Armageddon Time

Film 2022 | Drammatico 114 min.

Regia di James Gray. Un film Da vedere 2022 con Anne Hathaway, Anthony Hopkins, Jeremy Strong, Domenick Lombardozzi, Tovah Feldshuh. Cast completo Genere Drammatico - Brasile, USA, 2022, durata 114 minuti. - MYmonetro 3,44 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 20 maggio 2022

Queens anni '80. Un giovane ragazzo vuole diventare un artista suscitando molte perplessità tra i famigliari.

Consigliato sì!
3,44/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,38
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
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Trailer
Gray torna nella sua New York con una piccola parabola domestica che rompe i codici del coming of age.
Recensione di Tommaso Tocci
venerdì 20 maggio 2022
Recensione di Tommaso Tocci
venerdì 20 maggio 2022

All'alba degli anni ottanta, con la presidenza Reagan che si avvicina assieme alle prospettive di fine del mondo, il piccolo Paul non ha altre preoccupazioni che tormentare il professore in classe e stringere amicizia con il ripetente dell'ultimo banco, Johnny. I due testano i limiti della disciplina nell'errata convinzione che la madre di Paul sia la preside della scuola, mentre la donna, assieme al marito Irving e ai nonni, è solo preoccupata per il futuro del figlio che sogna di diventare un artista famoso a dispetto dei desideri più convenzionali e rispettabili della famiglia.

Si è perso nella giungla, James Gray, e poi si è spinto oltre la luna. Ma la meta ultima è sempre il ritorno a casa, al passato, al Queens e alla famiglia.

Con Civiltà perduta e Ad astra si è dedicato per qualche anno a un cinema più avventuroso nella forma e nello spazio, ma Armageddon Time di colpo restringe il campo a quei claustrofobici bozzetti domestici come Two Lovers o gli iniziali Little Odessa e The Yards. Storie che hanno reso Gray il regista americano più importante della sua generazione assieme a P.T. Anderson, e che come per tutti i grandi autori ruotano attorno agli stessi temi: le radici lontane di famiglie emigrate dall'est-Europa e il trauma inter-generazionale tra padri e figli.

Stavolta Gray aggiunge specificità autobiografica a un film-confessione su un adolescente che non si rende conto del proprio privilegio. Tutti attorno a lui vorrebbero fargli capire quanto sia difficile la vita, nel passato come nel presente. Johnny, afroamericano senza i genitori, lo fa discretamente, ripetendo che "it don't matter" mentre usa la rimessa della famiglia Graff come alloggio e continua a pagare per gli errori di Paul. Esther e Irving lo fanno con crescente frustrazione, cercando di avviare il ragazzo a essere qualcuno che conta, "molto migliore" del suo papà. Ma l'unico che sembra avere un effetto è il nonno Aaron di Anthony Hopkins (in un altro grande ruolo patriarcale a un anno di distanza da The Father) che offre una prospettiva storica, e racconta di ebrei ucraini in fuga, di prevaricazioni, e di un arrivo in America attraverso Liverpool.

Quello di Paul (catturato alla perfezione dalla cocciutaggine leggera del giovane Banks Repeta) sembra a volte un istinto autodistruttivo, un rifiuto perenne della propria realtà. È una caratteristica che rende Armageddon Time un'opera respingente, che non invita lo sguardo partecipe dello spettatore, come in Licorice pizza di Anderson, e rompe i codici del "coming of age" tradizionale.

Gray costringe a osservare un'America in cui il razzismo serpeggia anche nel salotto di una famiglia liberal spaventata da Reagan, e costringe ad ascoltare i genitori di Trump parlare agli allievi di una scuola privata dell'importanza del successo come definizione di sé. Più eterogeneo e granulare rispetto ai primi film del regista, rievoca gli anni ottanta come un momento critico di passaggio per la società a stelle e strisce.

Il talento fulgido di Gray rimane evidente sotto la superficie di un film meticolosamente lavorato per apparire modesto; anche senza lunghi piani sequenza e dimostrazioni di virtuosismo, lo si scorge nella precisione con cui si muovono gli attori nella scena iniziale a scuola, tutta basata su sguardi e corpi di spalle, che sono poi quelli che rivelano il pregiudizio.Oppure nella purezza scenografica di una conversazione tra un nonno e nipote nel parco di Flushing Meadows, perfetto luogo del corto circuito arcaico-avveniristico. E ancora, soprattutto, nel montaggio che mette in fila i tantissimi episodi quotidiani di vita familiare, aggiungendo dettagli alle caratterizzazioni individuali e curandosi sempre di staccare da un momento traumatico a uno più lieve, che è il modo più sfaccettato di filmare il passaggio del tempo.

Nel cinema di Gray i padri non sanno mai preparare i figli, ma in questa piccola parabola domestica intrisa di paranoia sociale se non altro adulti e bambini continuano a provarci, e ammettono le proprie difficoltà come d'altra parte fa Gray stesso.

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STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 24 maggio 2022
Giulio Sangiorgio
Film TV

Queens, 1980. Il preadolescente Paul, nipote di ebrei ucraini emigrati negli Usa ( C'era una volta a New York : Little Odessa), frequenta poco diligente- mente la scuola pubblica. Lo sorprendono, spinello-munito, col compagno nero abitualmente discriminato dal professore: per garantirgli un futuro, il nonno, che sa cos'è il pregiudizio etnico, lo iscrive alla privata, fondata su successo e su classismo [...] Vai alla recensione »

sabato 21 maggio 2022
Adriano De Grandis
Il Gazzettino

Nel Queens degli anni '80, all'interno di una famiglia ebrea ucraina, il giovane Paul Graff sogna di diventare un giorno un artista perché sa disegnare molto bene e ha una fervida fantasia. Ma in quegli anni '80 è già avviato lo scenario che cambierà l'America e il mondo: Reagan sta per diventare presidente, i Trump cominciano a farsi notare, le contraddizioni di un Paese che insegue la libertà ma [...] Vai alla recensione »

sabato 21 maggio 2022
Chiara Borroni
Cineforum

In francese si direbbe che Paul Graff (Banks Repeta), ragazzino dai capelli rossi e dal volto angelico appartenente a una famiglia piccolo borghese ebrea del Queens, fa les quatre cents coups. Ne combina di tutti i colori infatti nella scuola pubblica che frequenta, spesso in compagnia del suo amico Johnny, un ragazzino nero affidato alle cure della nonna.

sabato 21 maggio 2022
Enrico Azzano
Quinlan

I prodromi della presidenza Reagan, ma anche le prime tracce di Trump; la comunità ebraica e la comunità afroamericana; le classi sociali, l'istruzione, le aspirazioni e le reali prospettive. Insomma, come funziona il mondo, come funzionano gli Stati Uniti. D'ispirazione autobiografica, scritto e diretto da James Gray, Armageddon Time è un coming of age ma è anche - forse soprattutto - un film politico. [...] Vai alla recensione »

venerdì 20 maggio 2022
Aldo Spiniello
Sentieri Selvaggi

È da anni che cerchiamo di raccontare la grandezza di James Gray, forse riuscendoci solo in parte. Perché la verità è che ogni suo film ha il potere di smuovere un nucleo di emozioni sepolte, di far venire a galla qualcosa che vorremmo tenere segreto, al riparo dallo sguardo degli altri, persino dalla nostra effettiva comprensione. Qualcosa che riguarda l'incapacità di dare espressione e rendere realtà [...] Vai alla recensione »

venerdì 20 maggio 2022
Andrea Martini
Quotidiano Nazionale

Una storia di formazione che sperimenta il valore dell'amicizia e della lealtà e mette in gioco la personale ricerca del sogno americano. Dopo "Ad Astra" James Gray torna a terra, nel Queens degli anni '80 (Reagan e i Clash) ma del viaggio intergalattico conserva la centralità del tema padre-figlio. Attraversato da evidenti venature autobiografiche, "Armageddon Time" - ieri in concorso a Cannes - è [...] Vai alla recensione »

venerdì 20 maggio 2022
Teresa Marchesi
Huffington Post

Molti film in concorso a Cannes dalla Mostra di Venezia sono stati scartati. Il fair play tra selezionatori non consente ovviamente di conoscere i titoli, ma a giudicare dalle prime battute del Festival 75 la qualità media non è esattamente da annate d'oro. Due film dignitosi come "Tchaikovsky's wife" di Kirill Sebrennikov, e "Armageddon Time" di James Gray sono tasselli deboli nella corsa alla Palma [...] Vai alla recensione »

venerdì 20 maggio 2022
Francesco Alò
Il Messaggero

Reagan sta per essere eletto presidente e una mamma ebrea ucraina (Anne Hathaway), dice: «Ci sarà una guerra nucleare!». Sembra oggi ma invece è ieri: 1980, Queens, New York. Armageddon Time di James Gray, in concorso, racconta l'infanzia del regista quando amava nonno (Anthony Hopkins) ma faceva disperare mamma e papà perché pessimo studente in una scuola privata gestita dal padre di Donald Trump. [...] Vai alla recensione »

venerdì 20 maggio 2022
Giulia D'Agnolo Vallan
Il Manifesto

«Sono ansioso di fare qualcosa di opposto al cupo e solitario vuoto del film che ho appena diretto», aveva dichiarato James Grey in un'intervista a «Deadline» nell'estate del 2020. Dopo il viaggio spaziale di Brad Pitt, alla ricerca del padre (Ad Astra), e quelli amazzonici dell'esploratore Percy Fawcett (The Lost City of Z), Grey torna a casa, con un racconto esplicitamente autobiografico ambientato [...] Vai alla recensione »

venerdì 20 maggio 2022
Federico Pedroni
Duels.it

New York, Queens, autunno del 1980. Paul ha dieci anni e affronta il passaggio dalle elementari alle medie con distacco disarmonico. La scuola pubblica che frequenta non suscita il suo interesse, tutto concentrato a esprimersi attraverso i disegni che crea e che sembrano renderlo potenzialmente popolare con i suoi compagni. Paul è in fondo un emarginato che cerca successo e che finisce per trovare [...] Vai alla recensione »

giovedì 19 maggio 2022
Federico Pontiggia
La Rivista del Cinematografo

Dopo The Yards (2000), We Own the Night (2007), Two Lovers (2008) e The Immigrant (2013), James Gray torna per la quinta volta in Concorso a Cannes: Armageddon Time è il suo ottavo lungometraggio. Nel cast Anne Hathaway, Anthony Hopkins e Jeremy Strong, il dramma si ispira all'infanzia dello stesso regista nel Queens, New York durante gli anni Ottanta di Ronald Reagan.

NEWS
CANNES FILM FESTIVAL
venerdì 20 maggio 2022
Tommaso Tocci

Gray torna a New York con un quadretto famigliare che racconta l'America degli anni '80. In concorso a Cannes. Vai all'articolo »

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