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Paul Thomas Anderson

Paul Thomas Anderson. Data di nascita 26 giugno 1970 a Studio City, California (USA).
Quest'anno ha ricevuto il premio come miglior sceneggiatura originale al BAFTA per il film Licorice Pizza. Dal 2002 al 2022 Paul Thomas Anderson ha vinto 5 premi: BAFTA (2022), Festival di Berlino (2008), Festival di Cannes (2002), Festival di Venezia (2012), National Board (2021). Paul Thomas Anderson ha oggi 51 anni ed è del segno zodiacale Cancro.

L'autodidatta che ha fatto il cinema

A cura di Fabio Secchi Frau

C'è chi sostiene che tutte le storie raccontate da Paul Thomas Anderson siano solo grandi storie d'amore. D'amore per il denaro, d'amore per la libertà, d'amore per se stessi, d'amore per l'odio... e a volte d'amore per l'amore, come nel caso di Licorice Pizza, dove mette insieme Alana e Gary, due ragazzi della sua nativa San Fernando Valley che, crescendo, capiscono di non poter fare a meno l'uno dell'altra.
Rapporti di dipendenza emotiva, esistenziale, molto spesso ritmati dalle musiche dei sommi e sacri Nina Simone e David Bowie o dei Doors e di Paul McCartney, e interpretati da una scuderia di attori formidabili e indimenticabili nelle loro performances: Joaquin Phoenix, Adam Sandler, Emily Watson, Daniel Day-Lewis, Julianne Moore, John C. Reilly, Tom Cruise, Mark Wahlberg, Lesley Manville e tanti tanti altri.
Paul Thomas Anderson non ha eguali rispetto ai suoi colleghi. Pellicole come Boogie Nights, Magnolia, The Master, Il filo nascosto e, soprattutto, Il petroliere, il suo capolavoro oscuro, sono passionali e carnali racconti di formazione. Splendide e lente danze di fine anno attraverso storie che, ha affermato, appartenevano alla sua infanzia e alla sua adolescenza.

Un ritorno alle radici per un autore autodidatta che sta dietro la macchina da presa per vocazione compulsiva verso la Storia del Cinema e il mezzo cinematografico, sintetizzando da una parte l'inclinazione narrativa a trattare storie fuori dai canoni comuni e dall'altra le grandi visioni dei suoi punti di riferimento registici. Il risultato è un'estetica complessa tanto quanto nuova.
Leggenda vuole che il pallino per un mestiere come quello del regista lo abbia avuto molto presto. Come spesso avviene in questi casi, quando il padre regala una videocamera (un Betamax, per precisione). E un dodicenne Anderson, nel 1982, pensa già alle future e infinite prospettive che gli si palesano davanti con quell'oggetto in mano e che per lui, cresciuto a Hollywood, fra gli Studios e la San Fernando Valley, rappresentano una via di fuga dai problemi familiari. Così impara a riprendere e a scrivere.
Si inizia coi mockumentary sperimentali, intanto studia, affina la scrittura, migliora nelle inquadrature e, con l'aiuto paterno, riesce a trovare un posto come assistente di produzione per film tv e videoclip. La grande svolta.
Arrivano i primi seri esperimenti dietro la cinepresa, i festival underground (l'allora Sundance Festival Shorts Program) e poi l'incontro con Michael Caton-Jones, che gli farà da nume tutelare. Arriva anche la sua opera prima, Sydney, accompagnata dalla propria rivendicazione estetico-narrativa contro la Rysher Entertainment che, una volta completato il film, lo riscrive parzialmente. Ma lui non ci sta e, grazie a un finanziamento, riesce a ottenere la cifra necessaria per eliminare le modifiche apportare dalla casa di produzione e presentare la pellicola così come l'aveva concepita nella sua mente.
Le critiche positive, le consacrazioni come "enfant prodige", i botteghini che incassano e le star che fanno la fila per lavorare con lui, gli permettono di continuare su quella rotta a gonfie vele, usando sempre gli stessi elementi: la musica, le storie di casa come elemento cardine, la selezione accurata di immagini e una narrativa atipica... a volte anche fin troppo comica... forse per lo zampino della stupenda Maya Rudolph. Poi le lunghe pause tra un film e l'altro, fino al ritorno con Il petroliere. L'apice della sua carriera: una storia del primo Novecento, emblematica, sporca, decadente. L'imbrattamento di un sogno americano che non è mai esistito realmente, perché è solo favola per coprire la rapacità.
Lo stile è camaleontico. A volte, lascia la cinepresa libera di muoversi, di catturare ciò che vuole, puntanto sulla libera espressività dei primi piani o di particolari prospettive che sono scelte sul momento. Altre volte, preferisce imprigionare gli attori in un'inquadratura di assoluta potenza visiva, rigida, forte, espressionista, per poi tornare a giocare con la frammentazione di ampio respiro dell'immagine post-moderna. Affreschi grotteschi o surreali, dove volano scritture violente o fumose, che depistano lo spettatore e lo fanno penetrare di fronte alla complessità individuale.

Infanzia e prime opere
Paul Thomas Anderson nasce a Studio City, a Los Angeles, figlio dell'attore televisivo Ernie Anderson. Cresciuto nella San Fernando Valley in una famiglia numerosa, deve affrontare le difficoltà di un complicato rapporto materno, ma viene incoraggiato dal padre a seguire il suo sogno di diventare uno sceneggiatore o un regista. La cinepresa diventa la sua migliore amica, anche perché i continui trasferimenti scolastici non gli permettono di farsi degli amici in carne e ossa ed è quindi il cinema la sua compensazione sociale.
Scrive e dirige il suo primo film usando i soldi guadagnati lavorando come addetto alla pulizia in un negozio di animali. Non è un'opera da sottovalutare perché il mockumentary The Dirk Diggler Story sarà l'ossatura intorno alla quale costruirà la storia della pornostar ispirata a John Holmes di Boogie Nights.

Le prime attenzioni al Sundance
Dopo aver studiato al Santa Monica College e all'Emerson College (dove ha come insegnante nientemeno che il pluripremiato e osannato scrittore David Foster Wallace), trova lavoro come assistente produttore tra Los Angeles e New York City.
A questo punto, grazie ai suoi risparmi, a quelli della sua ex ragazza e ai soldi che il padre gli aveva messo da parte per il college, realizza il suo primo cortometraggio Cigarettes & Coffee, che viene scelto al Sundance Festival Shorts Program del 1993, attirandogli le prime attenzioni da parte della critica. Una volta trasformato da corto a lungometraggio, lo ripresenterà al Sundance, dove un colpito Michael Caton-Jones lo prenderà sotto la sua ala protettrice, vedendo in lui del talento creativo unico, anche se ancora carente nell'esperienza.

Dopo qualche importante lezione di cinema, Anderson realizza il suo primo lungometraggio Sydney, reintitolato Hard Eight, basato sulla storia di un anziano giocatore d'azzardo che insegna l'arte di guadagnarsi da vivere a un giovane vagabondo, la cui esistenza sarà destinata a complicarsi enormemente dopo essersi innamorato di una prostituta.
Sydney è uno di quei film indipendenti che giocano sul filo del rasoio del dramma e del thriller. Un esordio crepuscolare, fragile, suggestivo, che privilegia i primi piani e i dialoghi frammentati e ambigui. Purtroppo, il film è messo a repentaglio dallo zampino della casa di produzione Rysher che lo rimonta. Anderson però non ha alcuna intenzione di farsi calpestare e, trovando ovunque i soldi necessari (e qui saranno basilari gli aiuti economici di Philip Baker Hall, John C. Reilly e di Gwyneth Paltrow), rimonta il film secondo quella che era la sua visione originale. Una versione che lancerà la sua carriera.

Boogie Nights - L'altra Hollywood
Mentre affronta questi problemi, lavora alla sceneggiatura del suo secondo film Boogie Nights - L'altra Hollywood, ambientata nell'epoca d'oro del porno americano, gli Anni Settanta-Ottanta a Los Angeles. La pellicola segue la storia di un giovane cameriere sessualmente dotato che farà strada in questo tipo di industria, diventando prima un astro nascente del genere e poi uno dei suoi più popolari attori. Ascesa e amaro declino di un mondo (e di un uomo) che era molto più umano di tanti altri. Anderson si impegna nel rappresentare in maniera molto colorata questo ambiente scomparso, facendo suoi tutti i pregi trovati nei film di Scorsese e Altman, tenendo d'occhio il ritmo narrativo e riempiendolo di personaggi dalle battute sardoniche. C'è una complice spregiudicatezza nel rappresentare un settore come quello etichettato dal termine "osceno" con una visione così poco standardizzata o demonizzata. Non si può non candidarlo all'Oscar per lo script (che però andrà a Ben Affleck e Matt Damon per Will Hunting - Genio ribelle).

Magnolia
La sua prossima produzione è invece Magnolia, che racconta una corolla di storie della San Fernando Valley, ambientate nello stesso giorno, nelle stesse ore e tutte intrecciate fra loro. Doveva essere un'opera intima e su piccola scala, ma in mezzo a lacrime, rimorsi, odio e dolore si innalza la maestosità di un film corale, dove Anderson riesce a raccontare l'alienazione degli americani, l'influenza dei mass media nella loro vita e un primigenio individualismo che li farà crollare in ginocchio uno a uno. Per sua stessa ammissione, Magnolia è il miglior film che abbia mai fatto e il Festival di Berlino lo premia per questo con l'Orso d'Oro. Ancora una volta, arriva una nomination per lo script (stavolta, sarà battuto da Alan Ball e dal suo American Beauty).

Ubriaco d'amore
Dopo il successo di questo progetto, comincia a lavorare con Adam Sandler ed Emily Watson nella tragicommedia romantica Ubriaco d'amore. La storia è centrata su Barry, prorpietario di una piccola attività, vessato continuamente dalle sorelle, che si innamora perdutamente di una donna per la prima volta nella sua vita e dà una brusca sterzata alla sua quotidianità. Qui, Anderson ritorna allo stile cromatico e multicolore con il quale aveva giocato in Boogie Nights, ma stavolta glorifica le scelte visive con un nostalgico technicolor, agevolando la creazione di un'atmosfera che supera il realismo. La cinepresa si muove con stile e costruisce una sequenza di inquadrature di grande virtuosismo, che si accendono di insofferenza e collera, ma soprattutto di un amore postmoderno e originale. Tanto basta perché gli venga conferito il Prix de la mise en scène al Festival di Cannes, che ha diviso con il sudcoreano Im Kwon-taek.

Il capolavoro
Dopo cinque anni di assenza, torna con l'adattamento del romanzo "Oil!" di Upton Sinclair, Il petroliere (2007), che segue la scalata di un ambizioso minatore di fine Ottocento, ritrovatosi improvvisamente proprietario di un giacimento petrolifero. Cambio di metodo e cambio di stile. Spinto da una narrazione arrabbiata e distruttiva, dove il Male, in tutta la sua solitudine, è l'unico vincitore, Anderson ruba a piene mani dal cinema di John Huston, John Ford e David Wark Griffith e dagli epici racconti della mitologia di frontiera, per colmare le sue esigenze autoriali. Come regista, imbastice il film di carrellate laterali lunghissime e di primissimi piani. Come sceneggiatore, lava i volti degli spettatori sull'oro nero e sul sangue, mostrando il doppiogiochismo umano, la grettezza, l'avarizia. Da questo punto in poi, quello che era stato definito il giovane astro nascente del cinema hollywoodiano smette di essere tale: diventerà un cineasta maturo e affermato. Otto candidature agli Oscar nelle categorie maggiori, ma nessun premio per Anderson, che vedrà però trionfare il suo protagonista Daniel Day-Lewis e la fotografia di Robert Elswit.

The Master
Nel 2009, lavora a The Master, che segue un carismatico intellettuale nella fondazione di una nuova religione nell'America Anni Cinquanta, reclutando fra gli altri un ex-reduce della Seconda Guerra Mondiale. L'incontro-scontro violento e intensamente psicologico tra i due ci istruisce sulla fragilità della mente degli statunitensi nell'era post-bellica e addenta morbosità, profonda repressione, omoerotismo e ambiguità. Usando sequenze di grande fascino, rifinite e raffinate, che si innalzano a scene madri, Anderson vince il Leone d'Argento alla Mostra di Venezia, che rimane completamente incantata da questa apocrifa narrazione di L. Ron Hubbard e della sua Scientology, presi in prestito e cammuffati per raccontare una nuova storia a stelle e strisce, dove il Paese di Dio è sfibrato e ignobile e ben rappresentato da due facce della stessa medaglia: l'allievo e il precettore. Insicurezze, follia, bisogni sono le chiavi d'accesso ai luoghi più oscuri delle loro anime, che si fanno scudo delle sbarre delle loro prigioni dialettiche, senza però aver vergogna di mostrare quanto corrosi siano persino i loro demoni interiori.

Vizio di forma e il documentario
Più leggero l'adattamento del romanzo di Thomas Pynchon Vizio di forma, su un investigatore privato hippy della California controculturale degli Anni Sessanta, che si trova coinvolto, suo malgrado, in un labirintico delitto. La scrittura è sicuramente accattivante e divertente e non c'è alcun dubbio che l'uso dei colori accesi abbia dato alla trama gialla il giusto tentativo di proporre una visione non conforme di un noir americano. Anche qui, sfiora l'Oscar per la sceneggiatura, ma non lo afferra.
Inaspettatamente, nel 2015, dirige un documentario Junun, sull'album del compositore e chitarrista dei Radiohead Jonny Greenwood.

Il filo nastosto
Per il suo ottavo film, Il filo nastosto, Anderson si sposta nella Londra degli Anni Cinquanta, ritornando a lavorare con Daniel Day-Lewis che, per il regista, interpreterà un rinomato sarto e stilista che imbastisce una storia di amore e odio con la sua giovane moglie. Con movimenti della cinepresa serrati e una scrittura impenetrabile, l'autore ci mostra le gerarchie comportamentali, il magnetismo delle nevrosi e le strategie ritualistiche del potere di coppia. Poi ritornerà alla San Fernando Valley, togliendosi di dosso questa nebbiosità sentimentale e abbracciando la spensieratezza dei primi amori con Licorice Pizza.

Videoclip
Anche regista di videoclip, firma numerosi video per Fiona Apple, i Radiohead, Haim, Joanna Newsom e Aimee Mann.

Vita privata
Paul Thomas Anderson è sposato con l'attrice comica Maya Rudolph, dalla quale ha avuto quattro figli: Pearl, Lucille, Ida e Jack.

Ultimi film

Commedia, Drammatico - (USA - 2021), 133 min.
Drammatico, (USA - 2017), 130 min.
Documentario, (USA - 2015), 54 min.
Commedia, Drammatico - (USA - 2014), 148 min.
Documentario, (Canada - 2013), 95 min.
Drammatico, (USA - 2012), 137 min.
Drammatico, (USA - 2007), 158 min.
Commedia, (USA - 2002), 90 min.

Focus

FOCUS
domenica 25 febbraio 2018
Roy Menarini

La moda viene studiata da anni principalmente come fenomeno sociale, ancorché dotata di interesse filosofico (di cui si stanno ora occupando gli studiosi della cosiddetta "everyday aesthetics", estetica di tutti i giorni). Alla dimensione più squisitamente creativa, delle stoffe e dei tagli, sembra invece demandato tutto l'apparato dei talent show contemporanei, come l'internazionalmente celebre Project Runway

FOCUS
venerdì 23 febbraio 2018
Paola Casella

SPOILER ALERT: la breve analisi a seguire partirà dal finale de Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson, dunque se non volete sapere come si conclude la vicenda (ed è un finale a sorpresa), smettete subito di leggere. Per chi ha già visto il film, invece, è possibile fare un paragone inaspettato fra due cineasti di fama internazionale. No, non stiamo parlando di Anderson e Hitchcock, benché Il filo nascosto sia evidentemente "hitchcockiano" nella struttura narrativa

APPROFONDIMENTI
domenica 1 marzo 2015
Roy Menarini

43 milioni di dollari, 48 milioni di dollari, 76 milioni di dollari. Sono gli incassi in ordine cronologico, ottenuti su scala mondiale, da Boogie Nights, Magnolia, Il petroliere. Poi 28 milioni (The Master) e 8 milioni (Vizio di forma). Quest'ultimo film, di cui parliamo in queste righe, deve ancora fare la sua strada sui mercati non americani ma è opinione comune che non supererà i 20-25 milioni

APPROFONDIMENTI
mercoledì 2 gennaio 2013
Mauro Gervasini

Philip Seymour Hoffman ha raccontato durante la Mostra di Venezia del 2012, dove The Master è stato presentato in anteprima mondiale, come sul set Paul Thomas Anderson recitasse la parte sua, tiranno manipolatore ispirato a Ron Hubbard fondatore di Scientology, poi quella di Joaquin Phoenix, vittima designata della manipolazione, ma anche figliol prodigo o "prescelto". E lo faceva dando la diversa impostazione a entrambi, quasi a ribaltare la massima di Flaubert

APPROFONDIMENTI
domenica 2 settembre 2012
Mauro Gervasini

La guerra è finita, andate in pace. Risuonano più o meno così le parole del generale McArthur dopo la resa dei giapponesi. Terminata la battaglia, comincia The Master di Paul Thomas Anderson, uno dei più attesi titoli della Mostra del Cinema di Venezia numero 69. Ma per l'irruento reduce protagonista del film la pacificazione è lenta, forse impossibile. Per qualcuno Anderson, classe 1970, è il solo vero autore del cinema contemporaneo americano

I film più famosi

Commedia, Drammatico - (USA - 2014), 148 min.
Commedia, Drammatico - (USA - 2021), 133 min.
Drammatico, (USA - 2017), 130 min.
Drammatico, (USA - 2007), 158 min.
Drammatico, (Austria - 2000), 160 min.
Drammatico, (USA - 2012), 137 min.
Commedia, (USA - 2002), 90 min.
Documentario, (Canada - 2013), 95 min.
Drammatico, (USA - 1997), 96 min.

News

Il regista americano torna al cinema con Licorice Pizza, ambientato nella San Fernando Valley degli anni...
Vivere il cinema in maniera totale, febbrile, con eccessi maniacali.
Il cineasta americano torna in sala con The Master.
Ieri in concorso al Lido con The Master.
Oggi in concorso Fill the Void e To the Wonder.
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