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martedì 27 giugno 2017

Catherine Deneuve

La diva francese

Nome: Catherine Dorleac
73 anni, 22 Ottobre 1943 (Bilancia), Parigi (Francia)
occhiello
Non resta altro alle famiglie delle vittime… Nomi di strade…
dal film Persepolis (2007) Catherine Deneuve è Tadji Satrapi, la madre di Marjane (voce nella versione originale)
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Catherine Deneuve
Cesar 2016
Nomination miglior attrice per il film A testa alta di Emmanuelle Bercot

Cesar 2015
Nomination miglior attrice per il film Tre cuori di Benoît Jacquot

Cesar 2014
Nomination miglior attrice per il film Elle s'en va di Emmanuelle Bercot

Cesar 2011
Nomination miglior attrice per il film Potiche - La bella statuina di François Ozon

Festival di Venezia 1998
Premio coppa volpi migliore interpretazione femminile per il film Place Vendôme di Nicole Garcia

Premio Oscar 1992
Nomination miglior attrice per il film Indocina di Régis Wargnier

David di Donatello 1981
Premio miglior attrice straniera per il film L'ultimo metrò di François Truffaut

David di Donatello 1981
Nomination miglior attrice straniera per il film L'ultimo metrò di François Truffaut



In occasione dell'uscita di Quello che so di lei, dal 1° giugno al cinema, l'attrice è protagonista di un weekend che vede 4 suoi film in streaming su Nuovo Cinema Repubblica.

Catherine Deneuve: belle toujours, su MYMOVIESLIVE

mercoledì 24 maggio 2017 - Marzia Gandolfi cinemanews

Catherine Deneuve: belle toujours, su MYMOVIESLIVE C'è una dimensione poetica intraducibile in ogni lingua. Possiamo tradurre qualsiasi parola ma ci sarà sempre un resto ineffabile. Indémodable è l'aggettivo che coglie meglio la natura di Catherine Deneuve. Gli anni passano ma lei, l'attrice più singolare del cinema francese, non passa mai di moda. Indice di incommensurabilità tra due lingue, quel resto esprime il sentimento di un'altra cultura e di quella cultura Catherine Deneuve è il simbolo eterno. Catherine Deneuve è la Francia classieuse, è la Marianne, allegoria della Repubblica francese a cui ha prestato il volto, è il cinema, amore esclusivo (non ha mai fatto teatro), è la vita vissuta con passione e in segreto. Voilà quello che forgia la sua aura. Catherine Deneuve è un sentimento unanime e condiviso che diversamente da Delon o Depardieu non conosce detrattori. È lei l'ultima étoile in un mondo di star effimere che confermano la profezia di Andy Warhol: "un giorno tutto il mondo avrà il suo quarto d'ora di celebrità". Bellezza inaccessibile e intramontabile continua a sedurre registi e artisti. Perché Catherine Deneuve è naturalmente chic. Mai veramente à la mode e dunque mai démodé. Non corre dietro alle tendenze ma alle sfide. Inafferrabile e resistente a qualsiasi cliché cova un'audacia, un gusto del rischio e una curiosità artistica che la fanno letteralmente rinascere a ogni film. Quintessenza oggi di un'età che oscilla tra pudore e autorità, è capace di abitare universi eterogenei e di incarnare l'immaginario degli autori più ambiziosi. Si spiega così la sua straordinaria longevità, più di cinquant'anni di carriera, radicata in un carattere di grande temperamento e in un'attitudine a ridere dei tabù e delle convenzioni sociali. Fotogenia solenne, jeu minimale e voce morbida sono gli strumenti privilegiati di un'artista che trascende con intelligenza e (auto)ironia lo statuto di icona fossilizzata. Oui, è Catherine Deneuve ma non si prende mai per Catherine Deneuve. Negli anni ha girato con Truffaut, Buñuel, Demy, Vadim, Polanski, Melville, Ferreri, Téchiné, Desplechin, Garrel, Ozon, von Trier, ma sarebbe più elegante dire che loro hanno girato con lei, grande dame che i nuovi registi francesi reinventano sullo schermo (Elle s'en va, Piccole crepe, grossi guai, Quello che so di lei). Catherine Deneuve ha collezionato una filmografia abbagliante che debutta in fondo agli anni Cinquanta ma decolla in rime e canzoni nel 1964 con Les parapluies de Cherbourg. Il successo è immediato, il musical di Jacques Demy vince la Palma d'oro al Festival di Cannes e la bruna e dimessa Catherine Dorléac diventa la bionda e abbagliante Catherine Deneuve. Musa di Yves Saint Laurent, conosce un successo internazionale nei suoi tailleur (Bella di giorno) e nel Sessantotto 'interpreta' la tensione che risiede nel cuore di Chanel N. 5. Tutti la vogliono ma l'attrice prende in mano la sua carriera e il controllo della sua vita pubblica concedendo il tratto altero e seccamente seduttivo soltanto ai migliori. Al sommo della sua bellezza trova con Roman Polanski (Repulsione) e in una frigida schizofrenica terrorizzata da niente la cifra del suo quasi non-jeu (non recitare). Una sonnambula della nevrosi che fa così poco suggerendo così tanto. Luis Buñuel solleciterà la stessa sofisticata inclinazione per mettere in scena una ricca borghese in preda a fantasmi tenaci che riflettono la sua frustrazione sessuale (Bella di giorno). La fotogenia aurorale porta già con sé quella maschera di impassibilità che conviene alla Séverine di Buñuel, la cui superficie levigata e perfetta nasconde abissi di perversità.

Femme moderna che combatte l'abitudine e l'usura con un movimento di rinnovamento permanente, interpreta la moglie potiche per Ozon o la belle-mère per Aghion (Belle Maman), passando per i roman familiari di Desplechin (Racconto di Natale), le serie americane (Nip/Tuck) o le commedie in costume di Tirard (Asterix). L'ironia è la sua cura contro il tempo che infrange la sua immagine seriosa e la bellezza fredda con cui da sempre la definiscono. Preso l'ultimo metrò di François Truffaut, Catherine Deneuve scende a un'altra stazione che l'accoglie e accoglie il suo mistero, un mistero che sfuma se provi a spiegarlo.

Prossimamente in sala con Quello che so di lei, una favola sull'esistenza appoggiata su due eroine agli antipodi, l'attrice interpreta un'avventuriera tempestosa in faccia all'ordine rassicurante del personaggio di Catherine Frot. Catherine Deneuve eccelle in un ruolo che una volta 'evaporato' continua a risplendere in una traccia di rossetto, perché nessuna sa uscire di scena come lei. Una frase in sospeso, una sigaretta à la bouche e un sorriso che persiste dopo la sua partenza. Come i suoi numerosi personaggi, depositati nella memoria collettiva, conserva lo splendore del sogno senza negare il passaggio del tempo che diventa risorsa drammatica al cuore dei film. Flambeuse, che ha messo davanti a tutto il piacere, la sua Béatrice trova l'equilibrio perfetto tra il crepuscolo e la sua figurazione stilistica. È così che Catherine Deneuve rinforza la sua aura, è così che aggiorna la parte, è così che resta belle toujours.

Le confessioni di Catherine Deneuve: intervista al 'giudice che non giudica' del film A testa alta di Emmanuelle Bercot. Dal 19 novembre al cinema.
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"Non posso comportarmi sempre come un poliziotto!"

martedì 17 novembre 2015 - a cura della redazione cinemanews

L'attrice pluripremiata Catherine Deneuve è il giudice Florence, una dei protagonisti di A testa alta di Emmanuelle Bercot, film d'apertura del Festival di Cannes 2015. Il film racconta la storia di Malony, abbandonato dalla madre all'età di sei anni, che entra ed esce continuamente dal tribunale dei minori. Attorno a questo giovane allo sbando si forma una famiglia adottiva: Florence, un giudice minorile vicino alla pensione, e Yann, un assistente sociale a sua volta reduce da un'infanzia molto difficile.
Insieme seguono il percorso del ragazzo e tentano testardamente di salvarlo. Poi Malony viene mandato in una struttura correttiva più restrittiva, dove incontra Tess, una ragazza molto speciale che gli dimostrerà che ci sono motivi per continuare a sperare.

   

Il film sarà il 4 maggio in streaming su MYMOVIESLIVE e il 7 maggio in dvd e bluray.

Tre cuori, geometria del triangolo

venerdì 1 maggio 2015 - Marzia Gandolfi cinemanews

Tre cuori, geometria del triangolo Storia d'amore intensa e crudele, Tre cuori nasce dal caso, quello che non lascia scampo ai protagonisti, ma sembra uscito da un racconto della letteratura francese del XIX secolo. Una novella inedita di Maupassant che François Truffaut avrebbe certamente adattato per lo schermo. Un uomo innamorato follemente di una donna mancherà l'appuntamento con lei e finirà per sposare, senza saperlo, la sorella. E proprio a Truffaut, il film di Benoît Jacquot rende visibilmente omaggio, attraverso la voce off, che commenta i soprassalti sentimentali dei protagonisti, e la musica lirica di Bruno Coulais, prossima a quella di Georges Delerue. E ancora l'atmosfera funebre, la dissolvenza in nero come segno di interpunzione e il tema della 'sorellanza', cuore de Le due inglesi e vincolo affettivo condiviso con le sorelle più celebri del cinema francese del suo tempo (Françoise Dorléac e Catherine Deneuve). Continua »

   

La pellicola è tratta da una commedia teatrale.

Potiche, il nuovo film di François Ozon in concorso

sabato 4 settembre 2010 - Gabriele Niola cinemanews

Potiche, il nuovo film di François Ozon in concorso P otiche, ovvero "bella statuina", Catherine Deneuve dice di non esserlo mai stata, o quasi: "In alcuni momenti ho avuto l'impressione di essere usata per il mio aspetto più che per me stessa, ma mai a livello di Potiche, lei non si muove, non parla, sta dove la si mette e fa star bene quelli che sono con lei". Il film affonda molto nella situazione degli anni '70 rischiando di essere fuori dal tempo ma trovando un'insperata contemporaneità: "Ciò che ho molto amato nell'opera teatrale è come i rapporti siano descritti in profondità" racconta Ozon "Le donne della generazione di mia madre si identificavano molto e la Deneuve lo rende benissimo, specie nelle cruciali scene iniziali che nell'opera teatrale erano molto più leggere mentre io ho voluto più gravi".
La situazione delle donne dunque non è cambiata? "Trovo sia migliorata anche se lentamente" dice Catherine Deneuve "Eppure in tantissimi luoghi le donne sono discrimnate non fanno carriera o non vengono pagate come gli uomini a parità di lavoro". Mentre quella politica? "Sicuramente si, è mutata, ed è il cuore di tutto" dice Ozon "È il motivo percui ho voluto mantenere l'ambientazione degli anni '70. Oggi quel tipo di divisione e di poca comunicazione tra comunisti e borghesia non c'è più ed era un motore comico fortissimo".

In patria, l'attrice è in tutto e per tutto considerata alla stregua di una sovrana.

5x1: Catherine Deneuve, regina di Francia

mercoledì 3 dicembre 2008 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: Catherine Deneuve, regina di Francia Lo sciovinismo francese sopravvaluta sempre i prodotti di casa a scapito da quanto arriva dal di fuori dei confini della patria. Uno degli effetti, è stato il culto della personalità di una attrice, bellissima e brava ma che nel fiore della sua carriera ha probabilmente raccolto meno di quanto avrebbe potuto, travolta da "amori ed altre catastrofi". Catherine Deneuve ha tutto per appartenere ad una stirpe reale, compresa una certa dose di puzza sotto al naso tutta francese: figlia dell'attore Maurice Teynac (nato Dorléac) e di Renée Deneuve, ha debuttato adolescente mentre anche la sorella Françoise Dorléac era un'attrice famosa, prima di perdere la vita in un incidente d'auto. Allo stesso modo la vita di Catherine è stata agitata, trasportata tra grandi amori come quello per Roger Vadim ed il nostro Marcello Mastroianni. Mentre sta per arrivare nelle sale Racconto di Natale con il quale ha sfiorato a Venezia 2008 uno dei tanti premi della sua carriera, è il momento di un bilancio di una carriera tanto importante.

Quello che so di lei

* * * - -
(mymonetro: 3,15)
Un film di Martin Provost. Con Catherine Frot, Catherine Deneuve, Olivier Gourmet, Quentin Dolmaire, Mylène Demongeot.
continua»

Genere Drammatico, - Francia 2017. Uscita 01/06/2017.

Dio esiste e vive a Bruxelles

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,51)
Un film di Jaco Van Dormael. Con Pili Groyne, Benoît Poelvoorde, Catherine Deneuve, François Damiens, Yolande Moreau.
continua»

Genere Commedia, - Lussemburgo, Francia, Belgio 2015. Uscita 26/11/2015.

A testa alta

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,98)
Un film di Emmanuelle Bercot. Con Catherine Deneuve, Rod Paradot, Benoît Magimel, Sara Forestier, Diane Rouxel.
continua»

Genere Drammatico, - Francia 2015. Uscita 19/11/2015.

Tre cuori

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,61)
Un film di Benoît Jacquot. Con Benoît Poelvoorde, Charlotte Gainsbourg, Chiara Mastroianni, Catherine Deneuve, André Marcon.
continua»

Genere Drammatico, - Francia 2014. Uscita 06/11/2014.

Piccole crepe, grossi guai

* * * - -
(mymonetro: 3,46)
Un film di Pierre Salvadori. Con Catherine Deneuve, Gustave Kervern, Féodor Atkine, Pio Marmaï, Michèle Moretti.
continua»

Genere Commedia, - Francia 2014. Uscita 16/10/2014.
Filmografia di Catherine Deneuve »

martedì 20 giugno 2017 - Non c'è eroina che non abbia combattuto una rivale del suo stesso sesso. Dal 23 giugno su Netflix.

I migliori catfight della storia di cinema e TV, in attesa di Glow

Andrea Fornasiero cinemanews

I migliori catfight della storia di cinema e TV, in attesa di Glow G.L.O.W., dal 23 giugno su Netflix con la prima stagione, riflette sul corpo femminile come oggetto spettacolare, sottoposto allo sguardo maschile che gode del vedere le donne scontrarsi tra loro. Se sul set si forma una sorellanza, sul ring va invece in scena una lotta dove ci si avvinghia, ci si tira i capelli e ci si prende a calci, in una parola: un catfight. Letteralmente significa scontro tra gatte ed entra in uso alla metà dell'800, ma solo nell'America del secondo dopoguerra diviene una sorta di intrattenimento feticistico di crescente successo, pensato per il patriarcato ma che conquista anche le spettatrici: si passa infatti dai B-Movie alla prima serata televisiva di Dallas e soprattutto di Dynasty, con una feroce Joan Collins. Al cinema è indissolubilmente legato alle spietate maggiorate di Russ Meyer, per esempio in Faster, Pussycat! Kill! Kill! del 1965, dove due protagoniste si battono graffiandosi selvaggiamente sulla sabbia, finché non interviene, dopo essersi goduta un poco lo spettacolo, Tura Satana. Precedente di due anni è però il primo memorabile catfight del cinema mainstream, quello di A 007, dalla Russia con amore, in cui due gitane interpretate da Martine Beswick e Aliza Gur si scontrano senza esclusioni di colpi, ma pure senza che gli uomini intorno nascondano il loro piacere di fronte allo spettacolo, in un ammiccamento erotico audace e scoperto. Ancora prima però, nel 1962, va ricordato un catfight tutto italiano in Carmen di Trastevere di Carmine Gallone, dove la protagonista si azzuffa con la rivale in piazza, tra i tavoli dei ristoranti, ma qui la cultura cattolica esclude l'ammiccamento: gli avventori sono a stento incuriositi e uno di loro nemmeno smette di mangiare.

lunedì 29 maggio 2017 - Il regista e sceneggiatore francese racconta il suo ultimo film con Catherine Deneuve e Catherine Frot. Presentato alla 67esima Berlinale e dal 1° giugno al cinema.

Martin Provost: «Quello che so di lei? Un film che mi somiglia»

Olivia Fanfani cinemanews

Martin Provost: «Quello che so di lei? Un film che mi somiglia» Claire è un'ostetrica appassionata, ama la sua professione e il piccolo ospedale in cui lavora. Per lei far nascere bambini è più di un mestiere, è una missione. Proprio quando le annunciano la chiusura del reparto maternità dove è impegnata da più di vent'anni, si affaccia nella sua vita una vecchia fiamma del padre, Béatrice. Testarda, autentica e profondamente incosciente, la donna piomba come un fulmine a ciel sereno nella vita estremamente lineare della dottoressa, in un crescendo di scontri e richiami ai contrasti passati - è colei per cui il padre di Claire aveva abbandonato la famiglia. La leggerezza di Béatrice, intenta a fagocitare la vita senza rimorsi, è dichiarata opposizione alla misuratezza di Claire: nel gioco d'azzardo, nella gioia dei peccati di gola, della carne rossa e dell'onnipresente sigaretta.  In aggiunta alle preoccupazioni dell'ostetrica per un figlio deciso a rivoluzionarsi la vita, lo stravolgimento tra le corsie asettiche di un grande ospedale (la dimensione umana sostituita dai grandi numeri), Béatrice è scontro salvifico necessario a prendere tutto meno sul serio, un elogio all'edonismo e alla sensualità ironica di chi svicola le consuetudini. Laddove è lei la fugitive proustiana come antitesi e contrapposizione de la prisonnière (qui delle convenzioni), svela la dolorosa condizione - e l'acutezza - dell'esilio volontario. 

Da Virgilio a Joyce, dall'Odissea alla Commedia dantesca, da Baudelaire a Proust. La letteratura è piena di evasioni fisiche o mentali, di fughe e intimi pellegrinaggi, di forme in movimento piene di una sofferenza inaspettata, impregnate di precetti universali, e spinte al cambiamento per cui è necessario sottrarsi, evitando di lasciarsi coinvolgere, di diventare complici. La rivoluzionaria Béatrice, privando la fuga della sua valenza negativa, ne sottolinea la dignità, nelle distanze ostinate, come soluzione alle ricadute. La sfrontatezza si fonde con la caparbietà nel ritratto irrazionale del legame tra vita e morte, in un crocevia che è evoluzione intima del perdono. 

C'è di tutto nel film di Provost, la commozione e la risata, uno sguardo malinconico al cambiamento, il richiamo ruvido dei tempi andati, quello dei rapporti onesti, umani. C'è la vita stessa e la sua negazione nella relazione di Claire con il camionista Paul, nella malattia di Béatrice, tornata dopo una vita in fuga dai legami. L'approdo al cospetto del suo opposto rigoroso, il suo conto in sospeso, la sua - pur sempre imprescindibile - complicità. 

lunedì 29 maggio 2017 - La 32esima edizione del Festival dedicato ai diritti LGBTQI è in programma al Cinema Massimo di Torino dal 15 al 20 giugno.

Lovers Film Festival, cinque anticipazioni per cinque temi

a cura della redazione cinemanews

Lovers Film Festival, cinque anticipazioni per cinque temi

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