Finale: Allegro

Film 2026 | Drammatico, 113 min.

Regia di Emanuela Piovano. Un film Da vedere 2026 con Barbara Bouchet, Anna Bonasso, Luigi Diberti, Nutsa Khubulava, Luca Chikovani. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2026, durata 113 minuti. Uscita cinema giovedì 9 aprile 2026 distribuito da No.Mad Entertainment. Oggi tra i film al cinema in 4 sale cinematografiche - MYmonetro 3,00 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 16 aprile 2026

Liberamente ispirato al romanzo "L'età ridicola" di Margherita Giacobino. Finale: Allegro è 69° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 284,00 e registrato 1.482 presenze in totale.

Consigliato sì!
3,00/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 2,50
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
Emanuela Piovano prosegue il suo percorso autoriale verso il racconto di un'umanità che il cinema spesso ignora.
Recensione di Paola Casella
venerdì 27 marzo 2026
Recensione di Paola Casella
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Karina è una pianista ottantenne omosessuale che, dopo tanti concerti di successo e un'esistenza all'insegna dell'autodeterminazione, si prepara ad affrontare l'ultimo viaggio. Elena, coetanea, è la pittrice di cui Karina è sempre stata innamorata e che ha scelto la vita più "convenzionale" di moglie e madre. Ora che è vedova e suo figlio è adulto, Elena si gode l'amore con Karina e la spensieratezza del presente, ma ha ricevuto una diagnosi di demenza senile in fase avanzata, e presto non sarà più in grado di badare a se stessa. Il figlio la spedisce in una casa di riposo, mentre Karina vorrebbe tenerla con sé: Elena, tra l'altro, è l'unico legame che fa posticipare all'anziana signora la decisione di recarsi in Svizzera a porre fine alla sua vita presso una struttura specializzata in eutanasia. La giovane immigrata georgiana Sùliko, che lavora in casa di Karina e cerca di tenere lontano il connazionale che vorrebbe sposarla, creerà però con Karina un'intesa che potrebbe cambiare le vite di entrambe.

Finale allegro, liberamente ispirato al romanzo "L'età ridicola" di Margherita Giacobino, preannuncia fin dal titolo la dualità della sua trama: la protagonista è una donna vicina al fine vita, ma il suo racconto non è triste, anzi, mantiene una leggerezza che trova la sua incarnazione in una magnifica Barbara Bouchet, qui paradigma di eleganza e naturalezza, chiamata a rappresentare il tema principale del film, ovvero la dignità che le persone vogliono e possono mantenere nel corso di tutta la loro esistenza.

Karina è stata una femminista militante durante gli anni della contestazione, ha vissuto la sua omosessualità con consapevolezza e senza nascondersi, e vuole per sé un commiato conforme al suo vissuto. "Ho lottato tutta la vita per il diritto di poter decidere: sposarsi o non sposarsi, avere figli o no, amare chi si vuole amare", dice Karina. "Adesso voglio avere il diritto di decidere come e quando voglio morire".

È veramente rincuorante vedere la terza età affrontata cinematograficamente non come pretesto comico o tragico, ma come esempio di coerenza e libertà. Bouchet e l'ottima Anna Bonasso nei panni di Elena, ma anche il gagliardo 86enne Luigi Diberti nel ruolo dell'ex compagno di battaglie Max, ora emigrato (riparato?) in Francia, sono esempi luminosi di resistenza umana, personaggi complessi e orgogliosi, testimoni viventi di una stagione di lotte e convinzioni cui non hanno mai abdicato. Emanuela Piovano prosegue il suo percorso autoriale verso il racconto di un'umanità che il cinema spesso ignora, un percorso fatto di impegno anche politico e di scelte mai ovvie: la trama di Finale allegro è piena di sorprese e di piccoli colpi di scena, persino di esperimenti di grammatica filmica, come la sequenza in casa di riposo velocizzata e poi rallentata per aspettare il passaggio di una signora anziana e il suo deambulatore, nonché di digressioni musicali, come la composizione al piano del Finale Allegro di Hyacinthe Jadin da cui prende il titolo il film e la struggente esecuzione di Futura da parte di Frida Bollani Magoni.

La sceneggiatura, di Piovano insieme a Cristina Borsatti, Céline Gailleurd e Olivier Bohler (il film è una coproduzione Italia-Francia), tratteggia con cura eventi e personaggi, e Bouchet è un portento di credibilità nel suo ritratto di una donna allo stesso tempo tenera e austera, ironica e rigorosa, aristocratica per nascita ed egalitaria per scelta, fieramente indipendente e mai banalmente retorica. Finale allegro si muove attraverso ambientazioni realistiche e senza inutile fretta (anche se l'unico rimprovero a questo film è la sua eccessiva durata complessiva) nel rispetto di un'esistenza rallentata dall'età, e il commento musicale comprende brani di Gianmaria Testa, cantautore quasi dimenticato (in Italia, mentre in Francia è assai ricordato).
Finale allegro parla di diritti della persona, di autonomia decisionale, di capacità di andare oltre gli stereotipi e le aspettative degli altri. E di come la vita riesca a tirarti dentro fino all'ultimo, se glielo permetti.

Tutti i film da € 1 al mese

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RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 10 aprile 2026
Alessia Brandoni
Close-up

In musica il finale allegro è un movimento che spesso segue quello della fuga. Che sta anche a dire la possibilità di accogliere le svolte e relazioni impreviste intrecciate da quest'ultima, riuscendo così a stravolgere i precetti di un destino scritto fin dal principio affinché si lasci ai nuovi inizi (avanzati, per restare ancora nella forma musicale barocca) lo spazio per risuonare e per darsi. Vai alla recensione »

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Karina, segnata da amori difficili, vive sola con il suo pianoforte. L’arrivo di una giovane domestica e il ritorno del passato riaprono ferite e desideri, facendole scoprire un nuovo inizio. Vai all'articolo »

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giovedì 19 marzo 2026
 

Un film che attraversa l’amore, la perdita, la memoria e il corpo, tenendo lo sguardo aperto sulla libertà e sulla vulnerabilità. Dal 9 aprile al cinema. Guarda il trailer »

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