Il filo nascosto

Film 2017 | Drammatico +13 130 min.

Titolo originalePhantom Thread
Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneUSA
Durata130 minuti
Regia diPaul Thomas Anderson
AttoriDaniel Day-Lewis, Vicky Krieps, Lesley Manville, Sue Clark, Joan Brown, Camilla Rutherford Gina McKee.
Uscitagiovedì 22 febbraio 2018
TagDa vedere 2017
DistribuzioneUniversal Pictures
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 4,31 su 84 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Paul Thomas Anderson. Un film Da vedere 2017 con Daniel Day-Lewis, Vicky Krieps, Lesley Manville, Sue Clark, Joan Brown, Camilla Rutherford. Cast completo Titolo originale: Phantom Thread. Genere Drammatico - USA, 2017, durata 130 minuti. Uscita cinema giovedì 22 febbraio 2018 distribuito da Universal Pictures. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 4,31 su 84 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Il rinomato sarto Reynolds Woodcock e sua sorella Cyril sono al centro della moda britannica nella fascinosa Londra del dopo guerra negli anni '50. Il film ha ottenuto 6 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, 2 candidature a Golden Globes, 4 candidature e vinto un premio ai BAFTA, In Italia al Box Office Il filo nascosto ha incassato 4 milioni di euro .

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Consigliato assolutamente sì!
4,31/5
MYMOVIES 5,00
CRITICA 4,75
PUBBLICO 3,18
ASSOLUTAMENTE SÌ
Un'opera che porta più lontano la filmografia di Paul Thomas Anderson e sposta più avanti il cinema.
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 1 febbraio 2018
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 1 febbraio 2018

Londra, anni Cinquanta. Reynolds Woodcock, celebre stilista, fa palpitare il cuore della moda inglese abbigliando la famiglia reale, le star del cinema, le ricche ereditiere, le celebrità mondane, le debuttanti e le signore dell'alta società. Scapolo impenitente, le donne vanno e vengono nella sua vita, offrendo compagnia e ispirazione. Lavoratore bulimico e uomo impossibile, Reynolds dispone delle sue conquiste secondo l'umore e dirige la sua maison con aria solenne, affiancato da Cyril, sorella e socia altrettanto ieratica. Mr. Woodcock ha un debole per la bellezza che riconosce in Alma, cameriera in un hotel della costa dove si è fermato per un break(fast). La giovane donna, immediatamente sedotta da quel "ragazzo affamato", lo segue a Londra e ne diventa la musa. Stabilitasi nella casa di Knightsbridge, Alma rivela presto un carattere tenace, vincendo lo scetticismo di Cyril, che la crede di passaggio, e accomodando le (brusche) maniere del suo Pigmalione. Ma la difficoltà crescente di ottenere un vero impegno da Reynolds la spinge a trovare un rimedio.

Insieme a The Master e a Vizio di forma, Il filo nascosto conferma che qualcosa è sopraggiunto nel cinema di Paul Thomas Anderson. La sua padronanza formale si tempera con accenti borderline che tracciano linee di fuga ma contemplano il ritorno.

Alla maniera dei tessuti selezionati da Mr. Woodcock, gli ultimi tre film di PTA assomigliano più a fili incrociati di trama e di ordito che alle vecchie costruzioni corali. Al climax violento o assurdo (il colpo di pistola di Boogie Nights o la pioggia di rane di Magnolia), subentra una follia lucida e irridente che minaccia i piani a ripetizione, che smarrisce gli sguardi nel fuori campo, che promette scarti, che disegna fughe interrotte. Come quella di Reynolds Woodcock davanti al sorriso enigmatico di Alma, che colloca il film tra veglia e allucinazione, lasciando planare il dubbio sul loro confine.

Opaco e sinuoso, Il filo nascosto serve due attori indefettibili che si misurano sulla scena di un'epoca (gli anni '50) sensibile alla seduzione cinegenica e in una relazione più complessa di quella che il quadro iniziale lasciava immaginare. Daniel Day-Lewis, maestro del linguaggio e della verità del corpo a discapito dell'eloquenza, trasforma il suo nel recettore di passioni di un personaggio privato di tante parole e dotato di un'aggressività a fior di pelle. Daniel Day-Lewis appartiene di fatto a quegli attori prossimi all'afasia, la cui rivolta sorda traspira dal corpo e la verità di un ruolo arriva necessariamente dall'interiore. Per l'attore inglese la performance è sempre un gesto da automatizzare, una vita da assimilare, una psicologia da dominare. A rischio di dannarsi. Questa intensità spiega una carriera e un ruolo, l'ultimo ha dichiarato l'interprete, che coltivano esigenza e rigore. Il ritratto di uno stilista senza concessioni, devoto alla sua arte, funziona come una metafora della maniera notoriamente intensa dell'attore di affrontare la sua. PTA, che ritrova Daniel Day-Lewis dieci anni dopo Il petroliere, è anche lui un maniaco assodato del dettaglio che aggiunge un'altra mano di senso a un'opera confezionata imbastendo sottotesti.

Tracce invisibili, fili nascosti, pensieri ricamati e cuciti nelle pieghe, negli orli, nei risvolti. Al loro fianco ma al centro del racconto c'è l'Alma di Vicky Krieps, rivelazione che non cessa di sorprendere di fronte a un personaggio e a un attore che hanno perfezionato il punto di incandescenza del proprio ruolo. Persuasi entrambi della propria onnipotenza, saranno ridotti all'impotenza da una donna sottostimata. Mostro di misoginia, Reynolds ha fatto dell'oggettivazione delle donne la sua professione ma con Alma il rapporto di forza si inverte progressivamente. Drammaturgicamente più forte, si impone come un personaggio di cui non sapremo mai tutto ma il cui volto dice tutto della sua maniera di attraversare il mondo. È lei a svolgere e riavvolgere l'arco narrativo di Reynolds, confidandosi a terzi e costringendolo in una forma di infantilizzazione. Regressione, del resto, perfettamente logica per un uomo ossessionato dalla madre, ideale al quale Alma vorrebbe sostituirsi prima all'insaputa di Reynolds e poi con la sua benedizione. È suo il punto di vista da cui scopriamo Reynolds Woodcock, monomaniaco fissato col magenta e i codici dell'alta borghesia. Con lei entriamo in una vita scrupolosamente pianificata dove ognuno trova il suo posto, dove le seccature vengono risolte secondo una routine stabilita, dove si respira una freddezza mortifera e sopravvive il fantasma di una madre defunta.

Il ritmo contemplativo permette al regista di osservare l'insidiosa influenza di Woodcock sulla sua musa e di sottolineare l'importanza del suo mestiere, che lo affascina quanto il cinema britannico a cui fa riferimento e a cui rende omaggio. La grazia con la quale descrive il suo lavoro, soprattutto quando è Alma a fare da modella al suo eroe, rivela una sensualità che compensa il pudore della loro relazione. Ma quello che al principio appare come un raffinato teorema romantico volge in thriller psicologico, quello che sembrava un magnifico esercizio di riferimenti (Rebecca - La prima moglie, Il sospetto) si fa opera autonoma d'eccezione.

Lo sviluppo passionale convenzionale cede il passo a un gioco di manipolazione, una codipendenza tra appassionati schiavi del dolore, coerente con l'immagine delle relazioni umane che l'autore ha l'abitudine di indagare lungo le derive del sogno americano. Tutto oppone Reynolds e Alma, a partire dalla classe sociale, ma la seduzione che esercitano l'uno sull'altra testimonia il motivo di predilezione dell'opera di PTA, la lotta tra materia e spirito. Questa lotta è messa in scena ancora una volta con precisione millimetrica dentro interni ipnotici, dove si consuma lo spettacolo affascinante di miseria e acquisto spirituale, agisce l'ideologia autodistruttiva e tossica dell'alta società londinese, la sua falsa apparenza e la nevrosi che dissimula. In un film apertamente psicologico, l'autore infila scena dopo scena verità eterne sulla dualità, l'ambiguità, l'inversione possibile dei ruoli dominante e dominato. Tutte considerazioni già presenti in The Master e in fondo ai piani muti in cui cova l'impulso viscerale dei suoi personaggi. Prima delle parole per PTA ci sono gli attori. Non serve altro per identificare lo stupore dei suoi amanti e la profondità dei loro abissi quasi intollerabili nell'ultimo testa a testa. Confronto intimo che segna la débâcle fisica e psicologica di Reynolds e insinua una frattura. Constatare che l'assoluto a cui aspira risiede altrove che nel suo perfezionismo è una presa di coscienza troppo dura da sopportare. Anche per il suo interprete.

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VIDEO RECENSIONE
Nel mondo della moda, stoffe e cappelli del jet set londinese del dopoguerra.
Overview di Francesca Ferri

Nella Londra degli anni '50, il rinomato stilista Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis) e sua sorella Cyril (Lesley Manville) rappresentano il fulcro della moda britannica, vestendo la famiglia reale, le star del cinema, le ereditiere, le dame dell'alta società, socialiste e nobildonne. Tutte si ritrovano nello stile unico della House of Woodcock. Ma l'artista che conosce perfettamente desideri e gusti femminili, non conosce il vero amore, che ritiene un privilegio precluso a un artista del suo calibro. Così lo scapolo impenitente preferisce intrattenersi con donne diverse che gli offrono la giusta dose di ispirazione e compagnia. Finché non incontra Alma (Vicky Krieps), ragazza ambiziosa e caparbia che riesce a insinuarsi nel suo cuore come musa e amante, sconvolgendo da un giorno all'altro la sua perfetta vita su misura.

Phantom Thread, tradotto in italiano Il filo nascosto, è l'ottavo lungometraggio di Paul Thomas Anderson che per il ritratto dell'icona di stile ha scelto Daniel Day-Lewis.

Dallo sguardo enigmatico e l'aria sfuggente, l'attore britannico sembra perfetto per ripercorrere la vita di un artista illuminante, la sua creazione, il suo lato oscuro concludendo così la sua carriera. L'attore tre volte premio Oscar che aveva già lavorato con Anderson in Il Petroliere, aveva annunciato infatti che all'età di 60 anni si sarebbe ritirato. Intanto si lascia ammirare in un nuovo ruolo di carismatico che poco si preoccupa di piacere al pubblico. Noto per la sua maniacale precisione nello studio dei suoi personaggi, Daniel Day-Lewis inoltre sembra la persona giusta per esplorare l'ossessione del famoso sarto nel ricordo di Rebecca e Vertigo di Hitchcock, modelli di riferimento di Anderson.

Nonostante alcune tensioni sulla casa in stile georgiano scelta dal regista come set per ricreare l'atmosfera dell'epoca ma alquanto scomoda per la troupe, l'attore e Anderson hanno lavorato in stretta collaborazione. Insieme hanno fatto ricerche e insieme hanno lavorato alla scrittura del film. "Tutto nella casa di Woodcock era così particolare, dal tipo di sedia, all'argenteria fino alla tazza da tè, quindi dovevo coinvolgere Daniel in ogni aspetto" - spiega il regista che racconta della stessa cura per i vestiti - "Il nostro costumista Mark Bridges non poteva creare indipendentemente dei costumi e metterli in mano a Reynolds Woodcock".

IL FILO NASCOSTO
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 14 marzo 2018
Writer58

Raramente ho visto un film che presenta valori estetici così alti e, nel contempo, pare creare una barriera all’identificazione dello spettatore, quasi fosse un meccanismo che seduce l’occhio e respinge il cuore. La sensazione è identica a quella suscitata da alcuni film di Greenaway –peraltro molto differenti e non assimilabili all’ultima fatica di Paul Thomas [...] Vai alla recensione »

venerdì 23 febbraio 2018
CineLady

In attesa della cerimonia di consegna degli Oscar, ho guardato questo film, candidato a sei premi, senza aver visto prima il trailer e conoscendo poco o niente della trama. In particolare, sapevo solo che avrebbe raccontato la storia di uno stilista nella Londra degli anni Sessanta. Mi aspettavo quindi un classico film che parlasse dell’ambiente della moda, e inizialmente è così: [...] Vai alla recensione »

sabato 3 marzo 2018
vanessa zarastro

Il tema centrale del film Il filo nascosto, a mio avviso, è il difficile compito di amare da parte di due persone narcisiste che non riescono a uscire da se stessi, ad avere un rapporto autentico con l’altro, a non averne rispetto. Ciò che il film mostra è un avvicendarsi di bisogni tra un uomo adulto e già di mezza età, e una ragazza molto giovane, determinata [...] Vai alla recensione »

lunedì 26 febbraio 2018
Zarar

‘Il filo nascosto’ è un freddo ed estetizzante esercizio di stile costruito sulla storia di una relazione  borderline. Reynolds Woodcock, uno  stilista di genio senza un briciolo di calore umano, pieno di sé e adorato dalle sue clienti, è  fanaticamente dedito alla ricerca di perfezione nel suo lavoro.

domenica 25 marzo 2018
toni mais

Non mi sono affatto stupito quando, recatomi alla Galleria d'arte moderna di Roma , ho visto i vestiti delle sorelle Fontana esposti all'ingresso : la moda è una forma d'arte tra le più sublimi, tra le più travolgenti, tra le più violente . Lo stilista compie un vero e proprio atto di possesso, uno stupro nei confronti del femminino che interpreta, manipola, [...] Vai alla recensione »

lunedì 19 marzo 2018
samanta

Il film ha la sceneggiatura e la regia di Paul Thomas Anderson che ha un curriculum di regista non eccelso, nel senso che in 22 anni ha diretto 8 film con un buon successo di critica ma spesso non di pubblico (gli ultimi due film The Master e Vizio di forma sono stati dei flop commerciali al box office)). [Spoiler]La trama del film è imperniata sulla figura  Reynolds Woodcock( Daniel Day-Lewis [...] Vai alla recensione »

giovedì 12 aprile 2018
jackmalone

Nella fodera di un vestito si può nascondere tutto: frasi, monogrammi, persino ciocche di capelli della mamma morta per portare sempre con sé un ricordo della persona amata, come fa il burbero, anaffettivo e ossessivo sarto raffinato e talentuoso dell'alta società londinese. Il filo nascosto  è il dolore intimo ed inespresso di una personalità disturbata [...] Vai alla recensione »

martedì 27 marzo 2018
Filmicus

Lasciamo stare la parte elogiativa,svolta ampiamente e giustamente nei commenti, e fermiamoci sul contenuto ideologico del film.Il rapporto uomo-donna è un rapporto "velenoso" anzi avvelenato nella misura  giusta,tuttavia, per evitare l'esito esiziale.Alla volontà di dominio,di imposizione dell'uomo la donna non riesce a contrapporre validamente nessuna cura intima [...] Vai alla recensione »

venerdì 16 febbraio 2018
Eugenio

C'è la palese volontà di un esercizio di stile, che  prevale sul racconto, sullo svolgimento di una trama fatta di immagini ricercate, sinuose, stilisticamente ineccepibili. Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson vive di percezione di dettagli, umori, carattere, sguardi e raffinatezza del quotidiani che scivolano via ambigui per tutta la durata della pellicola.

lunedì 20 agosto 2018
Maria Teresa

Che cos'è un capolavoro? Un'opera formalmente perfetta? Un lavoro ineccepibile e magistralmente costruito? Per me un capolavoro è tutto ciò che mi risuona dentro e mi emoziona. Nel caso de "Il filo nascosto", opera acclamata da molti, non solo non v'è immedesimazione possibile per lo spettatore ma nemmeno  mai vibra in chi guarda un [...] Vai alla recensione »

sabato 18 agosto 2018
Alejazz

Film tratto dalla vera storia di uno dei principali fautori della moda inglese: Mr. Woodcock. Egli insieme alla sorella dirige un importante atelier di Londra. Riesce a far affasciare molte donne ma lui, per rigorosa diligenza, non cede mai e pone il lavoro prima di ogni cosa.  A mio modo, risulta un film da vedere per la lunga trama che lo caratterizza, non affatto banale. Vai alla recensione »

sabato 28 luglio 2018
ROB8

Un’opera acclamata dalla critica e nominata all’Oscar, dove peraltro ha raccolto solo il riconoscimento ai costumi. Un film classico, che non nasconde la sua ascendenza hitchcockiana, citando esplicitamente Rebecca. Un film formalista, nelle inquadrature come nello sviluppo narrativo; nella recitazione del primo attore come negli abiti che il suo personaggio crea; nel ridondante commento [...] Vai alla recensione »

giovedì 15 marzo 2018
CamillaLavazza

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mercoledì 14 marzo 2018
ruzzante

Film ben diretto, ben recitato, buoni i dialoghi e la sceneggiatura ma ... parecchio lento, diciamoci la verità. Per come la vedo io i romanzi, i film, devono raccontarci una storia, che può essere condita bene o male, presentata bene o male, addobbata in modo più o meno ricco, ma insomma la materia prima è la storia. Puoi essere lo chef più geniale del pianeta, ma [...] Vai alla recensione »

lunedì 12 marzo 2018
nino raffa

 Londra, quartieri eleganti, anni cinquanta. Reynolds Woodcock, stilista di principesse e miliardarie, tranquillamente convinto che i suoi modelli siano il centro del mondo, è una divinità superstiziosa solita nascondere capelli o cartigli talismanici nelle sue creazioni; in più si porta dentro un gigantesco complesso di Edipo verso la madre morta.

lunedì 12 marzo 2018
annelise

Il film è,a mio avviso, all'altezza della fama e del successo. Originale e complesso porta alla concentrazione e allo stupore,in alcuni momenti . Non è un film sull'amore ma un capitolo di una storia di coppia in cui si integrano la fragilità e il potere che vengono espressi, con alternanza, dai personaggi. I ruoli non sono cristallizzati ma si alternano.

domenica 4 marzo 2018
carlosantoni

La locandina strilla: MOZZAFIATO. Mi pare un'espressione incongrua: mozzafiato può esserlo un thriller, un poliziesco con inseguimento, non certo un film come questo, raffinato sotto il profilo formale e analitico nella descrizione psicologica dei personaggi, tutto giocato su un invidiabile equilibrio di forma e contenuto. Vedendo questo film di davvero rara fattura e.

lunedì 26 febbraio 2018
gabriella

 Mai come in questo film il ruolo dello stilista Reynold Woodcock è stato cucito addosso a Daniel Day Lewis in modo più appropriato e perfetto, ne ricalca cioè la sua personalità, il suo stile, la sua mania di precisione e perfezione al limite e oltre l'ossessione. L'attore inglese è noto per l'immersione totale nel ruolo che interpreta, ne diviene [...] Vai alla recensione »

giovedì 29 marzo 2018
FabioFeli

Anni ’50. Il sarto della nobiltà britannica, Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis), sta liquidando – è il caso di usare tale termine irriguardoso – la sua ultima fiamma. Non c’è più intesa tra i due; la sorella del sarto, Cyril (Lesley Manville), assiste al non-dialogo con apparente indifferenza.

lunedì 12 marzo 2018
Achille

Francamente non comprendo le tante entusiastiche recensioni. il film è costituito da una serie di scene che alla fine rendono un quadro appena abbozzato e quindi aperto a tutte le interpretazioni. La narrazione  appare come una serie di anacoluti. Alcuni esempi: nel primo incontro tra Alma e Reynolds, tra i due corre immediatamente l’intesa.

domenica 11 marzo 2018
Nino Pellino

 Il film, ambientato nella Londra dei tardi anni '50 ci narra la storia del celebre stilista Reynolds Woodcock che, insieme alla sorella Cyril, aveva fondato l'imponente casa di moda, famosa in tutto il territorio per aver vestito la famiglia reale e noti personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo. In particolare, la narrazione della trama si concentra a descriverci la particolare [...] Vai alla recensione »

giovedì 1 marzo 2018
udiego

  Paul Thomas Anderson, considerato uno tra i più grandi registi ancora in attività, porta sul grande schermo con “Il Filo Nascosto” un’opera che si può considerare maniacale sotto tutti i punti di vista e che probabilmente completa la trasformazione del registro narrativo compiuta dal regista stesso.

domenica 11 marzo 2018
ralphscott

Tre o quattro stelle,poco importa. La riflessione che mi rimugina in testa da ieri è sui motivi,le leve che possano spingere una ragazza a segnare la propria esistenza per un genio della couture,certo,ma così avido di sentimenti o incapace di esprimerli. Finalmente un film che non tratta scene di sesso,ammesso che nella vita dei due protagonisti ce ne sia.

lunedì 5 marzo 2018
carloalberto

 “Pericolosamente” è un atto unico di Eduardo del 1938 in cui il protagonista della commedia spara alla moglie con una scacciacani, la moglie si spaventa e per lo scampato pericolo diventa affettuosa e mansueta, i due si riappacificano e vivono d’amore e d’accordo, a patto che l’uomo torni a spararle. Nel Il filo nascosto la situazione si capovolge, ma il meccanismo [...] Vai alla recensione »

sabato 3 marzo 2018
zim

 Lo stile è  la forma del desiderio. Disegno stoffe danno corpo all'eterna amante il cui nome è  cucito segreto  tra le pieghe del vestito che copre le nudità della nostra anima, meglio, del niente che ci seduce perfidamente. Pascal affidò alle pieghe del suo paltò le (sue) estasi mistiche.  Vanzina ci cucinò un titolo che era stato [...] Vai alla recensione »

venerdì 2 marzo 2018
Michele Camero

 Un film tecnicamente ineccepibile che riporta lo spettatore al messaggio originario del cinematografo, cioè quello di raccontare una storia e di farlo avvalendosi di interpreti all’altezza e, per certi versi, superlativi.  Altrimenti per quale motivo in poco più di un secolo di vita, il cinema è stato in grado di saccheggiare tanto la letteratura mondiale, fornendo [...] Vai alla recensione »

mercoledì 28 febbraio 2018
giajr

Pacato e raffinato, ma al contempo stimolante... Sapiente è la capacità nel trattenere l'attenzione dello spettatore. Un film che possiamo paragonare ad un ricamo eseguito da un'abile mano di una anziana signora ... assimilabile ad una canzone soft jazz, del tipo blue moon di Billie Holiday, cantata da Frank Sinatra (anni '50).Il filo nascosto è un'opera che rimarrà nel tempo e che diventerà sicuramente [...] Vai alla recensione »

domenica 25 febbraio 2018
goldy

Colpisce soprattutto la bellezza intesa come raggiungimento della perfezione che si intravede soprattutto nei dettagli . Gli interni, le facce delle sarte che rimangono scolpite nella memoria portatrici di vera arte distribuita in ogni singolo punto dato con precisione e meticolosità. Abiti non per esaltare chi li indosserà, al contrario corpi per esaltare l’abito.

sabato 24 febbraio 2018
Vincenzo Ambriola

Londra, anni 50. Siamo in una famosa maison di alta moda, dove Reynolds Woodcock detta legge e veste regine, principesse e ricche borghesi. Lo fa con classe, gusto e a regola d'arte. La stessa regola d'arte che applica alla sua vita, meticolosamente ritagliata e ricamata sulle sue passioni, i suoi vizi e i suoi desideri. Ma per svolgere il suo lavoro, anche Reynolds ha bisogno di una persona [...] Vai alla recensione »

sabato 24 febbraio 2018
Giulia Cortella

Con la fantasia si può immaginare che Anderson parli di sè, del suo attaccamento alla madre e del suo io bambino, capriccioso ed egoista, snob e aristocratico. Attraverso la metafora del cucire Anderson parla dell'arte cinematografica, della creazione, taglio, cucitura e perfezionamento dele scene dei suoi film, della difficoltà della poesia, dello sfinimento creativo e del capolavoro che alla fine [...] Vai alla recensione »

giovedì 22 febbraio 2018
FreeRider

Attesissimo come è naturale che sia per un fuoriclasse, Paul Thomas Anderson torna 3 anni dopo Inherent Vice e ancora una volta il suo cinema dilaga totalizzante e sontuoso, pervasivo e millimetrico, appagante quadratura di forma e sostanza.   Non molti cineasti oggi osano accarezzare l’idea di una grandezza espressiva che ne accetti tutte le incognite, non molti provano [...] Vai alla recensione »

domenica 25 marzo 2018
Michele W. Sorrentino

Sono andato a vedere questo film con tantissime aspettative. Condidato agli Oscar ed al Golden Globe presupposti interessanti ma a mio avviso non sufficienti.La prima metà del film è troppo lento , e nonostante la lentezza il regista non ha trovato il modo di spiegare esaustivamente la relazione tra i protagonisti , come l’approccio e l’evolversi della stessa .

lunedì 12 marzo 2018
Silvano Bersani

E' un'opera introspettiva, che gioca sulle situazioni e sulla personalità complessa e contradditoria dei personaggi prima ancora che sulla sottile trama narrativa, che appunto, rimane allusivamente nascosta. L'ambientazione è quindi solo un pretesto, una cornice, ed in ultima analisi è la quinta teatrale per la messa in scena di scatole cinesi di regole, paranoie, lacerazion [...] Vai alla recensione »

sabato 10 marzo 2018
maumauroma

Negli anni 50, a Londra, Reynolds Woodcock era considerato tra i piu' famosi stilisti di moda. Nella sua elegante " maison" entravano le signore dell'alta borghesia e della nobilta' del Regno Unito. spinte dalla fiera ambizione di poter indossare gli eleganti abiti disegnati dal celebre sarto. Uomo appassionato del suo lavoro, meticoloso e preciso, Woodcock era conscio del  [...] Vai alla recensione »

lunedì 26 febbraio 2018
Flyanto

"Il FIlo Nascosto", candidato all'Oscar di quest'anno (anche per l'ottima interpretazione dell'attore Daniel Day-Lewis), racconta la storia di un famoso e talentuoso couturier che nella Londra degli anni '50 crea splendidi, raffinati e costosi abiti per le signore dell'alta società provenienti da tutta Europa.

domenica 4 marzo 2018
ROBERT EROICA

“Il filo nascosto” è un film da vedere. Magari per contestarne l’aurea di capolavoro che sta circondando la sua uscita nelle sale italiane. Magari per essere affascinati dal gioco supremo degli interpreti. O per tentare di disinnescare il sospetto di un progetto nato e cresciuto un po’ troppo a tavolino. Nell’Inghilterra degli anni Cinquanta, Reynolds (Daniel Day [...] Vai alla recensione »

mercoledì 28 febbraio 2018
alessandro de luca

 Scrivere una recensione su questo film sarà un’impresa ardua d’altronde per girare questo film non sono servite  le parole. Le parole ingannano, e come un vestito è in grado di celare le imperfezioni di un corpo cosi’ le parole nascondono la verità. ‘’Da bambino ho cominciato a nascondere cose nelle fodere dei vestiti.

domenica 25 febbraio 2018
kimkiduk

Daniel Day Lewis la sicurezza ma anche forse il problema. E' talmente perfetto da essere arrogante. Il film deve essergli costruito intorno. Si sente quasi l'aria pesante del sopportarlo sia come sarto nel film, decisamente da schiaffi, sia come attore, decisamente perfetto fino alla nausea. La perfezione spesso è un difetto anche se qui arte.

domenica 4 marzo 2018
Mario M

IL film è insulso, non c'è un filo, non mozza il fiato, ma l'attenzione. I personaggi non sono né credibili né grotteschi. Si cerca di disegnare uno stilista in modo indecifrabile, con stupide manie manie. Ma il personaggio non viene fuori.

domenica 25 febbraio 2018
edotiratino

un film lente, con accompagnamento sonoro incoerente, invece di una colonna sonora omogenea al racconto, con passaggi nevrotici e maniacali, tipo il rifiuto della cena-sorpresa allestita con grande cura dalla donna ‘amata’(?) per degli asparagi cotti al burro invece che all’olio ed altri particolari del genere. Decisamente sgradevole.

domenica 22 aprile 2018
tiz

Daniel day lewis, attore troppo perfezionista. Il suo perfezionismo è l suo limite. Il film purtroppo assai deludente. Superficiale, ripetitivo, noioso e una seconda parte intellettualistica. Un film inutile. Apparentemente europeo. Terribilmente americano.

mercoledì 18 aprile 2018
Vittorio

Lento, inverosimile e noioso al massimo...Un film che finisce senza lasciare una traccia....Delusione evidente!! Si grida al capolavoro, ma di cosa? Di buono c'è solamente la fotografia

martedì 27 marzo 2018
michelino

 Comincia bene. Anzi...benissimo. Funziona tutto alla grande: regia  recitazione sceneggiatura scenografie  fotografia sono ottime, la musica è particolarmente bella ed efficace.   Poi, dopo circa quaranta minuti di visione, inspiegabilmente il film diventa un polpettone indigeribile: regia e sceneggiatura sono scontatissime, già [...] Vai alla recensione »

lunedì 19 marzo 2018
lux

Invidio coloro i quali sono riusciti ad arrivare ... alla fine ..senza addormentarsi

domenica 4 marzo 2018
Mario M

 Non c'è un filo, né nascoto né palese. Film insulso.

domenica 4 marzo 2018
falcone

Film insopportabilmente lento. Dopo 20 minuti sono uscito dalla sala. Non si può abusare in questo modo della attenzione del pubblico

sabato 3 marzo 2018
Tosser

Penoso, lento, ridicolo, affetto da ansie ossessive il regista doveva essere sotto Xanax 

lunedì 10 settembre 2018
Felicity

Film eccezionale, da non perdere. Certo non un film facile (come tutti i film di PTA peraltro) e quindi non per tutti. Ma consiglio la visione a tutti, anche se Jennifer Lawrence ha dichiarato che non è riuscita a reggere per più di tre minuti. Il film contiene tutto, è una sintesi di tutte le passioni cinefile. Il filo nascosto è quello che, pur in modo diverso per [...] Vai alla recensione »

venerdì 7 settembre 2018
amokubrik

Capolavoro totale!!

martedì 28 agosto 2018
Fabio

Troppe lungagini alla fine appesantiscono il film: si vuole esagerare e alla fine si stroppia. Anderson è pienamente padrone del mezzo tecnico e gli attori danno tutti un prova eccellente; tuttavia non si ha l'impressione di un grande film ma di di un'abbozzo.

FOCUS
FOCUS
domenica 25 febbraio 2018
Roy Menarini

La moda viene studiata da anni principalmente come fenomeno sociale, ancorché dotata di interesse filosofico (di cui si stanno ora occupando gli studiosi della cosiddetta "everyday aesthetics", estetica di tutti i giorni). Alla dimensione più squisitamente creativa, delle stoffe e dei tagli, sembra invece demandato tutto l'apparato dei talent show contemporanei, come l'internazionalmente celebre Project Runway. E a sua volta, la storia della moda sembra un po' soffocata dall'imperativo del presente in continua evoluzione che il mercato pretende, riducendo il passato a un serbatoio di forme o poco più. Ecco perché non sono certo in molti a rimpiangere la moda inglese degli anni Cinquanta, un periodo post-bellico ancora segnato da un forte conservatorismo, dove le ricerche sui materiali e sulle fogge andavano più che altro a innovare sui dettagli (o sui fili nascosti, fantasmatici, appunto) piuttosto che sull'identità delle donne - le uniche, vere destinatarie delle creazioni sartoriali più originali dell'epoca: prima della rivoluzione, insomma; prima degli anni Sessanta che tutto avrebbero cambiato.

Raymond Woodcock, il designer (oggi si dice così, una volta si preferiva stilista) protagonista di Il filo nascosto (guarda la video recensione) non è un grande innovatore. Gli storici hanno rintracciato facilmente l'influenza del vero Charles James (a quanto pare altrettanto esigente e incontentabile) sul personaggio fittizio. Mentre gli esperti di moda hanno da una parte lamentato la scarsa fantasia dei vestiti rappresentati nel film, e dall'altra apprezzato la filologica correttezza nel raffigurare il tipo di alta società britannica che frequentava le Maison in quel periodo.

Perché Anderson ha dunque scartato ogni opzione di affresco sociale della moda, per rifugiarsi invece nell'ossessione materica e creativa di un gesto sartoriale tradizionalista? I motivi, visto il film, appaiono evidenti. Il filo nascosto è un film in cui il vestito e il corpo si esprimono come unici due attori in campo, non c'è niente altro in mezzo, visto che l'unico esito possibile dell'abbigliamento è la cerimonia. Ogni cerimonia esige formalismi e liturgie senza tempo, per cui il vestito è sinonimo di eleganza e di decoro. E se manca il decoro, come accade alla nobile sovrappeso dal bicchiere facile, il vestito viene ritirato dal corpo per manifesta indegnità. I problemi, però, non sorgono quando il vestito è uscito dalla Maison per raggiungere i suoi futuri proprietari. Cominciano in casa. Come nei melodrammi americani di quel decennio (dal cui fulgore passionale però Anderson si tiene a debita distanza), più la casa/villa è ricca più somiglia a una prigione.

FOCUS
venerdì 23 febbraio 2018
Paola Casella

SPOILER ALERT: la breve analisi a seguire partirà dal finale de Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson, dunque se non volete sapere come si conclude la vicenda (ed è un finale a sorpresa), smettete subito di leggere. Per chi ha già visto il film, invece, è possibile fare un paragone inaspettato fra due cineasti di fama internazionale. No, non stiamo parlando di Anderson e Hitchcock, benché Il filo nascosto sia evidentemente "hitchcockiano" nella struttura narrativa. Il regista di riferimento è François Truffaut, che PTA ha descritto come l'unico in grado di "assalirlo emotivamente" perché "rispetta le regole, ma ad un certo punto ci butta sopra qualcosa di punk rock". E il paragone è con un film di Truffaut in particolare: La mia droga si chiama Julie.

Sia Il filo nascosto che La mia droga si chiama Julie raccontano un'ossessione amorosa, o meglio, la determinazione di uno dei due personaggi a far comprendere all'altro la natura profonda dell'amore, e a convincerlo a cedervi senza condizioni. E in entrambi il grimaldello per sbloccare la relazione di coppia è il veleno. Ma le relazioni fra i personaggi sono diversamente incrociate.

Ne La mia droga si chiama Julie infatti è Louis (Jean Paul Belmondo) ad essere così travolto dal sentimento per Julie (Catherine Deneuve) da accettare, come estrema prova d'amore, che lei gli somministri un topicida. Nel romanzo originale, "Vertigine senza fine" di William Irish, la morte dell'uomo era il finale. Nel film del terminalmente romantico Truffaut il finale suggerisce invece l'inizio di una nuova fase della storia d'amore fra Louis e Julie, quella in cui la donna si rende finalmente conto di potersi abbandonare a quell'uomo diverso da tutti quelli che l'hanno preceduto e al suo amore incondizionato, che come tale richiede una resa totale.

Frasi
Mi sembra di averti cercata per moltissimo tempo...
Una frase di Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis)
dal film Il filo nascosto - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 22 febbraio 2018
Emiliano Morreale
La Repubblica

Paul Thomas Anderson si conferma uno dei più grandi registi americani di oggi, forse il più grande, con un film in apparenza diversissimo dal magnifico Vizio di forma: protagonista è Woodcock (Daniel Day-Lewis), celebre sarto inglese che, assistito dalla sorella, trova ispirazione in sempre nuove modelle-muse. L'ultima scoperta, Alma (l'ipnotica Vicky Krieps) rischia però di mettere in crisi il suo [...] Vai alla recensione »

giovedì 22 febbraio 2018
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Come ogni artista concentrato fino all'ossessione sulla ricerca e la composizione dell'opera, solitario e misantropo per necessità, orgoglio e virtù, il sarto d'alta moda inglese anni '50 Woodcock crede di poter controllare anche l'amore scegliendo, sfruttando e poi ripudiando compagne complice la sorella manager dell'esclusiva casa di moda. Più giovane di 30 anni, Alma manda in pezzi il sistema.

giovedì 1 marzo 2018
Valerio Caprara
Il Mattino

Mentre gli uomini amano svestire le donne, lo stilista Reynolds ama vestirle per trasformarle in feticci privati di una volontà di dominio che le sublima nel momento in cui le imprigiona. Se Day-Lewis giganteggia - ancorché non gli giovi l'eccessiva affettazione del doppiaggio italiano - nel ruolo inventato a partire da figure storiche del cinico e anaffettivo protagonista di «Il filo nascosto» è perché [...] Vai alla recensione »

giovedì 22 febbraio 2018
Giulia D'Agnolo Vallan
Il Manifesto

Forse perché non lavora spessissimo, forse perché ognuno dei suoi progetti sembra segnato da una qualità e un'ambizione uniche, forse per l'aura di mistero e di cura ossessiva che li avvolge... c' è un che di kubrickiano nell'opera di Paul Thomas Anderson. E Il filo nascosto porta in sé più di un accenno a Kubrick. Si tratta -specialmente a confronto con The Master e Vizio di forma - di un film da [...] Vai alla recensione »

giovedì 22 febbraio 2018
Maurizio Cabona
Il Messaggero

Taciturno, ombroso, anglo-irlandese, ciabattino per aspirazione e attore per arte (tre premi Oscar), Daniel Day-Lewis è stato scelta ovvia per un film il cui personaggio principale parla poco e cuce tanto, come il filo nascosto, scritto, prodotto e forse anche fotografato dall'americano Paul Thomas Anderson. Dietro il fittizio sarto Reynolds Woodcock s'intravvede il reale Cristobal Balenciaga (1895-1972), [...] Vai alla recensione »

giovedì 22 febbraio 2018
Claudio Trionfera
Panorama

Sublima charmant, intrigante fino all'osso. C'è da stropicciarsi gli occhi nello stendersi delle immagini sulla Londra anni 50 dominata dalla creatività fashion di Reynolds Woodcock (uno sbalorditivo Daniel Day-Lewis nel passo d'addio, ahinoi, al cinema) con la sua casa di moda custodita e divinizzata accanto alla sorella Cyril (Lesley Manville) tra le ombre tormentose e larvali d'una Madre presente [...] Vai alla recensione »

giovedì 22 febbraio 2018
Alessandra Levantesi
La Stampa

Di sicuro il filo per niente nascosto del film di Paul Thomas Anderson - in gara con sei nomination all'Oscar - è quello dell'ossessione. Il maniacale attaccamento al lavoro del protagonista Reynolds Woodcock, affermato stilista dell'alta società londinese Anni '50 ritagliato forse sulla figura del sarto di Corte Norman B. Hartnell; il perfezionismo di Daniel Day Lewis, che abita in modo così totalizzante [...] Vai alla recensione »

giovedì 22 febbraio 2018
Maurizio Acerbi
Il Giornale

Londra, anni Cinquanta. Reynolds Woodcock è lo stilista più in voga dell'alta società, famiglia reale compresa. Vive nella sua meravigliosa casa che funge anche da atelier, affiancato dalla ieratica sorella Cyril. Un giorno, l'uomo, dal rapporto irrisolto con la madre (non a caso, porta una suo ciocca di capelli nascosta nella fodera della giacca) incontra la (apparentemente) timida cameriera Alma [...] Vai alla recensione »

NEWS
BOX OFFICE
giovedì 1 marzo 2018
Andrea Chirichelli

A casa tutti bene (guarda la video recensione) mantiene la prima posizione con 117mila euro e un totale di 7 milioni di euro, mentre la lotta per il secondo è appassionante, con tre film che finiscono appaiati e con una piccola manciata di euro a separarli. [...]

BOX OFFICE
mercoledì 28 febbraio 2018
 

È durato un giorno il primo posto di Black Panther (guarda la video recensione) al box office italiano: ieri A casa tutti bene per una manciata di euro (letteralmente: 95.532 contro 95.368) ha nuovamente sorpassato il blockbuster Marvel, che è sceso quindi [...]

VIDEO RECENSIONE
venerdì 23 febbraio 2018
 

Londra, anni Cinquanta. Reynolds Woodcock, celebre stilista, fa palpitare il cuore della moda inglese abbigliando la famiglia reale, le star del cinema, le ricche ereditiere, le celebrità mondane, le debuttanti e le signore dell'alta società.

TRAILER
martedì 24 ottobre 2017
 

Ambientato nel mondo glamour della Londra anni '50, il rinomato stilista Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis) e sua sorella Cyril (Lesley Manville) sono il centro del mondo della moda britannica, vestendo la nobiltà, le star del cinema, le ereditiere, [...]

winner
migliori costumi
Premio Oscar
2018
winner
migliori costumi
BAFTA
2018
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