Il tempo che ci vuole

Film 2024 | Drammatico, 110 min.

Regia di Francesca Comencini. Un film Da vedere 2024 con Fabrizio Gifuni, Romana Maggiora Vergano, Anna Mangiocavallo, Luca Donini. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2024, durata 110 minuti. Uscita cinema giovedì 26 settembre 2024 distribuito da 01 Distribution. - MYmonetro 3,75 su 21 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 25 settembre 2024

Un padre e sua figlia. Gli anni di piombo e la "generazione scomparsa". Un film autobiografico che sa di vita e di cinema. Il film ha ottenuto 10 candidature e vinto 5 Nastri d'Argento, 6 candidature a David di Donatello, In Italia al Box Office Il tempo che ci vuole ha incassato 1 milioni di euro .

Consigliato assolutamente sì!
3,75/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,40
PUBBLICO 3,84
CONSIGLIATO SÌ
Con un coraggio da leonessa, Francesca Comencini racconta il rapporto con il padre Luigi in un film libero che rende universale la sua storia personale.
Recensione di Paola Casella
venerdì 6 settembre 2024
Recensione di Paola Casella
venerdì 6 settembre 2024

Un padre entra nel laboratorio di ceramica della figlia e la maestra gli consegna la statuetta di un cane. "L'ha fatto tutto la bambina?", chiede il padre, sorpreso dalla qualità del manufatto. Quel padre è il regista Luigi Comencini, e in quel suo dubbio è contenuta l'insicurezza con cui sua figlia Francesca farà i conti per tutta la vita, nel confronto con un genitore gigantesco per talento, fama e personalità. Un genitore che per lei ha avuto tempo, ascolto e attenzione, come l'ha sempre avuto (anche nel suo cinema) per tutti i bambini, ma nel cui cono d'ombra Francesca si è mossa a disagio, sempre preoccupata di "essere in campo" al momento sbagliato, contemporaneamente visibile e invisibile ai propri occhi e a quelli di quel padre ingombrante e venerato.

Ci vorrà tanto tempo, e il passaggio (in ombra, appunto) attraverso alcuni anni difficili, perché padre e figlia trovino un rapporto meno sbilanciato e conflittuale, e perché Francesca diventi a tutti gli effetti "collega" di un artista che ha lasciato il segno nel cinema italiano.

L'ottima notizia è che Francesca Comencini è diventata davvero una regista all'altezza di suo padre, e lo dimostra proprio con Il tempo che ci vuole, scavando a fondo e con efferata spietatezza in quel rapporto per lei così centrale e raccontandolo come se le sue sorelle e sua madre non esistessero.

Comencini ricorda "come era esclusiva la tenerezza che univa" lei e suo padre, e come certi legami cancellino tutti gli altri intorno, o quantomeno vadano raccontati senza interferenze, ancorché amorevoli. Ed è significativo, cinematograficamente parlando, che Francesca sia tornata a raccontare suo padre in forma direttissima dopo averlo raffigurato in forma traslata in Le parole di mio padre come una figura elusiva e autoritaria, appoggiandosi a Italo Svevo per mettere in scena, timidamente e di sfuggita, il suo rapporto difficile con il patriarca Luigi.

Oggi la consapevolezza adulta, forse anche la propria esperienza genitoriale, le permettono di affrontare di petto quella figura paterna che ha adombrato e allo stesso tempo illuminato la sua vita, e nel farlo la regista e sceneggiatrice riesce a raccontare la bellezza e complessità del legame fra un padre e una figlia, ma anche il ruolo centrale che il cinema ha avuto per entrambi, e nell'immaginario di noi spettatori.

Il tempo che ci vuole è infatti attraversato dal cinema, non solo quello di Luigi e Francesca Comencini, ma anche quello di chi del cinema è stato pioniere, come Georges Méliès, e di chi l'ha saputo reinventare in Italia, come Roberto Rossellini.

Il cinema secondo i Comencini è passione totalizzante, veicolo di espressione di sé, legame fra un Paese e la sua identità culturale, punto di contatto fra i registi e il pubblico. Quel cinema attraversa tutta la storia di Luigi e Francesca anche tramite piccole citazioni (il ponte sotto il quale due generazioni camminano vicine ma non riescono a parlarsi come ne L'ultimo tango a Parigi) che testimoniano il ruolo del grande schermo nella vita di entrambi, così come nella nostra.

Anche dietro le quinte di Il tempo che ci vuole c'è tanto grande cinema italiano: Paola Comencini ai costumi, Francesca Calvelli al montaggio, Luca Bigazzi alla direzione della fotografia, Marco Bellocchio alla produzione (e non solo...), e via elencando.

La regista riesce miracolosamente a legare tutto questo, e a rendere universale la sua storia personale che ripercorre con un coraggio da leonessa - tratto che apparteneva anche a suo padre e che lui alla fine ha saputo riconoscerle.

Francesca attraversa un passato doloroso raccontando anche la sua assuefazione alle droghe e imbeve la sua storia della nostalgia del padre volato in cielo (l'unico appunto negativo al film è proprio quel volo finale). Laddove Luigi era allergico all'autobiografia, Francesca "passa attraverso la spada" dei suoi ricordi nel restituire il loro legame, ma ricostruisce anche una fetta di Storia italiana fatta di set magici e spietati, corridoi altoborghesi, tragedie politiche - Piazza Fontana, il delitto Moro, le Brigate Rosse - e drammi privati.

E lo spostamento graduale del padre da divinità a creatura fragile è altrettanto commovente sullo schermo di quanto non lo sia stato per ognuno di noi, quando da figli ci siamo resi conto della mortalità dei nostri genitori e non ci è restato che accompagnarli, con tenerezza e amore.

Francesca riserva per sé lo sguardo più critico, e al padre regala la gratitudine per averle insegnato ad affrontare il comune terrore del fallimento (la frase che dirà Luigi alla figlia è di Samuel Beckett). Al centro c'è l'amorevole duello fra ogni padre e ogni figlia, ma anche quello attoriale fra un gigantesco Fabrizio Gifuni, impressionante nell'evocare Luigi Comencini con tutto il corpo - la camminata, i gesti delle mani, le espressioni del volto, il piglio autoritario e gentile - e l'ottima Romana Maggiora Vergano (ma anche Anna Mangiocavallo che interpreta Francesca da piccola).

Il tempo che ci vuole è un film profondamente libero su come la vita, solo alla fine, tira le somme, resettando priorità e scale di valori. È anche un film sui vari modi di intendere il cinema, onanistico e in primo piano o "totale" e intento a farsi capire dal pubblico: Francesca Comencini dimostra che si può "fare bene" entrambi raccontandone la possibilità di convivenza. Se "il cinema ti mostra quello che trova", come diceva Luigi Comencini, qui ha trovato una grande autrice.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 30 settembre 2025
Felicity

Il tempo che ci vuole non è un semplice film, ma un pezzo di vita, pura autobiografia, ricordi masticati e incollati insieme fino a diventare cinema. Tre le maglie narrative de Il tempo che ci vuole emerge non solo il processo creativo e la disposizione d’animo sul set, ma anche il Comencini-pensiero su come approcciarsi al mezzo filmico.

Frasi
Hai avuto il coraggio
Di guardare in faccia le tue contraddizioni e ti sei guadagnata il diritto di camminare a testa alta
Luigi (Fabrizio Gifuni)
dal film Il tempo che ci vuole - a cura di Olga
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 17 ottobre 2024
Pietro Diomede
ItaliaOggi

La chiave di lettura che Francesca Comencini ha voluto regalarci nel raccontare il suo rapporto con il padre è l'esclusività del loro rapporto. Nonostante Luigi Comencini avesse una moglie e quattro figlie, in tutto il film ci sono solo loro due. Comencini era il regista dei bambini, nessuno come lui sapeva parlare ma soprattutto ascoltare la voce dell'innocenza, e rimproverava pesantemente il mondo [...] Vai alla recensione »

NEWS
PREMI
lunedì 16 giugno 2025
 

Cinque premi a Il tempo che ci vuole. Il film dell'anno è Diamanti. Stasera al Maxxi di Roma la cerimonia di premiazione. Vai all'articolo »

GALLERY
sabato 7 settembre 2024
 

Ieri la regista ha presentato Il tempo che ci vuole. Oggi fuori concorso L’orto americano di Pupi Avati e Horizon – An American Saga 2 di Kevin Costner. Vai alla gallery

TRAILER
venerdì 6 settembre 2024
 

Regia di Francesca Comencini. Un film con Fabrizio Gifuni, Romana Maggiora Vergano. Da giovedì 26 settembre al cinema. Guarda il trailer »

MOSTRA DI VENEZIA
venerdì 6 settembre 2024
Paola Casella

Un film libero che rende universale la sua storia personale della regista. Fuori Concorso. Da giovedì 26 settembre al cinema. Vai all'articolo »

winner
miglior casting director
Nastri d'Argento
2025
winner
miglior film
Nastri d'Argento
2025
winner
miglior attore
Nastri d'Argento
2025
winner
miglior attrice
Nastri d'Argento
2025
winner
miglior scenegg.ra
Nastri d'Argento
2025
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