È la consapevolezza con cui Louis accetta ogni cosa da Julie, ammettendo il suo bisogno vitale di lei, a fare la differenza, a rovesciare le parti e creare un nuovo terreno di gioco. Quel finale, che vede i due brancolare insieme nella neve, aggrappandosi l'uno all'altro "per la vita", richiama nell'ambientazione quello di un altro film di Truffaut, Tirate sul pianista, che PTA ha sempre dichiarato essere il suo preferito del regista francese. Piccola nota a margine: William Irish altro non è che lo pseudonimo di Cornell Woolrich, scrittore che visse tutta la vita insieme alla madre, dalla quale riuscì a staccarsi solo nel breve periodo di un matrimonio mai consumato e annullato dopo tre mesi. Questo particolare, che dice molto sul tema della (s)fiducia che Woolrich nutriva nelle (altre) donne, trova un eco ne Il filo nascosto, dove alla radice dell'afasia di Woodcock nei confronti delle sue compagne occasionali c'è la fedeltà incrollabile ad una madre defunta e mai veramente allontanata dalla propria camera da letto.
Anche in questo caso il finale della storia avrebbe potuto essere la morte dell'uomo, incapace di adeguarsi alle esigenze della donna. Ma anche Paul Thomas Anderson è un irriducibile romantico, e dunque la fine si rivela solo l'inizio di una nuova relazione in cui l'uomo accetterà di abbandonarsi all'amore come assoluto, di mostrarsi "tenero, aperto, arrendevole". E se in entrambi i film è il maschio ad acconsentire a un avvelenamento, in entrambi a trionfare non è la femmina in quanto tale, ma l'amore che sposta i confini del noto e non fa prigionieri: a meno che non si acconsenta volontariamente alla reciproca "prigionia" per dare un significato nuovo alla parola "libertà".