| Anno | 2026 |
| Genere | Azione, Fantascienza, Horror |
| Produzione | Corea del sud |
| Durata | 160 minuti |
| Regia di | Na Hong-jin |
| Attori | Alicia Vikander, Michael Fassbender, Taylor Russell, Cameron Britton, In-sung Jo Hwang Jung-min. |
| MYmonetro | 2,63 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 18 maggio 2026
Un'incredibile scoperta mette a repentaglio la vita dei cittadini di un paese portuale.
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CONSIGLIATO NÌ
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A Hope Harbor, un paesino della Corea del Sud vicino alla zona demilitarizzata, cominciano a morire mucche, dilaniate da quella che sembra una tigre, o una belva feroce. In breve tempo la cittadina è sconvolta dall'arrivo di una misteriosa creatura, dalla forza sovrumana, che compie una strage. Il goffo tenente di polizia Bum-seok e i suoi assistenti danno la caccia al mostro, fino a compiere scoperte incredibili sulla sua natura.
Si potrebbe sintetizzare come Predators meets The Host. O anche come un Cloverfield in salsa sudcoreana, che utilizza il sapere tecnico del cinema di genere di quei luoghi al servizio di un fanta-horror costantemente sopra le righe.
Incredibilmente collocato nella competizione principale al Festival di Cannes, quello di Na Hong-jin - apprezzato regista di Chaser, The Yellow Sea e Goksung - La presenza del diavolo - appare da principio un thriller che si concentra sulla suspense e sull'attesa. Con mirabile tecnica e una fotografia che valorizza al massimo panoramiche e campi lunghissimi, Na tiene incollato lo spettatore per 50 minuti buoni, mostrando i segni lasciati dall'entità mostruosa su un villaggio di frontiera, tra l'incredulità e la stolida superstizione degli abitanti e delle inette autorità locali.
Quello della goffaggine delle forze di polizia è un topos ricorrente del cinema sudcoreano, e di Na Hong-jin in particolare, e l'ottimo Hwang Jung-min fornisce un ritratto impareggiabile di poliziotto fantozziano, alle prese con un problema assai più grande di lui. Il contorno di villici ignoranti e paranoici e vigilantes a cavallo armati fino ai denti completa il quadro, rendendo l'omaggio a The Host ancor più evidente.
La tensione si scioglie non appena è rivelata l'identità del mostro, a cui segue una discesa incredibile lungo la spirale del fantastico, in una versione horror di "incontri ravvicinati" spielberghiani. Già da un paio di decenni il cinema del 38.mo parallelo ha dimostrato di sapersi muovere nei territori scivolosi della serie B, restituendone una versione potenziata sul piano action e gloriosamente fiera delle sue radici.
In Hope, tuttavia, sembra che il gioco sia sfuggito di mano al suo creatore, che dilata la storia oltremisura, ripetendo in maniera estenuante situazioni tragicomiche e sequenze di lotta tra uomini e mostri (la ripetitività insostenibile dell'inseguimento in strada del pre-finale). A quante cariche dei mostri dobbiamo assistere? È uno sfoggio sterile di CGI, peraltro di livello del tutto inadeguato per i parametri del 2026? Come è possibile non aver capito l'antifona sull'inciviltà della remota provincia e sul confronto impari con una civiltà aliena all'ennesima gag?
Ad uso e consumo di un target evidentemente duro di comprendonio, Na ricorre a didascalie per immagini, che estendono la durata ben oltre le due ore, sperperando quanto di buono era stato introdotto nell'incipit. Di molto buono. E il contrasto tra uno degli inizi di action più memorabili del decennio e quel che segue acuisce il dispiacere per l'esito finale, che coinvolge vanamente versioni CGI di star come Michael Fassbender e Alicia Vikander.
Il budget da record è raggiunto - l'equivalente di 33 milioni di dollari - ma il frutto di questo investimento cospicuo lascia perplessi. Con l'aggravante di troncare bruscamente l'epilogo, aprendo a un ipotetico sequel di cui pochi, credo, avvertiranno l'urgenza.
In una piccola città portuale vicina alla zona demilitarizzata che divide le due Coree, un gruppo di cacciatori trova un bue orribilmente mutilato. Un agente della polizia locale si mette in cerca di quello che immagina essere un animale selvaggio ma che si rivela un mostro furioso. Rifacendosi ai classici film di mostri, mediato da un commento politico e sociale, il film collega il particolare al [...] Vai alla recensione »