poverissima in Svizzera, dove era stato abbandonato da una madre italiana, agli anni di solitudine, freddo e fame in una capanna sul fiume fino all'incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati, alla scoperta della pittura come mezzo di espressione, al riconoscimento sociale, al benessere e alla morte.

venerdì 6 marzo 2020
Stefano Giani
Il Giornale

La vita di Antonio Ligabue, il pittore naïf di origini svizzere nato da due emigrati italiani, racchiude una molteplicità di temi, ancora oggi attualissimi, che non sono sfuggiti all' esame attento di un regista scrupoloso, preciso e bravo come Giorgio Diritti. Il maestro bolognese, già apprezzato per lo splendido L'uomo che verrà, dalla filmografia tanto parca quanto altamente qualitativa anche negli [...] Vai alla recensione »

venerdì 6 marzo 2020
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

La forza di questo ritratto dell'artista da folle ci viene incontro a metà film, quando la biografia di Ligabue, a manciate di flashback un po' psicanalitici sull' infanzia (il rifiuto parentale in Svizzera, rachitismo e disturbi maniaco depressivi in manicomio) approda alla figura "adulta" del diverso, inconsapevole visionario incendiario che scopre nell' urlo delle sue tigri come nella violenza di [...] Vai alla recensione »

venerdì 6 marzo 2020
Maria Lombardo
La Sicilia

Flavio Bucci ha scolpito nella memoria dei meno giovani il suo Ligabue (serie tv del '77 a firma di Salvatore Nocita). Ora con la stupefacente prova di Elio Germano, le immagini dei due attori si sovrapporranno certo perché il trentanovenne interprete romano sulla scia del suo Leopardi ("Il giovane favoloso") mostra straordinaria capacità mimetica nel riprodurre gobba e difetti fisici dell'artista. [...] Vai alla recensione »

giovedì 5 marzo 2020
Stefano Giani
CineSalotto

Un'infanzia sperperata tra gli scherni. Il bacillo della follia forse nacque lì, nelle campagne di una Svizzera che gli aveva dato i natali, quasi casualmente, da una madre italiana e un padre adottivo, al quale il bambino diede la colpa del presunto uxoricidio. Questo fu il motivo per cui il giovane Antonio si fece chiamare Ligabue, abbandonando e dimenticando quel cognome paterno - Laccabue - al [...] Vai alla recensione »

giovedì 5 marzo 2020
Davide Turrini
Il Fatto Quotidiano

Se si leggono le recensioni dei grandi siti statunitensi - Variety, Hollywood Reporter - "Volevo nascondermi" di Giorgio Diritti sarebbe un film senza un filo narrativo. Lo scrivono sessanta volte. Come se fosse un difetto. Una di quelle mancanze scritte nel libretto delle istruzioni del bravo cineasta che prima vende nei circuiti art house degli Stati Uniti il proprio talento visivo, e poi finisce [...] Vai alla recensione »

giovedì 5 marzo 2020
Serena Nannelli
Il Giornale

Nelle zone della penisola in cui i cinema rimangono aperti, esce "Volevo nascondermi", il film di Giorgio Diritti con protagonista Elio Germano, fresco vincitore dell'Orso d'Argento come miglior attore al Festival di Berlino. Il racconto muove dal trauma e dalla sofferenza di un'infanzia trascorsa peregrinando tra manicomi e famiglie adottive, fino a quando Antonio, rispedito in Italia dalla Svizzera [...] Vai alla recensione »

giovedì 5 marzo 2020
Alessandra Levantesi
La Stampa

A stare al titolo del film di Giorgio Diritti, premiato a Berlino per l'interpretazione di Elio Germano, Antonio Ligabue «voleva nascondersi»; secondo un critico d' epoca, dallo sguardo dei suoi autoritratti trapela una voglia di affacciarsi agli altri: ed è proprio sul filo di questa dicotomia fra asocialità e brama di comunicare che il regista bolognese gioca la parabola esistenziale del pittore [...] Vai alla recensione »

giovedì 5 marzo 2020
Giulia Bianconi
Il Tempo

Un'anima tormentata, un uomo che ha lottato tutta la vita per non essere emarginato. La madre naturale lo aveva abbandonato. Quella adottiva cercava di togliergli quel "brutto diavoletto" che aveva nella testa. Il suo insegnante gli diceva, deridendolo davanti ai compagni: "Tu sei un errore. Non meriti di esistere". Ma lui riuscito a trovare nell'arte, un'esplosione di colori e figure animalesche, [...] Vai alla recensione »

mercoledì 4 marzo 2020
Michele Anselmi
Cinemonitor.it

È un vero peccato che "Volevo nascondermi", almeno per ora, non possa essere visto in Emilia Romagna, dove i cinema sono il larga maggioranza chiusi. Perché il nuovo film del bolognese Giorgio Diritti, appena premiato a Berlino per l'interpretazione di Elio Germano, è un omaggio non solo al talento "matto" e sbilenco del pittore-scultore Antonio Ligabue ma anche un atto d'amore nei confronti di quella [...] Vai alla recensione »

martedì 3 marzo 2020
Alessandra De Luca
Ciak

Brutto, rachitico, deriso e umiliato, respinto in Italia dalla Svizzera dove ha trascorso un'infanzia e un'adolescenza difficili, Toni vive per anni in una capanna sul fiume tra solitudine, freddo e farne. L'incontro con la pittura sarà l'inizio di un riscatto attraverso l'arte, l'unico tramite per costruire la propria identità, farsi riconoscere e amare dal mondo.

martedì 25 febbraio 2020
Roberto Manassero
Film TV

C'è molto di Antonio Ligabue, in Volevo nascondermi. Ci sono la Svizzera e l'Italia, l'Emilia e Roma; ci sono la follia, la libertà del reietto e la condanna alla solitudine; ci sono le tante lingue della sua vita, lo svizzero-tedesco delle origini, l'italiano dei medici e dei podestà, il dialetto emiliano. C'è, inevitabilmente, la prova mimetica di Germano, tenuta in minore e ricalcata sui materiali [...] Vai alla recensione »

lunedì 24 febbraio 2020
Alberto Rivaroli
Tv Sorrisi e Canzoni

La sua biografia è un dramma. Già, perché la vita di Antonio Ligabue, uno dei pittori più significativi del Novecento, è un concentrato di dolore e solitudine, scandito da ricoveri periodici in ospedali psichiatrici, e il disperato bisogno di essere accettato e amato. Il film di Giorgio Diritti non fa sconti, ricordando tutte le tappe del calvario dell'artista, ma riesce anche a esprimere la sua capacità [...] Vai alla recensione »

sabato 22 febbraio 2020
Massimo Causo
Duels.it

La biografia dannata dell'artista declinata nell'ottica della diversità, del dialogo tra emarginazione e integrazione: sin dal titolo e dall'incipit occluso nel buio della coperta sotto la quale Antonio Ligabue si sottrae allo sguardo del medico italiano che lo sta prendendo in cura, Volevo nascondermi (in Concorso a Berlino 70 e in sala dalla prossima settimana) si propone come un testo in prima persona, [...] Vai alla recensione »

sabato 22 febbraio 2020
Alessandro Uccelli
Cineforum

Comincia cercando di calarsi nel punto di vista del suo protagonista, nel suo sguardo alienato, in soggettiva, attraverso le lacerazioni di un vecchio tabarro logoro, il viaggio di Giorgio Diritti nell'universo di Antonio Ligabue. La paura di Antonio, la sua fobia per la tosse, per il contatto con gli altri, sono immediatamente un pretesto per tornare in flash-back all'infanzia del pittore, in quella [...] Vai alla recensione »

sabato 22 febbraio 2020
Gherardo Ugolini
Close-up

Un film potente, di grande impatto emotivo, compatto e ben articolato in tutte le sue parti. Un'opera pienamente matura, che si regge sulla straordinaria interpretazione di Elio Germano, ma che risulta convincente anche nella sceneggiatura e nella fotografia. Dopo i successi riportati con Il vento fa il suo giro (2005) e L'uomo che verrà (2009), Giorgio Diritti presenta alla Berlinale il suo ultimo [...] Vai alla recensione »

sabato 22 febbraio 2020
Raffaele Meale
Quinlan

Toni, figlio di una emigrante italiana, respinto in Italia dalla Svizzera dove ha trascorso un'infanzia e un'adolescenza difficili, vive per anni in una capanna sul fiume senza mai cedere alla solitudine, al freddo e alla fame. L'incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati è l'occasione per riavvicinarsi alla pittura, è l'inizio di un riscatto in cui sente che l'arte è l'unico tramite per costruire [...] Vai alla recensione »

sabato 22 febbraio 2020
Anna Maria Pasetti
Il Fatto Quotidiano

Solitario, anarchico, eccessivo, deforme, infantile, semplicemente geniale e realmente originale. Antonio "Toni" Ligabue è diventato un nuovo film, e questa è una bella notizia. Dietro alla macchina da presa è il bolognese Giorgio Diritti, davanti è un gigantesco Elio Germano che si è fatto rachitico per celarsi mimetico sotto il corpo e dietro la maschera ingombranti del pittore matto.

sabato 22 febbraio 2020
Eugenio Renzi
Il Manifesto

Volevo Nascondermi di Giorgio Diritti presentato oggi in concorso a Berlino 70 racconta la vita del pittore e scultore Antonio Ligabue. Nel genere del film biografico, quello sulla vita di un artista rappresenta un sottogruppo definito e una sfida piena di trappole. Bisogna ovviamente far vedere le opere. Ma come inquadrarle? Non si può semplicemente filmare dei quadri, a meno di avere il rigore e [...] Vai alla recensione »

sabato 22 febbraio 2020
Emiliano Morreale
La Repubblica

"Il signor Ligabue, uno straniero": questa definizione, data da un personaggio nel film di Diritti, ne riassume il senso. Il pittore-simbolo del mondo padano contadino, trasfigurato in faune esotiche e allucinate, era un uomo senza radici. Figlio di immigrati italiani, cresciuto in Svizzera presso una famiglia di lingua tedesca, lo vediamo in un mondo di miserie e disagi fisici e psichici, cacciato [...] Vai alla recensione »

venerdì 21 febbraio 2020
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

La vita del pittore Antonio Ligabue, dalla sua infanzia già travagliata in Svizzera, fino alla sua esuberanza artistica a Gualteri, in Emilia. Diritti pone di nuovo in campo la conflittualità tra il singolo e la collettività, ma è indeciso su quale strada veramente scegliere, tra la follia, la creatività e l'affresco contadino di una realtà quotidiana tra le aie e i tortellini.

venerdì 21 febbraio 2020
Valerio Sammarco
La Rivista del Cinematografo

Rifugge da qualsiasi logica di accomodante biopic, il nuovo (a tratti) sorprendente film di Giorgio Diritti. Portare sullo schermo la vita e le opere di un uomo/artista come Ligabue (1899-1965), del resto, non poteva tradursi in una semplice operazione narrativo-agiografica, in un film laccato che tentasse di ingabbiare qualcosa di così difficilmente catalogabile.

venerdì 21 febbraio 2020
Simone Emiliani
Sentieri Selvaggi

Tutto parte dall'occhio nascosto di Ligabue/Germano avvolto nella coperta che apre Volevo nascondermi. Ma più che lo sguardo conta il gesto di Antonio Ligabue. I movimenti nervosi, sgraziati, irregolari, scoordinati con un corpo rachitico, spesso deriso ed umiliato. E poi la voce, a tratti incomprensibile, ma in cui è racchiusa una parte di quell'impeto di quello che si manifesta in pittura.

NEWS
BOX OFFICE
lunedì 9 marzo 2020
Andrea Chirichelli

È serrata per i cinema nostrani che, proprio come sta capitando a quelli cinesi da oramai due mesi, chiudono le porte in attesa che il contagio da Coronavirus passi o comunque migliori. Ironia della sorte, nonostante tutto, il box office del 2020 [...]

BOX OFFICE
domenica 8 marzo 2020
Andrea Chirichelli

Ultimo giorno per il Box Office italiano prima della serrata. Il sabato appena trascorso segna un leggero miglioramento degli incassi rispetto al resto della settimana. Volevo nascondermi (guarda la video recensione) mantiene la vetta con quasi 45mila [...]

BOX OFFICE
sabato 7 marzo 2020
Andrea Chirichelli

Al Box Office italiano vince la prudenza: gli italiani, per ora, preferiscono evitare i cinema e la scelta porta a numeri come quelli di ieri, con Volevo Nascondermi (guarda la video recensione) primo con 25mila euro e 4313 spettatori e tutti gli altri [...]

BOX OFFICE
venerdì 6 marzo 2020
Andrea Chirichelli

L'horror The Grudge debutta con 14mila euro e poco più di 2mila spettatori. Da segnalare i 3 mila euro di Marie Curie. Scopri la classifica »

BOX OFFICE
giovedì 5 marzo 2020
Andrea Chirichelli

Volevo nascondermi (guarda la video recensione) ci prova ma non ce la fa. Il film che ha permesso al bravo Elio Germano di vincere il premio come Miglior attore al recente Festival di Berlino, inizialmente rimandato e poi portato in sala da 01 Distribution, [...]

BOX OFFICE
mercoledì 4 marzo 2020
Andrea Chirichelli

Da oggi in sala Volevo nascondermi con Elio Germano. Tra le uscite di domani Queen & Slim e l'horror The GrudgeScopri la classifica »

BERLINALE
sabato 29 febbraio 2020
 

Volevo nascondermi e Favolacce vincono i premi per il Miglior Attore e per la Miglior Sceneggiatura. Vai all'articolo »

BERLINALE
sabato 29 febbraio 2020
 

Il riconoscimento arriva per la sua interpretazione di Ligabue nel film di Giorgio Diritti. Vai all'articolo »

VIDEO RECENSIONE
venerdì 28 febbraio 2020
A cura della redazione

Antonio è figlio di emigranti. Dopo la morte della madre e varie vicissitudini, viene mandato a Gualtieri in Emilia, dove vive in estrema povertà, fino a quando lo scultore Mazzacurati lo indirizza allo sviluppo delle sue naturali doti di pittore.

NEWS
lunedì 24 febbraio 2020
Massimiliano Carbonaro

Da Volevo nascondermi a Si vive una volta sola, tantissimi i titoli posticipati a data da destinarsi. Vai all'articolo »

OVERVIEW
martedì 11 febbraio 2020
Giorgio Crico

Elio Germano interpreta uno dei maestri dell'arte contemporanea internazionale. Da mercoledì 4 marzo al cinema.Vai all'articolo »

TRAILER
lunedì 27 gennaio 2020
 

Regia di Giorgio Diritti. Un film con Elio Germano, Oliver Ewy, Leonardo Carrozzo, Pietro Traldi, Orietta Notari. Da mercoledì 4 marzo al cinema. Guarda il trailer »

POSTER
venerdì 17 gennaio 2020
 

Toni, figlio di una emigrante italiana, respinto in Italia dalla Svizzera dove ha trascorso un'infanzia e un'adolescenza difficili, vive per anni in una capanna sul fiume senza mai cedere alla solitudine, al freddo e alla fame.

NEWS
venerdì 27 settembre 2019
 

La vita del pittore Antonio Ligabue, uno dei maestri e protagonisti fondamentali dell'arte contemporanea internazionale. Vai all'articolo »

winner
miglior attore
Festival di Berlino
2020
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