| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Belgio |
| Durata | 155 minuti |
| Al cinema | 10 sale cinematografiche |
| Regia di | Fabrice Du Welz |
| Attori | Anthony Bajon, Alba Gaïa Bellugi, Alexis Manenti, Sergi López, Laurent Lucas David Murgia, Béatrice Dalle, Mélanie Doutey, Jackie Berroyer. |
| Uscita | giovedì 20 agosto 2026 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| MYmonetro | 3,66 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 13 agosto 2026
Un giovane poliziotto rimane ossessionato da un caso che lo ha molto coinvolto. Maldoror è 41° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 900,00 e registrato 4.236 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Belgio, 1995. Il paese è scosso dalla scomparsa di due bambine, Cécile di sette anni ed Elina di otto. In più la gendarmeria, la polizia comunale e quella giudiziaria, nel timore di una riforma che prevede di fonderle, non collaborano più tra loro. In questo clima di panico collettivo accentuato dalla forte pressione della stampa, il giovane gendarme Paul Chartier viene aggregato all'operazione segreta chiamata "Maltador", istituita per sorvegliare il sospettato principale Marcel Dedieu, legato anche a crimini sessuali. Paul, che si sta sposare con Gina, una ragazza di origine siciliana, è cresciuto in un ambiente malsano, con un padre criminale, e anche per questo i suoi modi sono irruenti, tanto da essere ripreso spesso dal suo superiore Charles Hinkel. In questo sistema di giustizia disfunzionale, il gendarme si fa totalmente coinvolgere dall'indagine e quando l'operazione fallisce, perde ogni fiducia nella legge e decide di agire per conto suo per smascherare i veri colpevoli. Nel frattempo, questa sua ossessione di mettere alle spalle al muro i responsabili mette in crisi la sua vita privata.
Ispirato alla storia del serial killer Marc Dutroux, noto anche come "il mostro di Marcinelle" e ambientato nell'arco di sette anni (dal 1995 al 2002), Maldoror utilizza gli eventi realmente accaduti come sfondo per entrare invece in modo viscerale nelle zone oscure del male che è una traccia ricorrente nell'opera del cineasta belga Fabrice Du Welz.
L'isolamento, la follia, il crimine,
la morte erano tra i temi riconoscibili della 'trilogia delle Ardenne' realizzata dal regista e composta
da Calvaire, Alleluia e Adorazione. E forse proprio da quest'ultimo film, Maldoror riprende questo
soggettivo ideale di purezza incontaminata del mondo che invece si scontra con la realtà. È lo stesso
spirito che contagia il gendarme Paul Chartier dove la prova al limite, fisico/mentale, di Anthony
Bajon è esemplare per mostrare l'ossessione per l'indagine del suo personaggio che finisce per
travolgerlo e mettere in crisi anche la sua vita familiare. L'agente si fa guidare spesso dall'istinto e
il suo senso di giustizia è così grande che spesso si mette contro anche i suoi superiori, compreso il
suo superiore Charles Hinkel interpretato da Laurent Lucas, qui al quarto film con De Welz.
I piani
sul volto di Paul leggono quasi i suoi pensieri e quello che sta per accadere. Ma c'è una scena
importante che mostra il suo completo straniamento da quello che gli sta accadendo intorno. Non si
tratta dei numeri delle targhe imparate a memoria o delle voci sentite durante la perquisizione
nell'abitazione di Dedieu, dove Sergi López riesce a rendere terrificante il suo volto criminale.
Tutto avviene nella stanza d'ospedale con la moglie che ha appena avuto una bambina. Paul in tv
vede un servizio sul rapimento delle bambine e alza il volume. Nella sua mente c'è uno
sdoppiamento ed è proprio su questo che Du Welz riesce a trovare un naturale equilibrio tra la
rappresentazione oggettiva della vicenda e le percezioni e visioni del suo protagonista.
Il cinema del
regista si libera di quel formalismo intrigante ma anche appariscente che spesso aveva caratterizzato
il suo cinema, anche negli esiti più riusciti come nel caso di Adorazione. Da una parte raggiunge
una chiarezza e una concisione nella narrazione dove non perde un colpo malgrado le oltre due ore
e mezzo di durata. Dall'altra s'immerge anima e corpo nella vita del protagonista mostrando anche i
momenti di felicità che sembrano già filmati come frammenti del passato come la grandiosa
sequenza del matrimonio. Sorretto anche da una trascinante colonna sonora - che comprende, per
esempio, brani leitmotiv come Lauretta o la celebre La notte di Adamo e Madame di Claude
Barzotti - Maldoror è anche diretto e impietoso nella descrizione del malfunzionamento della
giustizia belga, forse il principale motivo che porta Paul a cercare la verità da solo.
Proprio sotto
questo aspetto il suo personaggio è molto vicino alle figure del cinema di David Fincher con cui
condivide anche la frammentazione dell'identità e la rappresentazione del mondo come luogo ostile.
Se ci fosse un remake statunitense di questo film, potrebbe essere proprio nelle corde del regista di
Seven e The Social Network. Magnetica Béatrice Dalle; attraversa Maldoror per pochi minuti ma
ogni suo passaggio è un'apparizione.
Dal 1985 al 1996 Marc Dutroux rapì e violentò quattro bambine e due giovani donne. Solo due bambine sopravvissero. Dopo anni di polemiche e di sospetti per coperture date a politici e potenti, nel giugno 2004 fu condannato all'ergastolo. Al mostro di Marcinelle - così venne chiamato Dutroux - torna Maldoror (2024, 155'). Colmo di sofferenza e angoscia, il film di Fabrice du Welz e del cosceneggiatore [...] Vai alla recensione »
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