| Anno | 2024 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Gianni De Blasi |
| Attori | Diego Abatantuono, Biagio Venditti, Marit Nissen, Roberta Mattei, Luciano Scarpa Pinuccio Sinisi, Monica Contini, Guendalina Losito, Debora Boccuni, Fabrizio Desideri. |
| Uscita | giovedì 12 settembre 2024 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Medusa |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,89 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 12 settembre 2024
Un viaggio di nonno e nipote che cambierà la loro vita per sempre. In Italia al Box Office L'ultima settimana di settembre ha incassato 466 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Pietro e Mattia sono nonno e nipote. Il primo è un ex scrittore di successo in depressione, che il giorno del suo compleanno sta per suicidarsi. D'un tratto riceve una telefonata inattesa e apprende la più terribile delle notizie. Riguarda sua figlia e suo genero. Mattia è un ragazzo sensibile, che conosce poco suo nonno, eppure sarà lui a dargli la triste notizia. Il futuro appare più nero che mai, ma è tutto da capire: a chi verrà affidato Mattia? Per rispondere a questa domanda, farà un viaggio con il nonno, insieme doloroso, divertente e fondamentale per entrambi.
È un film profondamente tenero, L'ultima settimana di settembre, con dolenti punte di amarezza difficilmente dimenticabili.
Lo si intuisce dalla prima scena, con Diego Abatantuono intento a ingurgitare pillole per suicidarsi. Interpreta Pietro Rinaldi, ex scrittore di successo rimasto vedovo che si è stancato di vivere. La telefonata che nessun genitore vorrebbe ricevere paradossalmente lo salva, catapultandolo suo malgrado nella vita dello sconosciuto nipote Mattia. La fine diventa un nuovo inizio nel costante confronto di due generazioni diverse in quello che diventa presto un "on the road" sentimentale su un'auto d'epoca.
È il primo lungometraggio che firma Gianni de Blasi, tratto dall'omonimo romanzo di Lorenzo Licalzi trasposto sullo schermo dallo stesso regista insieme a Pippo Mezzapesa e Antonella Gaeta. Un viaggio soprattutto interiore, emotivo, pervaso di tristezza, eppure mai privo di ironia, il cui tono si staziona sull'agrodolce delle emozioni trattenute e delle parole mancate. Nonno e nipote non si conoscono, la loro convivenza è forzata, per diventare ricercata c'è bisogno di un progressivo quanto lento avvicinamento. In questo la scrittura mostra grande sobrietà, misura e morbidezza, mettendo in fila le piccole mosse di ogni giorno capaci di costruire la forza mai scontata di un legame.
Il tema dell'elaborazione del lutto è sviluppato rispettando e rispecchiando i tempi dei singoli personaggi, di cui colpiscono i silenzi complici, le attese seduti anche a non dirsi niente, un modo realistico per descrivere la condivisione (im)possibile di un indicibile dolore personale. Il resto lo fanno i suggestivi paesaggi pugliesi e ovviamente gli attori, convincenti e con un'alchimia evidente, capace di valicare lo schermo.
Non a caso alcuni dei dialoghi più riusciti tra i due attori sono improvvisati. Alla credibilità di Biagio Venditti, nei panni dell'adolescente Mattia, si affianca l'asso attoriale Abatantuono, piacevolmente più dolente e "contenuto" del solito. Si cala nei panni del cinico ex scrittore stanco della mediocrità che lo circonda e allergico ai sentimentalismi, ma anche a chi vende i suoi libri a un euro. Un personaggio a cui è facile affezionarsi: multistratificato, tutt'altro che convenzionale o compiacente, un nonno sui generis dalla battuta pronta che ha smesso di scrivere perché ha smesso di vivere. Si sta lasciando vivere suo malgrado, portando avanti la sua interminabile quanto esilarante lista degli odiati, categoria più ampia che mai e pullulante di gattare, maschiliste, femministi e autostoppisti.
Grazie a lui e alle sue trovate umoristiche la cupezza narrativa dell'inizio si stempera con le avventure del viaggio, in cui subentrano una serie di personaggi. Uno spiraglio di leggerezza si intravede e finisce quasi per far commuovere lo spettatore senza retorica (ma anche senza trovate clamorosamente inedite o originali), abbracciandolo in un dolce e caldo lieto fine.
Il film L’ultima settimana di settembre di Gianni De Blasi è una profonda riflessione su dei temi cruciali della vita, all’italiana. Per questo ho particolarmente apprezzato il personaggio di Pietro Rinaldi, che procede come un motore ingolfato, impersonificato da Diego Abatantuono, che in questi ruoli è magnifico. Pietro Rinaldi, non sappiamo perché, è un arrabbiato [...] Vai alla recensione »
Pietro Rinaldi (Abatantuono), uno scrittore che non scrive più, ha scelto il 20 settembre, giorno del suo compleanno, per suicidarsi. Ma suonano alla porta ed è la polizia e una ferale notizia: sua figlia e il marito sono morti. Chi farà da tutore al 16enne Mattia? Nonno non se la sente, lo zio ricco con yacht si offre. Pietro carica il nipote sulla macchina scassata per portarglielo.