| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 98 minuti |
| Regia di | Arnaldo Catinari |
| Attori | Valentina Romani, Nicolas Maupas, Maurizio Lombardi, Marzio El Moety, Marco Pancrazi Darko Peric, Riccardo Scamarcio. |
| Uscita | giovedì 16 aprile 2026 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento martedì 30 settembre 2025
Fiume, 1919. Intrighi politici, amori impossibili e vendette private si intrecciano sullo sfondo della rivoluzione visionaria guidata da D'Annunzio.
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CONSIGLIATO NÌ
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12 settembre 1919. Gabriele D'Annunzio il poeta guerriero, conquista Fiume e ne fa una città Stato, o meglio, "un'utopia che minaccia di accendere una miccia globale" e "una roccaforte per visionari". Fiume è infatti uno spazio libero che accoglie persone e correnti politiche diverse, accomunate da un comune afflato patriottico.
In questo quadro si aggirano tre figure che saranno al centro della storia: Beatrice Superbi, una pianista che si è perfezionata in Russia ed è diventata una spia del Cremlino in cerca di alleanza politica con Fiume; Giulio Leone, un medico che ha salvato la vista a D'Annunzio, ma che ha un passato da anarchico e ha disertato l'esercito dopo Caporetto; e Pietro Brandi, un fascista che dice di voler individuare chi ha sparato al Poeta Vate in un attentato, ma che in realtà segue il diktat mussoliniano di "fermare D'Annunzio". I rapporti fra i tre sono interconnessi e influenzeranno le sorti della Carta del Carnaro, la costituzione innovativa promulgata a Fiume l'8 settembre 1920 che prevedeva principi come il suffragio universale, la libertà di espressione e l'autonomia della città-Stato adriatica.
"La fedeltà ideologica è un concetto sopravvalutato", dirà Pietro Brandi, il cinico del gruppo, e questa è una chiave di lettura di Alla festa della rivoluzione, il film con cui il direttore della fotografia Arnaldo Catinari esordisce alla regia basandosi sull'omonimo romanzo di Claudia Salaris.
La disinvoltura con cui la sceneggiatura gioca infatti con il momento storico in oggetto, e soprattutto con le convinzioni politiche di Gabriele D'Annunzio, è sorprendente, e non sempre in positivo. Il pensiero di Alceste De Ambris, il vero autore della Carta del Carnaro, viene trasferito in toto a D'Annunzio, che appare come un personaggio "di sinistra" invece del nazionalista convinto che è stato. Dal punto di vista drammaturgico la sua enfasi retorica si estende, purtroppo, anche ai dialoghi che intrattiene con i suoi interlocutori, dialoghi che appaiono estremamente letterari anche fra i personaggi di contorno.
Catinari sceglie per il suo esordio lo stile "cappa e spada" aggiornato al post Tarantino, in modo non dissimile dal Gabriele Mainetti di Freaks Out: i combattimenti sono coreografati, la Fiume gaudente e dissennata (con tanto di sniffamenti di cocaina, nel 1919) sembra una delle feste de Il Grande Gatsby di Baz Luhrmann, e i toni romantici sono da romanzo d'appendice.
Catinari compie un'operazione non dissimile dalla serie M. di Joe Wright, ma gli manca una sceneggiatura che sappia cogliere le sfumature metaforiche e le ricadute sul presente della Storia che racconta (il copione è cofirmato dal regista e da Silvio Muccino), e soprattutto gli manca quell'impronta futurista che qui sarebbe stata perfetta, perché avrebbe rispecchiato autenticamente lo spirito energico e interventista del pensiero dannunziano.
In Alla festa della rivoluzione compaiono figure storiche come guest star, da De Ambris all'aviatore Guido Keller al rivoluzionario russo Michail Bakunin, ma i protagonisti sono i tre personaggi di finzione di cui sopra, che costituiscono un trittico narrativo più personale che politico. Il racconto si sviluppa infatti con i toni del feuilleton e i tre interpreti - Nicolas Maupas nei panni di Giulio Leone, Valentina Romani in quelli di Beatrice Superbi e Riccardo Scamarcio, con spesso gli è capitato, in quelli del "nero" Piero Brandi - aderiscono all'impostazione del tutto.
Il personaggio di D'Annunzio è stato di recente molto frequentato dal cinema italiano, a cominciare dal metafisico Il cattivo poeta per proseguire con lo stesso M. e con Duse di Pietro Marcello, probabilmente proprio perché la sua poliedricità, e la sua ingenuità nei confronti di Mussolini, sono narrativamente interessanti. Ogni autore ne ha evidenziato un aspetto: Jodice la naïveté, appunto, Wright l'arroganza, Marcello la passione per le donne.
Catinari sceglie l'idealismo, ma a scapito di altre caratteristiche innegabili: la vanità personale, una certa superficialità nel farsi portavoce di pensieri politici strutturati, e soprattutto un patriottismo nazionalista di matrice ben diversa da quello di sinistra di De Ambris.
Ciò che brilla, all'interno di questo ritratto sui generis di D'Annunzio, è l'interpretazione magistrale di Maurizio Lombardi, che nonostante la scarsa somiglianza fisica (soprattutto vista l'altezza) con il Poeta Vate riesce ad evocarne il carisma e la "presenza scenica", regalandogli uno spessore simbolico maggiore che in scrittura, e a pronunciare discorsi aulici con il giusto mix di retorica e passione.
Alla festa della rivoluzione, ovvero all'avventura fiumana. 1919, tra il rosso(sangue) della Prima Guerra Mondiale e il nero dell'incipiente fascismo balugina l'impresa di Fiume, la Reggenza italiana del Carnaro, la rivoluzione visionaria - Carta del Carnaro, ovvero l'avveniristica e inclusiva costituzione, canta - del vate ed eroe di guerra Gabriele D'Annunzio.