Amarga Navidad

Film 2026 | Drammatico, 111 min.

Regia di Pedro Almodóvar. Un film Da vedere 2026 con Bárbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sánchez-Gijón, Vicky Luengo, Patrick Criado. Cast completo Titolo originale: Bitter Christmas. Genere Drammatico, - Spagna, 2026, durata 111 minuti. Uscita cinema giovedì 21 maggio 2026 distribuito da Warner Bros Italia. Oggi tra i film al cinema in 30 sale cinematografiche - MYmonetro 3,04 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 20 maggio 2026

Dopo il suo primo film in lingua inglese, La stanza accanto, il regista premio Oscar Pedro Almodóvar torna in Spagna per raccontare una storia sull'elaborazione del lutto e i ritmi frenetici della vita. Amarga Navidad è 13° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 4.202,00 e registrato 164.814 presenze in totale.

Consigliato sì!
3,04/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,00
PUBBLICO 2,63
CONSIGLIATO SÌ
Almodóvar è ancora magnifico nel contrapporre spazi, musiche e tinte. Ma la messinscena risulta asfittica.
Recensione di Paola Casella
mercoledì 20 maggio 2026
Recensione di Paola Casella
mercoledì 20 maggio 2026

Raul è un regista sulla cinquantina che da cinque anni non riesce a girare un film per mancanza di ispirazione. Comincia a scrivere una nuova sceneggiatura proprio quando Monica, la sua prima lettrice, al suo fianco da vent'anni, si licenzia per raggiungere la compagna in grande difficoltà, e lo affida alle cure amorevoli di Santi, il compagno di Raul di 15 anni più giovane.

La sceneggiatura vede protagonista Elsa, una regista che dopo due film "di culto" (ma non di cassetta) decide finalmente di tornare a scrivere un copione, attingendo alle vite del suo giovane compagno Beau (da Bonifacio, ovvero colui che fa del bene, in una sovrapposizione del buono col bello) e delle uniche due amiche: Patricia, sposata con un uomo che (forse) la tradisce ma che lei non si decide a lasciare, e Natalia, che vive una situazione drammatica con il figlio. Ma anche Raul, mentre costruisce la sua storia, pesca a piene mani dalla realtà quotidiana e dagli affetti che lo circondano, e questo è pericoloso.

Amarga Navidad rientra nel filone dei film che raccontano la crisi creativa di un regista pronto a vampirizzare la sua vita reale, in primis 8 ½, e il regista in questione è Pedro Almodóvar, che ci catapulta come sempre nel suo mondo colorato e iperrealista.

Questa volta però la crisi creativa è evidente anche negli esiti del film stesso, una matrioska che è un film nel film nel film, anzi, una sceneggiatura dentro un'altra e un'altra ancora. Ma manca il colpo d'ala felliniano, quella grazia che Raul sa di aver perso, la capacità di sollevare la trama dalla sua medietà: non solo la sceneggiatura del film che scrive Elsa è davvero banale, ma anche quella che coinvolge Raul in prima persona non è molto più interessante. E se questo è un modo di far aderire la forma al contenuto, per lo spettatore è piuttosto punitivo.

Almodóvar è come solito magnifico nel contrapporre spazi, musiche (hitchcockiane) e tinte a scopo narrativo (qui dominano il rosso e l'azzurro, e in coppie alternate il verde e il giallo) e i suoi personaggi sono come sempre una segnaletica vivente del mood del loro autore, in questo caso il disagio: Raul, che parla esplicitamente del suo cinema come autofinzione, racconta nel 2026 quel 2004 in cui ha avuto il suo primo attacco di panico. Il tema dominante, come ne La stanza accanto, è la morte come esito finale della malattia, evidenti preoccupazioni prioritarie di un (grande) autore 76enne: paure che qui cannibalizzano la sua meravigliosa energia vitale degli esordi lasciandolo a confrontarsi con la fine di tutte le storie (quella che dovrebbe rivelarsi da sé, secondo Raul). Ma se La stanza accanto era un diamante e un distillato di purezza creativa, Amarga Navidad raffigura un'impasse creativa impantanandosi in una messinscena che risulta asfittica.

"Il cinema è premonitore", dice Amarga Navidad, ma qui appare più che altro come implosione autocitazionista (vedi il passaggio a Lanzarote, già sede di Gli abbracci spezzati, e la comparsata di Rossy De Palma). Su tutto cala un velo di tristezza per la perdita del "tempo delle cose semplici", imperano l'horror vacui, gli ospedali, i lutti, le Zocos che sembrano tombe, i passaggi al pronto soccorso che sottolineano la precarietà dell'esistenza, e quel sentirsi del regista un Peeping Tom, cioè un guardone, nell'osservare le vite degli altri per trarne ispirazione per la propria (opera).

Per fortuna c'è anche qualche tocco di umorismo almodovariano, in questa parabola sul rapporto fra cinema e vita che vede perdenti entrambi, il cinema perché "è morto" e diventato un passaggio in piattaforma, la vita perché sfugge e perde di significato anche per chi, come Pedro, ne è sempre stato affamato. "Sono solo uno scrittore che invecchia, che ci posso fare?", dice Raul, cercando una giustificazione al suo vampirismo. Ma Amarga Navidad paga questa autoassoluzione nell'apparire come una versione minore del (grande) talento del suo Maestro.

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Recensione di Roberto Manassero
martedì 26 maggio 2026

Nel 2026, nella sua villa a Madrid, un regista scrive il suo nuovo film ambientato vent'anni prima. La protagonista è un alter ego, un'autrice pubblicitaria che ha lasciato il cinema dopo due film fallimentari nel frattempo diventati cult, fidanzata con un pompiere che per hobby fa lo spogliarellista, legatissima all'amica sposata con un uomo che la tradisce. Dalla pagina del computer le parole diventano immagini, le une prima delle altre o sopra le altre, quando ai tempi di Tutto su mia madre Almodóvar invece le faceva coincidere: un ragazzo scriveva sul diario la frase che dava il titolo al film, e la pagina diventava lo schermo. Questo però è Almodóvar oggi, più concettuale ed essenziale, capace di fare teoria sul suo cinema e al tempo stesso di farlo, il suo cinema, con i temi di sempre (malattia, dolore, morte, rimorso, desiderio) e la messa in abisso del suo processo creativo: un regista che scrive un film su una regista che ritrova la voglia di scrivere film... Dopo aver chiesto ad Antonio Banderas d'interpretarlo in Dolor y gloria, ora fa altrettanto con Leonardo Sbaraglia, che in quel film era invece un vecchio amore di ritorno dal passato. Ricordi, rielaborazione, tradimenti, film dentro altri film scritti, messi in scena e allestiti come spazi museali: Almodóvar è sempre uguale a sé stesso, ma non è mai ripetitivo; semmai si rivela ogni volta in purezza, così splendido e vero da potersi e poterci ancora ingannare. In Amarga Navidad, autore e spettatore sono catapultati in una presa diretta sulla sceneggiatura e sul senso della scrittura che rende entrambi i film mostrati - il film sul regista che scrive e il film che il regista sta scrivendo - intrinsecamente legati e mutevoli come la vita. «Nelle loro fasi avanzate, i grandi scrittori tendono a diventare acquosi e leggermente stantii», ha scritto Martin Amis. Almodóvar, che acquoso e stantio lo stava diventando (Gli abbracci spezzati, La pelle che abito), ha combattuto la deriva del tempo e della vecchiaia interrogandosi, non tanto sulla struttura delle sue storie, ma sulla loro origine e sulla loro ragion d'essere. Da dove nasce dunque la creatività del regista di Amarga Navidad ? Dalla vita di chi gli sta attorno - l'assistente-amante o l'ex agente dimessasi per stare vicino alla compagna che ha perduto il figlio - o dalla sua immaginazione? E che diritto avrebbe di trasformare la realtà degli altri nella sua finzione? Il miracolo di Amarga Navidad è aver generato dalle ossessioni di un artista un flusso malinconico di storie che restituiscono la tristezza, la dolcezza, anche l'egoismo di personaggi uniti e insieme separati. Le vite degli altri, vere o fittizie che siano, appaiono come le facce di un prisma, ciascuna distinta dall'altra, ma anche origine dell'altra, in un continuo scambio tra il creatore e le sue creature che sta oltre ogni morale o sentimento. Chi è, in fondo, a vivere per sempre in un film? I suoi personaggi, chi lo ha scritto o chi lo ha guardato, cioè noi? Il cinema, insomma, non finisce mai, non può e non deve finire.
Da Film TV N. 21, 26 maggio 2026

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 3 giugno 2026
Mauridal

 Quando si pensa a un tema di felicità e di allegria da trasmettere al mondo attraverso la musica, viene spontaneo ricordare Feliz Navidad di José Feliciano, che con la sua voce e la sua chitarra ha trasformato una semplice canzone in un messaggio di speranza e di augurio per il futuro. All'estremo opposto si colloca l'ultimo film di Pedro Almodóvar, Amarga Navidad, [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 5 giugno 2026
Fabrizio Croce
Close-up

Il suono delle lettere battute sulla tastiera di un computer che comincia a sentirsi fin dai titoli di testa, annuncia già uno degli intrecci portanti della struttura di Amarga Navidad, nuova stazione drammaturgica del romanzo cinematografico e della parafrasi autobiografica di Pedro Almodóvar: stavolta El Deseo, nome della casa di produzione fondata assieme al fratello Augustin e ispirata al tram [...] Vai alla recensione »

NEWS
CANNES FILM FESTIVAL
giovedì 9 aprile 2026
Paola Casella

Annunciati i titoli in gara alla rassegna francese. Nessun film italiano in Concorso. In programma dal 12 al 23 maggio. Vai all'articolo »

TRAILER
lunedì 30 marzo 2026
 

Regia di Pedro Almodóvar. Un film con Aitana Sánchez-Gijón, Milena Smit, Bárbara Lennie, Vicky Luengo, Leonardo Sbaraglia. Da giovedì 21 maggio al cinema. Guarda il trailer »

TRAILER
venerdì 19 dicembre 2025
 

Regia di Pedro Almodóvar. Un film con Aitana Sánchez-Gijón, Milena Smit, Bárbara Lennie, Vicky Luengo, Leonardo Sbaraglia. Da giovedì 21 maggio al cinema. Guarda il trailer »

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