| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Svizzera |
| Durata | 92 minuti |
| Regia di | Ruedi Gerber |
| Uscita | giovedì 9 aprile 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Lo Scrittoio |
| MYmonetro | 3,07 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 30 marzo 2026
Un villaggio italiano abbandonato vive una silenziosa rinascita quando il regista Ruedi Gerber stringe amicizia con gli ultimi contadini. In Italia al Box Office Tatti - Paese di sognatori ha incassato 2,3 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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"Una storia di un piccolo paese e la sua gente". Tatti è un piccolo borgo della Maremma grossetana che si trova a poco più di 20 km da Massa Marittima. Dopo un periodo di declino, ha recuperato le terre abbandonate e, grazie alla collaborazione tra gli abitanti, gli agricoltori locali e le persone che sono venute a vivere qui anche da altri paesi, ha avuto una pronta ripresa. Ruedi Gerber, regista svizzero che si è trasferito qui circa 30 anni fa, è tra i fautori di questa rinascita, diventando lui stesso imprenditore locale come produttore di olio e vino biodinamico.
Attraverso il profondo legame tra il cineasta e molti abitanti di Tatti, a cominciare da Filippo Venturini che gli ha venduto la casa, Renzo Ferrari, Bruno Martelli, Marco Guccione fino ai gemelli Marco e Massimo Verniani, emerge il ritratto di un luogo sospeso tra passato e presente dove la cooperazione tra vecchio e nuovo ha contribuito al paese di costruire una nuova identità riuscendo contemporaneamente a restare fedele alla sua tradizione.
Non è solo un documentario su un luogo. Tatti - Paese di sognatori è anche la storia di una lunga amicizia tra il regista Ruedi Gerber con i suoi abitanti.
Non c'è distanza nelle testimonianze; anzi, sembrano soprattutto dei racconti in prima persona dove la camera è come se non ci fosse. In prima linea emerge soprattutto la storia dei gemelli Verniani, ma ci sono anche delle istantanee tra cui quella dell'anziana donna che canta la strofa affacciata alla finestra. C'è chi è rimasto, chi è partito, chi è tornato. Ed emerge anche la rinascita del luogo, la sua accoglienza dove a Tatti si sono integrate anche persone venute dall'estero e i riti come la cattura del cinghiale (con la vicenda del cane ferito) e la raccolta delle olive.
Tatti - Paese di sognatori ha ancora lo spirito autentico dell'home-movie, semplice ma che arriva diretto. Gerber, già dall'immagine all'inizio della finestra che si apre sul paesaggio, entra subito in connessione con quel luogo che è diventato famiglia. Era partito, come afferma lui stesso "alla ricerca del silenzio e della tranquillità, di qualcosa di vero e tangibile". Di Tatti, cattura le luci e i suoni, anche quello ricorrente dei cani che abbaiano o la vista sulla Maremma dove "certe volte si vede anche la Corsica".
Forse la struttura corale poteva essere più equilibrata. Emergono più persone rispetto ad altre, come se ci fosse la traccia sottile di uno script dove Gerber, durante il montaggio, ha deciso quali di loro potevano funzionare meglio rispetto ad altri. Tra quelli più sacrificati c'è Marco Guccione, presente nella parte iniziale. Di lui, forse, poteva essere interessante sapere qualcosa di più perché, come Gerber, è un personaggio venuto da fuori. In più, il repertorio è limitato. Ci sono, certo le immagini dell'archivio del Luce, le foto d'epoca e il riferimento alla sciagura della Ribolla in una miniera di lignite nel grossetano quando, il 4 maggio del 1954, un'esplosione ha causato la morte di 43 minatori.
Ma proprio quest'ultima tragedia avrebbe potuto avere un peso maggiore nella narrazione. Resta comunque in Tatti - Paese di sognatori, un naturale incanto, quella di essere in un posto ancora proiettato in un'altra dimensione anche se collegato con la vita di tutti i giorni. Che ha i suoi ritmi, i suoi tempi.
Scegliere dove vivere, eleggere un paese sperduto nell'immensità della campagna maremmana come casa propria anche se arrivi da un'altra nazione e parli un'altra lingua; decidere di farci crescere tua figlia, che forse - anzi quasi sicuramente - un giorno deciderà di andare via, cercando anche lei il suo posto nel mondo; riconoscere che quella casa sulla collina, che un giorno hai visto e te ne sei [...] Vai alla recensione »