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venerdì 28 aprile 2017

Marcello Mastroianni

Nome: Marcello Vincenzo Domenico Mastroianni
Data nascita: 28 Settembre 1924 (Bilancia), Frosinone (Italia)

Data morte: 19 Dicembre 1996 (72 anni), Parigi (Francia)
occhiello
Tu sei tutto, Sylvia! Ma lo sai che sei tutto? You are everything, everything! Tu sei la prima donna del primo giorno della creazione, sei la madre, la sorella, l'amante, l'amica, l'angelo, il diavolo, la terra, la casa...
dal film La dolce vita (1960) Marcello Mastroianni è Marcello Rubini
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Marcello Mastroianni
Festival di Venezia 1993
Premio coppa volpi per il miglior attore non prot. per il film Un, due, tre, stella! di Bertrand Blier

Golden Globes 1993
Nomination miglior attore per il film La vedova americana di Beeban Kidron

Nastri d'Argento 1991
Nomination miglior attore per il film Verso sera di Francesca Archibugi

Nastri d'Argento 1991
Premio miglior attore per il film Verso sera di Francesca Archibugi

Festival di Venezia 1989
Premio coppa volpi migliore interpretazione maschile per il film Che ora è di Ettore Scola

Nastri d'Argento 1988
Premio miglior attore per il film Oci ciornie di Nikita Mikhalkov

David di Donatello 1988
Nomination miglior attore per il film Oci ciornie di Nikita Mikhalkov

David di Donatello 1988
Premio miglior attore per il film Oci ciornie di Nikita Mikhalkov

Nastri d'Argento 1988
Nomination miglior attore per il film Oci ciornie di Nikita Mikhalkov

Premio Oscar 1987
Nomination miglior attore per il film Oci ciornie di Nikita Mikhalkov

Festival di Cannes 1987
Premio miglior attore per il film Oci ciornie di Nikita Mikhalkov

Nastri d'Argento 1986
Premio miglior attore per il film Ginger e Fred di Federico Fellini

David di Donatello 1986
Premio miglior attore per il film Ginger e Fred di Federico Fellini

Nastri d'Argento 1986
Nomination miglior attore per il film Ginger e Fred di Federico Fellini

David di Donatello 1986
Nomination miglior attore per il film Ginger e Fred di Federico Fellini

Golden Globes 1978
Nomination miglior attore per il film Una giornata particolare di Ettore Scola

Premio Oscar 1977
Nomination miglior attore per il film Una giornata particolare di Ettore Scola

Festival di Cannes 1970
Premio miglior attore per il film Dramma della gelosia - Tutti i particolari in cronaca di Ettore Scola

David di Donatello 1965
Premio miglior attore per il film Matrimonio all'italiana di Vittorio De Sica

David di Donatello 1965
Nomination miglior attore per il film Matrimonio all'italiana di Vittorio De Sica

David di Donatello 1964
Nomination miglior attore per il film Ieri, oggi, domani di Vittorio De Sica

David di Donatello 1964
Premio miglior attore per il film Ieri, oggi, domani di Vittorio De Sica

Nastri d'Argento 1962
Premio miglior attore per il film Divorzio all'italiana di Pietro Germi

Premio Oscar 1962
Nomination miglior attore per il film Divorzio all'italiana di Pietro Germi

Nastri d'Argento 1962
Nomination miglior attore per il film Divorzio all'italiana di Pietro Germi

Nastri d'Argento 1961
Nomination miglior attore per il film La dolce vita di Federico Fellini

Nastri d'Argento 1961
Premio miglior attore per il film La dolce vita di Federico Fellini

Nastri d'Argento 1958
Premio miglior attore per il film Le notti di Cabiria di Federico Fellini

Nastri d'Argento 1958
Nomination miglior attore per il film Le notti di Cabiria di Federico Fellini

Nastri d'Argento 1955
Nomination miglior attore per il film Giorni d'amore di Giuseppe De Santis

Nastri d'Argento 1955
Premio miglior attore per il film Giorni d'amore di Giuseppe De Santis



Cinquant'anni fa Otto e mezzo: opera d'arte del Novecento.

ONDA&FUORIONDA

domenica 13 gennaio 2013 - Pino Farinotti cinemanews

ONDA&FUORIONDA Mezzo secolo fa usciva nella sale Otto e mezzo di Federico Fellini. Chi frequenta il cinema con attenzione e passione, alludo a professionisti e a cinefili che fanno altro, non manca di inserire il film fra le sue opere di culto. Vale anche per me, e vale anche in senso assoluto, se, pur senza beatificarlo, intendiamo attribuire un "assoluto" al British Film Institute, che edita il magazine cinematografico Sight and Sound, che dal 1952, ogni dieci anni, pubblica una classifica dei migliori film del mondo. Il "British" colloca Otto e mezzo al decimo posto. Ma al di là di classifiche che sono sempre arbitrarie, il film di Fellini è certo un assoluto, per molte ragioni. La prima è l'identità. Otto e mezzo è un "film". È univoco nel suo modello. Non presenta derivazioni dal teatro, dal romanzo, dal melodramma, dalla pittura, dalla cronaca o dal documento. È un film puro, non può essere altro. E davvero non sono molti quei titoli. Ed è un'opera d'arte e chi scrive è molto restio a spendere questa definizione per il cinema.

Contesto
Non può non valere il contesto, il primo è privato. Fellini veniva dalla Dolce vita, altra opera d'arte. Partiva dunque da una rincorsa e una base potenti. Aveva già fatto esercizio. Il talento era caldo. La dolce vita era una rappresentazione dell'evoluzione e del degrado individuale e corale. C'erano tante storie da raccontare e il regista le raccontò. Profondendo impegno, tutta l'energia e tutta la passione. Come se cercasse la spossatezza artistica, il gran finale della fase dei racconti. E infatti Otto e mezzo è un insieme di memorie e di pensieri, e di tentativi. Una confusione cercata, appunto, e trovata. Tanti spunti e tante traiettorie, e tutte che si interrompono. Finché Federico/Marcello/Guido non si arrende alla fine. Ma dopo aver costruito l'opera magnifica, assoluta appunto. L'ispirazione della non ispirazione. L'altro concetto è quello storico, è il momento. In quegli anni, fra il '59 e il '67, il nostro cinema prevaleva nel mondo. Si realizzava quel momento, quell'incantesimo corale che produce i miracoli dell'arte. Senza rifarmi alla mitologia e all'iperbole (la Scuola di Atene, la Firenze del rinascimento,) penso agli impressionisti di fine ottocento, alla Parigi degli anni venti, ai registi francesi del "Fronte popolare", ai nostri autori "realisti" degli anni quaranta. Per l'arco che ho detto sopra non mi disperdo in chiacchiere, bastano nomi, titoli e premi.

1959 Leone d'oro a Il generale della rovere, di Rossellini 1959 Leone d'oro a pari merito a La grande guerra, di Monicelli. 1960 Palma d'oro a La dolce vita, di Fellini. 1962 Leone d'oro a Cronaca familiare, di Zurlini 1963 Oscar a 8 e mezzo, di Fellini 1963 Palma d'oro a Il gattopardo, di Visconti 1963 Leone d'oro a Le mani sulla città, di Rosi. 1964 Oscar a Ieri, oggi, domani, di De Sica. 1964 Leone d'oro a Deserto rosso, di Antonioni. 1965 Leone d'oro a Vaghe stelle dell'orsa, di Visconti. 1966 Palma d'oro a Signore e signori, di Germi. 1966 Leone d'oro a La battaglia di Algeri, di Pontecorvo. 1967 Palma d'oro a Blow-Up, di Antonioni.

Completo con un altro titolo Amarcord (1974), Fellini, premio Oscar. L'ultima opera d'arte italiana. Che momento era quello, e quanto ne siamo lontani. Il concetto dunque è: il terreno è fertile, i frutti crescono bene. In tutte le cronologie, non solo italiane, all'anno 1963, alla voce "arte" (non cinema, non spettacolo) compare rigorosamente Otto e mezzo di Federico Fellini. A integrare il giubileo produco la scheda che fa parte del "Farinotti".

"Guido è un regista, quarantenne, un po' stanco. Tutto ciò che lo riguarda è stanco: il rapporto con la moglie, col suo produttore, con gli amici, persino con l'amante. Naturalmente l'ispirazione si è fatta sottile, le idee sono rare e astratte, la pigrizia avanza. Ha fatto costruire un'immensa e costosa impalcatura che forse servirà per un film di fantasia, forse. Infatti lo stesso Guido non sa perché l'abbia fatta costruire. Intorno a lui si muovono tutti i "fenomeni" del cinema: tecnici che urlano, amanti di produttori, velleitari che propongono sceneggiature, anziane attrici che aspirano a un ultimo colpo di coda. Guido rincorre idea dopo idea, tutte scialbe e abbandonate. Un critico di cinema dal linguaggio inverosimilmente ermetico gli smonta una per una tutte le iniziative. Cerca un po' d'aiuto in un alto prelato, che in risposta alle sue angosce gli parla di cardellini. Per fortuna la sua fantasia può correre liberamente nel passato, nell'età dell'adolescenza, nella sua prima terra ai tempi della scuola e delle prime sensazioni. I timori, i misteri, le curiosità, le prime eccitanti trasgressioni. Gli episodi reali e quelli della memoria si alternano in una vetrina di caratteri che davvero non si possono dimenticare: il papà nel sogno, l'amico con l'amante giovane, la maga che gli legge nel pensiero la formula "Asa nisi masa". Infine ecco il grande girotondo da fiera, con tutti i personaggi che si tengono per mano, che gli girano intorno: tutto continua ed è vitale, ed è inutile drammatizzare sul grande palcoscenico della vita. Otto e mezzo è da molti ritenuto la più alta espressione di Fellini, più ancora della Dolce vita. Qui tutto si compie, tutti i misteri vengono identificati. Il mondo del regista si evolve da (più o meno) reale che era, sale di dimensione per diventare tutto. Tutto incredibilmente nella sua "prima persona", come una sorta di paradiso e inferno efficacissimi, onnicomprensivi: il cinema di Fellini è complice, misterioso e ruffiano, blasfemo e religioso, è puttanesco (parola di Fellini) e crea disagio, è eroico e vigliacco, è uomo e donna, qualunquista, apolitico, periferico, olimpico e provinciale. Ma la soglia di fantasia, magia e sortilegio è altissima, raggiungibile solo da Fellini. Premio Oscar."

Ricordarlo: niente di più sacrosanto.

   

Todo modo

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,91)
Un film di Elio Petri. Con Gian Maria Volonté, Franco Citti, Michel Piccoli, Marcello Mastroianni, Mariangela Melato.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 1976. Uscita 13/04/2015.

La donna della domenica

* * * - -
(mymonetro: 3,44)
Un film di Luigi Comencini. Con Claudio Gora, Jacqueline Bisset, Jean-Louis Trintignant, Marcello Mastroianni, Aldo Reggiani.
continua»

Genere Giallo, - Italia 1975. Uscita 23/12/1975.

La dolce vita

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,73)
Un film di Federico Fellini. Con Marcello Mastroianni, Anita Ekberg, Anouk Aimée, Yvonne Furneaux, Alain Cuny.
continua»

Genere Commedia, - Italia, Francia 1960.

8 ½

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,80)
Un film di Federico Fellini. Con Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Anouk Aimée, Sandra Milo, Rossella Falk.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 1963.

I soliti ignoti

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,77)
Un film di Mario Monicelli. Con Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Renato Salvatori, Totò, Carla Gravina.
continua»

Genere Commedia, - Italia 1958.
Filmografia di Marcello Mastroianni »

domenica 23 aprile 2017 - Una carriera di 'grandi caratteri', l'attore napoletano è il protagonista della commedia Lasciati andare. Al cinema.

Toni Servillo, quando recita al cinema lo devi andare a vedere

Pino Farinotti cinemanews

Toni Servillo, quando recita al cinema lo devi andare a vedere Lasciati andare è il film di Francesco Amato, con Toni Servillo. L'attore napoletano -sì, è di Afragola, ma è napoletano- negli anni si è guadagnato una franchigia che è di pochi: quando arriva nella sale lo vai a vedere. Un privilegio che apparteneva a gente come Sordi, Gassman, Mastroianni e pochi altri. E a Totò naturalmente. Nell'età dell'oro del cinema italiano. E mi piace iniziare proprio con un contrappasso, di arte e di tempo, fra Totò e Servillo, un riconoscimento che li unisce al livello più alto, che per la gente di cinema è molto raro, una laurea honoris causa in "Discipline della musica e del teatro". A Totò è stata consegnata dopo che era morto da cinquant'anni e in questi giorni, scrivendo del "principe", ho cercato di indovinare le sue parole alla notizia della laurea "Ci ho messo un secolo a prenderla, sono lo studente più fuoricorso del mondo". Servillo ha sempre tenuto alla sua "napoletanità", omologandosi a un altro gigante, facendo Eduardo nelle "Voci dentro" di Eduardo. Chi ha visto la commedia al "Piccolo", faceva fatica a distinguere il vecchio dal giovane, definiamoli così. Che Servillo possa rappresentare, al livello più alto, il teatro e il cinema è un altro segnale che appartiene a pochi.
In Lasciati andare Servillo è Elia, uno psicanalista che sarebbe invece un perfetto paziente in quel senso, sdraiato a esternare, invece che seduto ad ascoltare. È un pigro radicale, di soldi, di affetti, di tutto. Vive con una moglie, e non può essere che separato in casa, alla quale concede solo... pigrizia, appunto. Quando arrivano problemi di salute e occorre fare qualcosa, Elia si vede costretto a fare esercizio fisico. E così irrompe nella sua vita Claudia, personal trainer spagnola, iperattiva e matta al punto giusto. L'opposto del dottore nel carattere e nel ruolo: lui esperto di mente e lei di corpo. E il "corpo" diventa strumento di recitazione: non è facile passare da soggetto lento e bolso a reattivo e scattante. Come quando rincorre Claudia lungo una scalinata ripida senza perdere terreno.

mercoledì 12 aprile 2017 - L'artista napoletano ha ricevuto la laurea honoris causa post mortem. Ma per quanto ha fatto, a lui si deve non un mare, ma un oceano.

L'analisi di Totò? Che stupidaggine!

Pino Farinotti cinemanews

L'analisi di Totò? Che stupidaggine! Quello che è successo lo sappiamo. Una volta morto, Totò è diventato un altro. Sociologi, specialisti, scrittori, analisti, critici ci hanno spiegato che Totò... non era Totò. Certo hanno aspettato che morisse, perché altrimenti si sarebbe arrabbiato. Tutto può essere analizzato. Puoi studiare Marx e Joyce, persino De Filippi e D'Urso. Eco studiò Mike Bongiorno. Ma Totò va visto e rivisto. Fa sorridere, ridere e fa stare meglio. E che tutto si fermi lì. Ho voluto estremizzare il concetto, nel quale comunque credo. Una volta che l'attore, uomo marionetta, mimo snodato, canzonettista, battutista a braccio, è stato rubricato verso l'alto, verso la cultura e il sociale, protagonista e vittima di una revisione che avrebbe dovuto essere nobile ma era solo superflua, allora, gli stessi "analisti" detti sopra hanno ri-corretto la revisione, cercando di riportare il genio napoletano nella sua dimensione, quella popolare, sentimentale e semplice. Potenza della semplicità. Quella utile nel quotidiano, quel deterrente rispetto ai colleghi comici contemporanei, tristi, complicati e volgari che fanno sorridere per cinque secondi, quando ci riescono, poi tutto si dimentica.

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